domenica 17 gennaio 2021




 

davanti al mio foto-ritratto da piccolo

 

Fanciullo, io

 

Di quell’età sì giovane e fatata

che in tanta tenerezza ancor mi tiene

guardandomi fanciullo, mi sovviene

la tua fisionomia dimenticata.

 

Che serietà e che sguardo delicato

su quella fronte nobile e pulita,

cogli occhi quasi tristi…Un’infinita

dolcezza, specchio dell’amor donato

 

da chi pe’amor m’ha avuto e che ho riamato…

E ora èccomi: io son quel che sei tu,

bambino, ora noi siamo a tu per tu:

tra te e me c’è il tempo che è passato,

                                                                    

c’è il mondo che ci ha entrambe attraversato

col male che s’insinua, la malizia,

che è il tarlo che ci scava e che ci vizia…

Ma grazie a te fin qui mi son salvato.

 

Ed èccoci che siamo qui a specchiarci

in questa ineludibile simbiosi:

la tua malinconia su me tu posi,

da me riflessa, al nostro ritrovarci.

   

Bettona, io ero allor tra le tue mura -

la casa dove è nato anche mio padre -

e quell’abbraccio tuo e di mia madre                            

forgiato m’han la vita mia futura.                                        


Armando Bettozzi  


Nessun commento:

Posta un commento