davanti
al mio foto-ritratto da piccolo
Fanciullo, io
Di quell’età sì giovane e fatata
che in tanta tenerezza ancor mi tiene
guardandomi fanciullo, mi sovviene
la tua fisionomia dimenticata.
Che serietà e che sguardo delicato
su quella fronte nobile e pulita,
cogli occhi quasi tristi…Un’infinita
dolcezza, specchio dell’amor donato
da chi pe’amor m’ha avuto e che ho riamato…
E ora èccomi: io son quel che sei tu,
bambino, ora noi siamo a tu per tu:
tra te e me c’è il tempo che è passato,
c’è il mondo che ci ha entrambe attraversato
col male che s’insinua, la malizia,
che è il tarlo che ci scava e che ci vizia…
Ma grazie a te fin qui mi son salvato.
Ed èccoci che siamo qui a specchiarci
in questa ineludibile simbiosi:
la tua malinconia su me tu posi,
da me riflessa, al nostro ritrovarci.
Bettona, io ero allor tra le tue mura -
la casa dove è nato anche mio padre -
e quell’abbraccio tuo e di mia madre
forgiato m’han la vita mia futura.
Armando Bettozzi



