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domenica 21 febbraio 2021

LA MIA POESIA - COMMENTI - RICONOSCIMENTI spizzicando esemplificazioni qua e là




LA MIA POESIA - COMMENTI - RICONOSCIMENTI - 
spizzicando esemplificazioni qua e là...... 
tanto per cercare di capirci qualcosa... di che si tratti... 


Dal fondo buio, in su la luce arranco

e spargo versi sopra un foglio bianco.



dedicato a Lisa e Andrea A mamma e babbo, e a noi quattro
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PRINCIPALI SITI DOVE TROVARE MIE POESIE/RACCONTI...e musica: 

"POETARE.IT" - "CANTIERE POESIA"  "armand bettozzi fb"  mensile "VOCE ROMANA"
fb 'sei di bettona se' e svariati altri blogs. Alcune Raccolte e Libri Poesia autoprodo-
Per entrare in questi e in altri siti/blogs basta impostare il mio nome nel motore di ricerca.

Su youtube c'è qualcosa della mia musica: 

https://music.youtube.com/watch?v=bmbIv-lWzBw&list=MLPT

Andando avanti mi sto accorgendo di stare a includere molte più fotografie di

quanto non pensassi. Ma fanno comunque parte del tutto…

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alcuni Commenti 'pescati'  specialmente su “Poetare.it”

23 gennaio 2013

Gabriele Renda, Armando Bettozzi o i Pasquini del Duemila . – Pasquino? E chi era costui ? Potrebbe chiedersi almeno uno dei miei venticinque lettori e io per non tediarli più di tanto mi limiterò a riportare le prime notizie che trovo sulla ormai universale enciclopedia mediatica . Pasquino è la più celebre statua parlante di Roma, divenuta figura caratteristica della città fra il XVIed il XIX secolo. Ai piedi della statua, ma più spesso al collo, si appendevano nella notte fogli contenenti Satire in versi, dirette a pungere anonimamente i personaggi pubblici più importanti. Erano le cosiddette "pasquinate", dalle quali emergeva, non senza un certo spirito di sfida, il malumore popolare nei confronti del potere e l'avversione alla corruzione ed all'arroganza dei suoi rappresentanti. Ho voluto fare questa premessa perché ogni volta che leggo le composizioni ,soprattutto quelle vernacolari di Gabriele Renda e Armando Bettozzi , mi vien fatto di pensare ad uno di quei tanti anonimi che nottetempo andavano ad attaccare di nascosto al collo del Pasquino le loro invettive , i loro sberleffi, le loro piccole vendette letterarie . Ad alcuni di questi si è tentato d dare un nome e si è scoperto che dietro di essi si celava qualche popolano non privo di arguzia , di ingegno e di talento, qualità che, a volte , si riscontrano anche in alcune poesie dei nostri due . Sembra che uno di questi anonimi compositori fosse di mestiere ciabattino , il quale più che sulle suole delle scarpe da riparare, amava affondare il trincetto e la punta della lesina sulle malefatte dei potenti e prepotenti del tempo, sulle loro furberie , ruberie ed altre nefandezze . Gabriele Renda e Armando Bettozzi più che di punteruolo ci vanno di martello e secondo me fanno bene e lo sanno anche fare . Anche i loro versi , efficacissimi contro il potere, servono , se non altro , a mantenere mossa , viva,vivace ed interessante questa pagina . Anche per questo gliene siamo grati . Questo è quanto intendevo dire e l’ho detto . Ho fatto bene ? Ho fatto male ? Concluderò col parafrasare l’Autore  citato all’inizio :ai posteriori l’ardua sentenza .
(CarloChionne)

Commento Poetare.it                           8/4/2014

per: “E VEDO IL TEMPO CONSUMARSI, IO”

Armando Bettozzi –E vedo il tempo consumarsi, io-: Bell’esempio di come si possa rendere ritmo, alternando endecasillabi a settenari, come avviene in questa convincente ballata.

Interessanti, per la metrica che potrebbe ingannare, i primi due versi: paiono un endecasillabo ed un settenario, in effetti di due novenari si tratta perché quell’ “io” del primo verso è preso a prestito dal secondo verso. Belli i versi, dolcissimi, romantici e descrittivi, talvolta con richiami danteschi. Da Armando abbiamo molto da imparare.

P C R


su Poetare.it – Commenti – 31ott2020

Armando Bettozzi

Armando hai doti di saggista ma scrivi poemi che meriterebbero maggiore platea e vasta diffusione tra mondine, modaioli, festaioli, studenti, popolo di chimere e/o politici ma quelli veri, quelli cattedratici non i ciancistei di turno. Io leggo per cercare di capire questo mondo e forse sono l’ultima, la più ignorante a potere dare opinioni e giudizi, ma mi sorge una domanda perché in questo paese si parla solo sommersamene? Perché alcuno ascolta anche i letterati, quelli che vedono col cuore certe manifestazioni umane e non solo la regola, la materia, l’uso. Io non ho mai sentito lamenti durante i dibattiti pubblici? Qualche coraggioso o coraggiosa che ponga le domande “cattive” … La combriccola di intellettuali che minimizzano questa grande depressione che poggia sui capi della gente da quasi trenta anni. Chi lotta per i deboli? Chi difende i giovani che escono dalle facoltà per fare i cassieri nei supermercati? Chi parla per le famiglie che faticano ogni fine mese? Nessuno. Parliamo di quei venti terroristi, di mille terroristi ma di sessanta milioni di persone (tante ne conta l'Italia) non parla alcuno.  Ahimè rimpiango i tempi delle rivoluzioni, almeno allora si facevano male le cose ma si facevano sul serio. Oggi è tutto una farsa ed è difficile capire chi sia l’innocente. Grazie per il tuo scrivere … spesso commovente, altre volte ironico … sei spesso troppo umano per ciò che ti circonda e ciò che ti circonda è più armato delle nostre tastiere. Grazie.

Jaqueline Miu


6 Ottobre 2020

Epidemie à Armando Bettozzi

·        
Con la sua verve caustica, il caro Armando, ancora una volta pone gli accenti sulle problematiche socio-politiche ed esistenziali dei nostri giorni. Con simpatia, acume, e tanto amore di verità.

Ce ne son tante ancor, di epidemie…
Che più-che-il corpo infettano la mente
che all'odio-contro-un-odio inesistente
piegando vanno con le ideologie.

Ben Tartamo

6 Ottobre 2020

Epidemie

Le Pandemie secondo Armando. Una ironica satira su ciò che ci circonda. Passiamo dal momento storico alle varie interpretazioni che gente preparata e meno preparata in materia da a questo virus e come sempre il nostro Armando ci azzecca. Indovinare su quale canale ci sia il telegiornale che non manipoli numeri e responsabilità … è uno sport mondiale. Grazie. Armando Bettozzi

 Jaqueline Miu

  

ARMANDO BETTOZZI –    16-17sett2020

Mio caro Armando _ io non vedo il popolo, non vedo gli intellettuali in trincea e lo scrissi tempo fa sui vari (ma inutili al disegno di democrazia …  social) il mio articolo (plagiato in seguito da una giornalista debuttante) si intitola “Italia Titanic contro l'iceberg della politica”. La politica significa dibattito e confutazione. Significa la lotta delle classi che vogliono emergere per migliorare una condizione di vita. E’ assurdo che l'Italia di oggi non abbia “chi scenda in strada a scioperare a parlare della grave emorragia finanziaria in cui ci hanno buttato” Né studenti né operai né contadini – tutti hanno le pance ben piene e la macchinina _ nessuno lotta per il prossimo suo, né per il futuro dei figli. Da ignorante me ne frego del cattivo costume Parlamento Italiano, viziato, ipocrita e per nulla a disposizione del Popolo, me ne frego quando il mio vicino e il mio amico o persino il mio parente non trova il coraggio di fare qualcosa per la propria patria. Tutti a parlare male alle spalle mie nemmeno uno incatenato al Quirinale. Qui si ruba alla gente attraverso le Tasse da decenni _ eppure si tace. La gente si suicida a causa delle Tasse ma si tace. Non ho mai sentito di un politico uccidersi per la vergogna di avere rubato _ Formigoni, Casini ecc … Tutti i nostri illustri sono passati attraverso processi eppure vivono di rendita per avere rubato _ che strane leggi fanno in Italia … Ah ed io sì che potrei dire qualcosa ma mi hanno già minacciato tempo fa … varrebbe la pena?? Grazie.

Jaqueline Miu

Pandemia…Pandemia…    9sett2020

Pandemia…Pandemia… per piccina che tu sia resti sempre Pandemia. Mi scuso per il tono ironico ma quanta ragione ha il nostro generale Armando. Chi l'ha causata e sembra che nessuno si curi di cercare il colpevole di questa disgrazia mondiale che allontanare non si può con le parole o peggio con le mascherine. Siamo cavie, se fosse stato un virus leggermente più forte avrebbe cancellato tranquillamente L’UMANITA’.  Grazie Armando che metti su un piedistallo della vergogna il mistero che resterà mistero nonostante la domanda intelligente.

Jaqueline Miu

Senza ieri…solo oggi …e no domani.    20giu2020

La condizione politica che si ripete oramai da decenni a questa parte. La riflessione satirica e armata di tristezza parla di ingiustizie a spasso tra le menti guida, in entrata e in uscita, del nostro paese. Tutti i politici che salgono a dirigere solo per creare leggi che aiutino se stessi o le proprie famiglie emettendo i debiti sulle spalle della povera gente che deve pagare per loro non lungo anni ma generazioni. Uno strano cubo di Rubik con figure strane che a grandi voci e forti proclami non smettono di fare danno. C’è poca retorica e molta verità. Un paese sepolto nella burocrazia e nella mafia. La poesia come arma contro l’opportunismo politico. Grazie.

Jaqueline Miu

 

Eppur…stan (s)governando!     22-23mag2020


Se di bugia potesse uno campare! _ In politica non vi sono mai risposte ma vacue parole per temporeggiare, lo insegnano in facoltà e persino ai giornalisti. Nessuno può dire la verità e poi spesso non interessa ad alcuno altrimenti sarebbero TUTTI in piazza- Io non li vedo. Non vedo le donne, madri, i padri protestare, non vedo studenti lamentarsi e nemmeno medici infermieri a metterci la faccia davanti al QUIRINALE, PER GIORNI, PER MESI A MUSO DURO. Io vedo gente vinta che aspetta il biscottino. Bau! e poi un latrato di gruppo il poco che basta per tirare domani, pensano mentre scodinzolano lamentandosi … della razione. Noi vediamo Armando eccome. Ma non vedo il coraggio da alcuna parte. Grazie

Jaqueline Miu


Riguardo a "vero" e a "falso" e per estensione, a "falso-vero" e a "vero-falso" - 16mag2020

Frutto di saggezza ed esperienza umana. Saper parlare è facile ma saper tacere al momento opportuno è frutto di acume. Grazie.

Jaqueline Miu


"È tonda!..(ma anche piatta!...gratta, gratta…)"

Ecco un complimento (provocazione o insulto) alle masse.
Ci vestiamo come altri, desideriamo ciò che hanno gli altri ma pochi che si occupino dei propri sogni. Sottolineo questi versi. Grazie grande Armando.
Ma ci son tanti…spugna-tutto-assorbe!
Cui piace anche da grandi il…giro-tondo…
Son masse - addirittura! - Sorde e orbe.

Jaqueline Miu

• All' Acqua Minerale   28mag2020
di Armando Bettozzi

Poesia ricca di ricordi personali, questa del nostro simpaticissimo Armando.
In effetti, l'incantevole Umbria che, nel perugino tanta spiritualità diffonde da secoli, conserva ancora pressoché intatti anche posti meno spirituali come le fonti del Monte Lauro in quel di Bettona. E, rammento anch'io, ormai canuto, come il passante testosteronico, sia tentato ancora di infrattarsi tra le fratte della Fratta, per dirla col poeta:
A cercar non si sa bene che…
Fantasticar saltando sui sassi
badando a che affatto mi bagnassi.
Era già aver trovato un perché…

Ben Tartamo 


 Il Piave…mormorò…   27mag2020
by Armando Bettozzi

Mi ha commosso - e non solo emozionato - leggerti in queste rime, carissimo Armando. Ahimè, quanta amara verità nella tua poetica riflessione:
Ma oggi in troppi l'han dimenticato,
e van controcorrente per il Piave
a dare a ogni straniero quella chiave
che ci han lasciato, lui e ogni soldato.

Che lo spirito patriottico torni a sorgere e illuminare le nostre sopite coscienze di italiani, in questo maggio irreale del 2020.

Ben Tartamo

 

• La spenta luce e le tristi note de…gl'illuminati
by Armando Bettozzi

Non fa altro che stupirci e ristupirci, facendoci riflettere con il suo forum "Un fatto. una poesia" il nostro simpaticissimo Armando nella sua nuova reinterpretazione poetica di uno spaccato di cronaca dei giorni nostri in cui, il giornalismo investigativo si sposa perfettamente con l'attualità nuda e cruda e non, come a qualcuno distratto potrebbe apparire, esclusivamente politicizzata.
Racchiudo la mia personale riflessione nei versi "bettozziani":
"E viverla così, talmente è dura
ché altro! è, e non è l'ambita meta
che nella libertà si fa completa.
Ma non in mano a tal magistratura."

Ben Tartamo  


L'ùrtima cena…

La satira del nostro fantastico Armando che colpisce i cattivi ed è monito per i ciechi di questa civiltà. Grazie.

Jaqueline Miu


 Appelli all'Unità         29apr2020

Piccione che voti _aquila diventa a comandare – così funziona l’Italia e ricordo il giorno al Quirinale dove dissi a Napolitano ma voi come siete lontani dalla gente – c’era un’aria di ozio stagnante e di conformismo. C’è una cattiva politica poiché è impossibile sradicare chi li scettri se li passano da padre in figlio. Come non darti ragione buon Poeta ma credo che ste poesie colmino di amaro solo noi altri gli altri hanno orecchie troppo fini per sentirle e non sanno leggere il “coltese” quindi a loro dovresti scrivere con gli inganni. Se vuoi fammi un giornale che verrà subito censurato come istigante allo smembramento politico – la vera ribellione è tutti in strada non coi sussurri ma con le pale, con la fame, con la rabbia, con il credo delle donne che vanno in pensione a 70 ani dopo aver fatto figli, averli allattati,  dopo aver lavorato, sfaticato in casa, di giorno e di notte a fare le mogli e le amanti, dopo la menopausa e con l’osteoporosi si va solo alla bara e non a godersi gli ultimi anni di vita in gioia col proprio compagno. In Italia la felicità non è concessa. Si lavora per lavorare non per vivere. Vivere è da ricchi, è da politicanti e noi siamo i gradini con cui salgono al reame. Le parole buone non cambiano il mondo e nemmeno il Vangelo quando c’è disonestà in cima alla piramide, può aiutare. Le strade fanno cadere, le masse, le formiche unite fanno paura ma i sussurri, i lamenti sono ciò che vogliono – siamo ostaggi per non vedere quanti sono a ciucciare DI FRODO dall’ingranaggio Grande e Grazie.

Jaqueline Miu


Armando Bettozzi – Er 25 Aprile  - mia figlia non sapeva cosa rappresentasse il 25 Aprile anzi la scuola non sapeva poiché aveva organizzato normali lezioni e nemmeno un professore il giorno prima a informarli sulla storica data … quindi con ironia ho combattuto per promuovere il patriottismo almeno nella mia casa, triste quando il futuro dimentica grazie a chi ora mangia libero nella propria casa. Grazie poeta.

Jaqueline Miu 


Ritorni - 9 ottobre 2020

Miti, deliri e fragranze. Un poema epico direi che rende sempre stratosferico questo energico poeta, questo soldato con la penna in mano che dissacra e massacra le folle di imbecilli che ci circondano o meglio che ci comandano. Sarebbe riduttivo un commento di semplice lettura poiché solo nelle riletture, approfondendo, si trova il vero Armando, il battagliero Armando. Grazie.

Jaqueline Miu






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"il poeta in bicicletta":


Alessandro degli amici al Trinacria mi chiamò così,e suggerì di scriverci una poesia..

 

Er poeta in bicicletta

(da n’idea di Sandro, amico al bar ‘Trinacria’)

 

Lèmme, lèmme, ‘gni matina,

viè er poeta in bicicletta.

Gentirmente,  senza fretta,

senza fà ‘n po’ de manfrina,

 

ce s’accosta salutànno

côr prodotto de l’ingegno:

come… si pagasse pegno

lascia a queli che ce stanno

 

(e pe nnoi der gruppo è un vanto

de conòscelo, er Bettòzzi)

quarche nòva povesia.

Come arìva…poi va via…

Sarà stupido…ma intanto,

ce ravviva ‘n po’… ‘sti ozzi.

 

Armando Bettozzi





Questo post l'ho trovato in uno dei blog/siti che escono scrivendo il mio nome su internet:

dal sito Libroarbitro

 

Roma, 6 aprile 2014

 

 

“Primavera (la prima rosa)”

Armando Bettozzi

 

Ieri pomeriggio sostavo col volto tra le ringhiere verdi smeraldo di un grande vivaio. Teneri boccioli sbucavano da vasi sparpagliati, alberi di limoni mostravano fieri i loro frutti grandi come cedri e arance selvatiche ciondolavano invidiose spossate dal vento. L’aria odorava di marmellata e io col naso arricciato e il mento un pochino di traverso mi spingevo oltre convinta sarei potuta passarci attraverso quella ringhiera e cogliere un frutto.
– Signorina? Signorina le piacciono i fiori?-.
Un uomo in bicicletta mi sorrideva di un sorriso cordiale e simpatico ed io di rimando.
– Sì!-
– Allora le faccio un dono. Sono un poeta, dono le mie poesie! Ecco. Questa è per lei –
Il tempo di osservare la mano che rovistava tra fogli colorati, che si avvicinava con uno di essi alla mia, il giallo brillante e rosa di un fiore stampato e parole di rosso  scritte, un nome Armando Bettozzi.
– Grazie!!!! Quindi voi siete – ho alzato lo sguardo e l’uomo poeta in bicicletta se ne era già andato.


Primavera
(la prima rosa)

 

Ho visto la rosa, la prima che è nata:
iersera non c’era e stamane è sbocciata
su un ramo spinoso d’un vecchio roseto
che pur nell’orgoglio rimane discreto.

 

Di esser felice la rosa ha ben donde:
è bella e il profumo per l’aria diffonde
e un’ape richiama che vola e si posa
su lei e con lei si confonde e si sposa.


Ho visto una donna che prima non c’era,
è solo vestita di fiori di prato
e il cuore suo tutto ha di già riservato
a chiunque sa amarla: è la Primavera.

a domani
Lié Larousse

 

Questa poesia la lasciai - in pergamena - a un bar a Calcata. Amici di Andrea l'hanno trovata lì, incorniciata.





Quello che segue è un omaggio da parte di Gianfranco di Pretoro

Federazione Ciclistica Italiana Lazio - Responsabile Piste Ciclabili e Sicurezza

 

Da: Gianfranco di Pretoro (mailto:...........)

Inviato: lunedì 20 dicembre 2021  19:28

A: alla sua mailing list

Oggetto: GLI AUGURI DEL POETA IN BICICLETTA

 

 Come succede da qualche anno, il clima festoso natalizio è disturbato da un virus killer. Gli auguri, spesso di circostanza ma sempre piacevoli, sembrano sprofondare in un buco nero. Fortunato chi sa’ lasciarsi dondolare dall’immaginazione lontano dalla paura.

Sulla strada di casa incontro spesso un ciclista coetaneo, un saluto come sempre e la pedalata continua. Eppure, mi incuriosiva tanto quella cesta piena di fogli attaccata al manubrio della sua bicicletta bianca.

Ieri, con il sole da buonumore, l’ho fermato ed è partito un dialogo interessante ed amichevole. La nostra vita scorreva come un fiume senza sobbalzi! Armando è un poeta anche appassionato di musica, si nutre giorno e notte di poesia, loro arrivano come farfalle, lui prima le accarezza poi le porta a spasso nel quartiere per donarle ai cuori aperti lungo la strada. E le strade che frequenta sono tante, sempre apprezzato, da La Spezia ad Agrigento!

Armando Bettozzi,76 anni da Bettona(Pg), è un ciclista missionario che scrive “sonetti e poesie in lingua e dialetto , l’amore e la rabbia, fuori dal petto”.

Prima di lasciarci per riprendere il cammino, Armando, ha smazzettato quei preziosi fogli e mi ha consegnato due poesie di Natale, il suo augurio sincero di BUONE FESTE a tutti noi, speranza infinita d’amore.

Gianfranco Di Pretoro

Federazione Ciclistica Italiana Lazio

Responsabile Piste Ciclabili e Sicurezza

 



Natale, la nenia infinita

 

S’accende, la nenia tra i pastori

di luccichii vaganti,

lucciole di gelo

venute a riscaldarsi al suo respiro.

E si fa giorno il buio della notte

a quella luce nuova,

e spenta appare ogn’altra stella,

tanto di luce propria arde,

di più d’ogni altro astro ch’è nel cielo.

La luce si fa fuoco, e di sé spruzza

il mondo intero

e illumina e riscalda

chi pur di panni è senza, e par magia…

Ma è soltanto

e più semplicemente: amore.

Amor che niente chiede

se non di ricambiar con altro amore.

E questa è la sua nenia,

che, in tutto il mondo, vaga senza fine.

 

Povero Bambinello!

Ogni volta a Natale il Bambinello

sembra chiedere a braccia e mani tese

dai Presepi di casa e delle chiese

di esser preso in braccio, poverello!

 

Ma hai voglia a far quel sorrisetto bello!

Ché le persone ormai son tutte prese

da pranzi e da regali e da altre spese,

e resta là, col bue e il somarello.

 

Eppure non ci costerebbe niente

trovargli un angoletto in fondo al cuore…

Ma se non costa…piacerà alla gente?

 

Ancora Lui non perde la speranza,

e  questo  è  il  segno  del  suo  grande  amore:

ma guai pagarla, questa noncuranza!

 

Armando Bettozzi

 

 Cari auguri da Gianfranco  Di Pretoro  

Trovato anche in internet (sotto Armando Bettozzi al blog:  pedaletricolore.it ). 



2° Premio Castrum Cisternae – NA, 2020 –Ricevuto a casa (dicembre 2020).

Dall’Antologia:

“Autore e poeta conosciuto in ogni parte d’Italia, si propone con temi in lingua e in vernacolo suscitando quell’interesse che spinge il lettore a scrutare gli orientamenti del suo pensiero tra passaggi di esperienza e di memoria, dove l’intelletto forgia quadretti di vita che nel silenzio scoprono recondite risposte”    

dico io: Sì, ma…mica me posso sta a mette al paro de quel fanfarone…come se chiamava…ah, già: Carducci…che fanfaronava cusì: “...fedeli amici d'un tempo migliore, Oh di che cuor con voi mi resterei Guardando lor rispondeva — oh di che cuore ! Ma, cipressetti miei, lasciatem'ire: Or non è piú quel tempo e quell'età Se voi sapeste!... via, non fo per dire, Ma oggi sono una celebrità.”    Ma de cheee!!!!






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PREMI A TERRASINI (Palermo) 2008-2009

 

“LA PIOGGIA SULL’ASFALTO”                                2° PREMIO

“OMBRE”                                                                       1° PREMIO assoluto

“LA VIA SANTA ALLA VALLE DEI TEMPLI”        3° PREMIO

 







a GROTTAMMARE 






al Kursaal di Grottammare 


                                La mia folgorazione                               

                                                                              (a Lisa)     

                                                                                                                   5° Premio, Civitavecchia, 2008                                                                                                                                      4° Premio, Falconara M., 2010                                                                                                                                    3° Premio, Grottammare, 2011                                                                                                                                                                                               Premio Torre S. Susanna, BR, 2013 

                                                                                                                                                                        Merito a Torino, 17 febbraio 2018

 

                                                        Ho visto donne ricche di bellezza

                                                        dagli occhi senza luce e incantatori

                                                        dotate d’egoismo e di freddezza    

                                                        e inutili a se stesse e ai rubacuori.

 

                                                        C’è chi ne cerca il bacio e la carezza

                                                        con modi ricercati e adulatori                   

                                                        ma senza mai sentire d’una brezza

                                                        i freschi effetti; o i teneri colori

 

                                                        veder d’un’ alba che si specchia in mare.

                                                        Per me, un giorno, al par d’una visione

                                                        tu sei apparsa come a dissipare

 

                                                        quel torbido che m’anellava intorno

                                                        e é stata ed è la mia folgorazione

                                                        che mi dà luce giorno dopo giorno.

 

                                                        -------------------------------------------------                  

 

                                                        D’un tratto, all’improvviso, sei entrata

                                                        nel giro dei miei giorni, a dare vita

                                                        ad una storia bella incominciata

                                                        in quel bel modo… senza via d’uscita.

           

                                                        Da allora, Lisa, io t’ho tanto amata,

                                                        seppure tante volte ti ho ferita.

                                                        Ma questa nostra storia si è salvata                                  

                                                        benché possa sembrare un po’ sfiorita.

 

                                                        Sapessi il mio dolore nel vedere

                                                        quegli occhi che mi avevano turbato,

                                                        soffrire nel passar tra le bufere

 

                                                        che contro il nostro amore van soffiando…

                                                        Ma niente dal mio cuore han cancellato   

                                                        e anche ora che ti scrivo, ti sto amando.

 

                                                                    Armando Bettozzi

                                                                       7 Giugno 2008 


premiazione al Kurssal di Grottammare 
per Grottammate



per Ascoli Piceno e Civitella del Tronto







una delle varie occasioni a Falconara Mar.
per "Cuppido ancora c'è!"
premiazione a Falconara Marittima (poi la sala sarà colma)




una delle altre occasioni a Falconara Mar.2019



con Fulvia Marconi, pres. concorso, 2019, premio per "Cuppido ancora c'è!".





















3° Premio Barcellona Pozzo di Gotto - 27 luglio 2019

(premiata anche a Grottammare, 2016 e a Caserta 2019)

Si ce pìàssimo un du’ minuti ar giorno…

 

Si ce pìàssimo un du’ minuti ar giorno

ciaschiduno, per rènnecene conto

de tutto quer gran bèllo che c’è attorno

a inizzià da quer ch’è solo …n acconto,

 

e cioè er cèlo, co sole, luna e stelle,

e li giorni che ce pòrteno avanti

assieme a lloro…E l’artre cose bbèlle

che vàrgheno deppiù de li contanti…

 

Perfino anche ‘na mano che saluta…

l’odore fòr de ‘na pasticceria…

‘na visita che ariva a l’insaputa…

‘na sera co l’amici in pizzeria…

 

l’amore…un dôrce…un fiore…la famìa…

un temporale, puro si è incazzoso…

un’amicizzia…un libbro…’na poesia…

un bòn caffè…’no sguardo zuccheroso…

 

Avòja! Ce s’ariempie un calennàrio!

Staréssimo più mèjo, n ce sò santi!

Spèce si in faccia ad ogni fregnacciàro

je fàmo “clic”, inzieme tutti quanti.

 

Così ch’àrza li tacchi, e làssa spàzzio

a quer bòn senzo messo all’angoletto…

Ciaiuterébbe a avécce meno stràzzio…

Sibbè ‘n ciàbbi nisuno ‘sto brevetto.

 

Armando Bettozzi

28 Novembre 2015




Menzione Speciale Città di Rescaldina per "La barbona" - 18 ottobre 2020

anche:
1° Premio Martinsicuro, 2017 - 2° Premio Caserta, 2012


La barbona
Riccòje quei du'stracci che sò quelli
che se stracin'appresso da na vita;
co du' mollette ammucchia li capelli
pe dasse na parvenza rifinita,

e co l'idea s'accènne li fornelli
pe fà scallà un po'd'acqua insaporita
pe còce na minestra coi piselli
e nun sentisse troppo infreddolita.

Gambe de legno e ghiaccio ne le mano
s'avvia e arìva arfine ad un cantone
ndo' stènne quer su' letto disumano.

S'allonga e già se sente riscallata
dar solito cocente lagrimone
che je st'a spreme chi l'aveva amata.

S'addorme e insogna er sogno, sempre quello,
de quanno che pe llui era Giunone
e er loro era n amore accosì bbello...

Trasposizione in lingua:
Raccoglie quei suoi stracci che sono quelli / che va strascinandosi dietro da una vita; / con due mollette raduna i capelli / per darsi una parvenza rifinita, // e con la fantasia accende i fornelli / per far scaldare un po' d'acqua insaporita / per cuocere una minestra coi piselli / e non sentirsi troppo infreddolita. // Con gambe di legno e mani ghiacciate / s' incammina…e alfine giunge in un angolo / dove stende quel suo letto disumano. // S'adagia e subito si sente riscaldare / dalle solite lacrime cocenti / che scolano via per chi l'aveva sempre amata. // S'addormenta e sogna il sogno, (che è) sempre lo stesso, / di quando per il suo lui era Giunone / e il loro era un amore così bello…





premio speciale a Capranica, Viterbo, 2015 



CULTURA E SPETTACOLI

Decretati i vincitori del Premio Letterario Internazionale “Città di Martinsicuro”

 

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CULTURA E SPETTACOLI

Decretati i vincitori del Premio Letterario Internazionale “Città di Martinsicuro”

DI REDAZIONE — 29 GIUGNO 2017 @ 14:23 STAMPA ARTICOLO

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La cerimonia di premiazione si svolgerà sabato 5 agosto alle 21.30 presso la Torre Carlo V di Martinsicuro e vedrà la partecipazione di numerose personalità del mondo della cultura. Un Premio speciale alla Poesia verrà conferito allo scrittore palestinese Murad Sudani

Torre Carlo V

La giuria del Premio Letterario Internazionale “Città di Martinsicuro” (IX ed.) organizzato dalla Di Felice Edizioni e dal Comune di Martinsicuro, ha scelto la rosa dei vincitori che saranno premiati sabato 5 agosto alle 21.30 presso la Torre Carlo V di Martinsicuro, in una cerimonia che vedrà la partecipazione di numerose personalità del mondo della cultura.

La giuria è composta da Valeria Di Felice (segretario, senza diritto di voto), Fulvia Marconi (poetessa e critico), Vittorio Verducci (poeta e critico), Giovanna Albi (critico e scrittrice), Ivana Tamoni (poetessa e traduttrice), Anacleta Camaioni (scrittrice).

I vincitori sono: Sezione Poesia verso libero: Loretta Stefoni (1° class.), Maria Rita Massetti (2° class.), Marco Cesare Roi (3° class.), Olga Merli (4° class.); Nando Pietro Tomassoni (5° class.); Sezione Poesia in metrica: Luca Zechini (1° class.), Elisabetta Freddi (2° class.), Enrico Parravicini (3° class.); Sezione Poesia in vernacolo: Armando Bettozzi (1° class.), Franco Ponseggi (2° class.), Antonietta Galofaro (3° class.); Premio Magnificat a Marinella Paoletti; Premio Il Faro a Enrico Maria Marcelli. Un Premio speciale alla Poesia verrà conferito allo scrittore palestinese Murad Sudani, autore di numerosi libri di poesia e, attualmente, Segretario generale del Comitato nazionale Palestinese per l’Istruzione, Cultura e della Scienza e Segretario generale dell’Unione generale degli scrittori palestinesi.

Il Premio ha l’Alto Patrocinio della Regione Abruzzo, della Fondation Club du Livre au Maroc, dell’Associazione Editori Abruzzesi, dell’Associazione Magnificat e dell’Associazione Il Faro.



con Fabrizio

due 2° Premi a Martinsicuro, 5 settembre 2020, per metrica in lingua, e per vernacolo 


in un’altra occasione, foto con me, Fabrizio e Giulia, da ‘l’Adriatico’.

in giro per le Marche - Recanati  (data su foto errata)



Assergi, AQ, andando a Alba-Martinsicuro


Premio Grottammare AP, 21apr2012 - giri tra cui Civitella d.Tronto
castello a Civitella d. Tronto, aprile 2012

Premio Speciale Martinsicuro, 3 agosto 2014 -qui, Giulianova


occasione 4°Premio Falconara Marittima, 7 ott. 2012-giro x Assergi



Premio a Grottammare, 3 maggio 2014 - qui Villa Rosa





Alba Adriatica, la piazza sul mare   la data stampigliata è sempre errata










Primo Premio, Cserta, 2010

Questo Primo Premio a Caserta (che mi ha fatto avere anche altri premio podio) includeva il pernottamento al Vanvitelli – il più prestigioso albergo della città, (per me e Lisa) e la visita con guida privata alla stupenda Reggia disegnata dall’architetto Vanvitelli, compreso il tour – con l' auto dell'Organizzazione lungo i meravigliosi giardini, e il bosco circostante. Il tutto, assolutamente più pregevole della pur bellissima Versailles. Solo che noi non ci sappiamo valorizzare al meglio… 


























Caserta-Piazza Dante dov'è il bar del "caffè buono"


ricordini presi in questo negozio a Caserta con Lisa - melograni e limone sono in ceramica di Vieri:



qui fu quando persi il treno x sbaglio orario


























 
Come presepe

 Mi sto a saziar di te da queste rocce

di mille e mille anni…oltre la forra

paurosa, e l’aria…irruenta, che accarezza  

premurosa, dopo il caldo ch’è stato…

M’han detto che da qui ti fai presepe…

Più tardi tornerò tra le casette,

e mini piazze, e viuzze, e scalinate,    

e grotte che son case…e che son chiese…

Cala il cielo col sole oltre Matera,

s’attenuano i colori…si fa buio.

È adesso che lucette a mille a mille

s’ accendono  e son lucciole…E è presepe. 

 

Armando Bettozzi

  12 luglio 2019








ricordino di Matera in pietra bianca preso in occasione premio poesia (da solo)Le evidenze in rosso sono mie




1° Premio Patù, Lecce, sett. 2014 (foto e dedica a Patù)



Premiazione presso lo storico Palazzo Liborio Romano di Patù



questa la dedica a Patù, sopra poco leggibile, in occasione cerimonia premiazione Premio Veretum, 2014

 

PATÙ



Pe piazza* e strade ce soffiava er vento…

                                Un vento freddo…era tramontana.                                  

                    Eppuro, llì, a settembre nu’ è er momento                       

de méttese er giubbotto, o er golf de lana.

 

                            Ma senza er vento, dice, nu’ è Salento...                            

                                    Armando (1)  e Caterina-la toscana,                                  

                      pe er “Premio”, in quer cortile-momumento**,                

tremàveno…Ma coll’aria africana

 

che llì asfissia…sarebbe stato pèggio!

Ché…a Patù, tutto quelo che è natura

è più ffòrte, e così è pe ll’òjo greggio

 

dell’uliveti sui…E pe la ggènte:

gentile e generosa…E bèn figura

Francesca der B&B, brava, e…attraente.

 

        E li …Micheli, e l’artro, a la ProLoco?***

Rigàleno amicizzia! E nun è poco!..

Ce sta ‘n’attimosfèra che…affattura!

  

 (1) Armando Salvatore Santoro

* la bellissima piazza centrale, con la pavimentazione…a specchio!

** il cortile dello storico Palazzo Liborio Romano                   

***Michele Milo, Michele Trani, Enzo Panico

 

 Armando Bettozzi

 28 Settembre 2014



con Armando Salvatore Santoro a dx

visita a tutta Lecce






ricordino in pietra di Lecce preso in un negozietto proprio di fronte al duomo (foto sopra)


oggetti artigianali in questa piazza a S.M.di Leuca 
S.M.di Leuca

visita a Lecce e a Trani 



1° Premio Auletta - Eboli, 2016 
un altro di altri Premi a Eboli e Auletta
pranzo a Auletta. C'è anche Lisa. 
Peppe Barra, editore, scrittore, critico, storico, Lisa...una delle varie volte a Auletta-Eboli...con visita alle grotte Pertosa-Auletta
un'altra delle varie premiazioni a Eboli-Auletta




Auletta (Eboli, Salerno) – 13 gen 2013

 

altra volta a Eboli-Auletta





EBOLI, 2019 & BARCELLONA POZZO DI GOTTO, 2018





Valle de lagrime                                                       1° Premio Barcellona Pozzo di Gotto, 2018

 

Quann’è che casca ggiù de ‘sta magnera

tutt’addannàta, fitta, e svorticôsa,

che pàre er mare che sta a rovesciàsse

dopo èsse stato risucchiato in cèlo,

nun ce sta scampo…Si te vò fà mmale

 

ciaivòja a ombrella!  È tutta cattiveria,

è ‘na furia scatenata, e a la cèca

‘n do’ còje-còje, senz’avé pietà.

Ècco er perché succèdeno ‘ste straggi

de cicloni, tzunami, allagamenti…

 

Fa spèce che ‘sti granni cataclismi,

co pure incrusi frane, e teremòti,

succèdeno deppiù ndo c’è de meno…

Sarà pe compenzà?...’N se sa che ddì…

Quarcosa…o più, sarà anche côrpa nostra…

 

Però chi pò negà che succedeva

puro a li tempi de Matusalèmme?

E mica c’era er “bucio” de l’ozzòno…

cimignere, er petrojo…li càvoli…!

Eppuro, questo è! Ma perché, allora?

 

Mbeh…Caro mio, er perché va ricercato

inzieme a quer perché senza er perché:

perché se nasce…e se campa…e se mòre?!...

È tutta ròbba che va chiesta ar cèlo:

e tante còse già sò state dette:

 

si ce credi, te pòi riconzolà…

Sinnò…comunque sia…ciaivòja te

a stà a ‘ggiustà teréni, fiumi, mari….

‘Nde ‘na “valle de lagrime”…se piagne…

Ridemo infinacché se pò…E…pregàmo!

 

 

Armando Bettozzi - 23 Novembre 2013




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Premio a SPESSA PO - PV - 28 ago 2011

(presso grande fattoria tipica, e poi...

 





...in giro per una grande fattoria tipica abbandonata)






SERA D’INCANTO

il tenero soffio del vento

 

                (2° Premio a Spessa Po, PV, “Sant’Agostino Spessa”, ago.2011)

                                                             (Menzione Giuria a Rorà, TO, “Myo-Sotis”, mar. 2012)

                                                                 (Premiata a Avellino, “Città di Avellino”, giu, 2012)

                (finalista – in Antologia Aletti - Il Federiciano 2020 con ISBN - sett.2020)

 



 Il tenero soffio del vento

è mano soave che passa e accarezza

i petali aperti a lusinghe amorose;

s’avanza leggiadro

e con sé ha il tepore d’un sole che scende

sul velo del mare,

o, anche - in un tempo -

laggiù, dietro il monte che s’ombra, in silenzio.

Solletica i fiori e i fili dell’erba,

e ogni foglia;

lambisce leggero, si ferma, riposa,

e riprende, e attraversa i capelli di lei,

che guarda lontano, sognando il suo sogno

più azzurro. La cinge - fruscia la veste -

confronta il profumo che sente, coi fiori,

ritorna a scherzare con lei, l’accarezza:

che sera d’incanto…che tenerezza!

 

Armando Bettozzi

 



e poi...Pavia....Stradella...














una delle varie volte Premio sia a Rorà- TO che a Torino città







Massimo a Rorà


1° Premio a Rorà - TO - 


"Abbasterebbe poco"         (pluripremiata)

 

Côr poco a vòrte ce pòi fà più tanto

che a ffà quarcosa co ‘n se sa co quanto.

E a ffà co tanto manco c’è bravura,

ma questa, a ffà co poco è sicura.

 

Tu guarda la ricchezza...E che ce fai

si ‘r còre che lei cerca nun ce l’hai;

e er còre, a tte, te l’hanno rigalato

pe ‘r fatto solamente d’èsse nato.

 

Nun ce sò costi, nun ce stanno spese

a ffà un sorìso che, senza pretese

je fai a uno che ce l’ha côr mônno

e cerca de tiràsse su dar fônno.

 

E na carezza...? Vòi mette...na carezza

che je sa dàje tanta più certezza

più de un gran rigalo a un fanelletto

che più de gn’artra cosa vò l’affetto!

 

E che diceva a Assisi, er Poverello:

“Guarda llassù in cèlo quer fringuello...

cià tutto quanto puro si ‘n cià gnènte,

ma no pe questo je pòi dì pezzente”.

 

Ma quanti ce ne sò ricchi sfonnàti,

che ‘n ciànno pace e arùbbeno sfrenati,

che nu j’abbasta mai da st’ammucchià...

Ma nun è mica vita, quella llà.

 

E ‘nvece abbasterebbe tanto poco...

Nun dico solo l’aria, l’acqua e ‘r fòco,

ma quer che serve a vive degnamente,

rispetto pe se stessi e pe la ggènte.

 

Armando Bettozzi

 

Basterebbe poco

Col poco, alle volte puoi farci di più / che a fare qualcosa con chissà quanto. / E a fare con tanto, non c’è nemmeno bravura, / ma questa, a fare con poco è sicura. // Tu guarda la ricchezza…E che ci fai / se il cuore che lei cerca non ce l’hai; / e il cuore, a te lo hanno regalato / pel solo fatto di essere nato. // Non ci sono costi, non ci stanno spese / a fare un sorriso, che senza pretese / fai a uno che ce l’ha col mondo / e cerca di tirarsi su dal fondo. // E una carezza…? Vuoi mettere…una carezza / che sa dargli tanta più certezza / più di un gran regalo a un bambino / che più d’ogni altra cosa vuole l’affetto! // E che diceva a Assisi, il Poverello: “Guarda lassù in cielo quel fringuello…/ ha tutto quanto pure se non ha niente, / ma non per questo gli puoi dire pezzente”. // M quanti ce ne sono ricchi sfondati, / che non hanno mai pace e rubano sfrenati, / che non gli basta mai di stare ad ammucchiare…/ Ma non è mica vita, quella là. // E invece basterebbe tanto poco…/ Non dico solo l’aria, l’acqua e il fuoco, / ma quel che serve a vivere degnamente, / rispetto per se stessi, e per la gente. ///







a Torino ho ritrovato Massimo del Gioberti- Con lui siamo stati a Rorà.
e in altri paesi.....


Lago di Avigliana






in uno dei bei bar di Torino, con Massimo 

 

Ciao, Massimo!

 

 

Ma…se pò ffà, così…de-punt’-in-bianco…?!

Te pòssi, Massimì!...Che dispiacere

che ciài voluto dà…Senza nemmanco

n avviso...E che magnere!...E che magnere!...

 

N se fa così…Però, a penzàcce bbène

vorèi che puro a mme me succedesse

de sta magnera, senza tante pene:

no ‘zac’!...e via…Ché si ha da èsse, ha da èsse…

 

T’hai scérto n giorno che n se pò scordà:

un Capodanno! Embeh, nun è da tutti.

Così – mo’, d’ora in poi ner festeggià

ripenzeremo a sti momenti brutti…

 

Ma n vòr dì <fine a n’amicizzia bbèlla> …!...

A lungo pèrzi e a lungo ritrovati:

da quela gioventù scanzonatella,

fino all’auguri che se sémo dati.

 

Che è stato solo pochi giorni fa…

“Bòn Anno e Bòn Natale”, da attempati.

Ma ‘i ricordi n se pònno scancellà

tra amici, si sò ‘amici destinati’.

 

Come noàntri, Ma’! E quànno che uno mòre,

arméno ner ricordo è sempre vivo:

le seghe a scòla…balli…avventurétte...

E urtimamente a prènneme a ogni arìvo

 

llissù da te a Torino, co Luciana

a preparà er pranzetto d’occasione.

Mo’, è solo ch’ è ìta via la parte umana,

però – e er che è na gran consolazzione –

 

t’è ri-inizziata aggià, su in Paradiso

la nòva vita eterna…Auguri, Ma’!

Co quei bell’occhi azzùri fa n sorìso

pe conzolàcce a chi n te scorderà.

 

  

Armando.

1 Gennaio 2021









Er vèrmine coraggioso

e la gazza risentita

 

Un vèrmine, che s’era appennicàto

ne la panza porposa de ‘na pera

se svéja a l’improvìso, disturbato

dar canto de ‘na gazza bianca e nera.

 

S’affaccia e fa arabbiàto: “M’hai svejàto!

E nun è mica questa la magnera

de rompe a st’ora a un pòro disgrazziàto

che è stato pe na matinata intera

 

a trapanà sta pôrpa pe infilasse

dar bucio e passà er tempo ad ingozzàsse!

Vedi un po’ d’annàtte a ffà un bèr giro!”

 

La gazza ner sentì tanta aroganza

da quer gnappetto, se lo infilò in panza

dicènnoje così: “Io t’ammiro

 

pe er coraggio e la tanta sfrontatezza.

Ma vanno usati co consapevolezza:

io, a tte già me te magno pe natura,

e m’attacchi co tàr disinvortùra!?”

 

Armando Bettozzi

 

 trasposizione in lingua

Il verme coraggioso e la Gazza indispettita

Un verme che s’era addormentato nella pancia polposa di una pera si sveglia all’improvviso, disturbato dal canto della gazza bianca e nera. S’affaccia e arrabbiato dice: “M’hai svegliato! E non è mica la maniera di disturbare a quest’ora un povero essere che è stato la mattinata intera a trapanare questa polpa per infilarcisi dentro a passare il tempo ad ingozzarcisi! Vattene a fare un bel giro da un’altra parte!”

La gazza, nel sentire tanta arroganza da quel piccolo essere insignificante, se lo deglutì con una beccata, dicendo:“Io t’ammiro per il coraggio e tanta sfrontatezza. Ma vanno usati con consapevolezza: io, a te già ti mangio per natura…e tu m’attacchi con tal disinvoltura?!”.






        
      LA VIA SANTA ALLA VALLE DEI TEMPLI

(Agrigento)

 

                 (3° Premio, Terrasini, PA, “Poesie in barca a vela”, 2008)



Che scenario che c’è per la Via Santa

che fai per andar su fino a Giunone*

dopo esserti ubriacato d’emozione

davanti a quel Concordia** - che t ‘incanta

 

per come è ancora come allora era -

e dove anche i fantasmi della storia

ci vanno per riviverci la gloria

di gente che pregava Zeus e Hera !

 

Ancora c’è ogn’impronta lì stampata

che il tempo non ricopre e non cancella

di dèi…soldati…e d’ogni brava ancella

che a un qualche dio s’era dedicata.

 

E quando sai vederlo, uno di allora,

cogli occhi di ricordi mai vissuti,

a quei fantasmi son riconosciuti -

nel Tempio bello - altri cent’anni, ancora.

 

Dal cielo chiaro e sopra all’acqua azzurra

il sole indora le colonne tonde

e è bello assai guardarle oltre le fronde

di mandorli, di ulivi e di…cultura.

 

Armando Bettozzi

 * il Tempio di Giunone; **il Tempio della Concordia;   che è il più perfettamente conservato.       21 novembre 2007






2° Premio per "Alzheimer" - Cirolo Empedocleo Agrigento, nov. 2007  


















MIA SUOCERA NONNA ROSA 

poesia pluripremiata: 2°- Circolo Empedocleo, Agrigento, 2007; 1°- Città di Montieri, GR, 2007;

2°- Alimena, sotto le stelle della letteratura, PA; 2°- Le parole per te, Caivano, NA, 2007;

2°- Il Saggio-Auletta Terra Nostra, SA, 2008; 2° Il Corimbo, Perugia, 2009;- Premio della Giuria Latina, 2015


"Alzheimer"      

                               

Come tela di ragno,

avvolge lentamente,

e inesorabile preme

meschina, per la resa

dell’indifesa vittima e tutto annulla,

e toglie anche il decoro.

 

E la mente ricopre

di impalpabile nebbia

che addensa pian piano e ne fa muro,

e quello che v’è inciso lo cancella.

 

E avida scava intorno una trincea

per la lunga prigionia

che sfianca e svuota e rende, inconsapevole,

pronto il corpo - ormai dimenticato - 

ad impietosa e solitaria agonia.

...................................................

Nel tuo deserto senza orizzonti,

senza, ormai, storia,

va alla deriva senza un’emozione

quel tuo bel navigar, senza più approdo. 

                    

Armando Bettozzi








Ani, una badante molto speciale

(la badante romena di nonna Rosa)  (poesia premiata)

 

 Al fianco d’una vita che si spegne,

sul largo marciapiedi

altro non vedi

se non la casa tua lontano

con dentro chi ti aspetta, e non invano,

ché lì al più presto certo tornerai.

 

Nel via vai di altri condannati,

pure, accompagnati,

non prendi parte al chiacchiericcio,

schiva,

dedita solo a essere sostegno,

col cuore e con le braccia a chi il destino

ha messo a morte prima di morire.

 

Nessun di te è più degno

del provvido mensile

per regalar quel sogno a chi vuoi bene,

che stai pagando già, col sacrificio,

che dici che non pesa.

Però, già - a fare bene la badante

è assai pesante, e inoltre

senza niente in più,

fai tutto quel che serve nella casa,

ed assicuri, ancora, che non pesa.

 

Angelo, sei stata,

più che una badante,

in questa casa dove ormai s’è spenta

la vita ch’era spenta già da un po’...

E sei tornata donde eri partita

or che a Rosa hai dato

quel po’della tua vita.

 

 Armando Bettozzi

       25 agosto 2011

       12 ottobre 2013



con Ani e Gabriel

Ani, basilica S. Giovanni, Roma, 11 ottobre 2013
in treno a Firenze...



a Lavinio-Cincinnato (data non valida)




Appia Antica

































TIA MARIA la sorella ritrovata  - dall'Argentina - a 70 anni

Tia Maria dall'Argentina senza sapere...un giorno, all'improvviso...



(racconto premiato)
la ritrovata sorellastra argentina di nonna Rosa -

  a mia moglie Elisabetta, che da sempre adora sua madre Rosa.

Una “novela” non sempre è invenzione: questa è una “novela” realmente accaduta.


 LA LETTERA FALSA

E QUELLE SOTTRATTE

 

LA STORIA DI ROSINA -NONNA ROSA

diventata “Tia Rosa”

                                              

                                                                                                      Armando Bettozzi

                                                                                                          Marzo 2008   

I Parte

 

Tutto ha inizio nel 1926, quando Salvatore, giovane ventiduenne di San Vito (CZ), decide di dare un taglio netto a quella che era stata fino ad allora la sua storia, per iniziarne un’altra in un paese molto lontano.

 

Così si imbarca per Buenos Aires con Maria Grazia, che, là, diventerà sua moglie: la seconda.

 

Dietro quella partenza, in quel paesino calabrese inizia il dramma di Rosina, la bimba che era nata soltanto da alcuni giorni dalla moglie, malata, di Salvatore.

 

Ciò che spinse Salvatore a prendere quella decisione scellerata nessuno potrà mai raccontarlo.

Ma è facile azzardare: la miseria.

Fatto sta che, quando la sua giovane moglie muore egli è già in Argentina da circa tre mesi.

E a Rosina resta soltanto la nonna materna, che se ne prenderà cura, ma che, al tempo stesso, le riverserà addosso tutto il rancore per quello che il suo papà (il genero), aveva fatto alla propria figlia.

Così, all’età di quattordici anni, vinta dall’esasperazione anche Rosina lascia il paese per cercare una nuova realtà a Roma.

Intanto a Buenos Aires Salvatore aveva avuto dei figli: ne avrà sette in tutto. Di questi, due muoiono in giovane età, e dei restanti, due interessano in modo determinante la nostra storia: Carlos e Maria.

 

Per qualche tempo ci fu uno scambio di corrispondenza tra Roma e Buenos Aires.

Ma una delle lettere che raggiunsero Rosina quando ormai questa era già sposata e madre di due bambini (ne avrà sei in tutto) era una lettera cattiva, offensiva, piena di odio. Una ragione non c’era. Ma quell’odio, inspiegabile, per reazione, riempì, a sua volta, le righe della lettera che Rosina inviò come risposta a suo padre Salvatore.

 

Dunque, non erano vere le promesse, e le speranze di ritrovarsi insieme, che papà, anche se dopo tanti anni di assenza le aveva inviato con le sue lettere in quegli ultimi anni ?

In una di quelle lettere era stato addirittura comunicato a Rosina che erano pronti i soldi, racimolati, per il suo viaggio a Buenos Aires per lei e la sua famiglia.

Questo avveniva circa mezzo secolo fa. Perché la vita continuava ad essere così drammaticamente cattiva con lei ? E cosa ne era stato di suo padre ? Era morto veramente, come comunicato in una lettera che Rosina  ricevette quando suo padre aveva quarantasette anni ? Un dubbio che Rosina ha sempre rimuginato nella sua mente: forse con quella notizia (fatta scrivere da chissà chi) Salvatore voleva - ancora una volta – tagliare di netto il ponte con il passato e con ciò che si era lasciato dietro le spalle ? Un dubbio atroce che non le darà mai pace.

                                                                                                                                                          ./..

II – Parte

 

Intanto a Buenos Aires anche Maria stava vivendo il suo dramma: lei era la più grandicella (quindici anni), quando, col padre, aspettava che sua sorella Rosina la raggiungesse a Buenos Aires.

Una speranza e un’attesa coltivata quasi giorno per giorno, intorno a cui Maria aveva intessuto un suo mondo privato, pieno di sogni.

 

Da allora ha convissuto con l’idea fissa di conoscere Rosina, di averla con sé. Ne comprendeva il dolore per le amare vicissitudini, e le condivideva. E ha sempre aspettato pazientemente, con religiosa fiducia di vedere realizzato il suo sogno.

 

Ma un ulteriore fatto drammatico ha fatto sì che nessuna avesse più notizie dell’altra per cinquant’anni.

Uno dei fratelli di Maria, Carlos, ne aveva creato le condizioni con una cattiveria del tutto gratuita e inspiegabile, che aveva causato un gran male nella mente e nel cuore di queste due sorelle, che si tendevano le mani da un continente all’altro per conoscersi, ma senza riuscirci.

 

Era stato proprio Carlos a scrivere a Rosina quella lettera farneticante e piena di odio, falsamente firmata Salvatore.

Non solo: quel cuore di pietra da sempre distruggeva le lettere di Rosina a suo padre, così che alla fine anche gli indirizzi vennero perduti irrimediabilmente (e in più c’era stata di mezzo la guerra…che pure quando non uccide il corpo uccide la mente, lo spirito…allontana, disperde, sgomenta senza pietà lasciando ferite che a volte possono essere peggiori della morte stessa) diventando così l’autore del secondo dramma di Rosina, convissuto da Maria, e anche da Salvatore, che negli ultimi anni, e chissà da quando, soffriva per il rimorso, e voleva porre rimedio all’azione sconsiderata di tanti anni prima.

 

III – Parte

 

Sono passati oltre settant’anni, da quando questa triste storia ebbe inizio, con la nascita di Rosina.

Ma a Gennaio 1994, dopo un lungo volo, Maria, ormai sessantacinquenne, è atterrata a Fiumicino, e, accompagnata da una giovane coppia di amici argentini, che hanno fatto il volo con lei, di ritorno da una breve visita ai propri parenti a Buonos Aires (e che attualmente vivono in una località della Toscana) è in giro per Roma alla ricerca di sua sorella. Come ? Con l’amore per la sorella sconosciuta, con l’ingenuità, il coraggio e con la Fede.

Con sé porta una copia della fotografia di Rosina (ad un’età intorno ai vent’anni), che usava dare ai conoscenti che venivano a Roma, in caso l’avessero incontrata e riconosciuta.

 

Da Termini scendono giù a piedi per Via Nazionale e, per caso, ma lei dirà “Guidata da Dio, e dalla sua fede”, arrivano all’Anagrafe. Così pensano di domandare lì.

Ma la burocrazia è, quantomeno, perfida. “Non è possibile…Si deve riempire una domanda…” e tante altre difficoltà, si sentono dire.

 

Quando sono in un bar, prospiciente il Palazzo Comunale, alcune ragazze impiegate all’Anagrafe la vedono piangere, s’informano.

Dopo cinque minuti Maria può telefonare a Rosina !

Bruno, uno dei suoi figli corre sul posto. Si è raccolta una piccola folla intorno agli argentini.

Qualcuno, appena vede Bruno esclama: “Eccola, tua zia !”. E infatti la rassomiglianza è talmente evidente. Come lo è con Rosina. E là, a Buenos Aires, dice Maria, la più piccola delle sorelle è la copia identica di Rosina.

La sorpresa e l’emozione riempiono il cuore di quest’ultima (ormai vedova da qualche anno) e dei suoi sei figli. 

 

È Maria che ha raccontato, finalmente, una storia di cui i protagonisti di Roma conoscevano solo l’inizio. Adesso è tutto chiaro. In Rosina il rancore covato per settant’anni è stato dissolto dalla verità (il padre la voleva veramente con sé ed era morto a quarantasette anni), e dall’amore che la sorella, fino a quel momento assolutamente sconosciuta, ha saputo infonderle nel cuore, e che ora è così fortemente ricambiato.

 

I figli di Rosina hanno trovato anch’essi zii e cugini. D’ora in poi non si perderanno più di vista *.

 

Il 16 Gennaio 1994, alla stazione Termini, Maria e Rosina si trovano strette in un abbraccio commovente.

Maria ha promesso che imparerà l’italiano, e dal finestrino del treno prega Rosina: “Non avercela con papà”.

 

                                                                                                                      Armando Bettozzi

 

Fatti e personaggi di questa storia sono puramente reali.

*Rosa ha conosciuto gli altri fratelli e sorelle a Buenos Aires.

Hugo, il figlio di Maria che vive a Parigi, viene appena può a Roma a trovare la sua “Tia Rosa”, e i suoi nuovi cugini.   

    Tia Maria con la ragazza che l'ha accompagnata dall'Argentina, anche lei in viaggio in Italia






col cugino-ritrovato Hugo, figlio di Tia Maria 








POESIE ESPOSTE 

dedica a Pignataro Mobili, sull'Aurelia, in mostra sulla scrivania del direttore.
(ugualmente vista esposta dedica al Ristorante Da Rischio, a La Bianca, Allumiere - e ad esmpio, poesie, come in un bar a Calcata...)   

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ER TEATRINO
da Cantiere Poesia


1° Premio Auletta-Eboli, 2015 - Menzione Speciale di Merito, Grottammare, 2014  

Ma quante vòrte che me cià portato
mi’ padre ar Pincio a véde quer teatrino
de crete, pèzze, fili e fantasia…!

Restavo a bbocca operta ‘ntusiasmato
a stà a guardà e sentì ‘gni burattino;
ridevo e nun volevo annà più via.

Stàveno sempre a pìasse a bastonate
li burattini, e a queli malandrini
je dàveno ggiù…Càcchio! che sonate!…
E je piaceva a granni e regazzini.

Calava er siparietto, e in quer momento
te ce sentivi proprio assai contento
che er pupazzetto bbòno aveva vinto:
mo’ ce lo so perché: perché era finto!

E invece, mo’, er teatrino ce lo fanno
pupazzi tutti griggi, in carne e ossa….
che de continuo sbajeno ogni mòssa
e ad ogni sbajo noi pagamo er danno,
ed è tarmente pieno de magagne,
che si uno ride, è…solo pe nun piagne.

Armando Bettozzi



Fonti bene informate ci comunicano che il 25 giugno scorso a Pratovecchio Stia (AR) il  caro amico Armando Bettozzi ha ricevuto una menzione speciale fuori concorso alla terza edizione del Premio Letterario “Donne tra ricordi e futuro”, con la sua poesia “Giannetta, bettonese”. Ma non è finita qui: è di questi giorni la notizia che il nostro amico poeta si è aggiudicato il primo premio alla IX edizione del Premio Letterario Internazionale Città di Martinsicuro, sezione poesia in vernacolo, la cui cerimonia di premiazione si terrà il 5 agosto prossimo nella località teramana. E’ davvero un’estate calda e piena di riconoscimenti per Armando, cui tributiamo il meritatissimo applauso di tutto il Cantiere! Ad maiora!

Il Cantiere – luglio 2017

 Armando Bettozzi, vince tutti bei concorsi molto noti nel panorama dei Bandi Letterari italiani. Io so che ha incassato un 1° Premio a Santa Marinella (quasi 1.000 concorrenti ed anche un po’ di premio in denaro) il 24 Giugno scorso. Inoltre, aveva vinto anche a San Remo e nei giorni scorsi gli sono arrivati i libri che gli organizzatori del Premio avevano messo in palio. A me Armando comunica tutte le sue vittorie, ma io sono troppo preso con le mie cose e non riesco a fare l’elenco di tutti i premi, ma alcuni so che sono anche prestigiosi e non raccogliticci. E non voglio sminuire neppure quelli che gestisco io. Armando ha raccolto sia nel Bando Letterario Città di Montieri che nel Bando Internazionale Veretum, lusinghieri successi ed anche dei primi premi. Bravo Armando e complimenti e spero che raccoglierai anche quest’anno a Patù nel Veretum. Salvatore Armando Santoro, 2 luglio 2017


Nuovi successi dei nostri poeti








pagine offerte dalla casa Editrice "Pagine"di Roma 



Fine anno con i fuochi artificiali per i nostri amici del Cantiere! Ci è giunta notizia della pubblicazione sulle Pagine del Poeta 2018, prestigiosa agenda almanacco edita dalla Casa Editrice Pagine di Roma, di alcuni brani in romanesco ed in lingua del nostro Armando Bettozzi, che figura pertanto a fianco di poeti di rilevanza nazionale scelti dall’autorevole redazione della casa editrice (volume in vendita ad Euro 25 – http://casaeditricepagine.com/casa-editrice/). 

 

Il Cantiere – dicembre 2017


La Editrice Pagine, di Roma, ha voluto considerarmi di nuovo meritevole di essere ospitato nella sua Agenda "Le pagine del Poeta"  2020 -


 


La Editrice Pagine, di Roma, ha voluto considerarmi di nuovo meritevole di essere ospitato (gratuitamente) come le altre vole) nella sua Agenda "Le pagine del Poeta"  2023
 
con brani scelti dall’autorevole redazione della casa editrice (volume in vendita ad Euro 26.90), ancora a fianco di poeti/letterati di rilevanza nazionale.  

 







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FAO Gazette



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Serate in televisione - 


                                 On. Cento mi dà 1° Premio - dopo interviste col conduttoere Sergio Di Mambro e lettura poesie  su argomenti trattati...







Er comizziante

e… er terno a lotto…(pe chi?)

 

Votànno a mme voi fate un terno ar lotto,

ché come starò llì, in quattrequattrotto

io…m’arisòrvo tutto…ma ‘n ve pianto:

che…l’osso ve lo lascio, e anche ‘n po’ più!

È ora de parlàsse a tu-ppe-ttu:

èccome qua! Sò er mèjo e me ne vanto

e io! sò er solo a avéccelo, sto motto:

“Der bene der paese…me ne fotto!”

..........   .........   ...........

(è solo un pezzetto...tanto per sentire di che dice quel lettore in tv...)




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CITAZIONI SU INTERNET


tutto vero, ma anche la cultura italiana, segnatamente gli scrittori - fatta eccezione per quelli che nella scuola ci lavorano – della scuola se ne infischia.

Postato sabato, 30 gennaio 2010 alle 10:57 da michele lupo


2008: si vuole correttezza, efficienza, onestà, rispetto, o…demagogia ? Maestro unico o prevalente no,
castigo no, rimprovero no, grembiule no, bocciatura no, voto numerico no, voto in condotta no…. Eeeh !

Lo studente d’oggigiorno
(come lo vuole chi con lo studente fa pensiero, fa politica… fa la sua rovina)

Arriva alla licenza elementare
sapendo che per farsi più ammirare

papà deve comprargli senza un fiato
l’oggetto che sia sempre il più griffato.

Le medie poi gli metton tra le mani
spinelli che si fuma sani, sani

e inizia l’esperienza del bulletto
con mamma che va a prendere di petto

il povero insegnante che ha offeso
il suo bambino bravo ed indifeso.

Intanto della vita ha già imparato
che a “lavorare” non sei ripagato

e che arricchirsi in modo sbrigativo
seppur spregiudicato è…alternativo,

e è rispettato chi fa il delinquente,
chi inganna, chi tradisce e è strafottente.

E poi gli arriva – al corso superiore -
conferma che non vale alcun valore

e l’unica è ingrandire i suoi diritti
e escludere i doveri ormai prescritti.

Non basta più nemmeno lo spinello:
qualcosa in più gli chiede il suo cervello.

“ Protesta” è quella magica parola
che, solo, apprende in casa, in piazza e a scuola.

Si sente autorizzato anche a picchiare
compagni e professori…è il “bel strafare” !

Son pochi, intanto, a dirgli che è in errore,
e c’è chi a quelli guarda con orrore,

che mai, nessuno mai deve azzardarsi
a dire “cosa” e “come”, e di non “farsi” !

Intanto, con la logica inculcata,
la laurea gli dev’esser regalata,

e è pronto a tutto: pure che il papà
la compri, senza un po’di dignità,

o a darsi al professore compiacente
ed uso a laurear l’incompetente.

Infine, poi, nel mondo del lavoro
è quel grand’ incapace…con l’alloro. 

Armando Bettozzi – 18 Settembre 2008


le ultime interrogazioni e gli scrutini mi hanno tenuta impegnata e chi insegna sa che per noi questo è un periodo di fuoco, ma abbiamo finito, almeno in parte, perché nella mia scuola fino ad oggi ci sono colleghi ancora impegnati con le operazioni di scrutinio. Bella, ironica e attuale è la poesia di Armando



 

RIVISTA MILITARE

Periodico dell’Esercito fondato nel 1856 (4-2013)

 

da internet:

http://www.esercito.difesa.it/comunicazione/editoria/Rivista-Militare/Tutti-i-numeri/2013/Documents/riv_mil_413_som.pdf





La poesia postata sotto la foto, parte di una stessa unica pagina, non la fanno copiare. Per vedere la pagina intera della Rivista Militare, cliccare sopra

  

Un canto sembra scender giù dai monti

Un canto sembra scender giù dai monti,
e per le valli par che si diffonda.
Col sibilo del vento si confonde.
è degli alpini il coro, quando al fronte

salivano coi muli e le mitraglie,
la penna nera, e i lor sommessi canti,
per cacciar via invasore e i suoi affronti,
e avere in cambio, forse, una medaglia.

Di su le cime guardano il Paese
che non sa più nemmeno quel ch'è stato…
di quanto sangue, allora fu investito
per una Patria libera, e coesa.

Quanto, oramai, di quei valori resta?
Se l'ascoltasse ognuno, questa eco,
che echeggia ancora, e dà la pelle d'oca,
sarebbe verso essa - almen! - più onesto.

 

Armando Bettozzi


La canzone che segue è stata scritta da un amico di Torino, sulle parole della mia "Un canto sembra scender giù dai monti". Quando sono stato a Torino per un premio poesia, siamo andati con Massimo Guidi - il ritrovato compagno di banco a ragioneria - che mi presentò in una precedente occasione Carlo Panzera, siamo andati a trovarlo in un locale di alpini dove l' hanno cantata in coro.

   




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Trovato, tra i vari blogs sotto il mio nome, il post di una mia poesia tradotta in albanese   

(per anni, tempo addietro, c'è stato in internet un sito romeno dove diverse mie poesie erano tradotte in romeno. Come anche più di una volta mi è capitato di trovare in più di un sito di poesia una mia - unica di sconosciuto - scelta per figurare tra una sfilza di poesie di poeti di fama internazionale. Si tratta di siti-blogs di anni fa. Che non sono più presenti). 

 

https://atunispoetry.com/2019/08/10/kalendari-poetik-armando-bettozzi-1945-pergatiti-materialin-maksim-rakipaj/

Galaktika Poetike "ATUNIS"

Poetët janë paraprijës të agimeve zbardhëllim, janë muza dhe shpirti i ëndrrave shpresërim, janë fryma dhe muzikaliteti i fjalës shenjtërim, janë koloriti më i ndritshëm i qënësisë tonë qytetërim!

 

Armando Bettozzi

Kalendari poetik: Armando Bettozzi 1945 

Sot, më 10 gusht, mbush 74 vjeç. Muzikant dhe poet, shkruan poezi dhe sonete në dialektin romanesk dhe në italishten zyrtare. Ka fituar shumë çmime gjatë karrierës. Ky qe poeti që përzgjodha prej atyre që kanë sot datën e lindjes. Ja një poezi prej tij:

SHESHI PINÇO (*)

Eee, ata ishin Hunë e na pushtun!
Jetojshin tuj grabit e tuj shkatrru,
Për bukuri, art, as u bite n’men,
Pranej bon copash ne s’lon gjo me j’ven.

…Punojn ke Sheshi Pinço medemek,
S’di si m’e kallxu, kjo s’ka byth me nejt,
Thojn bohet parkim, çër di un mër burr,
Rrumpalla modhe osht, kryq ene tërthur.

Pllakat e mermerit po i sakatojn’
Ene m’bohet vallaj sikur p’i ngjoj:
“Çëre boni mër t’çmen, çër bo mër matuf!
Mos e prish Sheshin se osht ven vakuf!

Vakuf për çër ka met pri historis lashtë,
shyqyr q’i kina, po ju qekët kafshë,
Po tuj shkatarru, gjo më kom’ s’po leni
Për çër na kallxo historin e venit

Ne qytetit, po juve s’ju bohet von!”
Ka për të t’mrojt o Romë, vetëm kush të don
Para do t’i dalim atij qi t’shkatrron
Ene do t’i thomi:- “Mos mër, çër po bon!

Nji thesar shko për lesh ku shtrohet betoni!
Nji thesar t’modh qi s’dihet ku e çoni!
E gjith kjo pun, mu m’gja budallallik:
Por a m’thoni iher, turp s’ju vje içik?”

(*)sheshi Pincio-një nga sheshet kryesore të Romës

 

© shqipëroi Maksim Rakipaj

“Nji thesar shko për lesh ku shtrohet betoni!”…thotë poeti, betoni mbyti qytetet tona duke varrosur thesare arkeologjike, Durrës, Tiranë dhe kudo, tani duan të prishin ndërtesën e Teatrit Kombëtar dhe ta mbulojnë me beton e me kulla, për të pastruar paratë e drogës dhe të mbushin xhepat…

----------------    -------------   ------------   ------------   ----------

Quanto sopra si riferisce a una poesia scritta contro lo sfacelo che stavano facendo a Villa Borghese per la costruzione di un mega-parcheggio, diversi anni fa....Di cui, Sandro Bari direttore di Voce Romana (fra gli altri titoli e impegni culturali) ebbe a dire:

----- Original Message -----

From: Sandro Bari

To: Armando Bettozzi

Sent: Tuesday, April 29, 2008 4:22 PM

Subject: Re: CONGRATULAZIONI !

Premesso che mi accodo all'entusiasmo fervente per la grande vittoria contro l'arroganza e la protervia dei Rutelli e dei Veltroni, ti comunico che quella tua poesia allegata alle vignetta su Cicciobello ha fatto il giro del mondo: addirittura dalle Marche mi hanno comunicato di averla girata in Canada... Forse anche quella ha contribuito alla rovina di quei rovinatori di Roma.

 Congratulazioni a noi tutti, e speriamo in un miglior avvenire! Ciao, Sandro

-------------------    ....   -----------------

Lo stesso Sandro Bari mi ha detto in tempi più recenti :

Mail 10 ottobre 2019- Sandro Bari,   Giornalista, scrittore, saggista - Direttore delle Riviste –                                                                             culturali Voce Romana e Roma Tiberina

Caro Armando, grazie per il regalo delle tue “pubblicazioni in proprio”, delle dediche e delle… citazioni!

Belle anche le foto inserite, la scelta delle poesie e l’impaginazione… peccato, come al solito, che non siano pubblicate in un “libro”. Lo meriterebbero, lo meriteresti tu che sei senza tregua e senza tema un difensore della Romanità…

Aspetto che prima o poi, ti lancerai nell’impresa di una “opera omnia” (un volume di seicento pagine basterebbe?)…

Ciao, Sandro

(in questo caso si riferiva a un mio libro su Roma, la sua gloria e la sua decadenza, specie in  questi ultimissi anni - 21 febbraio 2021). 

--------------   ....   ------------    ....  -----------

Questa è la poesia originale - in romano - tradotta in romeno - pubblicata sul numero novembre-dicembre 2009 di Voce Romana:


 


                  la mia poesia sulla 'devastazione' del Pincio, che è andata un po' in giro per il                                  mondo, come asserito da Sandro Bari.  



-------------    ....   -----------  ...  ------------ .....   --------------- ....  ------------ ....  ------------


Post N° 37

Post n°37 pubblicato il 21 Giugno 2007 da DANIFILTH1


Temporale

Guerreggian gli elementi
vorticosamente, in cielo;
s’affannano i boati
roteanti e si disperdono
rincorrendosi in echi lontani,
sempre più borbottii dimessi…
e intanto scroscia rabbiosa e ondeggiante
in turbinii musicali
la fitta pioggia sulla nudità del mondo.

Io guardo e ascolto, dietro
gli appannati vetri,
seguo i rigagnoli solcarne il velo,
e l’anima mia si accheta.


Armando Bettozzi
 

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Post N° Post N°36

Post n°36 pubblicato il 21 Giugno 2007 da DANIFILTH1

Giovanni Pascoli: "Temporale"

Un bubUn bubbolio lontano...Roseggia l'orizzonte, come affocato, a mare; nero di pece, a monte, stracci di nubi chiare. Tra il nero un casolare: un'ala di gabbiano...

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Signora Romania

(parenti da parte di…Roma)
Dedicata alla Poetessa Romena Marilena Rodica Chiretu


Non ti conosco…
ma gia’ ti sento mia
Signora Romania .
La voce tua la sento
nei versi dei poeti
e la malinconia dei canti
che va portando il vento…

E tra le nebbie
che velano i ricordi
la liberta’ ancor mordi…
E cupe fantasie
la Transilvania muove
li’ dove son piu’ fitte…
E notti insonni celan
e voli misteriosi…
tra case col cappello
serene ed austere .

Un di’ trafitta
dall’ imperiale daga
d’ antica parentela
mi parla il tuo idioma :
che come il mio discende
da quella luce vivida
e grande che ha inondato
il mondo intero : Roma .


Armando Bettozzi
24 Giugno 2006

Castello peles-sinaia, sede dei re della romania

 

Doamna Romania
(Rude din parte romei)
Nu te cunosc
dar deja te simt a mea,
Doamna Romania.
Glasul tau il aud
in versurile poetilor
si in melancolia cantecelor
aduse de vant.
Si in ceata
Te invaluie amintirile
Si musca libertatea  inca.
Si intunecate fantasme
Transilvania o misca
Acolo unde sunt mai dese.
Si nopti de insomnie
Ascund zboruri misterioase
Printre case cu palarii
Senine si austere.
Intr- o zi strapunsa
De imperialul dragon
Ruda indepartata
Imi vorbeste limba ta:
Care asemenea limbii mele,
Se trage din acea lumina vie
Si mare care a inundat
 lumea intreaga:Roma.
Armando Bettozzi- Roma
24 Giugno 2006

 

 



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Questa è la poesia (che sopra non si legge):

2° Premio “Città di Ceggia”, maggio 2012

  Il cuore del poeta


 Non è blu, o bianco

il cuore del poeta,

né rosso o nero o viola:

più d’un arcobaleno è variopinto.

Stilla gocce di miele

e lacrime preziose

esulta al rintocco di gaie campane

sente la pioggia cadere

e disegna nell’aria voli

leggeri di rondine

o cupo rimane pensoso a cercare…

a capire…a soffrire…

nell’affannarsi del giorno che va,

e inquieto osserva

il girar della ruota…che ruota…che ruota…

E il passato è il presente e il futuro è il passato…

ed in sé tutto assorbe: è una spugna di mare.

E si gonfia…e si gonfia…e si gonfia…

Bacia l’aurora che porta la vita

vede invisibili ombre

parla ai fiori e ascolta il vento

e ad occhi aperti guarda il sole e sogna…

Mangia emozioni e si ribella al fato

dell’uomo su l’uomo.

Sanguina

per l’amore che muore,

e piange col pulcino che pigola, solo.

  

Armando Bettozzi

7 Luglio 2007


 
                                       lettura de "Il cuore del poeta"

poi a venezia...


  


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CITAZIONE SUL GIORNALE “TERRA DI SAN MARINO” (2017):

“CANTA IL MOTORE DELLA TREBBIA, E IL FORCONE / BALLA, E SUDA, IL CONTADINO, FELICE / E IN CUOR SUO BENEDICE / IL CIELO, MENTRE S’INGROSSA OGNI COVONE”. NON È CAMBIATO MOLTO DALLA DESCRIZIONE CHE FA L’OTTIMO ARMANDO BETTOZZI DELLA TREBBIATURA: ANCORA OGGI SI SENTE IL RUMORE DELLA MACCHINA, SI VEDE IL FORCONE, E IL CONTADINO SUDA SOTTO IL SOLE….



…..   ------   ……   -----   …..   -----   …..   -----   …..   -----   …..   -----   …..   -----




Un giorno, con grande sorpresa, ricevo una telefonata dal Comune di Coleferro. Mi chiedevano l'autorizzazione a pubblicare la mia poesia "FOIBE2005" - trovata in internet - sul manifesto che stavano approntando per la Commemorazione dei massacri delle foibe (1943-1947). Un pezzo di Storia tenuto nascosto per decenni, e venuto alla luce solo nel 2005.  



Commemorazione



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Junelogia- 10 febbraio 2009 - "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata, delle vicende del confine orientale"



Cársici báratri profondi e scuri
Custodi involontari
Di abominevoli vergogne
E di voluti silenzi decennali
Di rei conoscitor d' infamie
Da cancellar da la memoria
Or luce è fatta
Sui martiri negati
Vittime di ínfíma sorta
Colpevoli innocenti
Negletti dalla storia
Come immondizia gettati
A morir vivi
In fondo al pozzo ammucchiati
Da ideali puzzolenti
Come lor carne putrefatta ,
Qual è la differenza , deh !
Se mai sapete ,
Tra un pozzo…e un forno ?!

(Armando Bettozzi, Febbraio 2005)


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MONZA

NETWEEK

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MONZA

Un minuto di silenzio per le vittime delle Foibe Letta anche una poesia di Armando Bettozzi

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L’arte? Un antidoto alla negazione

Di

Emanuele Ricucci

Inizio modulo

10/02/2016

"Foibe" - Rocco Cerchiara e Andrea Cardia - tecnica mista su multistrato, 300×150

Dal basso, la celebrazione è purezza, legata, com’è, alle radici e al territorio, incorrotta dalla stringente coercizione ideologica da cerimoniale. Che sia nella costellazione di mostre locali, come a Sesto Calende in cui oggi si ricorda la strage di Vergarolla, come a Trieste, in cui sarà la poesia, la fotografia e la letteratura a ricordare il dramma, o tra i banchi delle scuole, nell’artigianalità dei ragazzi degli istituti di provincia, laddove cresce la consapevolezza. Che sia nei versi del goriziano Marco Martinolli o in quelli di Armando Bettozzi (Càrsici bàratri profondi e scuri custodi involontari di abominevoli vergogne e di voluti silenzi decennali di rei conoscitor d’infamie da cancellar da la memoria. Or luce è fatta sui martiri negati vittime di infìma sorta colpevoli innocenti negletti dalla storia come immondizia gettati a morir vivi in fondo al pozzo ammucchiati da ideali puzzolenti come lor carne putrefatta. Qual è la differenza, deh! -se mai sapete tra un pozzo… ed un forno?), negli sforzi eroici della cultura popolare di resistere ai tempi che snaturano, necessari avamposti di purezza; che sia nell’impressione del dramma di Paolo Menon, scultore delle “grida contro il potere coercitivo dell’uomo sull’uomo (…) le cui voragini sono ostruite da detriti, cannoni e da centinaia di metri cubi di salme” e nella sua personale dedica “ad ognuna di esse dedico una rosa che poso simbolicamente accanto ai corpi schiacciati e stratificati da ragioni politiche mai condivise che formano il labirinto inestricabile e disorientante delle verità”, nel trittico di Rocco Cerchiara e Andrea Cardia, “Foibe” (2009) o nelle pennellate scure... 

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                                                   Giovedì 10 febbraio 2011 
                                                   POESIA IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE 


                                              FOIBE                                                                                

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PREGHIERA PER I MORTI DELLE FOIBE

· 95 mese fa

Preghiera per i morti delle foibe.

La preghiera venne composta dall'allora vescovo di Trieste, monsignor Antonio Santin, in occasione della copertura del pozzo della miniera. Viene tradizionalmente recitata in occasione delle cerimonie commemorative a Basovizza.

"O Dio, Signore della vita e della morte, della luce e delle tenebre, dalle profondità di questa terra e di questo nostro dolore noi gridiamo a Te. Ascolta, o Signore, la nostra voce. De profundis clamo ad Te, Domine. Domine, audi vocem meam.

Oggi tutti i Morti attendono una preghiera, un gesto di pietà, un ricordo di affetto. E anche noi siamo venuti qui per innalzare le nostre povere preghiere e deporre i nostri fiori, ma anche per apprendere l'insegnamento che sale dal sacrificio di questi Morti. E ci rivolgiamo a Te, perché tu hai raccolto l'ultimo loro grido, l'ultimo loro respiro. Questo calvario, col vertice sprofondato nelle viscere della terra, costituisce una grande cattedra, che indica nella giustizia e nell'amore le vie della pace. In trent'anni due guerre, come due bufere di fuoco, sono passate attraverso queste colline carsiche; hanno seminato la morte tra queste rocce e questi cespugli; hanno riempito cimiteri e ospedali; hanno anche scatenato qualche volta l'incontrollata violenza, seminatrice di delitti e di odio. Ebbene, Signore, Principe della Pace, concedi a noi la Tua Pace, una pace che sia riposo tranquillo per i Morti e sia serenità di lavoro e di fede per i vivi. Fa che gli uomini, spaventati dalle conseguenze terribili del loro odio e attratti dalla soavità del Tuo Vangelo, ritornino, come il figlio prodigo, nella Tua casa per sentirsi e amarsi tutti come figli dello stesso Padre. Padre nostro, che sei nei cieli, sia santificato il Tuo Nome, venga il Tuo regno, sia fatta la Tua volontà. Dona conforto alle spose, alle madri, alle sorelle, ai figli di coloro che si trovano in tutte le foibe di questa nostra triste terra, e a tutti noi che siamo vivi e sentiamo pesare ogni giorno sul cuore la pena per questi nostri Morti, profonda come le voragini che li accolgono. Tu sei il Vivente, o Signore, e in Te essi vivono. Che se ancora la loro purificazione non è perfetta, noi Ti offriamo, o Dio Santo e Giusto, la nostra preghiera, la nostra angoscia, i nostri sacrifici, perché giungano presto a gioire dello splendore dei Tuo Volto. E a noi dona rassegnazione e fortezza, saggezza e bontà. Tu ci hai detto: Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia, beati i pacificatori perché saranno chiamati figli di Dio, beati coloro che piangono perché saranno consolati, ma anche beati quelli che hanno fame e sete di giustizia perché saranno saziati in Te, o Signore, perché è sempre apparente e transeunte il trionfo dell'iniquità. O signore, a questi nostri Morti senza nome ma da Te conosciuti e amati, dona la Tua pace. Risplenda a loro la Luce perpetua e brilli la Tua Luce anche sulla nostra terra e nei nostri cuori, E per il loro sacrificio fa che le speranze dei buoni fioriscano.

Domine, coram te est omne desiderium meum et gemitus meus te non latet. Amen."



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· 95 mese fa

(fonte: internet)

Una poesia sulle Foibe (scritta dal Sig. Armando Bettozzi).

FOIBE

Cársici báratri profondi e scuri

Custodi involontari

Di abominevoli vergogne

E di voluti silenzi decennali

Di rei conoscitor d' infamie

Da cancellar da la memoria

Or luce e' fatta

Sui martiri negati

Vittime di ínfíma sorta

Colpevoli innocenti

Negletti dalla storia

Come immondizia gettati

A morir vivi

In fondo al pozzo ammucchiati

Da ideali puzzolenti

Come lor carne putrefatta ,

Qual è la differenza , deh !

Se mai sapete ,

Tra un pozzo…e un forno ?!

Armando Bettozzi

Febbraio 2005

73087 MI PIACE

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Ci sono stati - anni addietro - vari altri blogs sulle Foibe con la mia poesia. Ora non ci sono più.

Premio ricevuto a casa 23 maggio 2023 




Quelle “foibe nascoste” e ancor negate, ma alfin tirate fuori dall’oblio.


Armando Bettozzi, 23 maggio 2023


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da fb 'sei di Bettona se' 

Massimo Ferriè con Giorgio Bettozzi

oggi da mamma abbiamo ritrovato questo gioiello di Armando Bettozzi..mi è sembrato giusto condividere con voi alcune poesie dedicate al nostro paese..



26 Luisella Reali e altri 25

Commenti: 7

Condivisioni: 2 

Anna Maria Terenzi

GRAZIE!

Maria Braconi 

Che belle! Grazie

Isabella Censi

Veramente belle!!!Grazie!

Lorena Zurlo

Grazie. Molto belle

Giorgio Bettozzi

Gabriella Ridolfi

Tutte bellissime.

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e n

"La perla nella perla"

 

Il Primo cittadino di Capua Dott. Carmine Antropoli saluta i convenuti

 

La Cronaca

Capua, 13 Ottobre 2007

La genesi del titolo della manifestazione, tenutasi presso il Museo Campano, sabato 13 ottobre, è stata spiegata sapientemente dalla presidente uscente prof.ssa Angela Lanna, promotrice dell’incontro “La perla nella perla” perché fosse esaltato il suggello/sodalizio tra la creatività dell’uomo e i mirabili doni che la natura offre al creato. Ha aggiunto: “E’ questa la manifestazione che chiude il ciclo operativo del Comitato uscente per il Biennio 2005/7 che ho avuto l’onore e la gioia di presiedere e, forse, proprio per questo, credetemi, più che mai ho voluto spendere il cuore per una riuscita memorabile e per regalarvi e regalarci un momento incantevole”. La kermesse è rientrata nel Tema nazionale, promosso dalla Presidente nazionale Fidapa Giuseppina Bombaci relativamente all’ipotesi di individuare, da parte delle sezioni di tutta Italia,  un monumento storico-artistico particolarmente valente e da valutare o rivalutare da definirsi “perla”. Il Comitato uscente della sezione Fidapa di Capua, aderendo all’iniziativa nazionale ha scelto il Museo Campano quale sito più rappresentativo della storia, dell’arte, della cultura del nostro territorio provinciale. Non poteva esaltarsi in modo più efficace lo storico Palazzo Antignano se non attraverso una mostra di perle, stimate nel valore sbalorditivo di centomila euro, esposte nelle bacheche della Sala Martucci . Ma si è voluto organizzare ancora di più: un percorso ragionato, per gli oltre centocinquanta ospiti di assoluto riguardo quali le presidenti, past president e rappresentanti del Distretto della Fidapa, autorità cittadine ed esponenti della cultura provinciale. Il percorso è partito dallo splendido cortile del Museo per proseguire nella Sala delle Matres Matutae di cui si sono colti i reconditi significati grazie al bravo cicerone Antimo Cresci. In questa sala la Presidente del Distretto Sud-Ovest, dott.ssa Nellina Basile, ha declamato, in onore delle madri, una toccante poesia di Attilio Bertolucci. Il percorso è continuato nella Sala del Coro, dove con il pezzo di musica sacra “Canto di Madonna Povertà” di Mons.Marco Frisina, si è esibito in modo toccante la eccellente corale dell’Accademia S. Cecilia di S.Angelo in Formis diretta dal Maestro Ciro Monaco. Quindi, nella Sala Martucci c’è stato un omaggio alla musica con un duetto per chitarra dei bravissimi allievi del Liceo Pizzi Luca Scarano e Domenico De Martino. Infine, nella Sala Liani la prof.ssa Lanna ha elencato sinteticamente le oltre trenta attività svolte durante il Biennio 2005/7 celebrando il Passaggio della Campana attraverso il cerimoniale tipico della Federazione per cui ha investito ufficialmente del ruolo di presidente la prof.ssa Stella Circhirillo. La campana donata è un delicato manufatto dell’artista capuana Anthea Sacchetti. Il dott. Silvio Cresci dell’Istituto Gemmologico Italiano si è alternato in una esperta ma quanto mai accattivante comunicazione con un personaggio che per la sua genialità creativa il mondo ci invidia: il dott. Sergio Cielo Presidente di Venezia 1270 SpA-Miluna Nimei, accolto con grande ammirazione e compiacimento dal primo cittadino di Capua il dott. Carmine Antropoli. Il dott. Cielo ha fatto sentire al pubblico, che gremiva la Sala , l’orgoglio di essere italiani ricambiato con un plauso di stima e di affetto per aver onorato la città di Capua della sua presenza. Al termine, la poesia “Goccia di perla” di Armando Bettozzi, declamata dal prof. Antonio Sapio sulle note di Ennio Morricone, ha estasiato l’uditorio. La serata magnifica si è conclusa con un cocktail offerto nel suggestivo cortile del Museo al cospetto di funzionari della Provincia attenti, garbati ed altamente professionali. Serate del genere si ascrivono nella costellazione degli eventi più importanti della storia culturale della Città un tempo “seconda solo a Roma”.

(pubblicazione trovata casualmente in internet) 


La goccia di perla

(a Lisa)    

      

Rimani.

Stanotte l’argento del firmamento

è tutto per te.

Per me tengo solo

la goccia di perla

che dal tuo viso è scesa per dire:

“Non farlo finire l’incanto”,

e che ancor calda, ho riposto nel cuore.


Armando Bettozzi

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Alcune premiazioni – (da Cantiere poesia)

Ancora una segnalazione per Armando

immagine sparita

Ci giunge ancora una segnalazione relativa ad un ulteriore successo del nostro amico Armando Bettozzi, che nel settembre scorso si è aggiudicato il secondo premio nella sezione poesia in lingua a tema libero nell’ambito della decima edizione del Premio Letterario Castrum Cisternae tenutasi a Castello di Cisterna (NA). Congratulazioni ad Armando ed auguri per un anno pieno di soddisfazioni!

Il Cantiere – febbraio 2020

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poi .... in giro per Napoli (come nel caso del Premio a Caivano...)


  
in un locale di gran lusso presso Napoli Mergellina 









Il Moro, Galleria a sx, Teatro S. Carlo a dx, e oltre, Palazzo Reale e Piazza Plebiscito.
Tutto in pochi metri quadri.










Via San Gregorio Armeno, la via deri Presepi. L'altra volta non si camminava.



Premio Nola x "Cuppido ancora c'è!", 2019

Giordano Bruno




monumento a Giordano Bruno di notte

San Nicola di Bari esposto a….(Nola?)







    
Uno dei Premi a Firenze

così nel mondo animale, così nel mondo degli umani…dovrebbe essere.

  

       Il Picchio picchiato

 

Premio Speciale Satira, Firenze, 2008

Onore – Rosignano Solvay, 2010

                 Ci sta un picchio rumoroso sulla quercia silenziosa

che picchietta il vecchio tronco tutto fiero e baldanzoso

col suo becco picchiatore, che il gigante secolare

rassegnato lascia fare. Così il picchio picchia, picchia,

picchia e sbecca la corteccia ed un popolo si desta:

chi si allarma, chi gioisce ed allegro salta e balla,

                   e nemmeno se ne accorge di finire dentro il becco

                  lungo e aguzzo e ingannatore. Le formiche in processione

si scompiglian tutte quante,  bruchi e larve d’ogni sorta

trovan più la porta  per salvarsi da quel picchio

che non smette di picchiare  e non fanno che tremare.

Un bruchetto grassottello  viene fuori a protestare

ma nemmeno può parlare  che quel becco l’ha beccato,

e prosegue il suo riposo  nella pancia già pienotta.

Ma a forza di picchiare  non s’avvede, il temerario,

che picchiando picchia un favo  che sta dentro il tronco cavo

e la sorte si rovescia:  le api tutte quante assieme

che si senton minacciate  l’assaliscono in picchiata

ed al picchio non rimane  che un’indegna ritirata.


 Armando  Bettozzi

25 Agosto 2007

 




















2° Premio Accademia Vittorio Alfieri, Concorso IL DOLCE STILE ETERNO - Firenze, 2007 - 

... poi in giro per la Toscana ... 









a riposo a un angolo della Piazza rotonda (dell’Anfiteatro) a Lucca


Un premio importante, di una certa soddisfazione.

Durante lo svolgimento della Cerimonia di Premiazione in Campidoglio, il Presidente della Giuria ha letto il messaggio di un concorrente  che si lamentava per non essere mai stato premiato in più di dieci anni  di partecipazione al Concorso AlberoAndronico.

Quando poi mi ha chiamato per la premiazione al tavolo della giuria, mentre mi avvicinavo ha precisato:"Bettozzi, differentemente dal concorrente che si lamentava...è stato premiato più volte ..." facendo degli elogi e delle precisazioni che non sto a riportare (è in un filmato).

Soprattutto - però - la soddisfazione è stata aver ottenuto la 2° posizione su un numero piuttosto importante di concorrenti, e la premiazione in un ambiente così prestigioso. 

2°PREMIO – ALBEROANDRONICO – SILLOGE di POESIE “GOCCE di PERLA” - CAMPIDOGLIO, SALA                                                      PROTOMOTECA, 15marzo 2019



un'altra occasione...
c'è Wandina Bettozzi, una mia cugina trovata lì per caso (lei è pittrice brava)


con Buzzacconi

19 marzo 2020 - Pino Acquafredda

Salve!

Le fotografie saranno inserite nell'Antologia che quest'anno cercheremo di pubblicare in tempi brevi. Alcune saranno  comunque pubblicate anche sul sito.

Di seguito, una delle motivazioni espresse dai giurati.

Sull'Antologia sarà pubblicata una motivazione elaborata in sede di redazione.

Un caro saluto - Pino

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Armando

Bettozzi

Gocce di perla

Una goccia preziosa è l’incanto come perla su un viso di donna, da custodire. Incanto è attesa, senza pretese ma con l’amara consapevolezza di quanto esso passi come il giorno quando giunge sera. In un meriggio d’estate, che cita la famosa poesia di Umberto Saba, si disegna un sogno ad occhi aperti . Aprendo il suo cuore il poeta si lascia permeare dal soffio romantico della natura accostata all’umana esistenza, consapevole che, per quanto l’uomo faccia, essa gli resta straniera e impassibile lasciandolo al proprio destino. Le poesie di questa silloge fioriscono con un bel ritmo, in ampia musicalità  comunicatrice di chiare emozioni e inquietudini proprie di ognuno in ogni tempo.



il Foro dalla Sala Protomoteca in Campidoglio







'Giannetta' di Bettona, nientedimeno! (ritiro premio del marito, postumo) e comune amica Lorena trovate in Sala Protomoteca del Campidoglio  in una delle varie volte....

in una premiazione a un concorso gestito da Lorena - Camaldoli, Pratovecchio-Stia, La Verna, Poppi...vario Casentino....  


Lisa e Lorena amiche dalle medie - nel dopo-cerimonia premiazioni (a Pratovecchio-Stia) al monastero di Camaldoli.  Poi giro per tutto il Casentino, inclusa Poppi, La Verna... 




Un caro ricordo. Succedeva tra il 7 marzo 2017 e l’11 marzo 2018.

 

 Gemma-Giannetta Menigatti-Scarselli.

 

Una bettonese in Campidoglio

  

questo è un selfy capolavoro!



Non è che l’abbia incontrata per una via qualsiasi…

Dove peraltro non l’avrei riconosciuta – ma solo perché non la conoscevo proprio! Forse, una sessantina di anni prima l’avrò anche vista, a Bettona – Lei mi aveva conosciuto che ero ancora ragazzino. Conosceva meglio Aurelio e Giorgio.

Il fatto è che me la sono trovata alla Sala Protomoteca del Campidoglio! Era con una nostra amica – Lorena Fiorini (madre di Valentina Bisti della TV). Cercavo la mia sedia quando quest’ultima mi chiama: “Armando! …. Qui c’è una ragazza di Bettona!” – Capirai!...emozione, contentezza, stupore…Insomma, tutto quello che provo incontrando un bettonese. Serata eccezionale. E sembrava finita lì. Invece – la Lorena - di cui sopra - mi vuole a Camaldoli – dove è presidentessa di un  Concorso Letterario. Camaldoli è nelle vicinanze di Pratovecchio-Stia, suo paese d’origine. E lì ritrovo anche Giannetta!

 Ci siamo tenuti in contatto. Poi, dopo non molto, mi avvertì…Era una e-mail dell’11 marzo 2018.     

Andava a raggiungere il suo sposo Veniero Scarselli, poeta.  Il giorno dell’incontro in Campidoglio era lì proprio per ritirare un premio alla sua memoria. Con occhi di pianto. Era da poco scomparso.

 

Ciao, Lorena, Ciao Giannetta! - e-mail 9.4.2017

 

“Giannetta” *, bettonese

 

Mo’, Lorena co Giannetta

pòi ‘ncontràlle pe ogni via

de ‘n paesetto che fa: Stia,

llì pe Arezzo…’Na cosetta…

guasi gnènte…co Bettona

ch’è la mèjo che ce sia.

C’è più ggènte, pur si stia

spopolànnose…sta bbòna!

 

Pòi ‘ncontràlle, ortre che llì,

quarche vòrta ar Campidòjo,

pe impizzàsse assai de orgojo

co chi, llì, sta applaudì.

Stàmio llà, ‘r sette de aprile…

Chè a chi è bravo – senza imbròjo –

dànno ‘na medaja e ‘n fòjo

pe ddì: “Ciai un certo stile…”…

 

Penza te…’Na bettonese!

Me la sò trovata accosto..

Quànno mai, l’avrei supposto?!...

Tutt’er mônno, è un gran paese.

 

Aggiunto 15 giugno 2017:

 

Mo’, a sta sorta de poesia

j’hanno  dato ‘na “menzione” 

quelli qui de la giuria.

Grazzie a tutti…È ‘n’occasione

pe stà anch’io – co Lisa – a Stia.

 

In ricordo del piacevole incontro in Campidoglio, 7 Aprile 2017.

 

Ci sono le foto allegate.

Un abbraccione.

Armando.

 

*Giannetta è il soprannome di Gemma Menigatti del Passaggio, con i nonni di Bettona (lei stessa c’è vissuta pe’ un po’).

 

Gemma Menigatti Scarselli



Come giorno per giorno

a ogni giorno segue il giorno

dopo albe e aurore nuove e sempre uguali

tutti a scandir lo scorrer della vita,

e come il sole nasce e poi tramonta,

e appare, la luna, e poi scompare

lungo la scia di quello,

tu, Gemma, come pe’ un accordo

luna sei stata

del tuo bel sol da poco tramontato.

Voi astri ora su in cielo ritrovati

l’eterno andar del tempo più non turba

- fermo per sempre al giorno luminoso -

e più non può scomporre

l’abbraccio di voi due innamorati.    

 

Armando Bettozzi -  marzo 2018



 per l'8 maggio


Donna t’ amo

ché m’ assomigli a una rosa:
tanto sei bella e delicata
vanitosa e ricercata,
altrettanto assai spinosa;
e tuttavia ti bramo.

Le grazie tue ti chiedo
io, che in te ancor credo,
con questo ramo
di profumata mimosa.

 Armando Bettozzi

 

In ricordo del piacevole incontro in Campidoglio, 7 Aprile 2017.

Ci sono le foto allegate.

Metto anche un piccolo omaggio alle donne (visto che ieri sera , scherzando le ho un po’ maltrattate). 




La Cerimonia di Premiazione   per la III Edizione del Premio Letterario

“Donne tra ricordi e futuro”

a Camaldoli e Pratovecchio-Stia, 24-25 giugno 2017.

 

 

Tutta la conoscenza mia di Stia

era:“Stia ferma!”…”Stia zitta!”…”Stia bene!”…

Faceva anche pensar scenette amene

dell’aia col pollaio d’una zia…

 

Zia vecchia, zio vecchio…Tutto un vecchiume:

casa vecchia…aia vecchia…prato vecchio…

così giungevan quei nomi al mio orecchio.

Ma…Pratovecchio-Stia è…un bel comune!

 

Col medioevo tutto incorporato,

tra piazze, strade, portici, santuari,

Camaldoli…La Verna…luoghi rari

che sanno di intimo…del tempo andato…

 

E a Camaldoli-Pratovecchio-Stia

un mondo di cultura vi ho trovato

e ben due giorni interi vi ho passato

immerso tra i racconti e la poesia. 

 

Lorena de’ Fiorini ha smosso il tutto

con tanta gente affabile in aiuto.

La Cerimonia-Premio ha anche avuto

ribollita, formaggi e buon prosciutto.

 

I personaggi sono stati tanti

tra i letterati, con le istituzioni,

i concorrenti da più e più regioni,

e l’ombra mistica di antichi santi.

 

 

Armando Bettozzi

   17 luglio 2017

 

Tutta la conoscenza mia di Stia era:“Stia ferma!”…”Stia zitta!”…”Stia bene!”…Faceva anche pensar scenette amene dell’aia col pollaio d’una zia…Zia vecchia, zio vecchio…Tutto un vecchiume: casa vecchia…aia vecchia…prato vecchio…così giungevan quei nomi al mio orecchio.

Ma…Pratovecchio-Stia è…un bel comune! Col medioevo tutto incorporato, tra piazze, strade, portici, santuari, Camaldoli…La Verna…luoghi rari che sanno di intimo…del tempo andato…

E a Camaldoli-Pratovecchio-Stia un mondo di cultura vi ho trovato, e ben due giorni interi vi ho passato immerso tra i racconti e la poesia.  Lorena de’ Fiorini ha smosso il tutto, con tanta gente affabile in aiuto. La Cerimonia-Premio ha anche avuto ribollita, formaggi e buon prosciutto.

I personaggi sono stati tanti, tra i letterati, con le istituzioni, i concorrenti da più e più regioni,

e l’ombra mistica di antichi santi. 


Pratovecchio-Stia
Pioppi
Castel Guidi


La Verna




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Dedico un piccolo spazio agli amici Lorena, Romualdo, Valentina, Lina e Vincenzo. Qui, al farewell party di Romualdo, pensionato ( la poesia non la sto ritrovando, al momento).



con Salvatore (collega di Lisa) e la moglie. Una volta, al lago di Bracciano, l’altra, presso Anzio.





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LIBRI - RACCOLTE 

(poco propenso alle pubblicazioni, malgrado continui inviti a farlo da editori, amici...) 

Quello che segue è un libro scritto per onorare l'amicizia del professor Giorgio Carpaneto. Lui stesso ormai avanti cogli anni, mi chiese di  farlo, per codificare la sua opera fino a quel momento racchiusa in decine e decine di raccoglitori sulle quattro pareti della sua stanza-studio. Mi diceva: quando sarò morto tutto questo sparirà...Ora, almeno l'idea di quello che è stato il professor Giorgio Carpaneto è raccolto in questo libro (in varie Biblioteche romane: Vallicelliana, La Sapienza.... Certo, comunque ci sono i vari libri da lui scritti in una lunghissima carriera di insegnante, scrittore, poeta, giornalista, pubblicista, romanista, creatore e direttore di riviste culturali, tra cui 'Voce Romana' edita da ed. Pagine, Roma. A lungo ha anche diretto una trasmissione televisiva sulla romanità... 

Ma lasciamo dire a Wikipedia: 

Giorgio Carpaneto

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Giorgio Carpaneto (Roma27 giugno 1923[1] – Roma31 luglio 2009) è stato un poeta e scrittore italiano, professore di lingua e letteratura italiana e latina nei licei di Stato. Profondo conoscitore di "cose romane" e studioso del dialetto romanesco, ha anche

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Iscritto all'albo dei giornalisti dal 1960, Giorgio Carpaneto, parallelamente all'attività di docente, ha collaborato per anni ai quotidiani Momento Seral'AdigeLa PrealpinaIl Corriere del Giorno di Taranto e altri.

Socio della "Associazione fra i Romani", ha condotto per vent'anni a Teletevere – espressione dell'associazione stessa[2] - rubriche settimanali culturali tra le quali Biblioteca apertaPolvere di StoriaMusei in casaRoma nel tempo[3]. È stato anche redattore-capo de Il giornale di Teletevere[4]. Dopo il passaggio di proprietà dell'emittente romana (1995), ha partecipato a trasmissioni a Telelazio, Rete blu, Telesalute, Televita, alla Radio Vaticana e alla RAI (Radio anch'ioIl mareVia dei Fori ImperialiLa domenica, ecc.).

Per anni è stato presidente dell'associazione di cultura romana "Te Roma Sequor"; dell'associazione "Amici di Righetto per gli studi sulla Repubblica Romana del 1849"; vice presidente dell'"Associazione nazionale poeti e scrittori dialettali" e socio onorario del "Centro romanesco Trilussa". È stato fondatore della rivista Voce romana[5] e – dopo la scomparsa di Fortunato Lay - direttore responsabile del periodico Rugantino. Docente di dialettologia nell'Università 2000; ha fondato le riviste PalatinoL'acquedotto romano e la compagnia teatrale "I Carpaggini" di alunni liceali con rappresentazioni di opere del Goldoni e di autori greci e latini al Teatro Rossini e al teatro romano di Ostia antica.

Autore di una serie numerosa di libri su Roma e la romanità (I vicoli di RomaI Palazzi di RomaLe famiglie nobili romaneI quartieri di RomaLa grande guida dei Rioni di RomaVilla Borghese), sulla lingua italiana (L'Italia dei dialetti), sul dialetto romanesco (Dizionario italiano-romanesco), di raccolte di poesie in lingua (Foglia su fogliaL'attesaRotaia interrata) e in dialetto (L'autobbusse perzoEr tempo e l'omoSempre li stessi l'ommini), di saggi storici e aneddotici (Gli animali in Trilussa), Giorgio Carpaneto ha lasciato il segno della sua eccezionale erudizione nella Roma della seconda metà del Novecento e del primo decennio del ventunesimo secolo.

·         Foglia su foglia (liriche), Misura, Bergamo, 1957

·         (a cura di), Voci d'Italia: antologia della poesia dialettale italiana contemporanea, Grugnali, Modica, 1958

·         Il tempo libero: problematica sociale, morale e politica, Bulgarini, Firenze, 1973

·         La lunga strada del giorno (liriche), Delia, Roma, 1974

·         (con lo pseudonimo di: Carpaggio), Sempre li stessi l'ommini: traduzioni in versi di poeti classici greci e latini, Delia, Roma, 1975

·         Teoria dei grafi, Pitagora-Tecnoprint, Bologna, 1976

·         (con lo pseudonimo di: Carpaggio), L'autobbusse perzo. Poesie romanesche, Rugantino, Roma, 1981

·         I vicoli di Roma: storia, tradizioni, folklore, famiglie nobili e personaggi legati alle piccole vie che costituiscono il più genuino tessuto urbano della capitale, Newton-Compton, Roma, 1986

·         I palazzi di Roma: gli edifici eretti nella città eterna tra il Quattrocento e l'Ottocento: gli artisti che li realizzarono, i personaggi che ne affollarono le sale, gli aneddoti e le curiosità che si tramandano su questi straordinari testimoni della vita romana, Newton-Compton, Roma, 1991

·         Pagine di critica dantesca, Semerano, 1994

·         con Nadia Garuti ed Emanuela Maresi, Funzioni, limiti, continuità, calcolo differenziale: con esercizi e prove d'esame risolte, Patron, Bologna, 1994

·         Il dialetto romanesco del Quattrocento: il manoscritto quattrocentesco di G. Mattiotti narra i tempi, i personaggi, le visioni di Santa Francesca Romana, compatrona di Roma, NES, Roma, 1995

·         Le famiglie nobili romane: glorie e avventure, intrighi e passioni delle grandi dinastie romane rivivono in splendidi palazzi e fastose ville attraverso mille anni di storia, Rendina, Roma, 1997

·         L'Italia dei dialetti, Rendina, Roma, Roma, 1997

·         con Claudia Cerchiai e Maria Rosaria Grifone, I quartieri di Roma: una serie straordinaria di affascinanti itinerari ripercorsi lungo le strade di ieri e di oggi, tra bellezze artistiche e naturali, alla scoperta del volto antico e moderno della città, Newton-Compton, Roma, 1997

·         Rotaia interrata: poesie (1941-1999), Pagine, Roma, 2000

·         con Mario Sanfilippo, La grande guida dei Rioni di Roma, storia, segreti, monumenti, tradizioni, leggende, curiosità, Newton-Compton, Roma, 2000

·         (a cura di) con Luigi Torini, Dizionario italiano-romanesco, Pagine, Roma, 2003

·         Villa Borghese: natura, arte, aneddoti, curiosità, Rendina, Roma, 2004

·         con Mauro Cavallini ed Anna Manna, Il Poeta della Ferriera: scienza arte e potere, Sovera, 2004

·         (a cura di), Agenda del poeta dialettale, Pagine, Roma, 2004

·         (a cura di), Antologia di Voce romana: pittori, poeti e scrittori, Nuova Impronta, Roma, 2004

·         Gli animali in Trilussa: parafrasi delle favole sugli animali e indice analitico delle specie, a cura di Niccolò Carosi, Terre Sommerse, Roma, 2008

·         L'attesa (poesie), Nuova Impronta, Roma, 2008

·         Favole di Esopo in versi romaneschi: libera traduzione e trasformazione in versi dal testo originale greco, Il Mio Libro It, Roma, 2009

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento ai benemeriti della scuola e della cultura - nastrino per uniforme ordinaria

Medaglia d'argento ai benemeriti della scuola e della cultura

— Roma, 28 giugno 1985

 

Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria

Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana

— Roma, 2 giugno 1994

 

Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria

Commendatore Ordine al merito della Repubblica Italiana

— Roma, 27 dicembre 1996

 

Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria

Grande Ufficiale Ordine al merito della Repubblica Italiana

— Roma, 27 dicembre 2002

1.    ^ PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA conferimenti, su gazzettaufficiale.itURL consultato il 4 maggio 2021.

2.    ^ Giorgio Carpaneto, Una casa di vetro, in: Il giornale di Teletevere, gennaio 1980

3.    ^ Cfr. palinsensti in: Il giornale di Teletevere, 1980-84

4.    ^ Cfr. redazione de: Il giornale di Teletevere, 1980-84

5.    ^ Romanità

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

·         Anna Manna (a cura di), A Roma i poeti sono un fiore di roccia: profili critici di Giorgio Carpaneto, Anemone Purpurea, Roma, 2006

·         Armando BettozziPagine critiche sulle opere di Giorgio Carpaneto, Il Mio Libro It, Roma, 2009

 

Volume di 245 pagine


Questo volume è presente presso varie biblioteche romane, come Vallicelliana, Università la Sapienza,  e alcune altre.


Biblioteca Vallicelliana degl'incontri poeti di Voce Romana e non.


Maria Luisa Spaziani, uno dei tanti personaggi della letteratura italiana dei nostri giorni, conosciuti anche personalmente agl’incontri. Qui, è alla Biblioteca dei Deputati (presso il Pantheon). 


alcune pagine:


Costanzo Costantini, la pluridecennale firma della terza pagina/culturale del IlMessaggero di Roma – nonché “lingua velenosa”. Si legge nel terzo di copertina del suo “Superveleno” pubblicato dalla Newton Compton ed: <Informato, irriverente e caustico, è considerato uno dei giornalisti meno ossequienti della capitale>. Ho avuto il piacere e l’onore di averlo a lungo conosciuto in amicizia. 

Costanzo Costantini da molto anziano,  intervistato in tv.

(la data stampigliata è errata)




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                                    l'amico prof. Giorgio Carpaneto - insigne romanista, scrittore, 
pubblicista, linguista, poeta, giornalista, fondatore di riviste culturali tra cui 'Voce Romana', promotore di attività culturali, conduttore televisivo (purtroppo ho dovuto declinare vari inviti a partecipare, per altri impegni).  


Un esempio di “VOCE ROMANA”, il mensile fondato dal prof. Giorgio Carpaneto, che voleva ne fossi  il direttore. Non ho accettato per non averne né esperienza, né capacità.    



n° gennaio-febbraio 2022 - dove figura questa mia poesia:

C. Porena è uno di quelli importanti.


amici di Voce Romana

   Gianni Salaris Pres. Assoc. Gioacchino Belli - Giorgio Onorato, popolarissimo cantante romano   


L’amico poeta Vincenzo Scarpellino – frequentato a Anzio, ché ci trovammo vicini di villetta. Dopo la sua morte nel 1999, il Comune di Roma gli ha intitolato un Viale a Tor Tre Teste, ed è stato istituito l’omonimo concorso di poesia in dialetto romanesco


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RACCONTI







 

Raconto Premiato con Premio Speciale al concorso Rustica Romana Lingua, Aventino, 2011

  

Romoletto, che voleva volà

Romoletto era un regazzinetto che pe gioco nun cercava er pallone, o ‘r video-gioco come fanno l’artri. Lui je dava giù de fantasia e je piaceva de volà. Così pe tutt’er giorno se inzognava, appunto, de volà. E immagginava de salì su un cornicione e poi lassass’ annà come un rondone quanno che inizzia a èsse primavera. Je piaceva tanto, perché l’aveva visti, a li rondoni, da la finestra tante vòrte a schizzà come frecce pe ll’aria, in su e in giù guasi a striscià pe tèra, co l’alette fisse, che se domannava come facessero a volà senza nemmanco smove l’ali…Così armeno je pareva.

Ma “er più” pe llui era de volà pe acchiappà li din-don-dà de le campane, quanno er campanile de la chiesa li faceva sortì in serie come e mejo che a un quarsia concerto rocke sòrteno li sòni dall’artoparlanti caciaroni.

Voleva pìà li din-don-dà pe portasseli a casa e mettese a sentilli quanno che voleva, senza st’aspettà quelli pe la messa er giorno dopo, o quelli più festosi der santo der quartiere, e via dicènno. No! Lui li voleva tutti belli pronti intorn’a llui, e pòi…e pòi nun voleva che s’annassero a cacciasse n se sa ndove…che nisuno li poteva stalli a sentì più.

Un giorno, che era er giorno de na festa, che nu mm’aricordo quale, er campanile sonava le campane già a bon’ora, e svejorno Romoletto che ancora dormiva inzognanno d’esse un campanaro, che era quello che sempre se inzognava, che pare proprio che artro nun sapeva inzognasse. Ma mo qui pò parè chissà che…Ma nvece no, lui era normale come tutti l’artri, o, pe mejo dì, è che tutti l’antri ereno diversi da lui. Che, certo, nun è che trovi tutti li momenti un regazzino che vorebbe spiccà er volo, così, tanto pe volà, o p’annasse addirittura a acchiappà li din-don-dà, come je piaceva de fà a  llui. Ner sogno che dicevo, lui s’accontentava tutt’e due li desideri sui: volà, e acchiappà li din-don-dà, e infatti le campane le sonava volanno proprio letterarmente su…sur campanile, llì proprio ndo che stanno le campane a dondolasse.

Così er tempo passava…Annava a scòla, regolare!e che sto a ddì? Era normale, e normale era che annasse a scòla. Ndove er mèjo momento pe llui era quanno che sonava er campanello pe sortì. Che pure all’artri je piaceva quer momento deppiù che quarsiasi antro momento, ma a lloro je piaceva perché finiva la scòla e aritornaveno a casa, e ‘nvece a Romoletto je piaceva perché, sippure nun era quello de campana, era comunque sempre er sòno de…n campanello. Certo…era tutta n’antra cosa, ma a llui quarche cosa je lo sapeva dì, ortre che a dì ch’era ora d’annà a casa. 

La prima vòrta che sentì a sonà a morto je pareva che le campane s’èreno messe a piagne, ché nu le stava a sentì festose come sempre. S’affacciò e vide er campanile sempre uguale, e un po’ se rassicurò. Aspettò pe vedé si cammiasse quarche cosa…ma le campane ereno davero tristi quer giorno. Ammazza, si ereno tristi! E puro lui incominciò a sentisse triste. Arfine capì che succedeva. Sempre stanno a la finestra vide, infatti, er carro, la ggente tutta in nero, le corone de fiori…e insomma era chiaro: era un funerale. Er primo che vedeva. Le campane, sì, ereno tristi, ma er sòno, comunque, era un sòno bbello l’istesso. Avrebbe tanto voluto acchiappà puro queli din-don tristi, tristi, moggi, moggi, pe avé de che sentì puro in un momento de tristezza, ché la vita, l’aveva già capito, nun è che sia sempre tutta rose e fiori e allegria e giochi, e voli spenzierati.

Bisogna dì, che ortre ar fatto semprice de fantasia de ‘r ragazzetto… der carattere suo sognatore e romantico, c’era puro, e soprattutto, un fatto troppo importante pe nu stallo a pìallo in considerazzione, mo che ve sto a riccontà sta storia. C’è che Romoletto era impressionato dar fatto de li fatti ariccontati in televisione che te fanno na capoccia co li disastri e li finimonni che ciaspètteno: lo squajo de li poli, l’affonnamento de Venezzia, er deserto che viè a stà puro da noi, er pericolo der nucleare, er mare avvelenato….e tutte ste bruttezze che a llui, sensibbile com’era, capirai, je daveno da penzà, e da preoccupasse, e infatti nu lo faceveno stà tranquillo pe gnente. E è perciò, che - tra l’artro, come ve dicevo - se incaponiva sempre deppiù a volé sarvà li din-don-dà de le campane, che hai visto mai, magari un ber giorno pìeno e sparischeno…Vall’a sapé!

Pòro Romoletto, così piccolo e se pìava sur groppone suo de regazzinetto na così tanta grossa pena e responzabbilità.

Mo, voi n ce crederete, che pò puro parè tutta n’invenzione, ma Romoletto, gira, gira, er volo lo spiccò davero!

Ma un volo, che artro che li rondoni, e ll’aquile, e l’arioprani…se! Lui, un ber giorno tutto pieno de sole, che era la festa der patrono e le campane sonaveno che era tutta na zinfonia de din-don-dà ch’era un piacere a stàssele a sentìlle, è volato su, su, fin’ar cèlo, ortre er cèlo, che bene nun se sa, ma era tanto, tanto più in su.

E da llissù, finarmente, poteva volà a piacimento, in qua e in là, in su e in giù, fino a li campanili de quaggiù, senza stà a ‘spettà de sognallo.

E da allora, nun s’è fermato mai de acchiappalli, e llissù in cèlo mo ce sta na scorta de din-don-dà, che dovessero cascà li campanili de tutt’er monno co tutte quante le campane appresso,  er monno ciaverebbe l’istesso, e  pe secoli e secoli, er sòno fantastico de le campane, festoso, o triste, come sia…ma sempre bbèllo, che mèjo sòno ar monno n ce pò stà.

A le vòrte succede de sentì a sonà le campane, sippuro che nun doverebbero sonà, dàtosi che in quer momento n ce sta nisuno a falle sonà. Embeh…vedete ch’è tutto vero? Nun ve l’immagginate? È llui…è Romoletto, che quela passione sua pe le campane nu j’è passata nemmanco mo ch’è un angelo der cèlo.

                                                                                                                   Armando Bettozzi                                                                                                                                         11 Settembre 2010

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La favola di Rabbitt .

 

                          Se avrai la fortuna d’ incontrarlo,  Rabbitt  l’ Irlandese,  vivrai  anche  tu  il  momento  magico  che  egli  sapra’ comunicarti. Sparira’come per incanto ogni affanno che ti porti appresso, mentre rapito tra la gente che passa indifferente stai li’a guardarlo : favola personificata .

Clown, mimo, ballerino ad un tempo, era, sabato mattina in Via dei Giubbonari. Un costume di maglia a righe orizzontali bianche e rosse, aderente al suo corpo mingherlino; una specie di turbante in testa; la biacca in viso e il rossetto sul naso e sulle guance, a disegnare due piccoli cuori.

                         Lo vedevi arrampicarsi su di un filo, verso il cielo, al suono di brani musicali famosi come “Smile”di Chaplin, o un notturno di Chopin. L’orchestra era tutta li’, dentro una radio mangianastri poggiata in terra. Un cappello verde, tipo bombetta, offriva il suo cavo semivuoto alla generosita’dei passanti. Ora lo vedi cogliere un fiore e staccarne delicatamente i petali e, con un soffio, farli volare verso una ragazza, che passa e sorride. Le ciglia di Rabbitt battono in un eccitamento gioioso; fa l’atto di seguirla, ma resta come trattenuto da qualcosa; fa una piroetta, un inchino, accenna un saluto. Ed ora e’ cosi’ triste! 

                         Ora decine di bolle di sapone gli volano leggere d’intorno. Riesce a prenderne alcune, ma quell’illusione gli svanisce tra le dita. Poi dal mazzo dei palloncini che tiene in mano ne stacca uno per offrirlo ad un bambino, che si e’ fermato a guardarlo con la mamma, e non sa convincersi se cio’che vede e’un pupazzo, o un mago, o un…sogno. Ma alla fine allunga la manina per ricevere il palloncino.

                         L’ho veduto, poi, allontanarsi con la piccola mano chiusa ed alzata come se, veramente, il palloncino lo stesse tenendo in mano  !

                         Grazie, Rabbitt, per l’illusione che hai saputo regalarci con i tuoi piccoli e delicati movimenti, e i tuoi aerei immobilismi, tu, poeta senza la parola.

Il tuo mondo e’ quello dove si puo’guardare cio’che non si vede, ed ascoltare cio’che non si sente.

                  

                                                                                     Armando Bettozzi

                          “Rabbit” ebbe l’occasione di farmela vedere inserita nel suo curriculum artistico, e su una sua locandina pubblicitaria.

 





ER TEMPO                       

   CHI CIÀ TEMPO…NUN ASPETTI TEMPO!

 

3° Premio "Rustica Romana Lingua" - Aventino - 2013 

 Nun se vede…ma ce sta. Quanno che ar monno ancora n c’era gnente…lui, già ce stava. Magara, no così tanto intransiggente come s’è ffatto mo’….ma c’era…e come! Da ndo viene? Eh…questo nu lo so…Ma nu lo sa nisuno! Se sa solo ch’è na cosa tanto, tanto antica.

Ma er tempo che c’era a queli tempi, ormai nun ce sta più….da mo’! Quello è stato un tempo ch’è annato bbene pe allora, e perciò è esistito solo a quer tempo llì. Perché, infatti, è proprio così che funziona: che cioè ogni tempo ce sta ner tempo suo, e bbasta. Sarebbe, che si presempio oggi ciavemo un tempo fatte conto che ce lo vedemo a passacce sott’ar naso, quello de na vòrta lo potemo solo …vedé su li racconti che quarchiduno s’è voluto pìà lo svizzio de ariccontàccelo a voce o pe scritto.

E così, ècchete ch’er tempo de na vòrta rivive anche ner tempo ndo vivemo noantri, mó. Perciò che a scrive…a riccontà…è importante: perché fa er miracolo de fà vive er tempo, che sinnò…sarebbe morto. Sippure che er tempo (come stamo a ddì) continua a ‘nnà, perché nu’ mmòre proprio mai!     Ma, aspè….Nu sto a ddì che quer tempo de allora era finito…Sì…era! finito, ma così…come quanno che finisce la puntata de n teleromanzo, che però nun vòr dì che quer teleromanzo è finito: continua…E quer tempo ha continuato, e piano, piano, ma proprio piano…è arivato infino a mmó.

Er tempo è bravo, è bbono…Ce se pìa pe mano appenna che sortimo fòra, e poi ciaccompagna ‘gni

minuto de ‘gni giorno che stamo qua. Ma è anche fìo de bbòna donna (beh…nu lo so si è fìo de na donna. De certo de quarcuno ha da èsse fìo), perché poi, a un certo punto ce fa no scherzetto…! Ma mmó nu stamo a dì: più ddopo, magari. 

Un tempo, fatte conto, quanno ch’er tempo ancora ‘n se sapeva bbene si che fusse (che ce n’è voluto de tempo, eh!), pareva no spirito che scenneva ggiù pe daje fòco ar sole, la matina, e poi pe spégnelo la sera, ner mentre che invece accenneva la luna co le stelle. Pensa si che cacchia de pazzienza: da queli tempi, che ar monno ‘n c’era gnente si no er sole e la luna - che incominciò sta zinfonia de accènne e spegne - ancora lo sta a ffà oggiggiorno, uguale, uguale, che pare che nun sii cammiato gnente, ma la miseria! si è cammiato tutto de tutto, invece!  

Eh!....Er tempo è l’unico a conosce pe davero tutta la storia der monno, de questo nostro, e de tutti l’antri monni che stanno in circolo su, pe tutt’ er firmamento. Ha visto li bestioni che c’ereno ‘na vòrta e che mó nun ce sò più…er diluvio univerzale, la tèra a svorticasse tutta cento e cento vòrte, a vommitasse l’anima, e a dasse finarmente n’assestata. Eppuro, tutto se dice, tante vòrte, ma d’er tempo nun è che se ne parla così tanto, sibbè che semo perfino arivati a ddì ch’er tempo è prezzioso. E vedi n po’!

 

Dunque, er fatto è ch’er tempo, a un certo momento, incominciò a piaceje poco a la ggente. Ner senso che c’era chi diceva che era troppo corto er tempo fra er sole e la luna, o che coreva troppo e che nun se fermava mai un momento, e se sentiveno a spigne, e a spigne…da nun règge proprio ppiù…Cert’artri, invece, a l‘incontrario diceveno che annava troppo lemme, lemme, come presempio chi ciaveva la fregola de cresce e incomincià a conosce la vita; chi stava carcerato e ‘n vedeva l’ora de èsse libberato, o chi stava a faticà e nun aspettava artro che finì la giornata e tornà a casa, ma nun poteva, proprio pe córpa der tempo che nun se smoveva, appunto. Inzomma, come ar solito, chi la voleva còtta e cchi la voleva cruda, come se dice. 

Se semo puro dovuti inventacce certe parole che ciann’a che ffà proprio direttamente cor tempo: “vado de prescia”, “chi cià tempo nun aspetti tempo”, “ ’gni cosa a suo tempo”, “er tempo sò sòrdi”, “er tempo quanno che Berta filava”, e tante, tante artre, incruse quelle sur tempo che fa.  

 

A un certo punto de la storia der monno e dell’omo, quarcuno se mise llì a studià sto tempo che passava e ripassava, e che mai na vòrta, dico una che fusse una sortanto, se fusse fermato un momento, che sso, pe, armeno, faje ripià fiato a chi nun ce la faceva proprio più, e che defatti, poraccio, je toccava da rimané, appunto, senza fiato…e così sia.

 

E allora daje a studià, a sprèmese le meningi e a scervellasse pe trovà er modo de fermallo, d’acchiappallo in quarche modo, sto tempo amico e nemico de tutti quanti ar monno, nisuno escruso. Provòrno a méttelo drento a quarche marchingegno pieno de rotelle, speranno de fallo annà più piano, pe’ llo meno. Ma sgamarono ch’er tempo annava e annava, come sempre, come si nun ce l’avessero messo pe gnente drent’ar marchingegno. Pensòrno che magari questo era troppo granne e che er tempo ciaveva tutt’er modo de giracce a la svérta come je pareva a llui, llì drento.

E allora quarchiduno cebbe l’idea de rimpicciolillo, er marchingegno. Macché: punto e a ccapo. Nun c’era proprio verso de daje manco na limatina, ar tempo che annava annava senza tregua, incaponito e testardo, come e peggio der mulo più testardo ar monno. Ma pareva che solo allora er tempo annasse a un modo così come lo vedeva annà la ggente der tempo, quanno invece er tempo de ogni tempo è sempre annato a quel’istesso rìttimo: da quanno che ar monno ‘n c’era gnente si no er sole co la luna.   

Ma è servito solo a daje un rìttimo, un sòno, a fallo annà ordinato…Comunque sia, pe llo meno è servito a capì in quale punto preciso der tempo stavamo, e stàmo, in un certo momento de tutto quant’er tempo che ce gira attorno.

 

Allora incominciòrno a pìallo pe ‘n antro verso. Che armeno se potesse daje na frenata a quer che lascia in faccia: li segnacci, le rughe, spece su quela de le donne, che ‘n sia mai! E così sempre deppiù, sempre deppiù, fino a arivà - ar tempo de oggiggiorno - a ffà la fortuna de chi se inventa e vénne ‘gni sòrta de impiastri pe la pelle der viso de le donne, e de l’ommini, puro! che mica je fa schifo manco a lloro, de daje na carmata ar tempo che je scava la pelle, prima de scavaje …Ma questo lo dimo più dopo….

Ah…Me stavo a scordà de li cerusichi, che tajeno…insiliconeno…aricuceno, dar naso a ll’occhi, a le recchie, a le zinne, e a le chiappe, perfino! p’annisconne er tempo, che sinnò una (o uno, che è uguale), diventerebbe vecchia più prima ancora der tempo giusto, appunto.

 

Tutto sommato, ar tempo lo devo ringrazzià, che infatti m’ha dato er tempo de capì tante cose in tempo. J’ho scritto sta poesia:

 

 

                                                 “Chi cià tempo ... nun aspetti tempo”

 

 

                                               Er tempo ‘n cià più er tempo

                                               de perdese artro tempo.

                                               Mó è tempo de inizzià le cose in tempo,

                                               de falle bbene e de finille in tempo

                                               e no seconno come gira er tempo!

                                                E aivòja a dì che aritornamo ar tempo

                                               de quanno se marciava tutt’er tempo…!

                                               Sò cose che oramai sò fòri tempo,

                                               ch’ er monno s’è cammiato da quer tempo!

                                               La vita dura tanto poco tempo

                                               che - come quanno sòni e vai a tempo -

                                               nun se dovrebbe annà mai fòri tempo.

                                               E ar giorno d’oggi ancora stamo in tempo

                                               per auguraje ar monno un mijor tempo

                                               vivenno tutti in pace tutt’er tempo,

                                               che è quer che l’omo spera in ogni tempo.

                                                E in caso che avanzasse un po’de tempo          

                                               e senza stà a ‘spettà che scade er tempo

                                               bisognerebbe dà ‘na mano in tempo

                                               a chi cià fame e ‘n pò aspettà più tempo.

                                               E quann’er tempo è poco e nun c’è tempo,

                                               bisogna sfruttà bbene er poco tempo

                                               e no stà a piagne che nun ce sta tempo.

                                               E tòcca aricordà che in ogni tempo

                                               è valido quer detto che der tempo

                                               ce dice: “Chi cià tempo

                                               nun deve aspettà tempo”.

                                               E arfine pe noi tutti verà er tempo

                                               de véde un certo treno arivà in tempo.

                                               E quanno, un giorno, ariverà quer tempo

                                               speramo che ciavvèrteno pe tempo

                                               così potremo avecce tutt’er tempo

                                               pe’r bijetto pe’r posto giusto, in tempo

                                               E come ar tempo quanno ch’era er tempo

                                               de vàrzere o mazzurche o de artro tempo,

                                               ‘ncomincio a batte er tempo

                                               e m’auguro che ognuno ciàbbi er tempo

                                               pe amori e balli...finacché è bèr tempo.

 

Senza er tempo, chi sòna, avrebbe solo fatto un gran casino...

Eh, sì…er tempo…è tutto! E ognuno lo vorébbe a un modo che pe llui fusse er mèjo der mèjo. Defatti, si n ce fusse er tempo, mó nun ce staressimo manco noantri de adesso, ché er tempo cià ffatto nasce, cresce…e ciaccompagna. Ndove? Ma è chiaro: indove che er tempo nun esiste più come tempo, così, sempricemente, ma esiste come eternità. E è tutta qua la diferenza nfra er tempo de na vòrta, quello de mó, e quello che deve da vIenì….E che viènga, è sicuro come ch’er 25 dicembre è Natale, o come che er 27 der mese piji la pensione...si er tempo te ce fa arivà, appunto. E si ancora esisterà, un domani, co li chiar de luna de sti tempi!

 

Che ‘nfatti, a la fine, er tempo che ffa? Te se pìa, anzi…te fa pìà…te fa dà er fojo de via…e ammènne, verebbe da dì. Ma “ammènne” nun è azzeccato: defatti “ammènne” dà er senso de ‘n arivo, de ‘n finale, come si er tempo fusse finito…E ‘nvece no! Er tempo continua a camminà sotto forma de…eternità. Ma intanto, pianopiano…ce consuma…   

E er più che se pò ffà, qui, pe la chiusura, è mette li puntini…e ffà un sospiro…

                                                                                                                                   Armando Bettozzi




IL TEMPO - che va ... 
 (Vol. di 279 pagine)
-l'Anno
-Primavera
-Estate
-Autunno
-Inverno
-La Giornata - La Nottata
-Il Tempo
-L'Eternità

pgg. 284

Salve!

Solo due parole…tanto per…

Originariamente la raccolta di poesie “Il Tempo che va…” consisteva in una silloge di circa 60 poesie preparata per la partecipazione al Concorso Letterario Internazionale “Città di Martinsicuro”,  I edizione, agosto 2009, indetto dalla editrice Valeria De Felice, della De Felice Editrice di Teramo, in cui ricevette il 3° Premio per la Sezione Silloge di Poesie.

Fra le svariate centinaia di poesie di vari stili e contenuti ne ho scelte un certo numero, e qui le ho rappresentate senza un ordine preciso, se non quello di incastonarle nei vari momenti del tempo …che va… In parte soltanto sono datate, ché non ho avuto la pazienza di farlo per tutte.

Ho inserito anche poesie ironico-satiriche, che, col tempo hanno a che fare in quanto riferite ai cambiamenti che il tempo porta (sta portando) con sé, anche sul modo di vivere e pensare.

Per la quasi totalità le poesie sono in lingua, ma ce ne sono in romano e alcune in bettonese (da Bettona, PG). 

Questa è la mia prima raccolta di poesie, dopo quella su un tema molto particolare, e cioè l’omaggio almio paese e alla sua gente, intitolata: “Bettona, tra immagini e poesia”, presentata al Cenacolo di Bettona , novembre 2014, ricco dei preziosi interventi di Sandro Bari e Francesca Di Castro, rinomatissimi esponenti del mondo letterario, in particolare di quello riguardante la romanità, con la direzione di riviste specializzate, e i loro salotti culturali liberi e aperti a tutti in belli ambienti romani.

In verità, c’è stata anche la piccola raccolta in gran parte formata da mie poesie premiate a vari concorsi di poesia, stampata da Vitali Edizioni di Sanremo, come premio al concorso “Leivi, città dell’olio”, 2016. Questo, il titolo: “Sonetti e poesie in lingua e dialetto – L’amore e la rabbia fuori dal petto”.

Un’altra pubblicazione particolare e importante, è il volume-raccolta delle “Pagine critiche sulle opere di Giorgio Carpaneto”.  Ricco della prefazione del rinomato giornalista scrittore Costanzo Costantini. (è on line su “ilmiolibro.it”). 

Giorgio Carpaneto è stato un rinomatissimo letterato, docente, poeta, saggista, fondatore e direttore di varie riviste (tra cui “Voce Romana”) e associazioni culturali, ideatore e conduttore di incontri e salotti culturali televisivi, che ho avuto la fortuna di frequentare a lungo da vicino.

Un gran numero di mie poesie sono postate su vari siti internet, specialmente “Poetare.it” e “Cantiere Poesia”, oltre che su pubblicazioni/riviste specializzate, come “Voce Romana”, e “Il Rubino” di Assisi.


Armando Bettozzi da Bettona


nota: per la maggiorparte le immagini sono state prese da internet.


L’ ANNO

LA PASSERELLA

(calendario perpetuo)

Ce sta un gran vecchio co la barba bianca,

ch’è lunga, lunga che nun se sa quanto.
Dar tempo de li tempi nun se stanca
de mette in passerèlla, co gran vanto,

li fiji sui…Incomincia co GENNARO,
che ariva tutto quanto infreddolito;
se pòrta apprèsso tutto er cucuzzaro
dell’undici fratelli…e imbianca er sito

che è preso da FEBBRARO, che va in giro
co tanto de cappuccio e doposcì ;
fa scherzi a tutti, e a chiunque je viè a tiro
j’appiccica er contaggio lì-pe-llì .

Ma dura poco, e dopo, MARZO, sfila…
Cratura mattarella, ma sincera:
côr sole pìa l’ombrello, e fa la fila
ar botteghino de la Primavera.

Poi, lemme, lemme, ariva APRILE, stanco;

cià sonno e la matina nun vò arzàsse;
                                                            ma quanno che sta in vena tiene banco
tra le violette, bòne da odoràsse.

Intanto, MAGGIO viè a curà er giardino

côr pollice più verde che ‘n se sa;

li prati se li veste da Arlecchino,
e ogni rosa sa ffàllo innammorà.

Ariva GIUGNO, che, co ‘na manàta,
se scanza via le nuvole dar cèlo:
la tèra è tutta quanta illumminàta
da un sole senza più nemmanco un velo.

Viè er turno, poi, de LUJO, che dà er via

a le vacanze, dopo er fine scòla;
sa fà la mejo frutta che ce sia,
riccoje er grano, e arfine se ne vola

pe lassà er posto a AGOSTO, che fa er pieno
su spiagge, monti e piazze antiche e bbèlle;
attizza er fòco ar sole senza un freno,
e sparma crème a spasa su la pèlle.

SETTEMBRE viè a sonà la campanèlla
pe riportà su ‘i banchi ogni studente;
pian, piano je va via la tintarèlla,
ma quell’amore estivo resta in mente…

OTTOBBRE, intanto, fa aggiustà l’ombrello;
fa er giro de le vigne, e, soddisfatto,
ad ogni contadino dà un cestèllo,
e tutti sanno quer che sarà fatto...

NOVEMBRE viè un po’tutto rattristato
pe via che c’è la commemorazzione.
Pe prima còsa, infatti, se n’ è annàto
ar camposanto a ffà la bòn’azzione.

Arfine ècco DICEMBRE tutto allegro,
perché va a portà in giro la notizzia
che in ogni còre, o bianco, o giallo, o negro,
l’amore, er sentimento, e l’amicizzia,

(lo dice Dio e lo dice anche la scènza),
sò uguali, uguali, e nun c’è differenza!


 

 ‘NO SBARBÀJO DE LUCE


 

Na strofinata…e er prospero se ’nfiamma.

E subbito è no stecco abbruciacchiato.

Questa è la vita,

questo sémo noi:

‘no sbarbàjo de luce

che nun va spregato,

pe pòi nun piagne…quanno ‘n c’è più er pòi.

                        

                                Armando Bettozzi - 17 aprile 2010                               



Il mio 2 novembre


  


 

 Parla per tutti, il campanile, assorto,

con la campana e il suono suo più mesto.

Dice il cordoglio per qualcun ch’è morto,

e ben s’addice al funebre contesto.

 

Volan per l’aria tocchi cadenzati,

come un lamento, come quasi un pianto.

Io, non li sentirò, seppur suonati,

quando ai miei cari il còr lascerò affranto.

 

E li vedrò, allor, coi crisantemi,

e la fiammella tremula d’un cero,

portati quali doni ormai estremi,

sul mio giaciglio, in seno al cimitero.

 

Armando Bettozzi



LA VITA È STRANA…E È TROPPO! FATICOSA

 

 

La vita è strana…È tanto misteriosa!

Te fanno nasce senza er tu’ parere,

e a na magnera tutta presciolosa,

te fanno cresce…p’ann’à ffà un mestiere…

 

Pò èsse bbèlla…Ma è troppo! faticosa…

E in più, c’è chi pe vòja de potere,

pe strapazzàtte nun ce s’aripòsa,

ch’è er solo modo suo d’avé ‘r piacere…

 

E intanto passa e manco ce fai caso…

E ‘nfra le rabbie, e ‘i dubbi, e li sconforti

te devi…artro che stàtte a grattà er naso!...

 

E come ar nasce ‘n sémo consurtàti,

s’aritrovàmo, a l’improvìso…morti…

sperànno de ‘n finì ‘nfra l’addannati.

 

 

 Armando Bettozzi - 1 marzo 2015

 

 

Sbiadisce il tempo i sogni colorati

 

       da internet


Sbiadisce il tempo i sogni colorati

con noi cresciuti - come sopra un prato

i fiori in mezzo all’erba verde e forte -.

E come quelli il sole china e prostra,

e brucia senza l’acqua che ristora,

evaporano i sogni e si fan nebbia.

 


Armando Bettozzi - 7 agosto 2009




BELLEZZA…ADDIO…!

  


“Che vai cercànno co quer lanternino?”

“Sto annànno a ricercàmme la bellezza

che me sò perza; e er còre me se spezza

si penzo a quanto ero un figurino!”.

 

Così cercò…cercò…E cercò perfino

indove sta ammucchiata la monnezza!

Finché dovette méttece ‘na pezza

e fà bòn viso a quer che dà er distino.

 

Un giorno, poi, pe caso fece caso

ar pènnolo che stava addoss’ ar muro:

che er sole ce batteva, ed era invaso

 

da tutti queli pezzi…tanti…tanti

de la bellezza sua a lo stato puro.

Se ggìra, e er calennàrio, ‘nfra li santi,

 

addosso cià li pezzi più importanti

de ‘sta bellezza. E co ‘na stretta ar còre,

stramaledisce l’anni…’i giorni…e ll’ore.

 

 

Armando Bettozzi - 4 dicembre 2006

 

 

INVERNO

 


 Si porta via le foglie, e sfiora i fiori

il vento che sa ancor di fichi e vigne…

 

Le bacche dei cipressi solamente

tenacemente restano aggrappate,

come arroccate al ramo, mentre sfiora,

scolora, e sfoglia aiuole e campi, il vento,

con l’intento - che riuscirà – di avere

il belvedere rotto in tristi stecchi

qual vecchi sconsolati, oramai pronti…

 

Passati, poi, i freddi e i disadorni

giorni, ogni aurora tornerà fiorita.

E la vita…? Dalla fissa dimora,

in un’ora lontana, chi lo sa

se tornerà col sole a rifiorire…

se, del morire, passa, la stagione?

La ragione non sa…È cosa di Fede.

 

Si fa, il pensiero, di color del piombo,

e a Dio le ali chiede, per volare…

 

E in cuore esplode un grido col rimbombo.

 

 

 Armando Bettozzi - 15 dicembre 2013

 

 

LA FOGLIA d’autunno

 

              da internet

 

Scende cullandosi come tra l’onde

poi ad un tratto schizza all’in su,

s’avvita su e giù...fa un po’di manfrina,

ruzzola, scivola, fa un mulinello...

Cala e risale che sembrano l’ali

d’una farfalla che gioca col vento...

Si calma per poco, ma poi ci ripensa,

pare ch’è allegra...che sta a divertirsi...

e invece è già morta e...non se n’ è accorta!

 

 

Armando Bettozzi - settembre 2005


  

TRADIZIONE

(Ferragosto sull’aia)

 

     

Ci sta per l’aia un misto di profumi
di fieno, stalla, arrosti, fiori e…gonne;
c’è sulla tavolata il vino a fiumi
con tutto il ricettario delle nonne.

C’è attorno un’aria bella di magia,
e quella luna accesa tra le foglie
di pioppi e querce antiche, e l’armonia
dei grilli, stanno a stuzzicar le voglie

                        non solo mangerecce dei paesani.                         
Un altro goccio e via con la mazurca,
nel mentre tutti battono le mani
col rosso in faccia tipo mela annurca.

Dei giovani si sentono ispirati…
si filano, si prendono per mano…
cominciano a sentirsi innamorati;

                        e co’ una pesca ognuno, piano, piano,                

finiscono infrattati dietro al fieno:

si rubano l’un l’altro un primo bacio

e poi un altro fino a farne il pieno,   

che via si porta il buon sapor del cacio…

Poi tornano per far l’amore assieme

col dolce al cioccolato, crema e panna:

galeotta cena ! In cuor gli ha messo un seme…

È amore…! È amore…! Il cuore non s’inganna ! 

La pupa in carrozzella non ha sonno:
si tira su con quella capoccetta…
e poi sorride a tutti in braccio a nonno,
contenta per la vita che l’aspetta.

Così, pure stavolta, Tradizione,
ha messo assieme tre generazioni
per una cena ch’è una devozione,
con nonni, nipotini…e canti e suoni…
E fra un sorsetto, un mozzico e un accordo,
per ogni mente semina un ricordo.

 

Armando Bettozzi



ANNUNCIO DI PRIMAVERA

 



Sento

e non è voce,

né suono.

E pure si sente

il silenzioso risveglio

che il fiore riveste di bello

e di nobili essenze pregna, e colora.

Sento la vita

che porta la terra

e l’aria la desta, con soffio leggero;

vita che sembra venire dal nulla,

cullata dal sole, e che dà meraviglia.

 

 

Armando Bettozzi - 5 febbraio 2010

 

 




una delle Premiazioni presso Sala Protomoteca in Campidoglio - 2018 









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Racconti sono postati su Poetare.it-racconti.


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 Pubblicazione-PremioSpeciale - al concorso Leivi, Sanremo, 2016 


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Premiazione a Perugia, 2° classificato a Il Corimbo, 2011 - (4° premio nel 2009) 



(anche 2° Premio a Arpaise (BN), 2018) 

(4° a Il Corimbo – Perugia – 2011)

 

Le grida senza voce

 

Sfocia, il dolore del mare,

in tempesta e orrido uragano,

e lo ulula e lo frange addosso alla scogliera,

e impresso rimane in chi lo vede e ascolta,

non come il grido muto di chi piange

e alla finestra si trascina a cogliere uno sguardo…

Ma il mondo, fuori, ad altro è affaccendato:

nessuno ascolta, o sa, o s’interessa,

ché il male implode 

tra quelle mura intrise di dolore, e non esplode,

e lor non tocca, e non si danno pena.

 

E è come il rocciator che perde appiglio

e annaspa e non lo trova, e mentre cade, sa…

e però non grida…a chi? Nessuno sente,

nessuno è lì presente ad aiutare.

Forse il cielo, Dio, se ci badasse.

Verranno…dopo il lungo tonfo a valle,   

a prendere il suo corpo, inanimato.

Così, grida il malato,

senza urla, senza voce affatto, ormai disfatto

dal male, dal dolore – disperato -

e conforto non ha di voce amica,

di voce che lo inviti alla speranza,

contro ogni fato e la rassegnazione.

 

Il mare s’è placato. Il male è ormai trascorso,

e calmo si distende, e si riposa.

Non il malato: lui è sì…disteso,

ma è solo rassegnato e solo; e in sofferenza

s’avvia a quella fine del suo male

che come è arrivato, sconosciuto,

sconosciuto se ne andrà attraverso il corpo, freddo,

per dare a qualcun altro la sciagura:

martirio, pena, bastarda indifferenza,

solitudine di chi non ha più voce,

intriso di dolore e di paura.

 

Armando Bettozzi

 





 

Su e giù pei colli in bicicletta

                                

  

Dal colle scendevamo fino al piano

giù per la via maestra serpeggiando…

Ponte Rosciano, il fiume, e poi Torgiano.

Dopo la lunga dritta, pedalando

“tenendo la mano”, su arrancavamo

a tratti ritti, lungo la salita,

e sudando un po’, alfin ci godevamo

Vannucci, il duomo e la fontana avita…

e, ai giardini Carducci, il belvedere,

sguardo d’incanto fin giù…giù…a Bettona

coi campanili dalle forme fiere,

a immaginar che la campana suona.

In sella…prima che si faccia tardi

e pur se il cielo è ancora illuminato

è buona norma l’evitar gli azzardi

e non lasciar qualcuno preoccupato…

Bello è scender, ma…si risalirà…

Giusto l’inverso cha alla tratta “andata”.

Mamma, però, ancora non lo sa…

Di certo si sarebbe un po’ arrabbiata…

Ma tutto è bene…se finisce bene.

Biciclettine in sosta…per domani…

E nel beato sogno che poi viene,

ritoccheremo il cielo con le mani.

 

Armando Bettozzi da Bettona

 14 Luglio 2017












poi tanta Umbria tra cui Orte....etc...etc... ...

Deruta

ottimi ravioloni...









Anagni
 



a Lisa 



La mia folgorazione

(a Lisa)

                                                           5° Premio, Civitavecchia, 2008  

4° Premio, Falconara M., 2010
3° Premio, Grottammare, 2011
Premio Torre S. Susanna, BR, 2013
Merito a Torino, 17 febbraio 2018





 Ho visto donne ricche di bellezza

dagli occhi senza luce e incantatori

dotate d’egoismo e di freddezza

e inutili a se stesse e ai rubacuori.



C’è chi ne cerca il bacio e la carezza

con modi ricercati e adulatori

ma senza mai sentire d’una brezza

i freschi effetti; o i teneri colori



veder d’un’ alba che si specchia in mare.

Per me, un giorno, al par d’una visione

tu sei apparsa come a dissipare



quel torbido che m’anellava intorno

e é stata ed è la mia folgorazione

che mi dà luce giorno dopo giorno.


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D’un tratto, all’improvviso, sei entrata

nel giro dei miei giorni, a dare vita

ad una storia bella incominciata

in quel bel modo… senza via d’uscita.



Da allora, Lisa, io t’ho tanto amata,

seppure tante volte ti ho ferita.

Ma questa nostra storia si è salvata

benché possa sembrare un po’ sfiorita.



Sapessi il mio dolore nel vedere

quegli occhi che mi avevano turbato,

soffrire nel passar tra le bufere



che contro il nostro amore van soffiando…

Ma niente dal mio cuore han cancellato

e anche ora che ti scrivo, ti sto amando.




Armando Bettozzi



Alcuni Premi


                                Primo Premio - Massimo D'Azeglio, Barletta, vernacolo, 2016
Barletta mi ha molto premiato nelle varie edizioni dei premi, in lingua e in vernacolo
con le castellane al castello svevo
con Costantina Loscocco, organizzatrice evento al Castello Svevo di Barletta, 14 maggio 2016

            



altro 1° Premio alla Sala Rossa del Castello Svevo di Barletta, 16 giugno 201 



Se non dovessi andar per primo io

a Lisa


(1° Premio Barletta 2012 – 2° Premio Auletta-Salerno “Il Saggio-Auletta Terra Nostra”, genn. 2012)


Se non dovessi andar per primo io,

e fossi invece tu ad andare via

da sola, senza me, sarebbe ria

inver, la sorte mia, ed un rinvio,

 

una proroga, con forza al buon Dio

io urlerei, perché la vita mia

sarebbe una terribile agonia

per tutto il tempo che ancor fosse il mio.

 

Il fatto, Lisettina, è che t’ho amata

e t’amo, a anche solo immaginare

di non averti accanto, ove sei stata

 

dal primo incontro ad ora, mi fa male.

Forse è egoismo, ché non sto a pensare

al tuo soffrir per me... E allor m’assale

 

una vision ferale

che il cuor ferisce e toglie anche il respiro

e come inebetito sto...E sospiro...

 

Armando Bettozzi






Secondo Premio, Città di Arpaise-BN, in lingua, 2018

Primo Premio Giorgi Bassiani - Santa Marinella, in lingua, 2016 (in 2017) 









Primo Premio - Massimo D'Azeglio - Barletta, vernacolo, 2013

Primo Premio a Santa Marinella ....
.... con Sandro Bari, Sindaco e Editore Luciano Lucarini...
con Sandro Bari, Francesca Di Castro, Luciano Lucarini, e il senatore, ministro Domenico Fisichella


....e Andrea e Giulia...
....e Lisa...

...e poi cena Bettozzi e consorti

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uno dei Premi al Kursaal di Grottammare, AP - 2011-12-13-14-15-16


alcune delle poesie premiate: "La mia folgorazione" "Er teatrino" "Er mistero de la fame der monno"....etc...

…Nella vita, e nel mondo in generale…Nella politica nostrana, in particolare…

 "Er teatrino"


Ma quante vòrte che me cià portato

mi’ padre ar Pincio a véde quer teatrino

de crete, pèzze, fili e fantasia…!

 

Restavo a bbocca operta ‘ntusiasmato

a stà a guardà e sentì ‘gni burattino;

ridevo e nun volevo annà più via.

 

Stàveno sempre a pìasse a bastonate

li burattini, e a queli malandrini

je dàveno ggiù…Càcchio! che sonàte!...

E je piaceva a granni e regazzini.

 

Calava er siparietto, e in quer momento

te ce sentivi proprio assai contento

che er pupazzetto bbòno aveva vinto:

mo’ ce lo so perché: perché era finto!

 

E invece, mo’, er teatrino ce lo fanno

pupazzi tutti griggi, in carne e ossa….

che de continuo sbàjeno ogni mòssa

e ad ogni sbàjo noi pagàmo er danno,

ed è tarmente pieno de magagne,

che si uno ride, è…solo pe nun piagne.

 

 Armando Bettozzi



uno dei Premi a Martinsicuro (all'interno Torre Carlo V, ché pioveva)- 2019

Qui era  per 2  Premi, lingua e vernacolo - 2016
(anche in 2020 due 2° premi lingua e vernacolo, ma non andato, covid.

uno dei premi a Martinsicuro, presso la Torre Carlo V - esterno








con la poetessa Fulvia Marconi
una delle varie premiazioni a Falconara Marittima

qui era un'altra volta a Falconara M.

Fulvia Marconi e Valeria DiFelice



Falconara, una delle varie volte con Lisa

na delle premiazioni a Cologna Spiaggia - 2014










una visita di Lello, Carla, Massimiliano, Annamaria, Francesco, Fabio – agosto 2022 – un locale che conosce Alberto.



dopo altri premi Falconara M. e Grottammare e Martinsicuro e Roseto-Cologna Spiaggia e Pergola, ancora in giro per le Marche 

Offida









Castiglione di Sicilia – Naxos-Taormina


la Coppa più grande

2° Premio - Castiglione di Sicilia - Naxos-Taormina-
"Le grida senza voce" - 2011

(anche 2° Premio a Arpaise (BN), 2018)  

(e 4° a Il Corimbo – Perugia – 2011)

 

Le grida senza voce

 

Sfocia, il dolore del mare,

in tempesta e orrido uragano,

e lo ulula e lo frange addosso alla scogliera,

e impresso rimane in chi lo vede e ascolta,

non come il grido muto di chi piange

e alla finestra si trascina a cogliere uno sguardo…

Ma il mondo, fuori, ad altro è affaccendato:

nessuno ascolta, o sa, o s’interessa,

ché il male implode 

tra quelle mura intrise di dolore, e non esplode,

e lor non tocca, e non si danno pena.

 

E è come il rocciator che perde appiglio

e annaspa e non lo trova, e mentre cade, sa…

e però non grida…a chi? Nessuno sente,

nessuno è lì presente ad aiutare.

Forse il cielo, Dio, se ci badasse.

Verranno…dopo il lungo tonfo a valle,  

a prendere il suo corpo, inanimato.

Così, grida il malato,

senza urla, senza voce affatto, ormai disfatto

dal male, dal dolore – disperato -

e conforto non ha di voce amica,

di voce che lo inviti alla speranza,

contro ogni fato e la rassegnazione.

 

Il mare s’è placato. Il male è ormai trascorso,

e calmo si distende, e si riposa.

Non il malato: lui è sì…disteso,

ma è solo rassegnato e solo; e in sofferenza

s’avvia a quella fine del suo male

che come è arrivato, sconosciuto,

sconosciuto se ne andrà attraverso il corpo, freddo,

per dare a qualcun altro la sciagura:

martirio, pena, bastarda indifferenza,

solitudine di chi non ha più voce,

intriso di dolore e di paura.

 

Armando Bettozzi

 

1° Premio a Torre Santa Susanna, BR -  Agosto 2011 - per "Abbasterebbe poco" pluripremiata
all'interno chiesetta ...preistorica









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Università Popolare

Centro Culturale Rosignano Solvay

Premio Letterario Città di Rosignano

Albo d’oro Premio Città di Rosignano

ALBO D’ORO

1993
Poesia Adulti Trento Paladini di Vada (LI)
Poesia Giovani Letizia Volpi di Castiglioncello (LI)

1994
Poesia Adulti Licia Morelli di Livorno
Poesia Giovani Emanuela Dho di San Remo (IM)

1995
Poesia Adulti Gabriele Montasicci di Pontedera (PI)
Poesia Giovani Monica Colombini Rosignano S. (LI)

1996
Poesia Adulti Enzo Dallara di Forlì
Prosa Luigi Pagnotta di Chianciano T. (SI)

1997
Poesia Adulti Adriana Scarpa di Treviso
Poesia Giovani Mattia di Le Grazie (SP)
Prosa Silvana Perotti di Napoli
Saggio Valerio Barsotti e Patrizio Poli di Rosignano S.

1998
Poesia Ambra Paciscopi di Pontedera (PI)
Racconto Luigi Pagnotta di Chianciano T. (SI)
Racc. sportivo Alessio Franchi di Rosignano S. (LI)
Saggio Valentina Bellino di Firenze

1999
Poesia Adulti Francesco Paciscopi di La Rotta (PI) ex aequo Gian Filippo della Croce di Terni
Poesia Giovani Sara Alunni di Torgiano (PG)
Giornalismo Alessandro Paternostro Cecina (LI) ex aequo Fabrizio Cavallini di Rosignano S (LI)

2000
Poesia Salvatore Cangiani di Sorrento (NA)
Prosa Silvana Perotti di Napoli

2001
Poesia Guido Casalini di Merate (CO)
Prosa Nicoletta Benocci Magli di S. Lazzaro di Savena (BO)

2002
Poesia Rosa Girardi Bertoncelli di Sona (VA)
Prosa Maria Grazia Nicolini di Cremona

2003
Poesia Interlandi Giancarlo di Catania
Prosa Bartoli Giuseppe di S.Cassiano (RA)

2004
Poesia Casalini Guido di Merate (LC)
Prosa Perotti Silvana di Napoli

2005
Poesia Cangiani Salvatore di Sorrento (NA)
Prosa Marchi Giacomo di Rosignano Solvay

2006
Poesia Luiso Domenico di Ritinto (BA)
Prosa Maione Stefania di Napoli

2007
Poesia Casadei Monia di Cesena
Prosa Sghedoni Sergio di Reggio Emilia

2008
Poesia Corsi Alessandro di Livorno
Prosa Luigi Bruno di Vada
Poesia Giovani Sacchetti di Denise Arezzo

2009
Poesia Malatesta Egizia
Prosa Baruzzi Lucia

2010
Poesia Druschovic Umberto di Sarre (AO)
Prosa Papa Elisabetta di Chiaravalle

2011
Poesia Fiorini Franco di Veroli
Prosa Clementi Dante di Concamarise

2012
Poesia Bettozzi Armando di Roma
Prosa Mancino Claudia di Torino

2013
Poesia Druschovic Umberto di Aosta
Prosa Bonucci Maria Assunta di Rosignano

2014
Poesia Caso Giovanni Siano (SA)
Prosa Polini Andrea Livorno

2015
Poesia Valentini Aurelia (PE)
Prosa Borsoni Paolo (AN)

2016
Poesia Dell’Aquila Alberto Chiavari
Prosa Borsoni Paolo (AN)

2017
Poesia Fiorini Franco (FR)
Prosa Bonucci Maria Alessandra (LI)

2018

Poesia Capecchi Loriana Quarrata (PT)

Prosa Fiori Patrizia Piombino (LI)



LE COCCINELLE SUL FILO DI GRANO

 (1° Premio a Rosignano-Solvay, LI “Città di Rosignano”, giugno 2012)

(e Premio “IL Saggio-Città di Eboli”, luglio 2012)

 


Dietro ogni spiga del grano dorato

nascosta è una virgola di cielo.

Scorre sullo stelo,

il passo frettoloso

di estive coccinelle in fila indiana.

 

S’arrampicano e giungono su in cima

una dietro l’altra, ordinate.

Sorprese e incantate,

lo guardano, quel sole,

come lì giunto fosse solo allora,

 

nascosto, prima, dal bosco ombroso e fitto

di gambi lunghi e snelli.

 

Per nulla impensierite dal tragitto,

sotto le elitre preziose d’arte,

le alette tenerelle

ardon per la voglia di tuffarsi

là dove ancora dormono le stelle,

e avvicinar la fonte incandescente

nel fuoco azzurro, come uccelli in volo.

 

Fan come la chimera speranzosa

fa, salendo come fumo d’incenso

nel grande spazio della cattedrale:

sale fine colonna e sempre più

si spande e riempie il vuoto

e l’improfuma,

e va a lambire

i vetri colorati dove il sole

entra col raggio polveroso e pare

del ciel la grazia e la benedizione.

 

23 aprile 2012


nell'occasione caciucco x due a Livorno, 2012

albergo Livorno




Giovanni Fattori


per Mantova, Verona, Ferrara, Comacchio...
al Palazzo TE

Biblioteca Teresiana 


sul Mincio a Mantova

rane





alla Barcaccia a Comacchio – anguilla con polenta,  e risotto








pizza x uno a Nola, NA - Premio x "Cuppido ancora c'è"- maggio 2019 da Totò e Peppino
pranzo da Totò e Peppino a Nola 3 maggio 2019


premiazione Cologna Spiaggia a Roseto d. Abruzzi, 29 sett 2019

 

2° Premio  Castrum Cisternae, NA-ricevuto a casa, 2020




premiata a Eboli, 2014


"Miraggio d’un meriggio d’estate"

1° Premio , Collepasso, LE, 2010 

 

Pigro è il corpo

pigra è la mente

nell’ovattato silenzio del meriggio.

E l’occhio assonnato segue

ed insegue sogni disegnati in cielo

mutevoli e incantati.

Batte l’orologio tre colpi

e attacca la cicala la nenia antica, che,

sola, ha imparato chissà da quanto...e altro non sa.

E il tempo pare parcheggiato

tutt’intorno

e pur se l’orologio aggiunge un colpo

nulla di nulla cambia

e pure il sonno esita, mi prende...s’interrompe,

ché un passare d’uccelli lo distrae.

E guardo...continuo a guardare

un sogno che invento pigramente

a mano a mano:

il solo segno che ancora sono qui, ad aspettare...

Quando poi l’azzurro si tramuta

In un tenero rosa, poi rosso sullo sfondo

il tempo mette il timbro e passa il giorno.

E l’ingranaggio impietoso mi risucchia

e nel vortice suo incandescente

mi ritrovo a pulsare, costretto, e senza sogni.

 

Armando Bettozzi




Primo Premio Barcellona Pozzo di Gotto, 2018 - ricevuta a casa



2° Premio, Barletta, concorso Massimo D'Azeglio, 28mag2011 
1° Premio Barletta, vernacolo, 22,23 giugno 2013 + Trani






1° Premio "Se non dovessi andar per primo io" - 2012


         SE NON DOVESSI ANDAR PER PRIMO IO

 (a Lisa)

 

(1° Premio Barletta 2012 – 2° Premio Auletta-Salerno “Il Saggio-Auletta Terra Nostra”, genn. 2012)

 

Se non dovessi andar per primo io,

e fossi invece tu ad andare via

da sola, senza me, sarebbe ria

inver, la sorte mia, ed un rinvio,

 

una proroga, con forza al buon Dio

io urlerei, perché la vita mia

sarebbe una terribile agonia

per tutto il tempo che ancor fosse il mio.

 

Il fatto, Lisettina, è che t’ho amata

e t’amo, e anche solo immaginare

di non averti accanto, ove sei stata

 

dal primo incontro ad ora, mi fa male.

Forse è egoismo, ché non sto a pensare

al tuo soffrir per me…E allor m’assale

 

una vision ferale

che il cuor ferisce e toglie anche il respiro

e come inebetito sto…E sospiro…

 

3 luglio 2012

 





Mamma!

 1° Premio Barletta. 2016

‘Sto nome m’arisòna ne la mente

e m’arimbàrza nfra la bocca e er còre;

è dôrce che più dôrce nun c’è gnènte:

è er nome de la vita e de l’amore.

 

La sola che te vede e che te sente

sippuro stai lontano ore e ore

è mamma tua che, amorevormente

te tira su co gioia e co dolore.

 

Davanti all’occhi sui ‘gni fijo è bbèllo

e lei pe lui è pronta a dà la vita

fuss’ anche solamente un trovatello.

 

Finché pòi chiamà “mamma” è sempre festa,

ma puro quanno se ne sarà ìta…

quer nome ce l’avrai pe sempre in testa!

 

Mamma!

 

È il nome che mi suona nella mente

e mi rimbalza tra la bocca e il cuore;

è dolce che più dolce non c’è niente:

è il nome della vita e dell’amore.

 

La sola che ci vede e che ci sente,

seppur siamo distanti ore e ore,

è mamma nostra che amorevolmente

ci tira su con gioia e con dolore.

 

Agli occhi suoi qualsiasi figlio è bello

e lei per lui è pronta a dar la vita

foss’anche solamente un trovatello.

 

Finché puoi dire “Mamma !” è sempre festa,

ma pure quando lei sarà finita

quel nome ce l’avrai per sempre in testa.

 

Armando Bettozzi







altra locazione premiazione a Barletta












premiazione a Marino - 2013



premiazione concorso Città di Cologna Spiaggia, a a Roseto degli Abruzzi - 29 sett.2019





 


 

Spiaggia di sera a Roseto

 


Succhia e risputa l’onde salmastrine

l’umida sabbia solitaria e scura.

Nemmeno fa pensare alla calura

passata da ore, ormai…Merletti e trine

 

sembra diségnino l’ondine stese

in quell’andirivieni senza fine:

solo un attimo, e cedon quel confine

ad altre, con antico far cortese.

 

Stelle paiono specchiarsi a mare

lasciando sparsi luccichii qua e là

come ancorati, a galla, e la città

civettuola i neon getta, a colorare…

 

Intanto non ha spento mai quel canto:

più che altro cantilena strascicata

or lieve, ora più forte…Serenata

ad alma intrisa … d’un gioioso pianto.

 

  

Armando Bettozzi

30 settembre 2019





Gl’innamorati

 

Gl’innamorati son cosa speciale

da gli altri a volte invidiati e malvisti.

ché mai si senton soli e neanche tristi,

ché - più del loro amore  - niente! vale

 

Armando Bettozzi 




Simbiosi

 

 

Non ci sta più, il disegno sulla sabbia

che ti feci per divertirti un po’

e un po’ per dirti quanto mi eri bella.

Scendevano a guardare anche i gabbiani,

incuriositi dalla novità…

Gettavano uno sguardo le persone

rientrando, che il tramonto incominciava.

 

Volevo essere bravo con la pietra

a disegnarti, come fa un artista,

perché né il vento, e neanche il tempo, mai,

potessero annullarti.

 

Venne, però, l’alta marea, e il mare

ti si portò via….

E il giorno dopo, il sole

bruciava quella sabbia senza orme.

 

Per quanto può bruciare, però, il sole,

qui dentro non ci arriva. E non ti tocca

nemmeno il vento, e il tempo ha rinunciato…

che ormai non sa nemmeno più capire -

vedendo te e me –

se non sia io quando guarda te,

o viceversa, tu, se fissa me.

 

 

Armando Bettozzi

 

 

….  là, sulla spiaggia

di silicea roccia bionda a me venisti,

e ancor da me

non so partire il ricordo tuo …

l’amore mio per te.

 

a.b.




3° Premio a Villongo-Sarnico sul lago d'Iseo - e visita Bergamo - 17 giu 2011
per "Alzheimer"


sul Lago d'Iseo

Sàrnico,
a mezzanotte


Ti specchi in questo molle tuo cristallo
ove affondan le luci colorate
ora che il cielo è tutto quanto spento.

Strisce di bianco, d'arancione e giallo,
fettucce sembran tutte tintinnate…
Da cosa…? Se nemmen sospira, il vento?



















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PRIMO Premio Giardini Naxos, Taotmina 2014 - 

Premio Naxos, 26 ott. 2014 - 

1° Premio a Giardini-Naxos, Taormina, ME – Concorso Il Convivio - 2014

1° Premio a Patù, LE - Concorso Veretum -  2014

 

Er Contrappasso infernale

 

Passànno, un giorno, nfra l’indemognàti

co Berzebbù a infirzàlli côr forcone,

domànno: “Ma com’è…Quali peccati

 

se stà a scontà ‘sto mucchio in perdizzione

che se la va ridènno a crepa-pèlle

che pare alègro, senza ‘na raggione?”

 

Se smucchia, e parla un’anima de quelle:

“La pena nostra è de stà qui in eterno

a sganassàcce tutte le mascèlle

 

nfra li dolori e er fòco de l’inferno,

così che nun magnàmo e nun bevémo,

perché quanno stavamo su ar governo

 

(e già co questo ce lo sai chi sémo)

s’abbuffavàmo, tutti seri, seri,

e mmo’ ‘n magnàmo più, e però…ridémo.

 

Vedi anche li burògrati severi,

che in più de noi, se tìmbreno…co un chiodo

l’u’ ll’artro…Timbri…Come a ‘i ministeri…

 

Perciò, amico caro, annànn’ar sòdo

ridémo, ma…soffrìmo come matti!

Voréssimo tornà,  e ffà a un antro mòdo!

 

Ma ce lo sapevàmo…de ’sti pàtti!

E quer ch’è ffàtto…embeh…oramai è ffàtto!

E qua - le péne – ségueno li fatti.

 

No, come su, che ‘n paghi mai ‘r misfatto!”.


Armando Bettozzi 










con Nino Taranto (il giovane) in aereo x Sicilia fianco-a-fianco.Show personale per me.






i Giardini Bellini a Catania, sulla Via Etnea…lunga…lunga…lunga….

Non più nel suo originale splendore.












in un'altra occasione







Premio a Pergola, con giro Marche, Umbria: Gubbio...Urbino...e tanto altro...3° Premio "Beve pe dimenticà" - 2008 poesie sul vino



la statua che ha letto la mia poesia...
Urbino, salita troppo ripida. Lisa non è salita fin su alle statue di Donatello e altri...
data stampigliata non valida



a Gubbio









Premio a Cervara di Roma (sett.2010)

e ricordi di Cervara



Cervara…in paradiso

 


 Se n’annavàmo pe la Tibburtina

quann’a n tratto vedéssimo na roccia,

e su la roccia…com’a un bèr presepio.

“Annam’ a vède n po’ de che se tratta…”

E annàssimo, salènno e risalènno.

Sopra a le rocce c’èreno cresciuti

li muri, co le porte e le finestre,

li scalini - scorpìti proprio addosso -

e archetti tutt’un blocco co le case,

case scavate guasi nde la roccia,

co immèzzo tante scale a saliscénni,

come fettucce tutte sbrozzolose

de roccia…Roccia…roccia a sprofusione,

adatta solamente pe li muli,

che annàveno arancànno pe ‘r paese.

Se scivolava sopra a quela roccia

tant’era tanto lucida e allisciata.

Chisà da quanto tempo era pestata

da zoccoli de bestie e sòle e tacchi,

e piedi puro scarzi de la ggènte

che llì a Cervara cià trovato er mèjo...

ma er mejo! d’un paese de montagna.

Ce sta un muretto a un lato de na piazza,

piccoletta: un salotto, ‘ndo’ l’immenso

cell’hai davanti all’occhi, ar che te senti

che se’ arivato a stà su in paradiso,

e speciarmente quanno viè la sera

che er sole scénne, e che fa tutto rosa 

l’affresco che te gòdi da quassù.

 


 Armando Bettozzi - 29 Agosto 2010 








 

Un feragosto, a Cervara

(a Cervara di Roma, oltre mille metri, al confine con l’Abruzzo

con nottata sotto le stelle)

 

Pe tutto quant’er giorno t’abbruciava

er sole si nu stavi n po’ anniscòsto.

Ma pure sott’a un pino nu scherzava

quer gran callaccio pronto a ffàcce aròsto.

 

Ma quann’ormai Maurizzio boccheggiava,

trovàssimo na fonte llì sur posto,

ndo intinse er muso, tanto ce smagnava

de daje na smorzata ar feragosto.

 

Così arivò la sera e cammiò scena.

Quarcuno trasformò quer callo in fresco,

e er fresco, poi, in freddo, e dopocena

 

prennéssimo dar sacco na cuperta

pe ffà la notte ar modo zingaresco…

Ma a mme, e mo a llui, la schina era scuperta…

 

Tra campanacci e zzoccoli*, a bon’ora,

s’arzassimo che la vallata intera,

tutt’ovattata**, sonnecchiava ancora.

 

*passavano i boscaioli coi muli coi campanacci al collo

**tutta ricoperta da una nebbia fitta, fitta: scena da favola.

 

Armando Bettozzi

16 febbraio 2010 (ma il fatto è di svariati anni addietro…)




Cervara,
quanto per questa altura andare è duro.

Quanto per questa altura andare è duro
coi sassi incatramati sotto i piedi
o sulla roccia ch'è allo stato puro,

che nell'andar di quando in quando cedi
e resti a prender fiato per la via.
Ma poi ti spinge quel che andando vedi

girando il viso a valle, e la magia
di tanto incanto sembra sollevarti
e ancora sali e segui l'armonia

del monte che su in cima sta a guardarti
nel lento tuo andare faticoso,
e allunga, par, la mano per trainarti.

Così che alfine, stanco ma gioioso
stai dove delle capre era il paese,
e il tempo passa…statico ed ozioso.

Cervara, di salite e di discese
scenario, e di roccia che t'abbraccia;
di case sotto il solleone accese,

o fredde da tremar se il tempo ghiaccia,
vederti e amarti è per me un tutt'uno
e il mio stupore me lo leggi in faccia,

come anche puoi vederlo addosso a ognuno.

 

Armando Bettozzi



 

 La fonte della giovinezza

 (a Lisa)

 

  Quell’acqua di sorgente, su a Cervara

quel giorno che infocava l’aria il sole,

e case e mulattiere e scale e pietre,

e d’ombra non ce n’era neanche … l’ombra,

e che trovammo alfine, gira, gira,

davver doveva essere la fonte

che ognun sempre ha cercato, e noi trovato

tra mille massi e ripide fiancate.

 

È il tempo che via scorre a confermarlo,

e più, oggi, ci sto facendo caso

ch’è il giorno che sei nata, e aggiunge un anno

il calendario, che ci resta male.

Ché tutto è inutile: sei refrattaria

a quel suo continuo attaccarti, invano.

Ma oltre a quella Fonte di Cervara

è il tanto amor che hai dentro, Lisa cara.

 

  

Armando

31 ottobre 2021








Compleanno festeggiato alla Tragliata 









1° e 2° PREMIO a TERRASINI (PA).6 giugno 2009








Premio a Capranica 






il lago presso Capranica





Premio a Latina









1° PREMIO ROSIGNANO SOLVAY – LI – 15 giugno 2013

 

(nell’ALBO D’ORO) 













per un po' sono stati disseminati per le scale




Ma adesso sono le 9.00 - prendiamoci un buon caffè.

L'immagine in questa pagina è una foto scattata a Caserta - dove ero per un premio poesia con Lisa.
A un bar in Piazza Dante ho chiesto: "un caffè bòno". Il barman era di spalle e maneggiava alla macchina...finché pose sul bancone questa tazzina di caffè "buono" !   



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celebra l’amico Don Carlo Farrario, vice parroco della parrocchia S. Giuseppa al Trionfale (oggi Basilica), che ha anche offerto organista, cantante, e infiorata - 7 giugno 1969





 

      



La mia folgorazione                                    

           (a Lisa)  

                                                                                                                    5° Premio, Civitavecchia, 2008  

                                                                                                                     4° Premio, Falconara M., 2010

                                                                                                                    3° Premio, Grottammare, 2011

                                                                                                                                                                                   Premio Torre S. Susanna, BR, 2013

                   Merito a Torino, 17 febbraio 2018

                                    

 Ho visto donne ricche di bellezza

 dagli occhi senza luce e incantatori

dotate d’egoismo e di freddezza    

e inutili a se stesse e ai rubacuori.

 

C’è chi ne cerca il bacio e la carezza

con modi ricercati e adulatori                   

ma senza mai sentire d’una brezza

i freschi effetti; o i teneri colori

 

veder d’un’ alba che si specchia in mare.

Per me, un giorno, al par d’una visione

tu sei apparsa come a dissipare

 

quel torbido che m’anellava intorno

e é stata ed è la mia folgorazione

che mi ravviva giorno dopo giorno.

 

                     -------------------------------------------------                  

 

D’un tratto, all’improvviso, sei entrata

nel giro dei miei giorni, a dare vita

ad una storia bella incominciata

 in quel bel modo… senza via d’uscita.

           

Da allora, Lisa, io t’ho tanto amata,

seppure tante volte ti ho ferita.

Ma questa nostra storia si è salvata

benché possa sembrare un po’ sfiorita.

 

Sapessi il mio dolore nel vedere

quegli occhi che mi avevano turbato,

soffrire nel passar tra le bufere

 

     che contro il nostro amore van soffiando…

      Ma niente dal mio cuore han cancellato   

     e anche ora che ti scrivo, ti sto amando.

 


Armando  - 7 Giugno 2008

 



7 giugno 1969, San Giuseppe al Trionfale, Roma - officiante Don Carlo Ferrario
              
             
            

7 Giugno

dedicata a Lisa

 

Hai visto com’è bianca la neve?

Così era il velo

e la lunga veste.

L’accarezzava il vento

e la baciava il sole

che tra le nubi dissolte

apparve.

Giugno le pose

cento fiorellini bianchi

sui capelli neri,

e nero e bianco

eran sul suo viso

combinazione magica

di colori.

Sai com’è grande

il mare, e profondo?

Così era la gioia immensa

nello sguardo.

Gli occhi s’incontrarono

e un punto luminoso

crebbe vorticosamente

e fu più grande del cielo:

ci sentimmo smarriti

in una felicità infinita.

 

Armando

7 giugno 1969










alcune da: "A Lisa" 


Pensiero a Lisa

 

  

T’avrei cercata fin su e giù pei poli

Intorno all’equatore

Lungo meridiani e paralleli

Sul fondale dei mari

Per la via galassia

Tra gli alberi nei boschi

Tra i banchi dei mercati

In ogni vernissage e nei conventi

Nei palazzi o le favelas

Nei musei e nelle chiese

Tra i suoni e le parole

La notte e il giorno senza mai stancarmi…

 

Se non t’avessi un giorno all’improvviso

trovata e subito riconosciuta.

Come un micetto, perso e tenerello

t’ho presa in braccio e t’ho portata via.

 

Armando  - 2018

 

SERA D’INCANTO

il tenero soffio del vento

 

 (2° Premio a Spessa Po, PV, “Sant’Agostino Spessa”, ago.2011)

  (Menzione Giuria a Rorà, TO, “Myo-Sotis”, mar. 2012)

 (Premiata a Avellino, “Città di Avellino”, giu, 2012)

(finalista – in Antologia Aletti - Il Federiciano 2020 con ISBN - sett.2020)

 

Il tenero soffio del vento

è mano soave che passa e accarezza

i petali aperti a lusinghe amorose;

s’avanza leggiadro

e con sé ha il tepore d’un sole che scende

sul velo del mare,

o, anche - in un tempo -

laggiù, dietro il monte che s’ombra, in silenzio.

Solletica i fiori e i fili dell’erba,

e ogni foglia;

lambisce leggero, si ferma, riposa,

e riprende, e attraversa i capelli di lei,

che guarda lontano, sognando il suo sogno

più azzurro. La cinge - fruscia la veste -

confronta il profumo che sente, coi fiori,

ritorna a scherzare con lei, l’accarezza:

che sera d’incanto…che tenerezza!

 

 

Armando Bettozzi

 







Senza fine

 

 

Anche il cielo, da tanto azzurro e bello,

a un tratto butta acqua giù a dirotto.

E sulla sabbia scioglie il bel castello.

E il bello stare al sol, così, è interrotto.

 

Ma non per sempre…Il bello, poi, riprende,

ritorna il sole – sempre - o prima, o poi.

La vita ancor sorride, ancor risplende.

E tutto questo capita anche a noi.

 

L’amor – se è amore vero – sempre, dura.

Dei tuoi tot anni fatti appena oggi

la più gran parte danno la misura

di quanto amor nei nostri cuori alloggi.

 

D’ammende mie – di certo – c’è bisogno,

ché in mezzo a tante rose…tante spine…

Ma ancora solo tu sei il mio bel sogno,

da quando è incominciato. E è senza fine.

  

Armando - 2020


 

Luna di miele

(quel nostro piccolo viaggio di nozze)

il Capuano con Capua, S M.Capua Vetere…Capri…il Matese …


  Quel piccolo nostro viaggio di nozze….

Così…senza pretese…

Fatto di piccole cose importanti.

Altro che SUV…! la cinquecento blu

andava pel Matese

dopo un giro per Capri…fedele.

La funicolare…

La famosa piazzetta…troppo cara…

Eppure ci uscì un pranzo sopra il mare.

La luna era di miele,

comunque, ovunque…

Chè, sempre ci seguiva, quella luna.

Discreta, sì, ma a volte anche…indiscreta!

Dopo… l’insonne, sognante nottata

sorgeva per noi, il sole.

Per favorirci, poi se ne riandava…

lasciando intorno sinfonie di grilli

a far la serenata.

Ancora il giorno…e il panorama in fondo...

Tutto, contava…Tutto era prezioso.

E non costava niente,

pur se era nostro…tutto quanto il mondo.

Diadema era il sol tra i tuoi capelli,

e notte dopo notte

preziose gemme nostre eran le stelle.

 

 Armando - 7 Giugno 2015






ci sono: Lorena, Luigina, e gli amici del Gioberti e oltre, Giorgio Sopranzi e Massimo Felicioni

Eran in 500 giovani e forti…Oh, Pardon…Dicevo; in 500 a Capri, Matese…altro che jet to USA…! Peraltro ben visitati al momento giusto. La stessa 500 venuta a trovarmi a Caserta e a Visco (UD). Qui a Alba A.







foto su 'Ricordi in bianco e nero'

con zio Ciro Covarelli 



a San Giuseppe, un giorno per una visita con Lisa e Carla

mio scatto

 da internet

da internet

da internet

da ‘sei di bettona se’ – 19 marzo 2023

…………………………………………………………………………………………..

AUGURI A TUTTI I GIUSEPPE e derivati.

…………………………………………………………………………………………..

Peppe, Peppino, Peppina, Peppetto

di voi un ricordo ho dentro un cassetto,

con Giuseppina, Giuseppa e Peppona…

Tutti i Giuseppe che stanno a Bettona.

…………………………………………………………………………………………..

O che – almeno - ci stavano. In particolare, ricordo molto bene ‘l zi’ Peppe, come chiamavo, o chiamavamo ‘l babbo di Sandro Brizi; Giuseppe Montedoro; la Signora Giuseppina Balucani, dei telefoni; Peppe Marini del bar ex Trabalza, che per fortuna ancora c’è! Ho presente Peppetto, ma non lo distinguo bene; come è anche per Peppona. Ma questo nome in testa, davvero, mi suona.  Ricordo Peppe Bellucci, marito di Chiarina, padre di Maria, Tonina, Rita e due maschi (s.e.&o.);  so che c’è anche una Giuseppina Scardazza, ma non l’avevo conosciuta (la sorella di Anna mgl di Leonardo Pancalli); sempre sentito dire di una sòra Peppa maestra……Chissà quanti ce n’erano. Forse anche dei Pini, delle Pinucce…che però non credo di aver conosciuto.   

A san Giuseppe siamo molto affezionati sia perché è il protettore dei falegnami, e sia perché abbiamo studiato tutti e quattro presso le scuole San Giuseppe al Trionfale, allora parrocchia, dove mi sono sposato, e da qualche decennio divenuta Basilica San Giuseppe al Trionfale (quartiere Trionfal-Prati).

Nella foto la statua di San Giuseppe in uscita per la processione. Allora era un grande avvenimento, con bancarelle festose in lunghe file, con –  tra l’altro –  l’insidiosa profusione tentatrice dei rinomati bignè. E la banda serale che babbo mi portava a ascoltare. Allora si poteva uscire a tutte le ore, da soli, in compagnia, ancora ragazzetti o già cresciuti, sia maschi che femmine in tutta tranquillità. Non era ancora scoppiata…la criminalità diffusa esercitata da quasi bambini, in su, di varia provenienza.

Qualche bettonese ha abitato nelle vicinanze del complesso San Giuseppe che include scuole dalle elementari al liceo, cinema, albergo, importante oratorio (almeno, allora lo era), e ospedale. Ci stava anche zio Ciro Covarelli con Matilde e Virginia, nel loro palazzo di fronte all’entrata principale dei Musei Vaticani, a due passi dalla nostra abitazione, e stabilimento di falegnameria. Non lo sapevo. L’ho saputo da qualcuna che lo ha raccontato in una delle pagine di questo stesso sito ‘sei di bettona se’.  

Una piccola curiosità. Dato che allora facevamo i chierichetti, quando per San Giuseppe celebrarono una messa solenne in diretta tv, in molti ci videro, come ci raccontarono poi, quando eravamo a Bettona per le vacanze estive. Oggi, Giorgio conta ore e ore di fictions in tv. Anch’io ho avuto la mia avventura televisiva come ospite-commentatore-in-poesia…in varie serate.

A questo punto vorrei però raccontare qualcosa di ben più consistente.

In breve. Mamma era ospidalizzata. Noi eravamo tutti piccoli. Babbo non sapeva come fare…Un giorno si presentò al direttore Don Aristide Mainardi con uno di noi sulle spalle (a cavacecio), uno in braccio e i due più grandicelli attaccati ai pantaloni. Dovevamo essere iscritti a scuola nell’anno che iniziava, dopo il nostro trasferimento definitivo a Roma. Prese in carico anche Alberto che aveva solo cinque anni: in ‘primina’.

Era stato anche insegnante al mio corso. E mi permetteva di andare a strimpellare il pianoforte a uno dei piani. M’ insegnò le note…  

Quel bravo prete, mi capitò di incontrarlo anche quando ero alle superiori in un'altra scuola. Quando per una grave malattia fu ospedalizzato, in qualche modo riuscì a risalire al mio numero telefonico, e mi fece sapere…Avrebbe avuto piacere di incontrarmi. Era come commosso nel rammentare quel fatto di nostro padre con noi quattro quel giorno…Una scena che da allora gli rimase impressa per sempre, fino a quel momento. Uno degli ultimi.

Che il caro San Giuseppe, insieme a San Crispolto e a San Francesco

ci aiutino a salvare anima e corpo e a apparecchiare il desco.

 

Armando Bettozzi da Bettona – 19 marzo 2023



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

QUÀNNO C’ERA ER CORTILE

 

Ricordi romani in prosa e in poesia

 

 

 

 

di

 

 

 

 

Armando Bettozzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quànno c’era er cortile

 

 

 

Niné, vàmme ggiù ar forno…Dì a Mario che te dia du’ ciriole, tre fruste poco cotte, e quattro sfilatini cotti bbène…Un etto de conserva, e mezz’etto de parmiggiano grattato…Fàtte segnà tutto e dì che passa nonna…”...

 

Invece, quànno nonna stava sola, scennéva ggiù er cestino co lo spago, e llì affacciata, ner fà na chiacchierata co Nunziata…Innese…Rosetta…e tutte l’artre, chiedeva a quarchiduno: “Me dai na voce a Mario?”… Mario sortiva co su na recchia la solita matita – che gne cascava mai - e a naso in su diceva: “A bbèlla! Er solito?...”…“Sì, er solito, Mariu’…Famm’er piacere…”… E Mario provvedeva. Poràccia… Mo’s’attaccava a chi: ar supermercato, chisà ndove?!...

 

N’attimosfera, c’era, in quer cortile, che co le mano la piàvi e … potevi anche sciacquàttece la faccia.

Ce stava un’amicizzia…! Sippuro ammescolata a dicerie…a piccoli bisticci… Certo! Anche a pettegolezzi, e tanti! Perché no!...Ma era tutto più pe chiacchierà che ffà der male.

La matìna, vedevi a spalancàsse le finestre, pe ffà pià l’aria…Ma solo quer pochetto, si era freddo…Che ‘ntanto, n po’ deppiù, n po’ de meno…Tante vòrte – che ‘r riscallàmento n c’era – c’era la brace in d’una bagnarola.

 

Li regazzini giocàveno a pallone…Le regazzine, a “campana”: “Sarà?...A!...”…Spesso e volentieri quarcuno se sdrucinava n po’ er ginocchio ner tuffasse a parà…o perché cascava ner côre…o propio pe via de na scianchetta … Quarche vòrta s’annava a casa anche co n bozzo, un livido…si pe caso ce scappava na litigata. Ma – sarà pe la poca…civirtà de allora - nisuno denunciava … querelava…Mamme e babbi si ‘r fijo s’ammaccava, o si era ammaccato…je dàveno er lisciaebbùsse d’aggiunta! Àrtro che…!...Che …incivirtà!... Nun ce se crede…

 

Mica era come mo’…che s’arivòrteno come le serpi pistate…No scappellòtto…un manrovescio…A secônna de la gravità, o anche solo n’occhitàccia abbastàveno…O anche un càrcio in culo! si ce stava… Ma era solo quer minuto…e poi passava…   

Ammo’… prova a toccàlli!... Che … l’impiccion-de-turno, nu avénno un bèr c….da fà, fa er nummero, e t’aritrovi a ddà nome...cognome…indirizzo…E puro peggio.

 

Quanto se giocava!  N po’ de sordatini...n po’ de breccia…du’ palline de vetro…un mazzetto de figurine…du coperchietti de bocce de bìra o de chinotto…era tutto quelo che serviva…Ma a ddì er vero nun èreno nemmanco quel’aggeggi … Era er poco che c’era, in generale … ben ammischiato a tanta fantasia, ben allenata e tanto bbène usata, che c’era ne le teste…Che mo’ je s’è a chi più, a chi meno – atrofizzata. Ma … nu è n peccato ?!...  

 

Le sere d’estate, che le finestre rimanéveno belle spalancate anche de notte, arivàveno le voci…le canzoni…

C’era er festival de Sa’remo…Lascia o raddoppia…Paul Anka co “Ogni giorno”… Peppino co “Voce ‘e notte” e Claudio Villa… Uno che abbitava a la scala…nu me ricordo quale, rientrànno, la sera, je faceva er verso…E ce sapeva fà… Eh, ssì!...Na vòrta se cantava…se fischiettava, così, pe strada…A ffàllo mo’… parémo d’èsse scemi…E nun se fa. Embeh!…Er progresso le cura, certe stranezze…Oggiggiorno sò assai più mèjo le ne-fan-nez-ze! Àrtro che càvoli! L’anello ar naso,…la pèlle ch’è un museo d’arte moderna (che ntanto fa schifo quella e fa schifo questa, avòja a ddì…), se fanno le canne, le spippettate d’erba, le pasticchette varie, le sniffate, le siringate…Trovéno la ròbba fòri scòla!...Come minimo ce se rincojonìscheno…ma poi ce s’ammàleno, ce mòreno! Sò n pericolo ar volante…Inzomma, sò un danno pe ssé e pell’artri!...Padri e madri n sanno che ffà…n sanno reaggì…o fanno propio li finti tonti…L’otorità j’è stata levata…L’otorità pubbrica se gira da n’artra parte…Se scòrneno in parlamento pe libberalizzà gni cosa, e infino pe ffà l’erba fatta in casa! Embeh…Sò così tanto ‘ncatenati, sti regàzzi (ma puro queli n po’ o assi più grànni…), che - porèlli - tutto questo je serve, ché è vi-ta-le!...Puro er televisore inzegna, ché sinnò come fai a ffàlli cresce bbène, mo’ sti fiji nostri a n certo modo!…Ner modo – cioè – che je piace a certi…che je divènteno più mèjo adattàbbili a un certo modo …  Me questo mo’ è n discorzo che…annerébbe n po’ troppo pe le lunghe…De certo nun è ròbba da cortile.       

 

Volevi sortì da casa…allontanàtte n po’?...Embeh…Nisun probblèma…Te facevi quei du’ passi e t’aritrovavi ner cortile…Ma come…Dicevi che sortivi dar cortile…!....Sì…Sortivi da “quer” cortile tuo de casa…e ‘mbucavi nder cortile parocchiàle…Pare che n cammiàsse gnènte, ma …cammiàva…e come!....Llì c’era propio er campo de pallone! Co le porte!!..E mica na sacca qua, e una llà…E poi, c’èreno tanti àrtri amici…C’era Luiggino co li bruscolini, le fusàje, le rigulizzie,…li stick ar limone, a la fragola…E …nzomma, stavi vicino, ma…pareva n sacco lontano!...

 

E mo’, a penzàcce, pare strano, ma…n te serviva àrtro deppiù!...Quann’era ora ritornavi a casa tutto contento e soddisfatto! Finivi li compiti…N po’ de sana televisione, co tu’ padre e tu’ madre – (ch’èreno sempre li stessi…) - e ‘r giorno dopo, a scòla…si nu era festa.

 

Mo’, porèlli, li vedi che nun sanno mai che ffà…Più de le vòrte sò scontenti…’ncavolati…Pàsseno er giorno intero a stuzzicà PC e telefonini…Pàrleno côr dito!!...S’appassiòneno a certa tv demente…Vann’appresso a personaggi monnézza…È così…E certo che no tutti! E ce mancherebbe àrtro! Ma, però, sò tanti…Eh, ssì…Ciaivòja a ddì...Sò pe davéro tanti…Li vedi: imbambolati…senza idee…senza fantasia… Sò bravi solo a usà li marchingegni de mo’ … Nun sanno più giocà, e nemmanco lègge na poesia!...A proposito: èccone una ch’ho scritto io, propio sur cortile.

 

Er cestino de la spesa

(scenette da cortili de na vòrta)

 

 

Dar sesto piano pe drent’ar cortile

calava er cesto giù la Sòra Adele.

Faceva da llassù:

“A Sòr Arfrè, ve pòssin’ acciaccà,

ve séte riscordàto la conserva!

E mmo io come faccio a ffaje er sugo…

E chi lo sente…!...N’antra vòrta ar bùro!…

Séte pèggio de me…

Ve state a rimbambìvve, eh, Sòr Arfrè?!

Mannàteme de corsa a Romoletto,

sinnò n ve pago er conto, ché Gaetano

nu scuce si lo tratto a pasta in bianco!”.

 

“A Sòr Arfrè…- s’affaccia Nunziatina -

a mme fàteme avé du’ ètti bbòni

de parmiggiano bbòno grattuggiato,

che ieri pe nu’ avèccelo in cucina,

sapete er mi’ Righetto che m’ha ffatto?

Me s’è…ffatta tre vòrte…ma co sdegno!

quer verme solitario,

e pe dispetto, poi, ha diggiunato…”.

 

“Ah!...mbeh!...Magara a mme, Sòr’ Annunzià…

me se facesse a mme, Renato mio…!

Io gne darebbe gnènte parmiggiano,

ma nnò pe un giorno…fàmo…un anno intero!”,

se immischia quella der secônno piano.

 

Ar che, s’affaccia, tutta sdrucinata,

Francesca, la pettégola der terzo,

e inizzia a ddì, così, guasi cantànno:

“Marì! nun te st’a crede…

Er parmiggiano e puro er pecorino,

Renato va a cercàsselo llì indove

ce trova insieme puro er…<pangrattato>…

E chi la vò capì…!”.

 

“Aoh! Ma che sta’ a ddì…brutta zozzona!

Impicciate de le cornaccia tua!

Che tu’ marito…ah! boccàccia mia!...”.

“Ma che vòi dì…e dillo, a sta bruttona!!

de certo no co tte…

che mi’ marito vò la ròbba bbòna…!”.

 

Ormai tutt’er cortile s’è affacciato:

da na finestra a n’artra, quer vociame

se ingrossa…e è tutto un urlo generale…

Che àrtro che li matti ar manicomio!

 

Se métteno a tiràsse anche le còse,

e Adele che se trova pe le mano

quela conserva tanto reclamata,

che j’ha portato intanto er cascherino,

la pìa e je la tira a una in testa

approfittànno de la situazzione

pe castigàlla de na certa cosa…

 

Così, puro quer giorno, a su’marito

je porta er piatto…in bianco.

Ma llei sta vòrta nun ce se la pìa

e speranzosa inizzia un po’ a sognà…

“Embeh…hai visto mai!

Me se dovesse…fà… come fa quello!”...

                                                   

Beh…così, magari, pò èsse esaggeràto..sibbè sippuro raramente assai, poteva anche succède. Ma era umanità...Droghe a gni angolo e televisione monnezza nun c’èreno. Come puro n c’èreno certi sfasciamenti … dementi, de menti…

 

 

“Cortile!, viè da “corte”…A proposito, ma…la corte se pò ffà ancora, oppuramente puro quella mo’ è tabbù…Droga, sì…Corte, no..Embeh…E n ce sta mica tanto da sta allegri!...

 

Eh!...Caro vecchio cortile…De casa, de paròcchia, quer che sia, mo’ nu’ è pe stà a rimpiàgne, ma 

da queli cancelli tui sémo sortiti in tanti, regazzini, o giovinòtti, e l’effetto è quel’effetto che sapevi dà, che ancora c’è che sémo grànni. L’aria vostra incurcava li principi bbòni…Mo’ n ce state più, ed ècco qua er perché se stànno tutti a ffàsse…sprincipiati! Era mèjo prima?...È mèjo mo’?...Come disse quello: “Chi vivrà, vedrà…e ce lo saprà dì”…quànno noàntri n ce staremo più…Ma prima de quer momento…embeh!...lo vòjo dì (sperànno che se pòssa ancora…): pe mme, p’er modo d’èsse ricchi drento – sippuramente no ne la saccoccia - era assai mèjo prima. Ma nno! pe disdegnàllo, er nòvo co li marchingegni e nòve idee…Ma pe l’esaggeràta esaggerazzione, e er modo prepotente che ce se vòle impone: a spinte…a spallate…senza tregua…impaurènno…senza manco dàcce er tempo  er modo de penzà... 

 

 Armando Bettozzi

 



erimonia 30°Anniv. Orologio Oro, B.I. con l’On. Antonio Fazio


a uno dei ricevimenti…qui, Villa Miani 









battesimo Andrea a San Pietro – don Iorio - settembre ‘73

dic '73




     

                                      
















8 maggio 1983 – Parrocchia S. Gregorio Magno




terrazzamento via dei Barbo


a Portofino (luglio ’82)  dopo festival Enogastronomico a San Miniato, con Eros e la mia “Amore non c’è fretta” (arrangiata dal M.o Vincenzo Di Costanzo, zio di Lisa).


Banchettata favolosa in Convento, e ‘razzia’ permessa dai frati, di tutte le bottiglie di vino intonse. Poi, giri in Liguria (a Porto Marghera, o Viareggio o Rapallo…seguito partita di Italia Campiona contro la Germania) verso la Francia…





Città della Domenica a Perugia

con Alessandro, Roby e Fabio




Sardegna, agosto86 -Salina Manna di Capo Comino, Siniscola 

Romazzino ‘86







al salone delle feste ai Barbo


È Carnovale, gente!

 

 È Carnovale, gènte! E perciò abbasta

a stà côr muso lungo, triste e grìggio,

che pare che venìmo da un litìggio.

Prennémo un’espressione più ‘xntusiasta,

perché così s’addice a sta gran festa

ch’è ffàtta pe cantà, magnà e ballà,

e bbéve tutti assieme pe scordà

l’affanni che ciavémo pe la testa.

Ammascheràmo er viso d’alegrìa,

che ognuno facci quelo che cià in còre;

facémoce pijà dar bonumore

che qui la vita côre e scappa via!

Fermàmola! Pe un giorno…due…tre…

facènno le stranezze e le frescacce,

che intanto chiunque stia llì a governàcce

gni giorno ne fa più de me e de te!

Tiràmo li coriànnoli pell’aria,

sonàmo le trombette a sprofusione

ed intonàmo assieme na canzone,

e passerà perfino quarsìa caria.

Scordàmose l’amori lagrimosi,

la crisi co la disoccupazzione,

le tasche vòte, e quela sconfusione

che c’è nfra li partiti indecorosi

dicènno ste parole de maggìa:

“O Carnovale, Carnovale bbèllo,

spalàncace er portone ar tu’ castello,

ma làssa fòra ogn’ideologgìa!”

 

Armando Bettozzi
















Le 5 foto qui sopra raccontano questa

 STORIELLA SCIOCCARELLA

 (a via dei Barbo, cogli amici di via de’ Gonzaga)

 

 È STATO AVVISTATO UN PEONE

MENTRE – ESSENDO UN GRAN BEONE _

SGRAFFIGNAVA UN FIASCO DEI CASTELLI

AL TEMPO QUANDO I TEMPI ERAN PIÙ BELLI

 

SE LA VOLEVA SVIGNARE, IL FURBACCHIOTTO,

MA L’HA ACCIUFFATO IL SOLERTE POLIZIOTTO.

 

POI - PERÒ - È FINITA A TARALLUCCI E VINO

QUAND’ È ARRIVATO QUEL MATTO DEL COVINO,

PERCHE’ HA FATTO SALTAR TUTTO! LO SCIENZIATO…! -.

E IL POLIZIOTTO – SGOMENTO – S’ È UBRIACATO.

 

a.b. girato tutto con mail 24ago2023















"Zivago" è il nostro film


Ho visto Lisa

 

Nel bianco grande spazio dei desii

scivola come treno nella steppa

un sognar che alla meta punta dritto

senza mai intramezzar fermate alterne.

 

In questo andar  mio senza - in apparenza

scosse – calmo e irrequieto vo viaggiando

nel rimbombo d’incompiuto silenzio.

Soltanto ombre scorgo tra le nebbie.

 

Senza sobbalzi sulla via di ghiaccio

andiam bucando il gelido tragitto

finché s’accende lieve un primo raggio.

Preavviso a quel che poi s’infuocherà…

 

Più oltre è un gran fiorire di ciliegi.

Vermiglie rose fanno da tappeto,

e guidan dove un’ombra è messa a fuoco.

Un sussulto…C’è Lisa, lì, che aspetta…

 

Per lei ho scritto intanto una poesia…

Co’ una rosa, tremante, gliela porgo.

Per me i capelli neri ha già disciolto…

E poi…la primavera fa da alcova…


Armando Bettozzi






Porto San Paolo 
Iglesias


Linz (giro Austria-Germania, 1985)
















coi cugini Luci

Terrazzo di Alessandro, Valeria ritornata dal Texas

coi cugini Bettozzi






È  nata  Gaia

 

Su,  ar  barcone,  e  ar  portone  e  pe  le  scale

ce  stanno  dei  gran  fiocchi  tutti  rosa

pe  dì  che  una  pupetta  favolosa

è  entrata  ne  la  vita  cognugale

 

de  Alessia  e  de  Maurizio,  che,  è  fatale,

sò, adesso,  lei,  la  mamma  più  amorosa,

e  lui  ‘r  papà  pe  cui  nun  ce  sta  cosa

più  mejo,  ner  festivo  e  ner  feriale,

 

che  stasse  a  spupazzà  cò  Gaia  sua.

E  se  la  tiene  in  braccio e  se  la  culla,

e  ha  già  imparato  quanno  cià  la  bua.

 

E  Alessia  nu  je  trova  ‘na  magagna ;

la  pia,  la  strigne  e  guasi  se  la  frulla

come  a  un  bon  frutto  dorce  che  se  magna.

 

 

zio Armando

5 Novembre 2006

 


data stampigliata non valida


i cugini Luci










la Diana gialla dei cento viaggi, la prima dopo la ‘500’ usata di Lisa, che arrivò fino a Visco di Palmanova con quattro a bordo (fuse sul ponte per Venezia). Fu riparata. Poi fuse – con fiamme - ancora in altra occasione a pochi km da Alba Adriatica. Ma arrivammo a destinazione. Lì, comprammo la Regata..Qui, andavamo a Alba con la sora Rosa e Andrea piccolo. La neve ci bloccò. I carabinieri di una vicina stazione risolsero la situazione. Novembre ‘73

Venezia '85


Monaco ‘85








Lisetta e io

 

 Io m’arzo la matina

e subbito in cucina

vò a ffà quer bòn caffè

che pijo assieme a tte..

Poi spiccio…Me riggiro…

Me metto tutto in tiro,

Me faccio tutto bbèllo.

(lo sai che ssò n fringuello!)...

E poi, quann’è r momento

che sto  cento-pe-ccento,

vò ggiù, nforco er du’ rote

fischietto n po’ de note,

e me ne vò girànno

finché me va, che è quànno …

…Nu lo so mai, quann’ è…

Mbeh…è quànno penso a tte

ch’hai preparato er pranzo

Arìvo e fò n po’ er ganzo…

Ma tu puntànn’er dito:

“Sta’ llì, e bonappetito!”.

Me fai, n po’ dittatora.

Perché – me dichi : “Era ora!!...”

Ma poi, lo sai! che ffò:

sto a coccolàtte n po’.

 

Vedémo na quarcosa

sia buffa, o sia seriosa

ar nostro tivvù bbèllo

che da anni è sempre quello

perché funziona bbène,

ce piace e n ce dà pene.

 

Poi…viè che ‘lei’ m’aspetta

Ma lei lo sa, e l’accetta

che me la strigno ar petto:

è fisa! E no organetto…

È fidardense pura,

tastiera bianca e scura

pe er resto è tutta nera

 co ‘i luccichini a sfera…

Me fò na strimpellata

e passa la giornata…

 

Però, detta così,

è propio un diminuì

le tante e tante cose

leggere o faticose

che giorno dopo giorno

de prima o de contorno

fa lei e faccio io

(lei più! davanti a dio!)

assieme fàmo, o assoli,

finché er sudore coli…

Ma puro si è così

se stàmo a divertì…

Pe nnoi ‘i scansafatiche…

sur letto, ma … de ortiche!

 

Me sò dimenticato …

L’ aggiungo de filato:

li versi ch’ho da scrive.

Ch’è ‘r modo mio de vive.

 

Lei,’nvece, ner fratanto,

siccome ch’è no schianto

ner raggionà e risòrve,

gni pena se l’assorbe

de chi je chiede aiuto.

Chi se diceva  … astuto,

co llei s’ha da ricrede,

ché raggionanno, vede

quer che co quer ciarvello …

nemmanco ar quinto appello…!

 

Già…è vero. Sì, pur’io

sistemo a modo mio

co quelo che je scrivo

chi tanto vò ffà er divo…

Che se vò impone e ffòrza…

Ma è solo tutta scorza,

ché drento nun cià gnènte

si no fà er prepotente.

 

Se fàmo l’enimmistica

de quela più sofistica

pe stà n po’ più vicni:

già!! … com’ a du’ micini…

 

Così, Lisetta e io,

annàmo pe na strada

corètta…ovunque vada,

finché lo vorà iddio.   

                                                             

   Armando – 25 luglio 2021





 

Il fagottello di Lisa

 

 

Sognando, Lisa prese il fagottello

da tempo preparato assai con cura:

tre pacchi d’avventura,

tre di speranza, e via…! ogni gioiello.

 

Ché nel far-west non se n’avea bisogno.

Nel bastimento non ci stava posto,

volea però a ogni costo

partire prima che svanisse il sogno.

 

Dal cielo – giù - stava a guardar curiosa

la bianca nuvola dei desideri.

“Se il sogno vuoi che avveri –

su! salta! Anch’io! sono avventurosa”

 

Partirono, così, attraverso il cielo

col cuore a far da esperto propulsore…

E dopo tante ore

scese al suo Ranch, Lisetta: il suo anelo!

 

Per giorni, ok!...Poi diventò pensosa.

Tutto era bello, sì, però mancava

quel che – anche – ognor sognava:

trovare un grande amore, e farsi sposa.

 

Tornò, Lisetta, col suo fagottello

con quel che c’era, e quel che – più! – voleva,

e in fondo al cuor teneva.

E a me l’ha dato. Il più grande. Il più bello.

 

 

Armando Bettozzi – 7 giugno 2022


Villa Miani, matrimonio Isabella-Alberto















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A proposito del Trionfale...Un ricordo di Franco Rosi (all'anagrafe Emilio De Rosa, per gli amici EROS. Mi viene di postarlo qui, visto che anche lui era del Trionfale dove nacque la nostra amicizia



FRANCO ROSI

(Emilio Eros De Rosa + 17 febbraio 2019)

Ciao, Eros! Un piccolo semplice ricordo di quel gran bel periodo della nostra vita

da ragazzi pieni di sole e di sogni, per le vie di Roma…Piccolo ricordo di una grande e bella amicizia.

Fino a uno degl’incontri da grandi…con la mia Lisa, e con la tua Carmen…

  

<il coro degli angeli

 ci fa sognare ancora

Io vorrei…io vorrei

che questo sogno fosse realtà…>

 

da “Come sinfonia” di Pino Donaggio

 

“...dai, prendi la fisarmonica, Arma’!

che “alle Grazie” stanno a fare un teatrino…

Si va a piedi, che tanto sta vicino…

È incominciato da un bel pezzo, già…”

 

“Ecco!...Prendo lo spartito, ché senza

suono male…Ma, dì…tu sei sicuro

che ci faranno fare?...” “Ti giuro,

Arma’… che avremo una grande accoglienza…”

 

E infatti… “…ed ecco a voi, fuori programma,

il duo con Armando e Franco Rosi…”…

Van suono e canto…e applausi calorosi,

ché <Come sinfonia> i cuori infiamma!

 

Caro Eros, fu il tuo primo gran successo…

Seguiron tanta radio e assai tivvù…

T’han detto “Le Mille Voci”…E lassù,

                                tra gli angeli e i santi, continui, adesso…                              


Armando Bettozzi - 17 febbraio 201




  con la sua Carmen (Carmen Chiaro, artista, imitatrice anche lei). Uno degli impegni più importanti di Eros è stato: "Le Mille Voci di Franco Rosi" a  'Gran Varietà', svariate puntate domenicali dalla Rai diTorino. Il più popolare: il personaggio del TeleGattone, con l'altrettanto popolare canzoncina.
   
                                                                con la mia Elisabetta

Un giorno capitammo a Bettona, dove Eros offerse a bettonesi e villeggianti un suo show...rimasto  indimenticato! 



da youyube

Amico in quello stesso periodo, anche affiatatissimo con Eros, era Giorgio Guidi cantante/cantautore (più tardi prenderà il nome d'arte Patrizio Sandrelli - Festival di Sanremo...successo...).

Era il tempo dei "complessini"...Tantissimi ragazzi suonavano la chitarra...Io  suonavo la fisarmonica....
Qualcuno mi chiedeva di scrivergli parole per qualche canzone.

Giorgio Guidi cantava in tutti i night-club di Roma, in Via Veneto...In alcuni  sono stato anch'io...Il primo spettacolo che mise su fu "Il piccolo Studio Uno" al Teatro dei Servi. C'era anche Fiammetta,
che diventerà cantante di successo. Cantai anch'io.

da digilander.libero.it/

PATRIZIO SANDRELLI 

Interprete pop nei suoi brani intimistici un certo eclettismo. Una qualche forma di sperimentazione si fondono in modo alquanto efficace. Il risultato? Un pugno di brani, scritti nella seconda metà degli anni ’70 alcuni di buon successo – “Rosa” e “Fratello in amore” (13° e 15° posto nella hit parade dei 45 giri più venduti del 1975. – altri – “A letto senza cena”, “Piccola donna addio” (con cui partecipò al Festival  di Sanremo) del 1976, “Lisa” del 1978 – di minore fortuna. Patrizio Sandrelli merita di essere ricordato soprattutto per “Rosa” in cui sperimenta il refrain a due voci, con canto e controcanto, portatori di due stati diversi di coscienza, quasi sdoppiamento tra sentimento e ragione. In “Fratello in amore”, celebra la memoria di Alessandro Momo, attore di giovane speranza co-protagonista di “Malizia” e “Profumo di donna”, scomparso proprio quell’anno in un incidente stradale. Da ricordare anche “Piccolo fiore nero” che a suo modo si può inserire nel filone sensual-morboso tipico dell’epoca così come anche “A letto senza cena”.      


Eros (Franco Rosi) venne a prenderci per andare al 40° compleanno della sorella, a Monte san Angelo. Si presentò con nostra grande sorpresa – lui era già a Milano da tempo – e disse dal citofono: ”Arma’, prendi la fisarmonica”…”Non la suono da troppo tempo – risposi – ultimamente suono di più la tastiera che la fisa”. E lui: “ E allora porta giù la tastiera”. E siamo partiti col taxi col quale era rimasto ad attenderci sotto casa. Fu una bellissima serata. 


con Carmen Chiaro, moglie di Eros, anche lei cantante-imitatrice



La fisarmonica mi ha dato anche modo di fare amicizia, oltre che con la cantante Fiammetta (popolare in quei giorni), con Vasso Ovale per un periodo nella mia stessa caserma -  la cui “Pietà” è stata a lungo un popolarissimo successo.  



il Gioberti e il 4° Genova Cavalleria


a una festa studentesca al Teatro Brancaccio –sul palco a furor di fans – canto “Non arrossire” – un discreto successo 


Giorgio Sopranzi & Pina Nozze d'Oro, 26 ottobre 2019






Charly e i triestini, osteria Via Giovanni Bettolo

con Livio Lorenzon popolarissimo attore di cappa&spada nei 50-60' (seduto in fondo fila a dx)

"E la galìna con do' teste / mi la go vista svolazzàr sora i còli de Trieste / l'alabàrda sventolar. Qua se magna, qua se bevi / qua se vivi in abondanza, le lugànighe no manca / e viva l'A. e po' bon! E viva l'A. e po' bon, / xe questo 'l motto triestin! Che la vadi ben, che la vadi mal, / sempre alegri e mai passiòn! Viva l'A. e po' bon!"
al Teatro Vanvitelli di Caserta - "'O surdato nnammurato"
C'era anche Lisa con Lello.

1963
con Lisa
con Lello

Venuti con la 500 di Lisa. Con la quale salirono – poi – nientedimeno che a Visco di Palmanova!



Sfilata alla Base di Aviano (ero come Capocarro) 







La fisarmonica   (un amore trascurato)


Amo la musica, e chi mi conosce lo sa. Ci sono cresciuto col sogno di suonare, comporre…La mia prima piccola fisarmonica la ebbi a sei anni, e ci facevo uscire qualche melodia, così, di primo acchito, incuriosendo chi mi ascoltava. Niente di particolare, per carità! Niente piccolo genio, ma un buon orecchio, come milioni di altri.
Quante volte ho sognato di suonare il piano, senza la tastiera sotto le dita, che altro che "Il Pianista sull'Oceano" !
Mio padre mi portava ad ascoltare la banda che suonava dopo cena in uno spiazzo presso la parrocchia San Giuseppe al Trionfale, o alle Grazie, col Maestro dai capelli bianchi e lunghi, come usa. Restavo incantato ad ascoltare, e le melodie mi circolavano dentro insieme al sangue nelle vene per tutto il corpo, e non mi stancavo di stare un paio d'ore in piedi di fronte ai suonatori, per me gente speciale e fortunata, da invidiare, da emulare. Appena possibile, durante una pausa, o anche durante la performance, a qualche strumentista in attesa di entrare nella parte, chiedevo notizie sullo strumento, sul suo nome, etc. Mi commuovevo, piangevo con gli strumenti e con essi mi esaltavo e gioivo, a seconda delle partiture. Anche mio padre aveva suonato da ragazzo in una banda, suonava il bombardino. Un mio zio si arrangiava col mandolino, un altro aveva suonato il clarinetto. Insomma mi sentivo continuatore di una tradizione di famiglia. Per me trovarmi di fronte a una tastiera di piano, di fisarmonica…era un immediato piacere e dovevo per forza almeno toccare quei tasti bianchi e neri.
Quando c'erano le processioni alle feste di paese, o di quartiere - a Roma - lo spettacolo più bello era assicurato, altro che "Il grande fratello" ! e appena sentivo da lontano il sopraggiungere della banda che avvertiva della processione, o durante lo snodarsi della processione stessa, per me era il meglio che la vita stessa potesse offrire. E accorrevo e seguivo, proprio come accadeva nella favola del pifferaio magico. Solo che nel mio caso, la musica portava nel mondo dei sogni e no in un burrone a fare la fine dei sorci.

La fisarmonichetta era cresciuta, ed era diventata una ottanta bassi con quattro registri al canto, in occasione del mio diploma di terza media. Sembra niente, oggi, ma mio padre l'aveva comprata con lo sapeva ben lui quanti sacrifici ! a rate, da Bagnini a Piazza di Spagna. Se ne era accorto perfino il negoziante, col quale mio padre si confidava, e quello me lo disse, quando una prima volta capitò che dovetti andare a pagarla io la rata di quel mese. Non andava mica in macchina, ci andava a piedi, con l'autobus, mio padre, appositamente dalla zona di San Pietro, dove abitavamo. Fanno ancora questo, oggi, i padri ? O pensano solo a divorziare e a stare bene loro, egoisticamente, e molto spesso anche le madri, altrettanto.
Don Carlo e Don Germano mi avevano insegnato la posizione delle note sulle righe e negli spazi, e la loro durata, tutto lì…E così incominciai a suonare anche con la musica davanti, oltre che a continuare a farlo ad orecchio. Certo, con lo spartito era un'altra cosa, non fosse altro che per gli accordi giusti da piazzare che sono quelli che se non ci sono nessun pezzo viene così bello e armonioso e col vestito buono. Il giorno, invece di andare a giocare a pallone, andavo nello studio del direttore della scuola, Don Aristide, che mi faceva strimpellare il suo piano. E poi a volte ci si metteva lui stesso a suonare con lo spartito sul leggio e io pensavo a quando sarei diventato così bravo. Intanto suonavo, suonavo, ma non studiavo mai la musica, la tecnica. Mi piaceva solo far uscire i suoni sempre più in maniera completa e belli da sentire. Le uniche lezioni di solfeggio, le ebbi proprio quell'anno della fisarmonica da ottanta bassi, da un mio cugino, Marcello, di Perugia, quando andavamo a Bettona per le vacanze estive. Lui era Maestro di musica e l'insegnava in una scuola e in privato. Faceva anche concerti. Un'estate dei 60 ebbe una sua canzone alla Hit Parade per un po'di tempo. Gli fruttò la vespa e una casa (era “Solo due righe” cantata da Peppino di Capri).

Quell'anno avevo scritto la mia prima canzone, parole e musica (armonizzata da Marcello), un motivetto che il giorno dopo che me la suonò il complessino del ballo all'aperto, lì a Bettona, era fischiettata per strada da ragazzetti e qualche adulto. Diversi anni dopo, una mia canzone, parole e musica, ha fatto parte del Primo Festival Enogastronomico di San Miniato. Seguì una cena da fiaba nel convento antico dei frati, coi piatti preparati dai vari cuochi e ristoratori concorrenti, compresi tegami di gamberoni che ancora me li sogno. E poi tanto Chianti (a proposito, le canzoni avevano per tema il Chianti: a me era capitato di scrivere quella per il Chianti Classico), che ne riempimmo il portabagagli della nostra Diana.

Compravo gli spartiti delle nuove canzoni o anche di quelle di tempo addietro, e tanti me li regalava Giorgio, un amico che con la musica ci campava proprio, già allora, ancora ragazzo. Più tardi divenne Patrizio Sandrelli, con discreto successo. Lui suonava per davvero, anzi, cantava e aveva un suo complesso con tanto di buste paga per i suoi componenti. Night club, tournée, si dava molto da fare, anche all'estero ! Già ! Mi capitava di stare sempre con ragazzi che suonavano. Allora andavano di moda i complessini e così molti ragazzi suonavano, specie chitarra e basso elettrici, nonché la rumorosa batteria. Rumorosa, ma essenziale ! E poi era rumorosa a seconda dei pezzi, non sempre. Certo, con il rock bisognava dargli giù…ma le chitarre non erano da meno. Ma io preferivo i lenti, le canzoni melodiche, le terzinate…
Giorgio seppe anche mettere su uno spettacolo musicale sulla falsa riga di "Studio Uno" della TV, in un normale teatro dove facevano spettacoli i nomi importanti di allora, con tutti noi ragazzi cantanti e suonatori, e mi ci trovai infilato, senza quasi accorgermene, anche io. Il bello è che cantai. Non male. Anche se dovettero prolungare l'introduzione perché mi decidessi, nel frattempo, ad <entrare>. Da allora vennero fuori diverse occasioni per suonare la mia 80 bassi in qualche complessino di noi amici, tra di noi, ma anche in alcune balere, per far ballare la gente. Quello fu un periodo d'oro per me, indimenticabile. Ci guadagnavo anche qualche soldo, addirittura.
Ci fu un periodo che la fisarmonica me la portavo appresso come fosse uno di quei borselli che allora andavano e che tutti avevano. Per fortuna non era pesante. È che avevo fatto amicizia con un altro ragazzo, che anche lui cominciava a fare le cose sul serio con lo spettacolo, e infatti dopo qualche anno si cominciò a vedere in televisione e ad ascoltare in programmi di successo alla radio: era Franco Rosi delle ‘mille voci’. Io andavo a scuola e dovevo prendermi il diploma, che capivo essere necessario, come dicevano a casa mia, ché “con la musica non ci si campa”… E poi io non stavo studiando la musica e non potevo pretendere di campare con questa. Io seguivo le carriere artistiche dei miei amici tenendomi da una parte, e continuando a fare l' ‘artista’, per gioco. Con l'imitatore c'era da divertirsi che altro che andare ai cabaret o al teatro. Sull'auto la gente diventava pazza perché era entrato Totò, e tutti si voltavano e cercavano di individuarlo…Per strada, nei locali, dappertutto era un trasformarsi in mille personaggi per lo stupore e l'ammirazione di chiunque fosse così fortunato da imbattersi in quell'autentica fonte di divertimento, gratuita. Non andavo più nemmeno al cinema, che altro che cinema a stare con lui ! All'inizio della nostra conoscenza si presentava a casa e mi diceva di uscire con lui e di portare la mia fisarmonica e con quella si andava in giro a suonare di qua e di la, dove capitava, per esempio in qualche spettacolo parrocchiale, ma anche ai banchetti nuziali, ché lui faceva vedere di essere uno degli invitati e ci facevano sedere ai tavoli per il pranzo…Poi lui iniziava con le sue voci e la gente più che agli sposi cominciava a badare a noi: io suonavo, seduto al mio posto bell'e apparecchiato, e lui cantava, accompagnato dalla mia fisa , con le voci ora di questo, ora di quello e a volte anche con la sua, ma anche per me non era ben chiaro quando usasse la sua vera voce. Una volta ci intrufolammo in uno spettacolo di parrocchia vicina a quella nostra, e la gente poi veniva a complimentarsi con noi, che, dicevano, eravamo stati i migliori. Periodo memorabile ! Bello è anche stato il periodo delle suonate che, Giovanni - Charly per gli amici - un amico aviere di Trieste, di stanza a Cesano, mi portava a fare per cantare insieme a dei marinai triestini in alcuni locali frequentati da loro, come per esempio il locale di Livio Lorenzon, a via Giovanni Bettolo (un attore conosciutissimo di allora), che più di una volta si attardò a cantare con noi, o alla "Dreher" di Piazza degli Apostoli. I forestieri chiedevano che continuassimo a suonare e a cantare e si univano ai canti e offrivano birra Dreher.

Cominciai a divertirmi anche con le composizioni. Un pasticcio…"Nu discurs' 'e pazz!" come mi diceva un mio zio acquisito da parte di mia moglie, anch'egli Maestro, Maestro di Banda.
Piano, piano, però, a forza di dirmi così e rinviarmi a casa per rivedere bene certi punti dei pezzi che mano a mano gli andavo proponendo, ho cominciato a migliorare, ad entrare di più nell'idea della composizione (a livello melodia e accordi base), nel numero delle battute, delle "domande" e delle "risposte" che si susseguono in una composizione musicale, come insisteva il Maestro, finché un bel giorno quegli se ne uscì con: "Eh…mi stai rubando il mestiere!".
Adesso, senza sapere come e perché, a meno che non faccia riferimento alla mia passione per la musica, e al bel dono che ho ricevuto dal cielo, o che ho ereditato da mio padre, ho dei brani (alcuni riveduti nella parte armonica dal Maestro napoletano), depositati alla SIAE, tra cui una mia "Ave Maria", per la quale ricevo perfino dei diritti d'autore ! Eh, sì, la mia "Ave Maria" viene suonata, come quelle di Schubert e di Gounod.
Un giorno portai l'"Ave Maria" al parroco della chiesa di San Gregorio VII, sulla via omonima, presso San Pietro. In sacrestia stavano ultimando il vestimento per la messa serale, una messa solenne, con tanti sacerdoti. Mi disse: "Sei fortunato, stasera c'è l'organista. Se vai in chiesa la sentirai suonare durante la messa". Vidi uscire dalla sacrestia il parroco con il seguito, ed aveva in mano nientemeno che il mio spartito. All'avvicinarsi dell'elevazione, lo vidi fare un cenno ad un diacono. Quello si avvicinò e prese lo spartito dalle mani del parroco, che gli indicò di portarlo su dall'organista. Durante l'elevazione la mia "Ave Maria" volava per tutta la navata con le sue note melodiose - tutte mie - e l'armonia del Maestro. "Bella melodia!", mi vennero poi a dire complimentandosi con me, il parroco e i suoi concelebranti. Mi disse che avrebbe inserito l' "Ave Maria" nel bordereau della SIAE, e che presto avrei ricevuto un assegno da questa. L'assegno, il primo, arrivò: undicimila lire, per una volta suonata( nel bollettino SIAE è specificato "sezione musica seria". Lo portai dal parroco per una messa in suffragio dell'anima dei miei genitori.

La notte è stata fonte d'ispirazione più e più volte. Sognavo un motivo, un'aria, mi svegliavo e a qualsiasi ora che fosse della notte andavo a fissare le note prima che svanissero nel nulla. A volte mi è successo così anche con le poesie. Forse c'è qualcuno che mi viene a dettare, a spronare, a ispirare….chissà !

La fisarmonica nel frattempo è ulteriormente cresciuta, s'è fatta più bella e più grande, e più preziosa. Ha 120 bassi e una ventina di registri fra melodia e accordi. Ad essa si è aggiunta (ma già da qualche anno) la tastiera (la prima meno sofisticata) e quella attuale - ormai ventenne o quasi - professionale e alquanto sofisticata, ed infatti benché l'abbia tra le mani da così tanto e così spesso, ancora non la conosco e non credo che la conoscerò meglio di così. Mi accontento di quello che mi dà senza andare troppo a stuzzicare tasti e memorie, o non so che altro.
La fisarmonica che ho adesso pesa…accipicchia come pesa quando la prendo per mettermela a tracolla ! Suonare in piedi è quasi impossibile. Lisa me lo aveva detto: "Guarda che è troppo pesante, e tra alcuni anni lo sarà ancora di più". Eravamo andati a prenderla proprio da un artigiano a Castelfidardo, che è la città della fisarmonica. In ogni angolo c'è una fabbrica più o meno grande di fisarmoniche. E tutti, o quasi, lì, sanno suonare. Prima, dopo quella di ottanta bassi che mi era durata vari decenni, avevo avuto la mia prima centoventi bassi, nera, bel suono, ma che fece la finaccia di essere rubata da chissà chi. L'avevo portata in ufficio per le feste di Natale, e poi mi rimase a lungo sotto la scrivania. Da dove, finalmente, quando decisi di prenderla e riportarla a casa, ne riportai solo la custodia… E il piano ? Prima ancora di questa fisarmonica e di quella, poi, che dovette sostituirla, e prima ancora delle tastiere era venuto a casa (già qualche decennio prima) il pianoforte che Lisa era andata a ordinare da sola e me lo fece trovare per farmi una sorpresa, che ancora ne sono davvero sorpreso ! È ancora un bel pianoforte, verticale, un bel legno, il suono un po'meno, oramai, ma è tanto che non mi ci diverto, dato che avevo cominciato a preferire le tastiere, che possono essere suonate senza far rumore, con le cuffie all'orecchio, e poi, loro hanno tutto l'accompagnamento che fa davvero bello…Dicevo la nuova fisarmonica, quella pesante. È di un bello che spesso me la guardo, come se guardassi una bella donna. È di un bel nero lucente, ha i tasti e i bottoni in madreperla, ed è ricca di lustrini e ricami che fanno tanta figura. Ha il cassotto quinta/quinta in legno (che se fosse stato di metallo come lo sono di solito - e infatti quella del cassotto in legno è un brevetto dell'artigiano che me l'ha approntata e per il quale è stato pluripremiato -), sarebbe stata ben più pesante. Ma alla fine, quando la tengo sulle ginocchia, davvero così tanto pesante non lo è più.

La fisarmonica mi sta accompagnando per tutta la vita. Mi ha dato tanto, e io ho cercato di impararla sempre un po'di più. Ma la cosa più grande è che è a lei che devo la fortuna di aver incontrato Lisetta, essermene innamorato e essermela sposata. Anche Andrea, c'è, per lei!
Fu a un capodanno di alcune decine di anni fa, in un ristorante presso Piazza Venezia di cui avevo conosciuto il proprietario Renato - un giovanotto eccentrico e molto simpatico - proprio per via della mia fisarmonica, che volle presente alle cene cogli amici con canti e suoni, e alle feste da ballo nell'appartamento di famiglia al piano sopra al locale, che organizzava con grande disperazione della vecchia madre…Ma questa è un'altra storia. Quella sera c'era anche Lisetta, appunto, capitata lì, tramite amici di Renato. C'era il gioco dei cuori divisi a metà da ricomporre e formare così delle coppie. Ebbene, a noi capitarono due metà, che si combaciarono perfettamente, e quello fu il segno e l'inizio di una storia infinita.
Una sera, di ritorno dal Teatro dell'Opera, poco distante, il coro al completo era venuto a cena da Renato. Io ero intento a perfezionare "Il coro del Nabucco", che a Renato piaceva cantare, quando dalla sala, come una preghiera che sale in cielo, i membri del coro dell'Opera attaccarono un "Va pensiero" da mettere i brividi addosso. Lievitavo insieme alle note del canto di quegli autentici artisti, indimenticabile !
Ma il momento più bello, un momento impresso a fuoco in me, e che infatti tengo stampato indelebilmente nella mente e nel cuore è quando sul treno che mi portava a fare il militare a Caserta (prima di finire poi, a Visco di Palmanova), con Lisa, allora fidanzata, ad attendere (dopo essermi stata vicina nello scompartimento) fuori sotto al finestrino, suonavo per lei il Tema di Lara di Jarre (in italiano "Dove non so") nel "Dottor Zivago", che è stata e rimane la nostra canzone.

E il treno, che era già in procinto di partire, cominciava a muoversi, partiva, e Lisa rimaneva a guardare con la morte nel cuore, e io, ugualmente, ancora a farle sentire quelle dolci note, che pian, piano, con l'allontanarsi del treno e il sovrastarle del suo rumore, le fece scomparire…dall'aria, ma non dai nostri cuori, dove, ancora, dopo tanti anni, stanno nascoste, e custodite.

Ieri sera in metropolitana girava con la sua fisarmonica, non tanto grande, non tanto bella, qualcuno che è venuto da fuori. Magari sapessi suonare io in quel modo ! Le dita volavano (le mie no) e prendeva accordi sia sulla tastiera che sulla bottoniera, dalla quale tirava fuori anche brani della melodia, e svisava, ne tirava fuori l'anima, da vero fisarmonicista, uno che la fisarmonica l'ha studiata davvero e la fa, come si dice, cantare. Lui stava suonando per sopravvivere, mentre meriterebbe tanto di più. La gente ha dato volentieri qualcosa, ma troppo di più meriterebbe uno che suona in quel modo fantastico !
Chissà se anche lui ha conosciuto l'amore tramite il suo strumento ? Certo è che, quel che sia, sia, un amore l'ha in ogni modo trovato: quello per la sua fisarmonica, che a ben vedere, quello stesso amore, sa ben ricambiare.

 

Armando Bettozzi


con l’’Ariston’ 80 bassi comprata da Bagnini – a rate – Dietro c’ è ‘Semolino’, a Bettona    





dediche particolari
(solo alcune della tante)









si vede la parte alta della nostra casa (al centro)


Le calle (all’ingresso sulla destra) a fine marzo-metà aprile – mentre spuntano i fiori ai mandarini e all’arancio lungo l’aiuola che scende leggera al portoncino di casa.


Francesca, Lisa, Andrea 10 febbraio 2013

Andrea e Francesca










terrazza Alessandro, festa Aurelio, 20 mar 2020












 
Pasqua 2016 Tana d. Volpe





una delle varie volte da Alberto, Mirko...





















23 Novembre 2000
ecco er DOTTOR ANDREA BETTOZZI

Ce s’è sguerciato l’ occhi e ha perso er sonno
sui libbri de COMMERCIO e ECONOMIA,
co’ mai manco ‘na tregua…un’amnistia…
ma sempre co un ber disco in sottofônno.

Dormì perfino come un vagabbônno
ner sacco a pelo steso pe la via,
pe piàsse, la matìna, come sia,
un posto in classe…cose d’artromônno…!

E pe tené la media che je piace,
rinuncia a bbòni punti, e er ‘ventisette’
se l’assicura, e sta cor còre in pace.

E arfine ecco che ariva a nervi tesi
(che la tensione sua se tàja a ffette),
ar gran finale: er giorno de la Tesi.

------- -------- --------

L’ha messa su co tutta la passione,
connènnola co impegno e tanto amore,
spruzzànnola côr sangue e côr sudore,
sfornànnola co tutta l’attenzione.

È stato come a ffà na professione;
pe un anno ha ffatto come fa un pittore,
che s’aritòcca er quadro e ce discôre…
finché è arivato a ffà la discusione.


Doveva fàsse a giugno, ma er docente
je fece, dice: “Ancora nu l’ ho letta;
te leverei du’ punti come gnènte…

mannàmola a novembre…”, e così è stato.
E er ventitré, a le quattro, in mezz’oretta,
ANDREA BETTOZZI è stato dichiarato:

DOTTORE ECONOMISTA, e ha meritato
ogni lode da chiunque l’ha ascortàto.
Auguri cari e tanto, tanto onore
ar caro Andreino nostro, NEO-DOTTORE!

 

papà – 23 novembre 2000










in USA




























ANDREA, AMICO DEI MICI FIN DA BAMBINO 


Minni

 


È una micetta tanto giudiziosa…

Striscetta bianca, e occhi tondi e seri

da parer quasi che non siano veri…

È sì, affettuosa, ma di più è curiosa

 

a una maniera da sembrar morbosa.

E sui calzini bianchi e i peli neri

il giada spicca, caldo…E i suoi pensieri

li fa capir …col far la miagolosa…

 

Oggi se n’è uscita…senza ombrello

Ma al piovere, tranquilla è ritornata.

Ha detto che uscirà col tempo bello.

 

Inventa giochi da giocar con me…

E se d’oziare troppo s’è stufata,

rincorre un topolino…che non c’è…

 

 Armando Bettozzi - 16 Agosto 2015



 

Addio, Nicky 

 

Micio,

sei andato,

e io non c’ero

per l’ultima carezza;

a sentire il tuo mao!...mao !…modulato,

ma ormai flebile;

a risponderti con un mao !...mao !

cercando di capire…

Più non verrai

a chiamare Lisa

per un pò di pappa

alle otto di mattina,

e all’ora di pranzo e di cena,

tutto educato

elegante e composto ad aspettare

paziente:

impaziente nel chiedere,

paziente nell’attesa,

ritto sulle zampine davanti

sulla soglia della portafinestra

della cucina a te nota.

Caro Nicky, tutto nero:

quel nero tuo lucente ora si addice

al nostro lutto

e alle tue scodelle vuote…

vuote già da qualche giorno.

Ronfa, Nicky,

non smettere di ronfare:

ché ti accarezzo ancora;

e verso di noi

punta ancora

quegli occhi belli,

quegli occhi tuoi di giada:

ch’io possa ancor vederli nella notte...

Riposa e sogna…

Sogna i giochi con Andrea,

e pietanze buone e profumate

nel nuovo regno dei micini buoni.

 

 Armando Bettozzi - dicembre 2006

 


Onore a

ANDREA MEDAGLIA D’ORO –

1° Classificato a Tennis, Torneo di Natale 2021

 

Con tenacia e intelligenza

la racchetta ha comandato

e ecco qua il bel risultato:

mogia è andata…supponenza.

 

Ha stracciato chi campione

si credeva...il credulone!

 

Papà – 27dic2021














a Andrea x i suoi primi 50

 

 

Sei in mezzo al tuo cammino in questo mondo

che tanto è lungo che sua fin non vedi…

Di là dall’orizzonte, il primo, credi.

Ma è oltre !.. e oltre ancora … oltre ogni sfondo.

 

Capace, e ‘sano’, e un poco vagabondo,

e avventuroso, e all’amicizia cedi.

E tutto! – generoso – a lei concedi.

Degno di padre e madre amor profondo.

 

Di cuore, e d’animo, e d’aspetto bello

sei oggi giunto ai primi tuoi cinquanta,

con ogni vero amico qual fratello.

 

Da ragazzini…Ed un crescendo, è stata.

L’ hai coltivata qual preziosa pianta

quest’amicizia disinteressata.

 

E mai è trapelata

volgarità o invidia nei tuoi dire.

Perfino dal pensar le sai bandire.

 

 

papa’ e mamma / 3 agosto 2023





ALBERTO X 70























rarità fotoromanziera con Giorgio, Toma, Alberto…



da Alberto, Natale 2014










la festa di Livio, 2023



pesce alla Tana della Volpe – giugno 2023- occasione da tempo cercata con tutti i Bettozzi, ma…





Aurelio x 75




TANTI AUGURI A TE!

(dalla serata sul terrazzo di Alessandro – 7 Luglio 2017)

 

Le luminarie sparse…piante in fiore…

Stan tutti lì i Bettozzi e i bettozzini:

i grandi, i giovanotti, i ragazzini…

a celebrare “il nonno”  co’ ogni onore.

 

Di quando in quando passa un nipotino,

o una nipotina a coccolarlo,

a dir “Nonnino…!”, e quindi pe’ abbracciarlo…

Poi vien la torta, e un goccio di buon vino.

 

E è llì…che Aurelio pensa e dice un fatto

di quando, su a Bettona, ragazzino,

tirava, cogli amici, su dal tino

manciate di buon mosto,,,E un po’ distratto

 

non s’accorgeva ancora dell’effetto…

Ma la capoccia, poi, dagli a girare!…

E a sé giurava: “Mai più! esagerare!”

Finché, poi si buttò…a smaltir sul letto.

 

   E ancora - vino, lui…"Solo un goccetto!”.


Armando 7 luglio 2017














Aurelio lasciò così, Bettona, e così c’è ritornato per la prima volta da allora, nel 2019 

Così, Alberto. Giorgio quel giorno stava viaggiando con noi x Bettona quando – ancora attorno al GRA una telefonata avvertiva che Daniela era caduta – niente di che – ma siamo tornati a lasciare Giorgio, che ha voluto che proseguissimo. Ci ripromettemmo che in primavera saremmo ritornati tutti, ma poi scoppiò la pandemiaCovid19 che per due anni lasciò tutti a casa.

 



i cugini Bettozzi

















Alessandro e Tiziana 















un giorno a La Lupa



Torvajanica







c’era ancora il bellissimo viale di palme

a Anzio

al Gattopardo di Anzio con Aurelio, Maria, Lisa, Valeria







Na bbèlla casa a le Tuie

 

Je fa Patrizia a Mauro: “Senti a mme,

qui vendono sta casa, ch’ ho già visto,

e è bella fòri e drento, e perciò insisto:

annàtela a vedé finacché c’è…”

 

Così - co appresso tutt’er parentame -

se presentòrno un giorno, pe vedé…

“Ammàzzela si è bbèlla!...Guarda che è!...”

Diceva ognuno all’artro…Un gran vociàme…

 

E poi…giù a ffà riunioni de famìa

pe ffà li conti…a proggettà…a sognà…

“Qui tòcca fa così…E qui, cosà…

ché nu mme c’entra la cucina mia…”

 

“E che ce vò: allungàmo infin’a qui…”

“Però, l’armadi, a Ma’…ndo’ li mettémo?

E l’artre cose…Come le sistemo? “

Ma Alessio, llì, côr metro, fa:” Così!...

 

L’armadi qui…e qui...e qui, e ‘r comò

se mette llì…Dequa se fa a studiolo

de modo che gni cosa va a faciolo,

a na magnera che deppiù ‘n se pò!”.

 

“E allora qua la mano, Elisabbè!

Tu spacca, dai! che stàmo già d’accordo,

co aggiunto anch’er <fratino> ar prezzo lordo”.

Ed inizziòrno a    stàssela a godé.

 

E puro Gianna che era titubbante

pe via che nun poteva più ann’ar ballo,

vedènno che a stà qui è a stà da sballo,

 ‘n s’arègge più da quanto ch’è festante!

 

Armando Bettozzi - 2017












“Er fumo fa male…None! Manco una! Leggo questa”: 


La Filastrocca der fumo

 

“Er fumo nun va

E nu’ llo fumà !”

 

Abbada: er fumo ammazza !

Ma tanta gente pazza

nun vòle facce caso,

e da la bocca e er naso

je piace a fà uscì er fumo;

je piace quer profumo

de morte llì in agguato.

E po’ puzzaje er fiato,

po’ avé le mano gialle

ma…se rompe le palle

a stà a sentì ogni vorta:

“Ciavrai la vita corta !

Si presto nu la smetti

ce crepi….ce scommetti ?”

Ma piano, piano er fumo

cor sangue ce fa un grumo

che ne le vene blocca

la vita, e infatti scocca

er fatto già previsto:

“lei” viè, e je porta er visto,

je dà ‘r fojo de via,

l’ammazza…e così sia !

 

Qualunque cosa ar monno

pe quant’è granne e tonno,

si fuma nun va bbene.

Er fumo porta pene:

l’arosto è ito in fumo,

li sòrdi sò iti in fumo,

l’amore è ito in fumo,

la pace è ita in fumo,

l’affare è ito in fumo,

l’ha soffocato er fumo,

‘gni cosa sta ‘nnà in fumo…

ch’è uguale a ‘nnà in frantumo.

Si fumeno le palle

è mejo a nun urtalle!

E quann’è solo fumo

e nun c’è gnente aròsto

nun pònno trovà pòsto

bravura e intelliggenza,

ch’è tutta ‘n’ apparenza.

 

Sortanto quann’è er segno

che un cardinale è degno

a esse papa, allora

er fumo s’avvalora;

ma è sempre ‘no sconforto

pe quello ch’è già morto.

 

“Er fumo nun va…

E lassàlo stà!”

 

 Armando Bettozzi

 


“Tu sei Franco!” …”Perché…n se vede?!”


    AURUM ET ELIO……  … ORO E SOLE

Le Metamorfosi Aureliane






AURELIO x 80…MILA AUGURONIIIII !!

 

 




Quanti boccoli lì in testa

di quand’era ragazzino

giù scendevan che perfino

lo invidiava quella e questa!

 

“Ma che belli!...Ma che belli!..

-gli dicevan – quei capelli!”

Quando poi fu grandicello

fu tagliato il bel capello.

 

E i bei boccoli donati

a chi poi li ha lavorati

e impiantati sulla testa

della dolly più richiesta.

 

Se Maria l’avesse visto

così bello e affascinante

dopo neanche mezzo istante

lo portava innanzi a Cristo.

 

Ma lo stesso l’ha acchiappato

anche senza il ricciolone

perché pur da un po’ spelato

era sempre un bel piacione.

 

Oggi Aurelio ne fa ottanta

“la gallina (quindi) canta”…

Ma non c’entra proprio un fico

con la storia che vi dico.

 

Ne fa ottanta il fratellone

e siam tutti a festeggiarlo.

Con la moglie e i figli, a farlo

-per la splendida occasione -

 

i nipoti, e i tre fratelli

con le mogli giovanette.

Mille e mille giorni belli

t’auguriamo! E a “forza sette!”.

 

Armando – 7 luglio 2022





















Cenetta sul mare

(a Lisa)

Un velo steso fresco di bucato
su quello specchio grande…come il mare,
d'un celestino che si fa rosato
man mano, laggiù, finché scompare.

Intanto il sole è sceso e s'è appoggiato
in fondo allo scenario, mentre appare
sopra all'ultimo riflesso dorato
un abat-jour a mezz'aria…almeno pare:

s'illumina pian, piano e si fa notte.
Noi due spettatori, noi attori,
con pizze margherita assai ben cotte,

ci gustiamo il teatro e la cenetta,
su questa spiaggia, e gli unici rumori
son l'onde, e io che dico: "…Elisabetta…".

Armando







Al mare  di Lavinio-Anzio noi quattro abbiamo avuto ognuno la sua villetta. Qui stiamo da Giorgio, una delle tante occasioni…



"da RISCHIO"  ristorante preferito di Alberto - a Allumiere



                      


a Daniela e al suo ristorante “Il Rischio”.

 

 “Er Rischio”

 

 Si vai su pe la Tolfa, a un certo punto

te tròvi a Allumiere, un bèr paesotto

e è llì, che proprio appena, appena sotto,

ce sta La Bianca, indove che c’è – appunto –

 

“Er Rischio, côr su’gran bèr terazzone

che s’affaccia su na scena de vallata…!

che a mettese a guardalla è na magnata

pell’anima e pell’occhi…una visione”.

 

Ma er mejo viè imboccanno er ristorante,

che è na visione bbella puro quella…

Ma ancora è gnente! C’è la regginella

Daniela, che sta llì tutta pimpante,

 

caruccia e tutta piena de attenzioni

co tutti, perché la soddisfazzione

de fa godé ogni piatto, ogni porzione

a chi va llì…pe llei n cià paragoni.

 

Chi va a magnà in quer pòsto, è necessario

che er magnà prima deve da zompallo

sinnò quelo che porta n pò magnallo

ché ortre a èsse bbòno, è tanto! E è vario…

 

Chi nun c’è stato nu lo pò capì…

Ched’è così speciale?! Tutto quanto!

Quarsia portata è extra…e è ‘n granne vanto

pe “Er Rischio”e pe Daniela, e chiunque, llì

 

ce passa er tempo a preparà li piatti,

a mano! Nota! E inortre a sta bontà,

er conto pare dì: “Ce pòi tornà”…

E puro vino e dôrci…sò da matti!

 

 

Armando Bettozzi

5 Novembre 2011





















Livio
, 21 Marzo 2015 - er primo giorno


Primavera è arivàta…E cià portato

proprio oggi, assieme a llei e a li rondoni

er più bèr fiore che sia mai sbocciato:

cioè Livio, un pupo a quattro dimensioni:

 

sarebbero le tre…quele normali,

e l’artra  che fa dì: “Questo è un pupetto

che mai se ne sò visti bèlli uguali,

tant’è caruccio…de gentile aspetto!”

 

È stato pe un par d’ore, ‘sta cratura,

a cercà er dito che succhiava in panza…

Che pe evitàje un’antra graffiatura,

je l’hanno ricoperto…Ma llì in stanza

 

benché che s’addannàsse a ritrovàllo,

è stato bbòno-bbòno…e manco un fiato

ha fatto sentì a chi – pe salutàllo –

llì, stava a rimiràsselo incantato.

 

Mo’, papà e mamma, assieme a nonno e a nonna

stann’a sperà che sia ‘n bòn segno, questo…

Che sia – cioè – tranquillo…E nun confônna

fra loro notte e giorno…E sempre presto

 

s’addòrma e poi se svéji tardi…assai…

Però…che sia così…o sia cosà…

sippuro ‘n dormiranno guasi mai

se lo vorànno tutti coccolà!

 

Incruso pulì tutte le puzzette

che Livio ‘gniquarvòrta ammollerà

immèzz’a li sorìsi e a le mossette…

E ognuno che je tocca…abbozzerà.

 

È sì! un “Ariete”…Vero! Ma speciale:

ner senso che lui è un…“Bettozzi-Ariete”!

Er che vòr dì che sarà assai geniale

e poco còccia…Ve n’accorgerete.

 

Auguri, Livio, a te, a Silvia, a Mirko,

a ‘i nonni Alberto e Stèfana, e a ‘i pujesi *

simpàtichi…Possiate, come a un circo,

stà sempre in alegria e d’amore accesi.

 

*Giuseppe & Giovanna                               Zi’ Armando – 21 Marzo 2015









Cuginanza completa 14 giugno 2024 da Mirko



Mattinata - FG - 1° Premio Assoluto -
per "Dàmoje na mano...", giugno 2008 


con Roberto Mestrone
l'hotel



Chantal Mazzacco, conosciuta a Mattinata. Qui siamo al Cavallino, Pzza Venezia, a Roma per un premio.

                SERA SU MATTINATA                 

 

 Scivola il tempo

sulla patina oleosa

che avvolger sembra

       il tuo respiro antico.

 Da una terrazza

la visione nitida

appar del mare e

del Corso tuo, Matino:

laggiù, le vele:

che sembrano appoggiate

su un fiocco azzurro  

 e qui, struscianti passi

a dir di sé

 nel loro andar su e giù.

       E canta l’aria

la nota sempre uguale

della cicala

fin oltre l’imbrunire.

E scendo anch’io

  a farmi trascinare…

Toccare il mare…!

sì, scenderò giù a valle,

che intanto è quieto

il sole, che riposa.

La strada è lunga,

ma un venticello invoglia,

e par di stare

in mezzo a una foresta

tagliata in due:

di qua e di là distese

di mille ulivi,

giganti generosi.

Più che appagato

alfin entro nel mare

lì al porticciolo

che scesa è già la sera

sul grande abbraccio -

sembra - del promontorio,

e le lucette,

e la ghiaiosa spiaggia,

e le barchette,

già fatte addormentare

in mezz’ all’acqua

da un dondolio discreto;

e là ove spicca

quel tuo mantello bianco

del caseggiato

sul monte ch’è già in ombra;

e le cicale

che ancor non sono sazie

dei canti al sole,

che quasi dorme, ormai.

E, Mattinata,

tu dormirai fra un pò

sognando i bagni

nell’olio tuo… in arrivo...

 

 

Armando Bettozzi

28 Giugno 2009







all’Acquario di Genova

 

Più volte passata accanto

più volte accarezzata

in quell’acquario ch’è il vanto

d’una città incantata.

 

a.b.

 



 L’ aquilone del mare

 


Razza, che sul pelo dell’acqua sguazzi,

o sul fondale serpeggi del mare,

in questa vasca ti vedo remare

verso di me, ché non hai larghi spazi...

 

Forse m’illudo, ma sembri capire,

e al mio richiamo, da quel lato opposto

la rotta inverti, e appressatomi tosto,

dalla mia mano ti lasci lambire.

 

Sembri aquilon che pel mare svolazza

come fa quel, che su in cielo s’innalza.

Però ai capricci del vento sobbalza...

Tu, l’onda domini: sei più di...razza!

 

 

 Armando Bettozzi

20 luglio 2018

 




GENOVA

il mio viaggio a Genova, con Lisa,

al Mini Hotel di Via Lomellini, giugno 2011)

Poesia scritta, e donata all’albergo.

 

Dopo aver a piedi attraversato il mare,

e lasciato carezze sul dorso alle razze…

(all’acquario)

 

Scendono e salgono

i vicoli,

tagliati da artistiche vie:

palazzi e palazzi, due file

di storia, e poi, piazze, piazzette,

e ancora, incessanti, i vicoli stretti.

Di nuovo, poi, spazi,

lontani,

a perdita d’occhio, sui colli

come collane, al porto d’intorno,

col suo profumo

presente ogni dove, da ogni vicina

o lontana visuale; scenografia

che scende, che sale,

e sempre, nei vicoli, svicola,

ove trovi rifugio

dal caldo che il giorno ti segue, t’afferra,

ti osteggia…per divampare con lui.

Sopra le case, le case, e poi…case,

una sull’altra,

le nuove poggiate sopra le antiche,

che sono le belle, che sono la storia,

che sono di Genova, l’onore e la gloria.

Pazienti sopportano quel sovrastare

che un po’ la declassa, la scena, altrimenti

ancora più degna, più figlia dell’arte,

come se sopra un bel quadro d’autore,

fosse schizzata,

goccia d’estranea vernice, a imbrattare.

Si scontra, l’orina di cane, talvolta,

col profumino del fritto di pesce.

Gira la gente d’origine varia,

dalle indie all’oriente,

gestisce la pizza, e a volte il caffè.

Colombo è il legame, che i mondi riunisce,

e per ognuno c’è lì a garanzia,

Mazzini, che, ancora, vi tèsse, tenace,

l’indipendenza tra libera gente,

e la gran voglia di vivere in pace.

 

 

Armando Bettozzi

25 giugno 2011













locandina pubblicitaria-invito creata e circolata da Bruno Barbini





BETTONA TRA IMMAGINI E POESIA 


240 pagg




PAESE MIO CHE STAI SULLA COLLINA…

Caro Armando, ci conosciamo da sempre. Siamo nati nello stesso paese, abbiamo respirato la stessa aria,i ricordi ci riportano alla fanciullezza e alla prima gioventù.

Successivamente la vita ci ha condotti per strade diverse, ma in verità non ci siamo mai persi di vista.

I luoghi, le persone e i fatti che racconti su “Bettona, tra immagini e poesia” con cura e attenzione, senza nulla tralasciare di quel mondo rurale dell’immediato dopoguerra nel quale la memoria affonda in maniera voluttuosa e quasi provocatoria, fanno battere forte il cuore e vibrare le membra.

Ci proponi, io dico con lode, un richiamo a quel tempo del quale, ahimè, si stanno perdendo le tracce e che ormai sembrano essere patrimonio quasi esclusivo degli addetti ai lavori.

Eppure, questa nostra Bettona, posta su una ridente collina sulla sponda sinistra del Tevere, è accreditata come uno dei “borghi più belli d’Italia” con i suoi oltre duemila anni di storia e può ancora incantare le genti grazie a chi, come te ce la ripropone in queste 200 pagine. Ne è testimonianza vera la famiglia di Domenico e Anna Bettozzi con i suoi “quattro moschettieri”: Aurelio, Giorgio, Armando e Alberto.

In tempi non sospetti qualcuno ha scritto che quando i figli non dimenticano i propri padri sono degni di grandi fortune.

Bravo e grazie; sono certo che tanti altri bettonesi si uniranno al mio pensiero.

Cordialmente,                                                                                         

                                                                                                                Bruno Barbini

                                                                                                                             Direttore de “Il Rubino”

Mensile dei Comuni di Assisi, Bastia, Bettona, Cannara

 

Armando Bettozzi, Bettona tra immagini e poesia 

Bettona: piccola e ridente città fortificata di origine etrusca, per i Romani Vettona, situata nel cuore verde d’Italia. Poco più di quattromila abitanti, bellezze naturali e artistiche, come peraltro in cento altri borghi storici. Una descrizione che, nel contesto della ricchezza in città d’arte d’Italia, si potrebbe esaurire in poche righe. Ma…

Ecco Bettona risplendere di nuova luce, più di quanto non si legga sui libri di storia o sugli atlanti del Touring Club, o sulle pubblicazioni specializzate. Ci ha pensato Armando Bettozzi, a trattare la sua città natale come pochi altri scrittori hanno fatto per le loro. L’ha descritta in prosa e specialmente in poesia; ha dipinto i suoi personaggi e raccontato le sue storie, non tanto e non solo le cronache più o meno ufficiali, quanto gli episodi individuali, le figure degli abitanti, gli aneddoti degli anziani, i fatterelli quotidiani. Probabilmente nessuno è stato ignorato nel racconto di Armando: i negozi, le botteghe, gli artigiani, le casalinghe, gli amministratori, i ragazzini, le famigliole… e poi i palazzi, i ruderi, gli scavi, le strade e le viuzze, i vicoli e gli anfratti… e tutto ciò lungo un corso storico complesso e infinito, dall’etrusco al giorno d’oggi, dal trisavolo al fratello. A ciascuno è dedicata una frase, un pensiero, un ricordo, quasi sempre in poesia, spesso in rima, in una quantità di stili di scrittura, dal verso libero al decasillabo, dalla terzina al sonetto, dall’endecasillabo al settenario doppio; e poi in lingua italiana, in dialetto romano, in dialetto bettonese…

Quale altra cittadina d’Italia (e a maggior ragione del mondo) può vantare una pubblicazione di cento e cento pagine dedicata ad ogni sua caratteristica, ad ogni sua piccola storia? Si tratta di un libro scritto con immenso amore, amore per la terra natìa, per la storia della famiglia, per le tradizioni paesane, per la cultura locale, per la conservazione degli usi, dei costumi, delle tradizioni.

Armando Bettozzi, prolifico e infaticabile versificatore in lingua e in dialetto romano, fustigatore delle invereconde attualità politiche, si mostra in una veste sconosciuta al suo pubblico abituale: scrive una dichiarazione d’amore al suo paese natale. Abituati alla sua vis polemica, ci troviamo improvvisamente di fronte ad un poeta contemplativo, nostalgico, delicato pittore delle immagini della natura e del paesaggio ma anche del colore dei muri e delle strade, descrittore dei profumi e dei rumori, dei suoni e delle voci, delle facce e delle anime. La sua casa, i genitori, i fratelli sono inseriti in un contorno di storie che rendono viva una intera città. Le immagini di Bettona, le foto antiche riportate a confronto con le attuali che ne denotano le varianti urbane, gli episodi che si susseguono e si accavallano, le descrizioni delle attività più umili e familiari, i nomi stessi degli abitanti di allora e di oggi che appaiono anche raffigurati a centinaia… chissà quanti si ritroveranno nelle fotografie di ieri, nei pupi in bagnarola, nelle classi di scuola, nel gioco del pallone, nelle riunioni comunali, nelle tavolate di amici, o magari intenti ai lavori di bottega; quanti identificheranno le loro antiche case, le loro vecchie automobili, le loro prime motociclette… e quanti faticheranno a riconoscersi nelle immagini semisbiadite in bianco e nero di tanto tempo fa, o vi ritroveranno parenti scomparsi e antichi amori giovanili…

Sembra che nulla sia sfuggito alla ricerca d’archivio, alla memoria storica, alla collezione appassionata di Armando Bettozzi. Il risultato è un libro che pochi altri Comuni possono vantare, un libro prezioso, un documento inestimabile. C’è solo da augurarsi che tale fatica immane venga apprezzata e che resti come documento ufficiale della storia di una città. (Il suo cantore entusiasta ne meriterebbe le chiavi…!)

             Sandro Bari

                                                                                                                    Giornalista, scrittore, saggista

Direttore delle Riviste Culturali

Voce Romana e Roma Tiberina

                                                                              

Armando Bettozzi, Omaggio a Bettona

Scorribande di ricordi e di emozioni, come ragazzi a correre nei boschi, a piedi scalzi nell’acqua della fonte, a giocare sui muri della pieve, a tirar sassi e fionde ai nemici…. Il vento che trascina i suoi ricordi, Bettozzi l’ammaestra come vuole e soffia con dolcezza tra i sorrisi di volti amati, antichi , così vivi; soffia sapiente il vento della vita tra i vicoli di Bettona di una volta, quando il tempo aveva la misura del canto del gallo e del tramonto e la campana della cattedrale segnava l’eco della festa fino a valle. Lo scorrere dei giorni della gioia ha il riso genuino della fanciullezza che tutto amava e che a tutto si adeguava nella fame libera della conoscenza.

“Omaggio a Bettona” non è solo una raccolta di memorie, di volti, nomi, luoghi, aneddoti che Armando Bettozzi fissa per offrirli alla conoscenza di chi non ha goduto quella vita, ma è anche il distillato di un amore vero che il cuore sempre limpido del poeta racchiude tra le mani come in preghiera – come trattenere tra le dita l’acqua pura delle sue sorgenti o la tremula luce di lucciole di sera -, un distillato d’amore che Armando consegna alla sua Bettona, terra degli avi, terra di pace, terra d’Umbria benedetta.

Non a caso il verso di Armando è docile preghiera, invocazione e a volte pianto, quando quella tenerezza così feconda e forte della giovinezza non ritrova più il sentiero segnato. Bettona è pane appena sfornato, è guglia di rondinelle su orizzonti di prati, è culla di rintocchi e tetti d’ombra che nobili alberi offrirono alla gente. Bettona è il riverente saluto di San Francesco alla sua Assisi lì di fronte e chi vi è nato ne conosce il dolce significato: la semplicità del gesto quotidiano, della terra che dà frutto, del grano che dà il pane, del fuoco nel camino, delle scintille che salgono al cielo e irrorano di stelle la notte profonda dell’inverno di Bettona.

Il pane e il vino sono l’ostia benedetta come un tantum ergo nella chiesa della sua memoria di bambino, quel pane che ritorna nella mente simbolo del sacro e della casa – quando era baciato – come sacra era la famiglia, il ritorno del padre, la tavola apparecchiata, la carezza di una madre… sacro l’amore di una coppia che neppure la morte divide, l’amore oltre la vita che il canto di un pettirosso unisce tra la fredda terra e l’infinito.

Il vuoto di oggi – così bene espresso dall’ultima poesia di Bettozzi – si colma come per magia dell’olio santo degli ulivi della sua terra, promessa di una luce che si accende come davanti all’altare della chiesa o come un voto volto al Bene eterno perché contrasti il vasto vuoto dell’ “avere” con la semplicità del “buon sapere”.

Come non amare un simile paese?

Francesca Di Castro

 Paesaggista, poetessa

     Vice Direttrice delle Associazioni Culturali

    Voce  Romana e Roma Tiberina







da sx: Tiziano Uccellini, Lucio Marini (dell’ex bar Trabalza), Gianfranco Policarpi, Gianni Morganti (il farmacista), (mezzo viso?), Mira, Annamaria Migliosi, Giorgio Bettozzi, la piccola Eva (sorellina di Mira). 

Giulio Policarpi, Giorgio Bettozzi

anni 60’da sx. dietro: Lucio Marini, Carlo Villa, da sx. seduti: Giuliano Villa, Anna Massucci, Dandolo Brizi. ai giardinetti lungo le Mura, che non ci sono più

Alberto e io


Aurelio coi gemelli Totò e Bebè Arpino, partiti ragazzetti per la Francia. Ritrovati su ‘sei di bettona se’

                  da dietro a sx: Totò Arpino, Alberto-Armando-                        

-Giorgio Bettozzi, Alberto“Bebè” Arpino, e “Semolino” di Roma.

Antonello Romoli, Aurelio Bettozzi

a zig-zag: Franco Massucci, Antonello Romoli, io, Aurelio, Lucio Marini, Alberto,Tiziano Uccellini, Giorgio.
Lucio-il caso!-mi feceva il caffé a un bar a Ponte Garibaldi . 

Abdrea, io, Lisa, Alberto, Stefania, Daniela di Giorgio







con Lisa

Acqua Minerale e Via 5 Cerri, altezza casa Marcello Scarponi, che ci ha ospitati. Ago’72


Andrea, la 1° volta a Bettona a casa di Maria (sorella di zia Giulia) e Righetto, per l’Acqua Minerale


con Cufra, il cane di Bettona (da post su’sei di bettona se’ 10feb2023






Bruno Barbini amico d'infanzia direttore de 'Il Rubino' di Assisi, che ha reso possibile l'evento della presentazione al Cenacolo
qui, locale della ProLoco sul Corso

un esempio di di pubblicazione poesie su Il Rubino:


con Sandro Barbini, fratello di Bruno

Giorgio ...recitativo





con Tommaso Uccellini

Tiziano col Vetunna

data stampigliata non è valida


Pettuccine alla bettonese fatte in casa


Tiziano le serve appena cotte e condite

 

Prendi la farina, passala al setaccio:

se ne scende a pioggia sopra il tavolino.

Fanne un bel mucchietto, aprilo nel centro,

prendi quattro uova, scarta via la chiara

e nel cerchio vuoto, metti dentro i tuorli.

Smucchia la farina: coprici le uova,

mischia tutto quanto, spruzzaci del sale,

ora impasta il tutto, fai che si compatti.

Appallotta bene…Giù un po’ di farina,

dai con palme e pugni, fin che è sagomata

una pasta gialla, tutta amalgamata.

 

Con il mattarello stendi quell’impasto,

finché non diventa una sfoglia tonda  

sempre più sottile, dai con la farina

perché non si attacchi; stendi….stendi ancora!

         

Quando questo è fatto, bada alle tue dita,

mentre col coltello…tagli a fettuccine,

e stai pregustando la prelibatezza.

 

Metti il calderone sopra il fuoco acceso.

Quando l’acqua bolle, butta giù la pasta,

finché poi il camino te la rende cotta:

                                    pronte da mangiare, le tue fettuccine.                                  

                                                                      

                        Nell’insalatiera mettile a condire                             

col già preparato sugo d’oca, e gira…

                    Metti il parmigiano…gira, gira, ancora.                  

 

Poi con due forchette, tira su…e servi

dentro i piatti fondi che son li in attesa

   mentre nella bocca…gira l’acquolina… 

 

  Armando Bettozzi - 15 Aprile 2012

            

Peppe Marini del Bar in Piazza, con Giorgio 2014

Claudia Bettozzi, di Oddo e Giulia, vive a Bettona, come anche Bianca (cugine di 1°)

  

nella foto più sopra:
Parroco, Leandro Reali, Tiziano Uccellini, Bruno Barbini, Giuliano Villa, Giorgio Bettozzi, Adalberto Barbini, io, Carlo Villa, prof. Giovanni Zavarella, al Cenacolo di Bettona per la presentazione del mio "Bettona tra Immagini e Poesia", 8          novembre 2014.   

Bruno Barbini, Alberto Laudenzi ('l Roscio), Carlo Villa, Adalberto Barbini (Acùm), Sandro Brizi, Giorgio Bettozzi, Giuliano Villa

Sandro Brizi, Giorgio Bettozzi, Leandro Reali




con Sandro Brizi e Leandro Reali

con l'Assessore alla Cultura Paola Pasinato





Risveglio

 (dalla finestra di Leonardo e Anna a Bettona, sulla piana di Assisi

in una mattina annebbiata)

 

Velo su velo s’apre il cielo, e schiara -

il sol - già avvoltolato nella nebbia.

Pian, piano, giù dal basso, a lievitare

sen va – sfumando, a scomparir - silente.

Di sé narrando va scorrendo il rio

che mai, nemmeno al buio s’è fermato.

E d’umido profuman zolle e tetti,

e foglie, e viuzze, e i campi seminati.

Qual contrappunto a tal risveglio s’odon

pettegolii tra i rami…sopra i fili…

mentre batte le sette, il campanile,

e dei caffè l’aroma è ode al giorno.

S’apre, la finestra, e l’incubo ne esce.

E v’entra al posto suo quel tal scenario,

a dare sprone al fare…al seguitare…

al sopportar…pe’- ognun - sentirsi vivo.

 

Armando Bettozzi

8 Novembre 2014


il dopo-Cenacolo
e il mattino dopo
Brunino Corsi, Sandro Brizi, Bruno Barbini, Alberto Laudenzi, Giorgio Bettozzi, Tiziano Uccellini,
il giorno successivo alla presentazione presso il Cenacolo del mio volume "Bettona tra immagini e poesia". Al bar ex Bruno Trabalza, gestito da Peppe Marini.




a casa di Alberto 'l Roscio




mie poesie su Il Rubino di Assisi di settembre 2002 – dedicate a due personaggi di Bettona: Don Oliviero Centi e l’attore Franco Balducci (amici miei e della mia famiglia, dopo esserlo stati di babbo e mamma)




quando mamma volle rivedere Bettona 

 

da ‘sei di Bettona se’ del 13 ottobre 2021:


Armando Bettozzi da Bettona

 

Ci sto facendo caso soltanto adesso. È una foto di tanti anni fa, quando mamma volle rivedere Bettona dopo tanti anni, e prima che fosse troppo tardi….

Io la racconto al mio modo, di solito tra il serio ed il faceto, ma mi sembra che si tratti di una rarità unica. O sbaglio?

Si tratta di questo: il campanile era stato per un momento alla destra della chiesa di San Crispolto, ossia nella parte opposta a quella dove da sempre tutti lo vediamo. (le due foto evidenziano quanto dico).

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Accadde nottetempo un fatto strano…

Il Santo alla funzione della sera

lasciato aveva – il campanil nostrano

al posto solito, com’ è, e come era.

 

Ma pe’ un momento il giorno che seguì

lo pose al lato destro della chiesa.

Nessun poté vederlo, ma finì

su questa foto, rara ed inattesa.

 

Miracolo?...Chissà!...Sennò, che cosa?

Un trucco? Neanche a dirlo…E chi sa farlo!

È certamente cosa portentosa,

e se è miracolo...perché negarlo!

 

Armando Bettozzi da Bettona – 13 ottobre 2021

(nella foto mamma con Giorgio)

 

Giorgio Bettozzi, Cristina Bettozzi e altri 22

Commenti: 3

Condivisioni: 2

Annamaria Parisi

Come è possibile?

Carlo Tanganelli

Il negativo delle foto tradizionali poteva essere stampato al rovescio ribaltando quindi la vista. Probabilmente un "errore" del laboratorio. 😃 Interessante però che te ne sia accorto, io sinceramente non c'avrei fatto caso.

Maurizio Bartolini

Si tratta di un fenomeno di rifrazione ottica che si verifica mediamente ogni 100 anni quando si ha un aumento esagerato di H2S nell'aria che riesce ad interferire con l'obbiettivo della macchina fotografica e con gli occhi del visitatore che subiscono un appannamento momentaneo.

Alfonso Corradini

Le foto vecchie a volte venivano stampate anche rovesciate quindi effetto ottico coperto dalle piante.... et voila il gioco è fatto. Una mia considerazione potrei anc e sbagliare

Alfonso Corradini

Provare la stessa foto con fotocamera rovesciata e dovrebbe dare lo stesso effetto

Alvaro Marta

bello rivederla ......mi ospitò a casa sua ..di una gentilezza unica .....


Alberto sta scattando foto, giù sulla destra

San Crispolto – con Giorgio (e Tiziano poco visibile) che quel giorno non c’era.

Questo è quando andammo per il mio ‘Bettona tra immagini e poesia’ nel 2014 (o la seconda volta qualche tempo  dopo) 

2019 - i 4 a Bettona, ma Giorgio dovette tornare a casa fin dal GRA..per falso allarme...
È stata il primo ritorno per Aureio e Alberto dopo ben oltre 50anni.

da Damiano in Piazza - Tiziano Uccellini 
Tiziano Uccellini, Giuliano Villa, Carlo Villa, Sandro Brizi, Aurelio e Alberto Bettozzi





Tramonto al Camposanto di Bettona

 

Di leggiadria è vestita qui, la pace

tra il rimbalzar silente dei riflessi

che fan filtrare l’oro tra i cipressi

e il coro dei lumini che mai tace…

 

E ognun ch’è andato, e in questo loco giace

gradire sembra i premurosi eccessi

d’essenze odorose, e i pregar sommessi….

E ognuno a tanto amore si compiace.

 

E nel sito, dai miei cari abitato,

non solo c’è quel che ho portato io,

ma quel che anche altri, han tributato.

 

Che io nemmeno so, ma loro…sanno…

Di certo sono quei che a quegli “addio”

non mai s’adattano…e a trovarli, vanno.

 

Armando Bettozzi 





"Al Camposanto di Bettona"
(a mio padre e a mia madre, e a ognuno che lì riposa in pace)

                                            Al camposanto                                              

che grande silenzio,

e come meglio si sente cantare

il pettirosso

  tra bossi e cipressi!

    Che pace! È il silenzio che avvolge,

                                        tra i viali coi marmi allineati e fioriti,                                  

    dove l’anima è viva,

        e la vita ancor vive d’amore e ricordi.

                                            Solo, accompagna il silenzio,                                   

        lo sfregar della breccia a ogni passo.

                                                            A sera i lumini                                                          

    dan luce al gran buio 

                                         che il sole di giorno rischiara                                    

e colora.

Come abat-jour sui comodini,

contr’ogni paura,

al sonno eterno danno compagnia

a grandi e bambini addormentati.     

Ha un guizzo leggero

a ogni ombra che passa, ogni fiammella,

finché col mattino

con voce animosa

ritorna a cantare, il pettirosso,

per chi in quel luogo di pace, riposa.

 

Armando Bettozzi - 11 Gennaio 2011









dedicata a babbo e mamma che insieme riposano al Camposanto di Bettona

 

 L’ Amore oltre…

(verso l’ultimo appuntamento)

 

Con pena mai spenta

amorevolmente guarda

l’immaginetta ovale e mestamente

sorride

come a cercare il ritorno d’un sorriso

da chi in quel marmo riposa, a cui

tutto il pianto possibile già ha donato.

Mostra i crisantemi freschi

e accende il lumino,

intanto che in cuor dice l’orazione,

mentre la pena incontra uno spiraglio

verso quella pace

che già da tempo,

è la sola sua agognata mèta.

 

Sul cipresso, un pettirosso

svolazza chioccolando,

e a quello volge il viso e lo sguardo

e di nuovo sorride.

Un giorno si ritroveranno a chioccolare

insieme, pensa, e spera,

su quel cipresso che al cielo aspira

intanto che abbellisce:

 

“Questo tuo marmo

così tanto bianco,

così  tanto freddo”.

E teneramente lo accarezza,

come per scaldarlo.

 

Armando Bettozzi



 

Alberto all'inginocchiatoio donato da babbo Domenico una sessantina d'anni fa (oltre a uno stock di panche per la navata), sito ora nella saletta a destra dell'altare di S.M.Maggiore  


(pluripremiata in romano e in lingua)

 

 Mamma!

 

‘Sto nome m’arisòna ne la mente

e m’arimbàrza nfra la bocca e er còre;

è dôrce che più dôrce nun c’è gnènte:

è er nome de la vita e de l’amore.

 

La sola che te vede e che te sente

sippuro stai lontano ore e ore

è mamma tua che, amorevormente

te tira su co gioia e co dolore.

 

Davanti all’occhi sui ‘gni fijo è bbèllo

e lei pe lui è pronta a dà la vita

fuss’ anche solamente un trovatello.

 

Finché pòi chiamà “mamma” è sempre festa,

ma puro quanno se ne sarà ìta…

quer nome ce l’avrai pe sempre in testa!

 

Mamma!


È il nome che mi suona nella mente

e mi rimbalza tra la bocca e il cuore;

è dolce che più dolce non c’è niente:

è il nome della vita e dell’amore.

 

La sola che ci vede e che ci sente,

seppur siamo distanti ore e ore,

è mamma nostra che amorevolmente

ci tira su con gioia e con dolore.

 

Agli occhi suoi qualsiasi figlio è bello

e lei per lui è pronta a dar la vita

foss’anche solamente un trovatello.

 

Finché puoi dire “Mamma !” è sempre festa,

ma pure quando lei sarà finita

quel nome ce l’avrai per sempre in testa.

 

Armando Bettozzi – 8 maggio


L’Aquila, la città natale di mamma.

Qui c’era il mercato dove quasi tutte le mattine – se non tutte completamente – venivamo per la spesa del giorno mamma e io (il frigo non c’era!) sotto al bel sole estivo, durante le nostre vacanze di circa quattro mesi – allora! – di cui due a L’Aquila e due a Bettona…Scendevamo dalla località appena fuori città – chiamata Colle Bringioni, Borgata Piccinini –  dove nonna aveva una casetta appartenente agli Ospedali de l’Aquila. Passavamo davanti/sotto la grande grotta dove svolazzavano le aquile – chiusa  da un’enorme grata di ferro, salivamo un po’…e finalmente ci trovavamo in questa bellissima piazza (dopo essere passati per una prima piazza con la fontana con tre o quattro grosse palle di marmo, e anche per l’antico castello, mi pare …). Qui ripresa con Lisa al tempo delle transennature per i disastri del terremoto… Di solito mamma comprava una fetta di melone per rinfrescarci un po’.     



visita nel dopoterremoto…


il Castello de L’Aquila – i bastioni da cui si buttava un nostro amico (‘nu quatranitto’) con l’ombrellone…


Mio padre faticava

 (premiata a Lecce e Firenze, 2010)

 

Mio padre faticava,

mio padre era malato,

mio padre era stanco

e non poteva mai fermarsi.

Il mattino lo spingeva,

il giorno lo inchiodava,

e la notte non poteva riposare.

Faticava, mio padre,

e soffriva, per noi,

e per noi pregava.

Pregava mio padre per noi

e pregava per tutti

anche per gli sconosciuti

e piangeva, a volte,

per i mali degli altri.

Animava il legno -

grandi fette d’alberi –

che le mani sue sapienti

trasformavano,

e con l’anima sua grande

andavano a stare, poi, in cento e cento case.

Mio padre viene, a volte

a trovarmi, la notte,

come un grande crocefisso che mi guarda

benevolo,

e con le mani sue di pialla e colla mi dà quella pace

che a lungo, in terra, non aveva avuto. 

Guardo ogni tanto fra le stelle,

e lui è là

insieme alla sua sposa,

amata sposa, amata madre,

che torna, spesso, anch’essa,

per accarezzarmi, ancora.

 

  

Armando Bettozzi

    10 Gennaio 2010

 




 
da 'sei di bettona se'

Armando Bettozzi da Bettona
“Bettona di notte”
Scandiva il campanile i quarti d’ora
nell’or di notte quando il resto tace.
Momento, quello, che di più mi piace
giacché dà in cuor la pace che ristora.
Andando – l’ore – portano Alba e Aurora
ad annunciar che il sole s’è destato
e alto in ciel, di nuovo illuminato,
riscalda tutto e tutto ricolora.
Di ciò in attesa eran le piazzette,
vicoli e case, e il campanile stesso,
mentre le tre, segnavan le lancette.
Qua e là, le luci forti o un po’ soffuse,
più ancor del giorno m’han lasciato impresso
poetici sentir … come le Muse.
Armando Bettozzi da Bettona - 2021






Luisella Reali, Giorgio Bettozzi e altri 36
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  • Luisella Reali
    Foto stupende e meravigliosa poesia 👏👏👏👏👏👏
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  • Andrea Taglioni
    Bellissime foto..
    Curiosità, quale via è la seconda foto?
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  • Anna Taglioni
    È Via degli archi dove sta il Relais La Corte di Bettona!
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      • Armand Bettozzi
        Andrea Taglioni NOI LA CHIAMAVAMO LA PIAZZETTA della BALUCANI (dei telefoni a Piazza Cavour accanto al bar. Il portoncino è quello sfissurato. Lì veniva da Firenze a passarci l'estate il Mo di musica RICCARDO MORBIDELLI, che mi insegnò un po' di fisarm… 
        Altro...
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Alcuni altri – dei tanti altri post su ‘sei di bettona se’:


mio scatto la notte del 7 novembre 2014.

 

“Il Campanile e gli Spiriti”

 

Quando di notte il Campanile suona

van gli spiriti come in processione

per ritrovarsi in giro per Bettona.

Ma d’ombra su ombra non ce n’è visione.

 

Quando però una luce li attraversa

se di vederli, altissimo è il desio,

e un grande amor su loro si riversa,

ti dicono “son qui”, co’ un tremolio.

 

Armando Bettozzi da Bettona – 31 gennaio 2022




 “Il Convento”

(e il diavolo di Giulio)


mio scatto

Ci andavamo, alle volte, per fare esercizi ginnici, flessioni…sulle sbarre di ferro che si vedono tese da una parte all’altra. 

Ma, poi … era una sorta di luogo misterioso…pauroso, anche, direi.

Sarà per le storie che ci raccontava il nostro amico di mille avventure, Giulio Policarpi (dai vari soprannomi…).

La parete che si vede in fondo con la porta, allora non c’era. E dentro era piuttosto tetro il tutto. Mentre, invece, quando l’ho rivisto nel 2014 per la presentazione al Cenacolo del mio volume “Bettona tra immagini e poesia” era tutta un’altra cosa. Luminoso, e tutto sistemato e ben rifinito, con le volte ritornate agli splendori originali...Del ‘Cenacolo’, a quel tempo non se ne diceva proprio. Anna di Leonardo mi ha svelato anche un mondo lì rinchiuso che mai avrei immaginato. Anche perché non ne avevo mai sentito parlare: i sotterranei (da castello…)…che sfociano nella Rocca, con uscita sulla circonvallazione S. Crispolto…

Dicevo: la paura. È che – secondo il racconto di Giulio, nella sua casa – al piano terra tutto sulla destra -  c’era stato il diavolo. Beh…si fa presto a dire ‘non ci credo’. Il fatto è che Giulio ci portò a me e a mio fratello Alberto (il più piccolo di noi quattro) a vedere la manata-nera lasciata sul tavolo della grande cucina dal diavolo in persona! E chi non ci avrebbe creduto, se fu chiamato addirittura il prete a benedire tutto…Sono convinto che il diavolo c’era stato davvero. Almeno a qualcosa si credeva. Oggigiorno non si crede più a niente. Mi debbo correggere. Purtroppo – invece - si crede a troppo…a tutto quello che viene veicolato pei social. Ma il fatto del diavolo e della sua manata di cui lo stampo era rimasto sul tavolo della cucina aveva anche il sapore della favola e anche – e sissignori! – della poesia. E di tutto questo sui social non ce n’è affatto sentore. Scorrono fiumi di cretinerie, o peggio di violenze in idee (?!?) e parole…sciorinate da furbi/e influencer, che si trascinano (a volte con gran profitto) ‘mandrie’ di seguaci senza – spesso – un briciolo di buon senso e di un bagaglio di proprie idee. E purtroppo essere creduloni in tanti casi è anche assorbire violenza, come ad esempio quella farneticante (che assai stranamente non viene bloccata) ‘decantata’ dai rapper. E quel che di meglio gli viene in testa di fare, a questi seguaci, è andare in giro a realizzarle certe violenze, ed ecco le baby-o-meno-baby gang a sfogare la loro violenza gratuita su coetanei e coetanee, e non! per le grandi città.

 

Meglio il diavolo di Giulio!

 

Armando Bettozzi da Bettona – 29 gennaio 2022 



da internet siviaggia

 

 La nascita di Bettona

   

Ci s’adagiava il Sole, sopra al colle

da prima ancor che i bettonesi antichi

venissero ad arar le sacre zolle

pe’ averne olio, vino e dolci fichi.

 

Il Tevere scorreva già sul piano

tra pioppi in lunghe file a accompagnarlo

nel lungo suo viaggio, e a mano, a mano

con l’acqua sua si dava ad irrorarlo.

 

“Da quest’idillio - pensò, un giorno il Sole -

mi sposto per lasciar sì bel pianoro

al Borgo, che darà - come Dio vuole,

ai colli e al piano un più gentil decoro”.

 

E come un fior che sboccia a primavera,

Bettona apparve, e il Sole ne godette.

“Maledirò chi mette – in qualsiasi era -

le ‘eoliche’ – per sempre! - qui!- interdette!”   

 

   Armando Bettozzi da Bettona – 14 gennaio 2022



i 4 Bettozzi senior: Domenico, Marco, Oddo, Wanda


pel 19 marzo, su 'sei di bettona se':

Piazzale e ingresso al Camposanto di Bettona-Panorama del borgo dal Camposanto


Al babbo è tradizione oggi far festa             

e a quelli che purtroppo son spariti                  

si va a star presso i marmi lor fioriti     

per dir  li abbiamo sempre in cuore e in testa.  


"Al Camposanto, a Bettona – pel 19 marzo"


<Per me si va ove si dorme in eterno

ma pure a nuova vita si rinasce

e chi in ciò crede può lenir le ambasce

e chi nol crede vive già all’inferno>.

 

Questa, la voce che mi par di udire,

che par volere infondere speranza,

e che anche voglia dar la condoglianza

a ognuno che s’appressi, lì, a salire.

 

Gli aguzzi, sempreverdi alti cipressi

ritti all’ingresso danno il benvenuto

e salgo su a trovare chi ho perduto

e quei che vedo andando, lì, nei pressi.

 

Mi piace di pensare alla fortuna

di chi ha trovato lì la sua dimora,

nel rimirar - giù - il borgo che s’indora

ch’è quando il sole scende e va la luna

 


Armando Bettozzi – 19 marzo 2022


     

    Francesco e Crispolto vis-a-vis

     

    Francesco dirimpetto assai ispirato

    mirava il bel paese ove son nato

    ch’è dedicato - ed era - a San Crispolto

    dove da tempo stava già sepolto.

     

    Pregava, il fraticello-povertà

    col gran fervore di chi crede, e sa…

    e al plesso Sant’Antonio, prominente,

    la mano sua tendea benedicente.

     

    Bettona, allor, così, benediceva

    e della santità sua l’imbeveva,

    e tanta santa spiritualità,

    a tutti noi, Bettona, ancora dà.

     

    Ricorre oggi – 12 di maggio –

    la festa del Patrono San Crispolto.

    Senza che nulla! a Francesco sia tolto,

    oggi a Crispolto tributiamo omaggio

     

      Armando Bettozzi - 12 maggio 2020



locandina con la mia poesia presa da ‘sei di bettona se’, per pubblicizzare la “Castagnata d’Autunno” 13-14 novembre 2021 a Bettona e Passaggio.

locandina/mia poesia – affissa in questo stand in piazza

durante i giorni della castagnata d’autunno… 



su ‘sei di bettona se’ – 31 ott. 2022

ai bettonesini per il 31 ottobre (2022)

 La sera delle streghe

 


 

Dall’ Irlanda, e poi dagli USA

piano, piano s’è diffusa

la credenza che il trentuno,

d’oltretomba viene ognuno

quando è sera a ritrovare

l’atmosfera famigliare.

 

Però, le anime dannate

delle streghe condannate

per la lor malvagità,

vanno pure loro là

pe’ impedire che ciò avvenga,

senza nessun ‘ma’ che tenga.

 

Ecco, allora, che i bambini

(ma anche i grandi) coi lumini

nelle zucche, ad impaurire

e costringere a fuggire

orchi e streghe del malanno

impedendo di far danno!

 

Così, bussano alle porte

pe’ evitar la brutta sorte

a chi abita lì in casa,

e ogni strega - brutta e invasa,

nel veder la zucca ardente

se la squaglia immantinente!

 

Pei bambini, in ricompensa

vengon presi dalla mensa

i buonissimi dolcetti,

caramelle e anche confetti.

Che son pronti anche a Bettona

pe’ ogni…zucca, che va…e suona.

 

Armando Bettozzi da Bettona – 31 ottobre



da ‘se di bettona se’ - 5 marzo 2023



Armando Bettozzi da Bettona

Questa poesia è di una profondità che…guai a caderci dentro!


“Babbo…babbino!...Ti sento vicino

Però non riesco a parlarti…a toccarti…

È tanto tempo che aspetto un bacino

E non riesco nemmeno a abbracciarti!”


“Caro bambino, bambino mio amato,

ma non lo vedi? … Io son te cresciuto.

E stai con me da quel dì che sei nato.

Non son, forse... come avresti voluto?”


“Ma no! – dice il bimbo – più di così

non ci speravo! E ti dico un gran SÌ!”


Armando Bettozzi da Bettona – 5 marzo 2023

  


"Il Rubino" dicembre 2014 - il mensile territoriale (Assisi-Bastia-Bevagna-Cannara-Bettona) diretto da Bruno Barbini organizzatore della presentazione al Cenacolo, 8 nov 2014, con Giorgio Bettozzi fine dicitore.

Giorgio Bettozzi - autoritratto nel mio salone - dono dell'autore 

Giorgio, 8 ottobre 2018 

Curriculum Artistico

 

 Giorgio, l’attore

è anche pittore

(ma non per rima!),

ché questo era prima

quando pittava

e non recitava.

Insomma...artista

di ‘suono’ e di ‘vista’

ché - non secondario –

nel documentario

con voce distinta

chiara e convinta

cose ha narrato...

E in Rai ha avvisato:

“...RAI!.. ‘radio uno’...”,

che meglio, nessuno!

E quanti ‘scatti’

al suo tipo adatti

sui fotoromanzi,

sempre così ganzi!

 

E sempre s’allena

a star sulla scena

il Giorgio Bettozzi:

risate o singhiozzi

secondo il copione

di realtà o di finzione.

 

Armando



(Giorgio nel fare quest’opera ha pensato senz’altro a nostro padre Domenico)

Ritrovo questa foto di un quadro che ha fatto premiare il suo autore – cioè mio fratello Giorgio – e mi ha ispirato questa breve composizione (quartina + distico). L’Angoscia che permea di sé la vita dell’uomo moderno, combattuta con la Speranza. Ci han fatto già perdere tanto…Se perdiamo anche la Speranza: “Te saluto còre!” (in romano). O – in bettonese:“Sem proprio fregati, còcco! E chi ciartira su…Manc’ belzebù!”.

Magari, Natale in arrivo, può dare una mano.

 

“Speranza”

 

Ancora un giorno con l’angoscia addosso

che più non posso più di quel che faccio.

Cupo pensiero fa il mio cuor di ghiaccio…

Ma lo ricaccio e la speranza indosso.

 

E affronto poi così ogni nuovo giorno

sfidando l’ invisibil mal ch’è attorno.

 

Armando Bettozzi da Bettona – 5 dicembre 2021

da ‘sei di bettona se’

  

Giorgio Bettozzi - autoritratto

Come EPITAFFIO - assai, ma tant’assai più in là….           come DIDASCALIA a “Autoritratto” –

                                                                                                              Ogge, e fino a...evòja te!!!!

 

Giorgio Bettozzi, era attor rinomato.                                     Son Giorgio Bettozzi, attor rinomato.

E anche pittore valente era stato.                                           E anche pittore valente son stato.           

“Autoritratto” ce lo ha immortalato                                      “Autoritratto” ora mi ha immortalato

‘uomo di belle fattezze dotato’.                                             ‘uomo di belle fattezze dotato’.

 

Cento e più scene l’han rappresentato                                  Cento e più scene mi han rappresentato

professionista, distinto, appagato…                                      professionista, distinto, appagato…

Ognun che l’abbia anche solo incontrato                             Ognun che m’abbia anche solo incontrato

gli serba un ‘grazie!’ pe’ averlo ispirato.                              mi serba un ‘grazie!’ pe’ averlo ispirato.

 

E la sua voce che in Rai ha suonato,                                     E la mia voce che in Rai ha suonato,

fiction-TV cento-a-cento ha animato.                                   fiction-TV cento-a-cento ha animato.

Chi l’ha ascoltata se n’è innamorato...                                  Chi l’ha ascoltata se n’è innamorato…

Non sarà mai – quel suo timbro – uguagliato.                      Non sarà mai – questo timbro – uguagliato.       

 ………………………………………………………………………………………………………… 

FANTASY

Dimenticatevi del “Che-Guévara”

ch' é Giorgio Bettozzi - e lo è per davvero! 

il solo e unico audace guerriero

che tante ha steso con enfasi rara…

 

Ché - quand’è il caso - lui s’arma e poi spara!

 

Com’è accaduto fra tante lenzuola

contro gli…attacchi di Gina…di Lola…                                                                                                    


Armando Bettozzi

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Franco in “Il gobbo del Quarticciolo”, qui con Gerard Blain e Anna Maria Ferrero - 1960

(personaggio ‘er pellaccia’)


Piccola parentesi per un ricordo di Franco e della sua Maria Grazia Francia – anche lei interprete in molti film in bianco e nero – inevitabile, parlando di Bettona e suoi personaggi più in vista. Questo testo è preso da ‘sei di bettona se’.

“I fuorilegge” con Vittorio Gassman 



Armando Bettozzi da Bettona

foto avuta da amici bettonesi per il mio volume “Bettona tra Immagini e Poesia”. Ci sono Franco Balducci coi genitori, e Maria Grazia Francia. I due attori di Bettona. Più tardi, poi, è venuto mio fratello Giorgio Bettozzi.

Ho saputo che Maria Grazia Francia ci ha lasciato. Un breve ricordo. Per diversi anni ho incontrato lei e Franco Balducci nella loro casa a Roma (in via Stresa, sulla Trionfale). Ci andavo in bicicletta, o a piedi per fare una lunghissima passeggiata per meglio conoscere zone di Roma per me ancora nuove in quegli anni. Più tardi, ci andavo col motorino (mi piaceva avere un punto di arrivo per i miei giretti in direzione Monte Mario). Mi raccomandava di mettere il giornale al petto e alle spalle, per protezione. Alle volte faceva una spremuta d’arancia per lui e per me.

C’erano diversi gatti in uno spazio esterno della sua casa, che Franco chiamava per nome. Un giorno che capitai lì, c’era sua madre molto avanti cogli anni. Se la prendeva in braccio e diceva: “Guai chi me la tocca!”.

Più di una volta è capitato che lui dovesse andare agli Studi Cinematografici e mi portava con la sua spider alla DePaolis. Franco era stato da giovane amico di babbo. Un giorno – c’era la guerra – fecero un viaggio da Bettona a Roma o viceversa con mezzi di fortuna, inclusi carri di buoi. Divenne amico di famiglia e qualche volta era passato a dare un saluto quando stavamo a Via Tunisi, presso i Musei Vaticani. Gli era di strada.

Maria Grazia era sempre gentile. Mi preparava il caffè. Una volta era a recitare presso un teatro importante di Roma e offrì a me e a mamma due poltrone. Era uno spettacolo con Gianrico Tedeschi.

In anni più recenti, quando Franco si era ritirato a Bettona, perché- come mi diceva – ormai aveva un’età…e gli piaceva passare lì gli anni rimasti – scrissi a Maria Grazia. Fu per la morte di Franco. Lei gentilmente mi rispose. A Franco sarebbe piaciuto avere nel contempo anche un appoggio a Fregene, che era stata la città degli attori/registi, per ritrovarsi di quando in quando con le persone con cui aveva speso una vita. Non so se poi ha potuto realizzare quel desiderio.

Armando Bettozzi da Bettona – 5 marzo 2021

 

24Luisella Reali, Leandra Zurlo e altri 22

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51Luisella Reali, Leandra Zurlo e altri 49

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Anna Maria Terenzi - Ho tantissimi ricordi di bambina perché a Bettona le nostre case e gli orti erano confinanti. Potrei raccontare mille episodi ma quello che desidero condividere è il bellissimo sorriso di Maria Grazia e la capacità disarmante di Franco di dire qualsiasi cosa.

Tommaso Uccellini - Bellissimo ricordo!


Franco in “Sangue sul sagrato” girato interamente a Bettona nel 1951 con Luisa Rossi e Carlo Ninchi.

Bettona del dopoguerra  - al tempo di “Sangue sul sagrato” e della strada pei 5Cerri







         
 


16dic2018 a La Lupa




col regista Giorgio Capitani

con Don Matteo (Terence Hill)

con Giancarlo Giannini in ‘Il Generale Dalla Chiesa’

...forse impressionato da quanto ha saputo farlo impressionante questo suo Cristo - olio su tela - !...

Giorgio – RAI Radiotelevisione Italiana…annuncio trasmissioni su Radio 1 (per un decennio)




Bettona è la terra dei nonni e del padre di noi quattro fratelli Bettozzi: Aurelio, Giorgio, Armando, Alberto.

Com’è anche il paese natio di noi, ad eccezione di Aurelio, dato che babbo e mamma erano a Roma, in quel periodo. Ma subito dopo, nostro padre trasferì mamma al paese, per via della guerra…  

Prima di continuare a visitare Bettona, permettetemi un rapido sguardo alla loro storia bettonese, che avevo scritto in parte con la collaborazione di Giorgio, e che avevo lasciato da qualche parte. Qui, ne vedo il giusto collocamento finale.

*****

Marco Aurelio e Maria, si erano sposati e vivevano nella casa col fronte su piazza Cavour, il retro su San Crispolto, e con al fianco la bella fontana ottocentesca coi gradini a far da seduta per tante generazioni di giovani e vecchi bettonesi, per tutto il corso della vita. 

Nel 1903 nonna Maria ‘la scrivana’ diede alla luce il primo di quattro figli: Domenico (seguirono Marco, Wanda e Oddo), il quale, dopo la sesta elementare si trasferì a Roma presso lo zio Ciro Covarelli, anch’egli bettonese, che aveva un’avviata fabbrica di mobili, dove il giovane imparò così tanto bene il mestiere da superare il maestro nel disegnare e fabbricare mobili.

Per inciso, lo zio Ciro era il proprietario del Monte Lauro e della Fonte dell’Acqua Minerale, ferrosa, che da lì sgorga, e che – a suo tempo si cercò di imbottigliare e commercializzare. Ma senza un seguito apprezzabile. A Roma viveva con Virginia e Matilde Censi in un appartamento del palazzo di 5 piani di sua proprietà, posto proprio di fronte all’ingresso dei Musei Vaticani, tra via Sebastiano Veniero e via Tunisi. In questa stessa via Domenico viveva con la zia Carlotta. Più tardi vi si riunì con la moglie Anna e i loro quattro figli: Aurelio, Giorgio, Armando e Alberto, quando, a guerra finita vennero a stabilirsi definitivamente a Roma. Salvo tornare a Bettona ad ogni fine scuola per tutta l’estate.

Anna era nata a L’Aquila da Gelsomina de Meo e Armando Manieri, che vivevano in una modesta villetta appena fuori città. Aveva avuto una sorella che morì giovane, lasciando i figli: Marcella e Dino.  Lei era impiegata presso l’Alemagna e lui presso la Innocenti come disegnatore tecnico.

Anna dopo gli studi si trasferì a Roma. Era molto giovane quando conobbe Domenico, col quale, dopo un lungo fidanzamento si sposò. Poi scoppiava la guerra…Perciò Domenico la condusse a Bettona, dove si recava a passare ogni fine settimana con lei. 

 

La devozione di babbo Domenico - falegname e suonatore di bombardino addirittura al teatro Giulio Cesare di Roma – per passione e non per mestiere – per i suoi genitori è stata qualcosa non riscontrabile tanto facilmente. Ha sempre pregato per loro, e li ha sistemati nella cappella del camposanto a Bettona, proprio sulla piazzetta principale, a guardare l’incantevole panorama, dove il 2 novembre e in altre occasioni vi si celebravano le sante messe. Proprio lì, ora riposano tutti insieme: lui con gli amati genitore e l’amata Anna.


Ho ritrovato sue cartoline a Anna nel cassetto di un canterano della casa in piazza. Beh…Niente a che fare coi messaggini spesso scemi di oggi…

 

 Ci ho scritto un sonetto (che ha portato vari premi in concorsi di poesia). Un verso dice – impropriamente: “Annina, ti sposo, come torno dal soldato…”. Babbo era stato esentato dal servizio militare perché capo famiglia. Il fatto è che nello scrivere si sono mescolati i miei sentimenti per Lisa, che aspettava il mio ritorno dal servizio militare…).






 Il  Fiore                (plutipremiata-podio)

 

Nel ripulire tutto giù in cantina,

 fra tanta roba vecchia ho ritrovato

un libro un po’ammuffito e rosicato

co’una dedica scritta fina, fina.

 

Ci si leggeva a malapena: “Annina,

ti sposo come torno dal soldato”.

L’aveva scritta babbo innamorato

di mamma, poco più che ragazzina.

 

Lo prendo e lo apro tutto incuriosito

e mi commuovo nel trovarci un fiore

che pure se è così rinseccolito

                                              

sa ancora di profumo…di freschezza…

Siccome figlio son di quell’amore

mi son come ubriacato di dolcezza.

 

 Armando Bettozzi

  


   *****

 

Intanto a Roma era nato già Aurelio… Gli altri tre nasceranno tutti nella casa in piazza Cavour, con intervalli di due anni...Tutti con la prodiga e professionale assistenza della popolarissima levatrice Bianca Laudenzi. Quest’ultima era la moglie di Vico, il fornaio, e madre di Serenella e di Alberto ‘il Roscio’.

Raccontano che ad ogni occasione, al bar Trabalza i bettonesi facessero il tifo per il maschio, mentre Anna aspettava la femmina, che però, non veniva…E si riprovava…(questo è un ricordo di Giorgio).   

Alla fine, un Natale, Domenico le regalò una bellissima e preziosa bambola, che Anna ogni giorno, dopo averlo rifatto, poneva a ben figurare sul letto. E così è stato per molti anni.

…….. - …….

Mentre i figli crescevano a Bettona, Mimmo (così lo chiamava Anna) apriva la sua fabbrica di mobili, in quella Via Tunisi già menzionata, dove i suoi lavori di successo andavano ad arredare case private, comunità, e anche ministeri. Come quello delle finanze all ‘EUR e i Monopoli di Stato. Arredò e rifinì perfino un barcone sul Tevere, in occasione della prevista “E42”, l’Esposizione all’Eur, poi annullata per via della guerra.

Negli anni ’50 Domenico ebbe via, via il piacere di avere a lavorare con sé – oltre ai suoi due fratelli Marco e Oddo - diversi collaboratori bettonesi, come Gustavo Lunghi, Arnaldo Càroli, Arduino Reali, Antonio  Trombettino, Romano Brizi...E la sua casa di via Tunisi era sempre aperta ai bettonesi. Bruno Trabalza, del bar in piazza Cavour, andava spesso a fargli visita mentre era militare a Roma. La sua casa era un punto d’appoggio importante (quando babbo morì, Bruno corse da Bettona col suo ‘vespone’…).  Passava anche Franco Balducci, che si stabilì poi a Roma per la sua attività di attore cinematografico. Con Arduino Reali aveva stretto una bella amicizia. E quando si stabilì in città in zona Ottavia, ne ricambiava le visite, a volte anche con noi quattro adolescenti.

Come in ogni epoca, e in ogni buona famiglia, anche in quel mobilificio capitavano momenti di crisi, ma mai un suo operaio dovette pagarne le conseguenze. “Prima la paga agli operai…” diceva babbo, anche a costo di stringere tutti noi, la cinghia. Ma erano momenti così…passeggeri.      

 

*****

 

Babbo raccontava spesso l’avventura dei suoi viaggi un po’ a piedi, un po’ con mezzi di fortuna da Roma a Bettona e viceversa, durante i giorni di guerra. Gli capitò anche di fare uno di quegli avventurosi viaggi con Franco Balducci, allora assai giovane. 

 

 

……-…..  ……-…..  ……-…..  ……-…..  ……-…..……-…..  ……-…..  ……-…..  ……-…..

 2° parte

 

 A Bettona noi, i quattro fratelli Bettozzi crescevamo…Aurelio e Giorgio vi hanno frequentato le elementari. Io, l’asilo. Alberto era ancora piccolo. Giorgio ricorda ancora la maestra che chiamavano la sora Peppa, nonna di Roberto Terenzi. Era il 19xx quando babbo Domenico venne a prendere noi e mamma per iniziare la nostra vita romana. Bettona ci aspettava comunque con tutti i nostri amici, a ogni fine scuola per i lunghi, benedetti mesi estivi. E questo è stato per numerosi anni.

 

Senz’altro ne soffrimmo per quel distacco…Come anche diversi nostri amici che restavano in paese….

 

Dopo la casa di piazza Cavour, per alcuni anni andavamo - nel periodo estivo - nella casa sotto il campanile di San Crispolto.  Quando la lasciammo ché oramai poco ci andavamo più, alcuni venivano a chiedere se potevano avere mobili, oggetti vari…e diversi furono accontentati, fino a…“fine scorte”.

 

…….. - …….

Intanto, a Roma…

 

Ogni volta che la sorella Wanda chiamava da Bettona, babbo già al primo trillo del telefono a parete della signorina dei telefoni, Giuseppina Balucani, in piazza Cavour (si riconosceva dal suono particolare delle chiamate interurbane) si animava di timore pensando in quell’attimo a cattive notizie…Che fortunatamente non c’erano.

*****

 

Mamma Anna in quel periodo era in ospedale…. Noi quattro eravamo ancora ragazzini, o bambini  quando due sulle spalle e due per mano, babbo Domenico si presentò al preside della scuola San Giuseppe al Trionfale, a Roma, per farci iscrivere…Lo accolse Don Aristide Mainardi. Alberto era troppo piccolo, ma gli fece frequentare ugualmente la “primina” in prima elementare. Gli anni passavano…In qualche modo qualche volta mi ero incontrato con Don Aristide, per esempio quando andava coi ragazzi a visitare San Pietro….Quando venne a trovarsi attempato e malato in ospedale, mi chiamò al telefono. Sorpresa e meraviglia! Erano passati tanti anni. C’era già Andrea, che  portai con me. Il prete gli raccontò una storia che gli era rimasta stampata nella mente e nell’anima. Quella che ho appena raccontato.


 


*****

 

La falegnameria della ditta Bettozzi&Manzoni (così si chiamò l’impresa dopo che il cugino Bruno Manzoni, reduce dalla Campagna di Russia gli chiese di lavorare), era ricercata. Nel mio corso di Ragioneria ebbe una professoressa di economia che aveva conosciuto babbo per un lavoro fattole con sua piena soddisfazione, e lì in aula ne parlò così tanto bene, davanti a tutta la classe!... Così anche ne parlava - come di una persona squisita, laboriosa, onesta, amante della famiglia - Don Oliviero Centi, che era parroco di Bettona quando babbo fece dono di un quantitativo di panche per la chiesa di Santa Maria Maggiore. Forse alcune ne sono rimaste. Forse spostate a San Crispolto(?)..Di certo un bell’inginocchiatoio in noce nostrale è rimasto nella saletta alla destra dell’altar maggiore, con la targhetta Domenico Bettozzi.

Quando Roma fu allagata per lo straripamento del Tevere la falegnameria ci passò qualche guaio. Ma tutto fu presto normalizzato.


*****


Il nostro viaggio a Bettona ce lo raccontavamo tra noi quattro già mesi prima, cercando d’immaginare quello che avremmo fatto, chi avremmo incontrato, con chi avremmo giocato…Progetti, sogni…in attesa delle vacanze.

 

A Roma, col taxi alla stazione e, pronto ad aspettarci qualcuno dei tassisti di Bettona: una volta Assuntina, una volta Costanzo, un’altra Ulderico…o a S.M. degli Angeli, o a Ponte Novo,

con capolinea in piazza, e più tardi a fianco a S. Crispolto.

 

Si scaricavano i bagagli…Per quanto riguardava più strettamente noi quattro, si trattava di giochi e armi di vario genere per le nostre battaglie tipo ‘I ragazzi della via Paal’ e per le nostre caccie-grosse lungo le mura, o al fosso. Lo ha ricordato Alberto Laudenzi (il ‘Roscio’) in occasione della presentazione presso   il ‘Cenacolo’, del mio libro “Bettona, tra immagini e poesia” nel novembre 2014. Ricordava - non senza una certa commozione – di quanto all’avvicinarsi dell’estate i ragazzi aspettassero l’arrivo dei ‘bettozzini’ che portavano un po’ di spirito avventuroso, e giocattoli e armi che condividevano con tutti loro. Lo stesso hanno ricordato le ‘ragazze di allora’, come la povera Gemma Menigatti (detta Giannetta) che ho inaspettatamente ‘trovato’ alla cerimonia di premiazione di un concorso letterario, presso la Sala Protomoteca del Campidoglio. Proprio piccolo, il mondo!     

 

Il primo impegno, poi, era andare a salutare Bruno e Maria al bar in piazza. Non era certo per questo, ma un gelatino offerto da uno dei due non mancava mai.

Seconda visita era a zia Wanda, che allora gestiva una bottega di alimentari nella piazzetta Matteotti, lungo il Corso (se era ora di apertura, o sennò nella casa all’angolo con Piazza Nova, col portone proprio di fronte alla bottega di Vittorio il calzolaio.

 

Qualcuno aveva già preparato casa…Gli anni che siamo stati ‘sotto il campanile’ di S. Crispolto ci pensava Stella, moglie di Galliano Policarpi, e madre di Gianfranco, Annalisa, e Giulio - mio coetaneo  e perciò mio compagno, insieme a Alberto, di mille e mille avventure nel borgo, nelle campagne e nelle montagne …

 

Mamma passava il tempo in casa più che altro...Ce n’era da fare, giorno per giorno! Non fosse altro che stare a badare a noi quattro...Comunque aveva diverse amiche con cui passare il tempo, o in casa, o presso qualcuna di loro. Allora si stava tutti in grande amicizia e ci si frequentava comunemente. Spesso si vedeva con zia Wanda, Barbara Trabalza, Annetta di Salvatore (abitava a via S. Caterina, vicino alla merceria di Dario, più o meno di fronte alla casa di zio Ciro, dove c’era anche l’appartamentino di zia Zena), Zena, Annina (abitava a via Roma, dove ci sono le scalette che portano alla stradina sottostante), Bianca Laudenzi, la levatrice, Belga e Delia (stavano a Largo B. Buozzi)…e diverse altre. Incluse le più giovani, per esempio, Serenella (figlia di Bianca), Luciana e Maria Aurelia Covarelli, nostre cugine da parte di zia Wanda.

Nelle belle e spensierate serate estive s’incontravano in Piazza, sui gradini del Palazzo del Podestà, sulle due panchine in muratura addossate al Comune …sulle sedie in paglia presso il portone di casa di qualcuna…Alle volte giocavano a carte. Con mamma giocavamo anche noi con qualcuno dei nostri amici: come piatto, monetine da una, due, cinque, dieci lire…

 

*****

 

Giorgio era al suo primo anno di architettura quando la signora Montedoro gli dette l’occasione di apportare una modifica nella sala della sua casa in piazza. Credo che quella variazione sia ancora presente. La signora ne rimase contentissima. Voleva ricompensarlo, ma Giorgio non volle niente, non lo avevo fatto per interesse. 

 

*****

 

Il quel periodo Marcello Scarponi, devoto nipote di babbo, da parte di zia Zena, mi dette delle lezioncine basilari di musica, ché aveva avuto come regalo per la promozione agli esami di terza media, una fisarmonica Farfisa di 80 bassi.

Marcello era per noi un idolo, dato che la sua “Solo due righe” era cantata da Peppino di Capri ed era stata in HitParade per giorni e giorni!

 

 *****

 

Babbo era innamorato non solo di Bettona e della sua ‘aria buona’, ma anche della sua gente, delle sue tradizioni, dei suoi prodotti. Per Pasqua non poteva mancare la torta al formaggio, quella preparata dalla sora Clelia. Abitava appena più avanti alla casa di Annetta di Salvatore, lungo via S. Caterina. Quelle torte le abbiamo avute anche a Roma, per diversi anni.

 

Ogni volta che veniva a trovarci, quando eravamo in paese per le vacanze, andavamo a comprare le salsicce e se c’era, la porchetta da Renato Morbidelli (marito di Paola, moglie di Dario della merceria vicino al forno di Vico), quando aveva la bottega sul Corso. Questa fu poi spostata sulla piazzetta Matteotti, accanto alla bottega di alimentari di zia Wanda. Enrico, il figlio di Renato, trasferì infine la macelleria a piazza Preziotti. Neanche questa esiste più, ormai da tempo….

 

Bettona – come ognuno che abbia avuto a che fare con lui per lavoro e quant’altro - lo ha conosciuto per la degnissima persona che era stato, gran lavoratore - sì, anche di successo, ma sempre modesto e generoso con tutti, amorevole con la famiglia, incapace di cattiverie, rispettoso di chiunque, benvoluto da tutti, e innamorato della sua Bettona, che ora ricambia. A suo tempo, quando mi aggiravo per le strade e i vicoli di Bettona, capitava che qualcuno mi fermasse riconoscendomi per “uno dei bettozzetti, i figli di quel gran brav’uomo di Domenico”. Un giorno ci trovavamo in piazza tra ragazzi, quando passò mio padre. “Semolino” un ragazzetto di Roma lì in vacanza, chiese: “È dottore?”… Sì! Nell’aspetto e nel portamento: un falegname-dottore!   

 

Mia madre? Volgete tanto di tutto questo a nome Anna Manieri in Bettozzi, e ho detto anche di lei.          




fine


 

Molte fotografie provengono dalla pagina FB di Luisella Reali. Alcune vengono da ‘sei di bettona se’ . Diverse dal mio volume “Bettona, tra immagini e poesia”, presentato presso il Cenacolo - a San Crispolto, in novembre 2014. Altre sono state prese da internet. Molti sono scatti presi durante i miei rari ritorni. 

La data stampigliata in varie foto non è reale.

Luisella Reali - sulle sue paghine FB  - onora la sua amatissima Bettona con fotografie e cartoline d’epoca, e con la sua arte culinaria di cui non manca di mostrare … appetitosissime fotografie. 

a dx casa dei nonni, di babbo, della nascita di noi 4 fratelli- a sx sotto il campanile, casa – poi - di varie estati.Non c’era la terrazza, poi c’è stata la terrazza, quindi, in tempi più recenti, la terrazza è sparita a favore di un aumento di cubatura della casa.

  



 
        L’ADUNATA                               dedicata a mamma, babbo e a noi 4 fratelli – Armando                      *dalle finestre al 1° piano   

                                   

                       L' ADUNATA                                       

     

                          

*"Aurelio, Giorgio, Armando, Alberto ! È ora !”

Echeggia – per la piazza di Bettona –

così il richiamo ben cantilenato*

di mamma Anna per riavere in casa

i quattro moschettieri, chissà dove –

in quel momento – presi a far che cosa.

Forse in battaglia a rotear le spade

che a Roma il loro babbo falegname

faceva ad arte, o ad aguzzar la mira

sui draghi appollaiati tra le crepe

dell’erbose e gloriose antiche mura,

con quei fucili ad aria, quasi veri,

o a valle in mezzo all’acque del Topino,

o a ringraziare un albero di pesche.

Oppure all’ombra degl’ippocastani

dei giardinetti a Santa Caterina,

a fare il gioco eterno del serpente,

che attira – tentatore – nel peccato

la tanto amata e bella ragazzina.

Ci guarda attento un vecchio per la strada:

“Voi siete i figli di quel gran brav’uomo,

Domenico…ma come somigliate !...”

Pei vicoli, le strade e le piazzette

si sentono venire dalle case

i sacri tintinnii del desinare.

“È tardi, dai corriamo, che ci sgrida !”

E dopo un po’, sudati e impolverati,

il tintinnio incomincia anche da noi.

Soltanto una manciata di minuti,

e poi di nuovo liberi di fare:

sinonimo - a quel tempo – di giocare,

star fuori cogli amici, o a cercare

le prime tenerezze dell’amore.

O in giro in bicicletta ore e ore,

e a volte fino a Assisi, o su a Perugia,

non sempre senza segni sulla pelle.

O intorno ai bigliardini o al gran bigliardo

del bar Trabalza a un lato della piazza,

dove era stato – un tempo – il podestà.

Ed anche, a sera, andare alla funzione,

e dopo ritrovarsi e punto e a capo:

andare, e ritornare e poi riandare,

e alfine, stanchi, e allora, solo allora -

che dodici batteva il campanile –

mamma Anna richiamava l’adunata

          per consegnarci in braccio alla nottata.           

 

Armando Bettozzi da Bettona


rientrando a Roma con Giorgio

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Armando Bettozzi da Bettona
“Il Campanile e gli Spiriti”
Quando di notte il Campanile suona
van gli spiriti come in processione
per ritrovarsi in giro per Bettona.
Ma d’ombra su ombra non ce n’è visione.
Quando però una luce li attraversa
se di vederli, altissimo è il desio,
e un grande amor su loro si riversa,
ti dicono “son qui”, co’ un tremolio.
Armando Bettozzi da Bettona – 31 gennaio 2022
la foto è un mio scatto - la notte del 7 novembre 2014.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto e monumento
Leandra Zurlo, Luisella Reali e altri 16
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RICORDI

IN BIANCO E NERO

 

 

di

 

 

Giorgio e Armando Bettozzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

RICORDI

IN BIANCO E NERO

 

 

di

 

 

Giorgio e Armando Bettozzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 













Giorgio Bettozzi è stato più volte scritturato come cardinale per films/fictions sui papi (Giovanni Paolo II, Giovanni XXIII ...)   






fu consegnata direttamente nelle mani del papa tramite un suo stretto collaboratore

Caricamento: 87045 su 87045 byte caricati.


 



da 'sei di bettona se'

Armando Bettozzi da Bettona

Ritrovo questa foto di un quadro che ha fatto premiare il suo autore – cioè mio fratello Giorgio – e mi ha ispirato questa breve composizione (quartina + distico). L’Angoscia che permea di sé la vita dell’uomo moderno, combattuta con la Speranza. Ci han fatto già perdere tanto…Se perdiamo anche la Speranza: “Te saluto còre!” (in romano). O – in bettonese:“Sem proprio fregati, còcco! E chi ciartira su…Manc’ belzebù!”.

Magari, Natale in arrivo, può dare una mano.

“Speranza”

Ancora un giorno con l’angoscia addosso
che più non posso più di quel che faccio.
Cupo pensiero fa il mio cuor di ghiaccio…
Ma lo ricaccio e la speranza indosso.

E affronto poi così ogni nuovo giorno
sfidando l’ invisibil mal ch’è attorno.

Armando Bettozzi da Bettona – 5 dicembre 2021







Ecco l’omaggio poetico a Giorgio, 8 ottobre 2018

 

 "Curriculum Artistico"

 

 Giorgio, l’attore

è anche pittore

(ma non per rima!),

ché questo era prima

quando pittava

e non recitava.

Insomma...artista

di ‘suono’ e di ‘vista’

ché – (non secondario) –

 nel documentario

con voce distinta

chiara e convinta

cose ha narrato...

E in Rai ha avvisato:

“...RAI!.. ‘radio uno’...”,

che meglio, nessuno!

E quanti ‘scatti’

al suo tipo adatti

sui fotoromanzi,

sempre assai ganzi!

 

E sempre s’allena

a star sulla scena

il Giorgio Bettozzi:

risate o singhiozzi

secondo il copione

di realtà o di finzione.

 

Armando





...delle volte m'ha portato sul set...

sul set pressol’Exedra Hotel a Piazza Esedra

con Flavio Insinna

A casa di Giorgio - Giorgio, Gianni Salaris con Nanda, Luciano Fermi, x , io, Lisa, Lorenza di Maurizio, un vecchio amico, Andrea, Stefania, Mirko, x. 





Ecco un altro volume (a ‘due mani’ con Giorgio) dice della storia della famiglia Bettozzi Domenico e di mamma Anna e di noi quattro (specialmente ambientata a Bettona, ma non solo) corredata di foto e poesie (195 pagine - stampato fine febbraio 2024).





 nonna Marietta, la mamma di babbo – scrivana del paese

Nonna Gelsomina De Meo, madre di mamma. L’Aquila




Il falegname…’dottore’…

Riprendo questa frase dalle prime pagine. Un giorno ci trovavamo in piazza tra ragazzi, quando passò mio padre. “Semolino” un ragazzetto di Roma lì in vacanza, chiese: “È dottore?”… Sì! Nell’aspetto e nel portamento: un falegname-dottore!  …

…e la sua Annina


  




  

Appagato, ma già malato, nella bella casa da lui fatta costruire…



altro volume su Bettona (288 pag.) - stampato feb2024



E questo completa la mia collezione di quattro volumi su Bettona:

Bettona dediche 

Raccolta post su ‘sei di bettona se’ dal 28 febbraio 2021 – al 4 agosto 2022





Il 5 luglio 2024 Giuliano mi comunica che Carlo non è più.

Gli ho scritto questa dedica:  

da ‘sei di bettona se’ – post del 12 luglio 2024

È già trascorsa una settimana. Per quanti lo hanno conosciuto e amano ricordarlo.

 

In morte d’un amico

............................................................................

Da tutti i giorni in tutte le stagioni

che trovavam la piazza ad aspettarci

per ammazzare il tempo e a raccontarci

di quel che si faceva al Borgo, e chi…

con cui ci sviziamo ingenuamente,

a un poi, che presto venne…Troppo presto.

.................................................................................................

Quel ‘poi’ portò via voi…portò via noi…

Ché crescevamo, e picciol si faceva

l’amato Borgo, sempre, poi, cercato.

Per ritrovarci, pur se casualmente,

ad intervalli sempre più allungati…

....................................................................................................

Dopo tant’anni in Piazza siam tornati

per quella - che or - rimane ‘ultima volta’.

....................................................................................................

Fu come aver di colpo cancellato

decenni andati come mai passati,

come se i fili ch’eran distaccati

si fossero d’un tratto riallacciati

per seguitare a viver l’amicizia

rimasta lì, paziente, ad aspettare…

......................................................................................................

Distacco è or, che … seguito non ha.

.......................................................................................................

Ci rivedremo, Carlo, presto o tardi

per raccontarci storie…non più in Piazza

ma in qualche posto dove più non conta

né ieri, né domani…e è sempre oggi,

con anche tutti quei - da tempo, andati.

........................................................................................................

Il tuo amico Armando - postato 12 luglio 2024


Tutte le reazioni:

9Leandra Zurlo, Luisella Reali e altri 7 (include Ferruccio Villa)

 

Leandra Zurlo

Bellissimo ricordo in versi

Sempre presente Armando

Nel ricordare i tuoi veri amici

Persone tutte perbene e con valori.

 

Armand Bettozzi

Leandra Zurlo Avevo incontrato - Carlo e Giuliano l'anno prima del covid. che ci ha poi impedito di ritrovarci la primavera successiva, per tornare anche con Giorgio che in quell'occasione per un caso fortuito non poté essere in Piazza con me, Aurelio e Alberto, e gli amici di sempre.

  

Leandra Zurlo

Armand Bettozzi almeno lo hai rivisto ,io non l'ho più visto da quando era ragazzo ,rividi Giuliano tanti anni fa era identico poi per caso mia figlia diventò per un periodo amica del figlio si conobbero ai vinarelli di Torgiano.

Grazie del pensiero.

 

Cesira Garofani

Caro Armando sono la moglie di Carlo. Io non l'ho mai conosciuto ma Carlo spesso parlava della sua infanzia passata a Bettona. Con grande gioa la ringrazio per le parole che ha scritto in memoria di una persona meravigliosa come era Carlo. Grazie non poteva farmi regalo migliore. Spero un giorno di incontrarla e magari ricordare il mio amato Carlo ♥️♥️♥️

 

Gabriella Grigioni

Condoglianze

 

Rosella Righetti

Porgo sentite Condoglianze a tutti i familiari! 🌹🥲

 

Leandra Zurlo

Faccio le mie condoglianze a Giuliano in primis ai familiari

Con grande affetto

Se n'è andato un altro pezzo della nostra storia.

  

Armand Bettozzi

 

Leandra Zurlo...di una storia che - non perché ne siamo stati parte - rimarrà unica, in niente superata da quello ch'è seguito. Peccato. Ciao.




quante cose mi ricorda questa scena affascinante...

………………………………………………………………………………..

"Robin Hood a Bettona"

(in endecasillabi liberi - non rimati)

…………………………………………………….

Quante cose mi ricorda questa scena affascinante...

………………………………………………………………………………..

"Robin Hood a Bettona"

(in endecasillabi liberi - non rimati)

…………………………………………………….

Quanto c’era, oltre le case...

Nel palazzo, qui a sinistra

(che però qui non si vede),

Marcellina cogli occhiali,

e anche a volte la ‘zurlina’

qualche sera a stare insieme…

Sulla destra (fuori scena),

Montedoro e il suo garage.

Oltre il muro, un po’ più avanti,

i baristi, Maria e Bruno,

i Trabalza, co’ Adonella.

E al convento dritto giù,

ragazzine e ragazzini:

Giulio, amico d’avventure,

(di Galliano e Stella, figlio,

con Gianfranco ed Annalisa)…

la Luisella…AnnaMaria…

Fernandina e la Iolanda

(che di lei era la mamma)…

Ma ce n’eran tanti più…

Per finir, già alla piazzeta,

proprio sotto il campanile,

c’era stata un dì, Marcella

figlia a Pippo del postale.

Quando poi andaron via,

ci siam stati noi Bettozzi.

Mamma Anna, Aurelio, Giorgio,

io che scrivo, e infine Alberto.

(Babbo lavorava a Roma,

e ogni sabato tornava).

……………………………………………………

M’è venuto tutto in mente

con davanti questa scena

molto bella da vedere.

San Crispolto, c’era e c’è!

(questo, ognun lo sa da sé).

Un particolare è questo:

dalla Fonte, una moneta

sul porton, l’arciere Aurelio,

la centrava e ben lo sa

chi restava a bocca aperta

domandando: come fa?!

Ma non fu per puro caso,

ché…la prese anche altre volte,

di Bettona il RobinHood.

………………………………………………………………………

Armando Bettozzi da Bettona – 1 agosto 2024

 

Tutte le reazioni:

31Leandra Zurlo, Luisella Reali e altri 29

 

Leandra Zurlo

Bellissimi nostalgici versi

I volti, le piazzette vive di voci e giochi ora silenziose.

Ma nel silenzio ancora si sentono tutti;

Grazie ai tuoi versi di un Bettonese vero.👏

Ricordiamo anche voi che con la vostra vivacità portavate tanto movimento e compagnia ai ragazzetti del periodo che non vedevano l'ora del vostro arrivo.

 

Armand Bettozzi - Leandra Zurlo È vero. Lo hanno ricordato anche altri. Ad esempio, Alberto 'l Roscio (gli fa piacere che lo chiamo così...come allora) lo ha ricordato anche con una certa commozione la sera della presentazione del mio 'Bettona tra immagini e poesia' al Cenacolo di San Crsispolto. Accidenti! Son già passati diversi anni da quella bellissima serata! anche se mi pare ieri. Ciao, 'zurlina'.

 

Leandra Zurlo - Armand Bettozzi ciao Bettozzino

 

Leandra Zurlo

Alberto era molto istintivo

Ricordo che quando si andava a scuola con il pulman di Pippo

Faceva spesso a botte

Specialmente con Gianni Papalia che aveva anche lui un bel carattere sanguigno,il bello è che quando si imboccava l'arco di s.Caterina smettevano improvvisamente e si mettevano

a posto i vestiti e capelli scarmigliati aiutandosi l'uno con l'altro .E amici più di prima.

 

Anna Ferracci

Bellissimi ricordi nei tuoi “versi liberi”...mentre leggo rivedo tutti i loro volti sorridenti. Grazie Armando

 

L'orchidea Blu

 

Luisella Reali


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Bella scena particolare con le TRE CHIESE di BETTONA - da sx: Santa Maria Maggiore col campanile (P.zza Cavour), Sant Andrea, nella piazzetta omonima, visibile come quasi attaccata al campanile, e San Crispolto, figura completa (P.zza Garibaldi). Non è venuta fuori la Fonte, nascosta dall’angolo del Palazzetto del Podestà, trecentesco, sulla destra – la quale segna il confine tra le due piazze principali.      

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ERRAGOSTO (2024)...CHISSÀ SE LA NUOVA ATTIVITÀ DI RISTORAZIONE DA POCO INTRAPRESA ALL'ACQUA MINERALE HA AVUTO CLIENTI...SUFFICIENTI?

appena oltre il ponticello c’era una cascatella che formava una vasca abbastanza fonda con pesci e rane.  in cui ho fatto il bagno più volte. L’acqua era cristallina, e fredda, ma al sole d’estate andava bene.

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"Al sole d’estate"
(all’Acqua Minerale di Montelauro a Bettona)
.............................................................................................
Senza quasi toccare andavano i piedi
ruzzolando quasi, per la discesa,
sassosa e sconnessa discesa rugosa
pei rivoli d’acqua di pioggia recente,
ormai disseccata dal sole d’estate.
.............................................................................................
Scendevo, e saliva, il monte, sul fianco,
tutto coperto dai verdi sfumati
ora cupi, ora chiari, cangianti e leggeri
della sua chioma lanosa e vivace,
senza riparo dal sole d’estate.
..............................................................................................
C’è l’ultima casa, e poco più in basso
il ponticello di ferro sul fosso.
I tronchi si vedono, ora, chiomati,
in mezzo agli arbusti, per questo sentiero
ch’è più polveroso, al sole d’estate.
...............................................................................................
Ecco il ruscello che scorre festoso,
gorgoglia, e qui cade formando una vasca
di puro cristallo e riprende la scesa,
e qua e là…quasi sembra brillare,
che vi si specchia il bel sole d’estate.
..................................................................................................
Ora nell’acqua un po’ fredda, e sui sassi
vanno stentando i miei piedi, inadatti.
C’è un “flop” ed un altro, di tuffi improvvisi
di raganelle appiattite sui massi
a prendere il sole, caldo, d’estate.
...................................................................................................
E su quella vasca di puro cristallo
adagio, adagio, vincendo il contrasto,
tra un pesce che guizza, e una rana affacciata,
entro e son pesce pure io, abbracciato
da mamma natura, e dal sole d’estate.
.......................................................................................................
Armando Bettozzi da Bettona
.......................................................................................................
"All’ Acqua Minerale"
...................................................................................
A Montelauro, fianco alla Fratta,
tra i rovi e i corbezzoli e l’ erica
andava la persona anemica
dalla magia della fonte attratta.
“Arsenicaleferriginosa”,
con dovizia Tiziano precisa,
lui ch’è dottore, e che – ben - ha incisa
l’area salutar-peccaminosa…
Come lo è in tanti altri giovanotti,
e giovanotte, per precisare.
Luogo d’incanto pe’ amoreggiare…
Amorucci, presto – poi – interrotti…
Obbligo! Raggiunger quella meta
d’estate, così, per svogliatura…
per immergersi nella natura…
Lì, a guidarti come una cometa.
A cercar non si sa bene che…
Fantasticar saltando sui sassi
badando a che affatto mi bagnassi.
Era già aver trovato un perché…
Verso il tramonto, il boccione pieno,
al Borgo si tornava…un po’ stanchi
ché la salita – ti par che manchi?...
Ora, a salir, c’era odor di fieno.
Un bacio è rimasto, lì tra i rovi…
Chissà se tornando…nol ritrovi…
Armando Bettozzi – 25 maggio 2020
Commento
All' Acqua Minerale
di Armando Bettozzi da Bettona
Poesia ricca di ricordi personali, questa del nostro simpaticissimo Armando.
In effetti, l'incantevole Umbria che, nel perugino tanta spiritualità diffonde da secoli, conserva ancora pressoché intatti anche posti meno spirituali come le fonti del Monte Lauro in quel di Bettona. E, rammento anch'io, ormai canuto, come il passante testosteronico, sia tentato ancora di infrattarsi tra le fratte della Fratta, per dirla col poeta:
A cercar non si sa bene che…
Fantasticar saltando sui sassi
badando a che affatto mi bagnassi.
Era già aver trovato un perché…
Ben Tartamo

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Leandra Zurlo, Luisella Reali e altri 108
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Commenti più popolari


Complimenti al poeta che ha saputo ben rendere l’atmosfera del luogo , davvero suggestivo . Non sapevo che vi fosse stato aperto un ristorante.


..... --- .... --- .... --- .... --- .... --- .... --- .... --- .... --- .... --- ... ---






Evento molto importante  il 10 novembre 2024 -  al Cenacolo, dopo esattamente dieci anni dalla presentazione del mio volume “Bettona tra Immagini e Poesia”, a novembre 2014, nello stesso sito, dove sono stato invitato come OSPITE D’ONORE alla serata di poesia, basata sulla lettura di mie poesie, scelte tra quelle del citato volume.

(qui è su ‘armand bettozi fb’ – Postato anche su ‘seidinettonase’)

da Poetare.it
19 Novembre 2024
Segnalazione evento poesia a Bettona - Riconoscimento del paese.
Dopo esattamente dieci anni dalla presentazione, e omaggio del suo volume “BETTONA TRA IMMAGINI E POESIA” a Bettona e ai bettonesi (novembre 2014),
ARMANDO BETTOZZI
è stato voluto come Ospite d’Onore all’evento organizzato in paese il 10 novembre 2024, per ricordare cose e personaggi del bel Borgo amato, tramite la lettura delle sue poesie inserite nel volume “Bettona tra immagini e poesia”. Alcune delle quali lette dallo stesso autore.
Le letture (in bettonese, o in lingua e in romano) eseguite da paesani dotati e ben preparati sono state intervallate dall’ottimo cantante-chitarrista-organettista del posto.
L’evento è stato memorabile, come tutto il resto del tempo trascorso a Bettona, e il cielo è stato di una limpidezza, e l’aria di una mitezza insperati su quella collina di fronte ad Assisi, in una metà novembre, in tutt’e tre i giorni del soggiorno bettonese.

Complimenti ad Armando Bettozzi.
Commenti: 22
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Leandra Zurlo
Serata bellissima conosciuto
Veramente in questa occasione
Dato che i ricordi erano del periodo adolescenziale.
Mi è apparso una persona unica:
Disponibile con tutti e dotato di educata pacatezza.
Merita ogni onore come poeta e come uomo
Che volge attenzione ai problemi sociali .
Poi in ultimo è un vero Bettonese che ama il suo paese nativo.
Leggendo le sue bellissime poesie ci ritroviamo il nostro mondo di allora e in quella serata del 10 corrente
Mi sono sentita dopo tanto tempo a casa.
Grazie ancora Armando
Grazie Bettonesi /e 👏👏
Armand Bettozzi
Leandra Zurlo Cara Leandra zurlina, grazie a te!! che a Bettona da Deruta sei salita, per rinnovare il bello d'una vita, che prima c'era, e adesso...a volte ancora c'è., Un caro abbraccio. Armando. 21 nov.2024
Leandra Zurlo
Armand Bettozzi grazie Armando buona e serena vita
Un caro abbraccio
Adesivo [Newsfeed] #TogetherAtHome A single red rose lying horizontally. The word "Bravo!" is written above the rose.
Armand Bettozzi
Carla Maria Massi Grazie, grazie, sòra bionda Carla Massi, piacere ho a veder che a volte per qui, passi...Ciao, Ciao! a te e a tutta Alba Adriatica.
Adesivo Stories Stickers in Feed hand lettered text that says 'very nice'
Armand Bettozzi
Marina Vani Grazie, Marì! A Bettona con Giorgio devi andare, che - oltre a Bevagna, anche lei è da guardare! Ciao!
Marina Vani
Armand Bettozzi ci sono stata e bellissima Bettona!
Aurora Vega Alvaro
Auuguri amico, te lo meriti!!!! Un abrazo grande grande
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  • Vedi traduzione
Armand Bettozzi
Aurora Vega Alvaro Grazie a te, cara Aurora Vega Alvaro! Il bell'augurio tuo mi giunge caro. Ciao!
2
Aurora Vega Alvaro
Di nuovo auguri vivissimi.
Adelina Myrvang
Congrats! Sempre bravo!
Armand Bettozzi
Adelina Myrvang Guarda, guarda chi c'è...C'è l'Adelina! Che è sempre la più bella filippina.Ciao, spero tutto bene!
Adelina Myrvang
Armand Bettozzi Magari! Lov joke only but thanks million! 🌹
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  • Rispondi
  • Vedi traduzione
Adesivo Pazzi per il cricket Cricket fan in a white hat, sunglasses, and blue jacket is clapping with a bored expression on his face.
Armand Bettozzi
Clito Pelosi Che bella cosa, Clito, ritrovarti, qui, in questo sito a complimentarti! Però, Bettona ancora sta a aspettarti! Caro, 'l mi còcco, spero che stè bene. El ve'...'L tempo scappa sempre via...Ma le volte- a spignelo - l've'...arviene! Ciao! Stem'cene bene, e mbel po', nco!
Armand Bettozzi
Viviane Strongoli Che bel piacere trovarti in questo sito, con Adelina, Paulette, Aurora e Clito! Bella bionda rimani pur se gli anni van passando portando un po' d'affanni...Ciao!
2
Paulette Duhart Charles
Armandì, è sempre un piacere leggerti.... Ma così: "Ospite d'onore" è per me un onore esserti sempre amica!!!!
Congratulazioni!!!!!

 
 

EVENTO AL CENACOLO di BETTONA del 10 NOVEMBRE 20244 - alquanto più sotto c’è tutto il servizio.

(vai a vedere)



=====================…………………..……….====================…………………………







Convento S. Francesco, Abbazia Valvisciolo, Sermoneta  (2004)







Il MANCINO 

Ristorante presso Pzza Venezia-Pzza SS Apostoli

Luogo importante, per le amicizie trovate, ma soprattutto per avermi 'regalato' Lisettina, un 31 dicembre...



la fisa di allora era una bella Farfisa madreperlata di 80 bassi verde-chiaro






Cuppido…ancora c’è!...

a Lisa 

(premiata a Nola (NA) 2019- Auletta (SA) 2019- Falconara Marittima (AN) 2019, Premio Speciale- 2° Premio Abbadia S.Salvatore (SI) 2020


Nun ve sto a ddì quer ch’è successo, un giorno...!....

Lui stava a ‘nnà a ‘na festa, da ‘na parte...

E lei – senza sapé – anche lei ce parte...

Così che llì, pe ffòrza se ‘ncontròrno.



Nun solo!...Che...l’hai visto a accènn’er fòco ?

Beh!...Guasi che facéveno scintille

quer lui e lei, llì, principiànn’er gioco

che te fa arzàtte la pressione a mille.

 

Gnènte de che...se badi!...du’ ‘nnocenti

Che er solito Cuppido (ancora esiste!)

li pìa de mira...e queli sò impotenti

-si sò de qualità...’N se pò! resiste!...

 

Ed è un momento – quello – che viè inciso

dar sangue drent’ar còre e ne la mente

ché...poi pò vienì giù tutt’er Monviso

che a scancellàllo nun esiste gnènte!

 

Che avòja li ciartroni a spianà tutto...

tutt’er mèjo der mèjo che c’è ar mônno!

Sippuro tanto l’hanno messo a lutto

buttànno via li resti a ‘no sprofônno!

 

Tornann’a bomba - immèzz’a tanta ggènte -

pe queli due la sala è come vòta;

c’è l’innamoramento, ch’è crescente

tra l’accarezzamento de ‘gni nota.

 

Co bbòna pace de chi ‘r sentimento

lo vò vedé finito all’ottocento...

Ma è tanto scemo...e miope...e disattento

da nun vedé che ‘n s’è pe gnènte spento.

Arde!...Sì, arde...E allora?...Sei scontento?

Lo senti, o nno, che vola assieme ar vento!?

Che nu lo pò ammazzà nisun evento,

e se ne frega si c’è er malcontento

                            fra chi ‘n vò ar mônno un propio intennimento.                                                                  

 

Armando Bettozzi


a Lisa


La mattonella


La mattonella, quella in penombra, all'angolo,
era nostra, già da un po'…
Gli altri parlavano, con un bicchiere in mano,
e ritmandosi, ciondolavano, come meglio potevano…

Le note si libravano nell'aria
melodiose, mentre ti stringevo a me…
E tutto intorno a noi era vuoto profondo…
Sempre un po' di più ti abbracciavo.
E tu…non reclamavi.
"Voce 'e notte" ci entrava dentro: 33 giri galeotto!

La bella melodia, più d'ogni parola,
poteva…
Muti, stavamo, e in quel silenzio dicemmo il nostro amore
là sopra, fermi, quasi, a sognare già…chissà che cosa….

Le mani soltanto, parlavano, senza dire,
in quell'irresistibile stringersi per essere una sola,
preludio al primo bacio, arrivato senza pensare
all'orchestrato inciso di quel brano.
Quasi rubato…improvviso…
O…forse…atteso, coi nostri occhi di sogno,
che si entravano dentro…

Certo, qualcosa dev'essere rimasto
sopra quella mattonella (se ancora c'è…).
Certo di sì, dentro di noi,
di quel nostro magnifico irripetibile momento,
così vivo e così bello, ancora.


Armando 





    Renato, gentleman, viveur, dai far gentili, in una delle svariate feste a casa nostra




Omaggio poetico in morte di  

 

Renato

del gentil baciamano dotato

 

D’acuto ingegno, a volte un po’ sfrenato,

col bell’aspetto e col gentil rapporto

e il viver tuo qual iter da diporto

in tutti, simpatia hai seminato.

 

Nessun – di chi ti sa – s’è mai scordato

le sere festaiole che inventavi

allor che al tuo “Mancino” *  c’inoltravi…

Lì, dove qualche amore è anche sbocciato.

 

Tra fettuccine e rock&shake ritmati...

Ma anche con la ‘Tosca’ e con la ‘Norma’

e ‘Va pensiero’…Per tenerti in forma

coi tuoi cantar seriosi ed intonati.

 

Che insieme a chi lassù hai riabbracciato,

e ch’è di già benissimo ambientata,

farete: padre e figlia ritrovata.

Addio! ... Buon Paradiso a voi, Renato!

 

*ristorante presso Piazza SS Apostoli-Pzza Venezia

 

 Armando Bettozzi

2 dicembre 2020


-------   ...   -------   ...   -------   ...   -------   ...   -------   ...   -------   ...   -------



GRETA




possono essere terribili….

 

“FORZA, ZIA!...ORA BASTA, QUI A MANGIARE!

ADESSO DEVI SOLO…GALOPPARE!!”

SON LE PAROLE UDITE OGGI IN CUCINA.

PAREA PUPA…MA ERA STRAMBA FANTINA…

LA CAVALLINA, POI, S’ È MESSA AL TROTTO…

COL COLLO SBIECO E QUALCHE OSSETTO ROTTO…

 

armando

25 settembre 2020


















VALERIO, 
pupo fatto co criterio

 

  


 

 

Èccolo qua!...È arivato de ggètto

sto bèr pupetto...sto bèr piselletto,

senza sentìlla a strillà a mamma sua

dàtosi che…nun c’è stata, la bua…!

Oggi, che è ‘r dieci de aprile, Valerio

-che l’hanno fatto co tutt’er criterio

papà Gianluca, e mammà Federica

(che er cèlo a tutt’e tre ve benedica!) -

se n’è vienuto a ffàsse ‘na dormita

-de ggiorno, giustamente – e s’è capita

che svéjo ce vò stà quànno - de notte -

côr sonno finiranno a ffàcce a bbòtte

papà e mamma e, a le vòrte, anche le nonne,

ché giorno e notte mo hanno da sconfônne…

Faranno a chi deppiù ce se spupazza

co llui che nfra le coccole ce sguazza!...

Mo’, mamma lo fa cresce forte e sano,

e bbòno e bravo…E je darà na mano

er cèlo e la fortuna!  E tanti auguri,

Vale’, pe mmo’ e ‘i cent’anni tui futuri!

 

 

Zi’ Armando

10 Aprile 2016













festa Valerio 9apr2022  sulla Muratella








Le Pasque, i Natali, i Capodanni.....



La sorpresa

dell’uovo di pasqua

 

In ciascun uovo di Pasqua a sorpresa

                                    giocoforza è trovarci una sorpresa.                                  

Figurarsi perciò la mia sorpresa

nel trovar la sorpresa sorprendente

di non trovarci nessuna sorpresa.

Per un po’- devo dir - me la son presa,

ma riflettendo ho detto:“Più sorpresa

del non trovarci dentro la sorpresa

non c’è…! – e ho detto: “Oh, ma che sorpresa !”

 

Armando Bettozzi

























c'è Wandina
















con Arnaldo













the STARS on the stairs

























Cena con abruzzesi. Lello racconta…- 2022 (o 2023?) (occasione…?)





GIULIA di VILLA ROSA 

 dei 130-e-LODE





GIULIA di VILLAROSA


BAMBINA GRAZIOSA

DOLCI OCCHI SERIOSI

CAPELLI SETOSI

CHE CADONO LISCI

FIN OLTRE LE SPALLE

E SON SUL DAVANTI

APPOGGIATI ALLE CIGLIA.


LA MANO LI PIGLIA

ED UNA MOSSETTA

LI SPOSTA, LI AGGIUSTA

E SCOPRE LA FRONTE

CHE INSERRA UNA FONTE

D’INTELLIGENZA.


CON GUSTO E PAZIENZA

LA NUTRE OGNI GIORNO

LEGGENDO OGNI TESTO

CHE TROVA D’INTORNO:

UN LIBRO, UN GIORNALE,

PERFIN LE ISTRUZIONI

D’UN MEDICINALE...


E POI È NORMALE

VEDERLA ALLE PRESE

CON VERSI E POESIE

CHE, SENZA PRETESE,

LEI LEGGE...DIVORA...

CON TANTA PASSIONE

DA SE’ O CON L’AIUTO

DI MAMMA E PAPÀ.


COSA DIR SI POTRÀ

PER FINALIZZARE?

GIÀ…UN’ULTIMA COSA:

È LEI LA PIÙ BELLA

QUI A VILLA ROSA.


2002

Adesso Giulia ha qualche annetto in più.

Cresciuta è in età e …intellettualmente,

e è bella che…più bello non c’è niente.

                 E è neo ingegnera…e va a salir più in su…!...          



















Quanto, Bellezza s’è in voi concentrata

che allo stordir n’ottiene chi vi guarda!

Come sirene che ammaglian per mare,

né si distingue chi più sia maliarda.

 

Chi più procace, chi più penetrante,

chi con di più maliziosa innocenza

punta e ferisce cogli occhi i miei occhi.

Ch’è un bel sognar…che già va in dissolvenza…




per la Laurea (triennale - seguirà l'altra...)

Giorgia legge la poesia-dedica (fotogramma filmino).

 

festeggiamenti da Andrea











Che traguardo! … E che laurea assai importante                                     Hai scérto Roma…e Roma te n’è grata

studiando giorno-giorno Giulia ha avuto!                                                 pe avéje dato modo de vedétte

Ché tanto fortemente l’ha voluto,                                                               nell’annà a scòla oppuro a divertìtte…        

questo momento sì gratificante!                                                                  T’auguro de stàcce anche…laureata.           


nei pressi dell' 'incoronazione'....

 

a Giulia, per la sua Laurea in Ingegneria Gestionale

(me coj…m’hai detto gnènte!...)

 


Giulia, in-ge-gne-ra!

 


 Che tappa, questa Laurea favolosa,

che hai conquistato standotene al chiodo

sui libri - giorni interi a studiar sodo…

Sempre però restando fresca rosa!

 

Anche la “breve” è stato un bel successo

qualche anno fa, e adesso ci risiamo

e orgogliosi di nuovo t’ abbracciamo.

E ti spalanca – il lavoro – ogn’ingresso!

 

Il meglio – scegli - tra offerti contratti.

Vedrai, sarà premiato il sacrificio…

T’aspettano già ansiosi in qualche ufficio…

Non intristir … se allenterai i “contatti”!…

 

Il tempo degli amici lascia il posto

a un tempo differente…Ma ne avrai

di nuovi…E gli altri, mai li perderai:

la “connessione”, ognun ti terrà accosto!

 

Fai le tue scelte per la nuova vita.

Ché “nuova vita” d’ora in poi s’impone.

Auguri! E “buon lavoro” e “buona unione”

per stravincere anche st’altra …partita!

 

 

zi’ Armando

26 ottobre 2019













ringraziamenti ...

festeggiamenti da Andrea











ALTRE DEDICHE PARTICOLARI















-------   ...   -------   ...   -------   ...   -------   ...   -------   ...     -------



matrimonio Gian Luca









Questa è una scena unica! Nessuno era lì a fissare l’uscita dalla chiesa.  











inaugurazione nuova postazione interno giardino GLuca- 2021


novembre 2022



“La favola … de legno”


dedica alla famiglia Bartolucci dei fantasiosi negozi di Pinocchio - 

entrata nella prestigiosa pubblicazione della storia del successo artistico aziendale della famiglia Bartolucci a livello nazionale e oltre…voluta per la celebrazione del XX anniversario – venduta, o omaggiata cogli acquisti, in migliaia e migliaia di copie…

(Via dei Pastini – presso il Pantheon – Roma – dove tutt’ora è esposta la poesia incorniciata col vetro, come ho visto ieri 9 marzo 2022).

Nella giusta pronuncia l’accento cade sulla ‘a’ di ‘Pàstini’.

Ma quando ho scritto la poesia credevo fosse ‘Pastìni’ (accento sulla ‘ì’)

e ho rimato con ‘inchini’…










Le dediche ai 17 paesi del Consorzio Monti Lepini (LT) nel 2004 – Alcune –

Il Comune di Prossedi emise una cartolina con la poesia ad esso dedicata.







Ricevetti, tra gli altri premi podio un 1° Premio che avrebbe dovuto valermi la “mattonella” sulle Mura della CittÀ.... Purtroppo in quell’occasione la persona responsabile subì un grave lutto. E saltò tutto.










una delle diverse poesie a richiesta di persone conosciute-sconosciute di Colle-del-Sole


   
Beatrice x 18

5 giugno 2018

 

Sò diciott’anni…Mbeh?...te pare gnènte?

Questo è ‘n traguardo…e è spèce er trampolino

da ndove spiccà er volo pe ‘r distino

che st’aspettà a Beatrice da vincente,

 

perché sta scritto già, e lo pòi vedé:

in quant’a bbèlla, artro che “veline”!...

È disegnata a un modo proprio fine…

capelli, viso, artezza…guà chedè…! …

 

E in più è studiosa…è brava…è inteliggènte!...

A Doriana e a Pierluca: comprimenti!

pe avécce messo tutti ‘i sentimenti

ner dàje ar mônno st’astro soridente!

 

Certo! Oggi è pe llei ‘n giorno assai ‘mportante.

Anche pe Ilaria…Emilia…- la famija

tutta’ar completo -…essènno la viggija

d‘ogn’artro giorno, bello e ‘ntusiasmante!

 

Côri in braccio a mônno, e a amore, Beatrì,

ma co attenzione, però, e a occhi opèrti…

seguènno li consji de l’esperti

cioè mamma, papà e nonni…Fa’ così!

 

Magari, puro de Ettore…chissà…

Che puro lui te vòle ‘n sacco bbène,

e ‘n te vorébbe fà soffrì le pene…

Lo fa abbajànno, e...tu hai da decifrà….

 

Mo’ sfrènate, Beatrì…senza sballà!

Ché nun te serve…Tròvatelo dentro

er come vince…er modo de fà centro,

                                               co mente – còre – vòja – e - dignità.                                                                        

 

nonna Emilia                                      5 giugno 2018                                                             armando bettozzi


-------   ...   -------   ...   -------   ...   -------   ...-------   ...-------

Franco l’infermiere, amico al “Trinacria”

                    


Di giorno in giorno stava la speranza

a darti forza, tanto che il dolore

celavi dentro, per buona creanza,

per non sciupare il gusto al paio d’ore

 

per il caffè…A parlar del più e del meno

in amicizia, con spontaneità…   

come niente di male avessi in seno…

com’era ancora qualche tempo in là…

 

Schiarivano il mattino - se un po’ uggioso -

quegli occhi chiari di mitezza infusi

quell’esser tuo sincero e premuroso

coi tuoi consigli, a consolare adusi.

 

Per noi sei stato come un libro aperto

sul come fronteggiar certi malanni  

qual d’ospedali e medicine esperto

che in mezzo ci sei stato per tanti anni.

 

Or mentre sta suonando la campana

e di mestizia pien son cuori e menti,

mi par sentir la voce tua lontana:

“Tu devi scriver sempre quel che senti”. * 

 

 

Armando

29    Settembre 2015

 

*è la frase che Franco mi disse parlando delle  mie poesie. 

 


 

In memoria di Guido Sartori …+ 25 maggio 2020

 (amico al "Trinacria" e della Via)


Stavolta non ti servirà la lente,

né che scrivessi a lettere giganti.

Lassù, dove si vive eternamente

ti guideranno gli angeli coi santi.

 


Arrivederci, Guido!

 

 

Avessi da abbinarti un qualche fiore,

sceglierei certo quel che a te s’addice:

un giglio, ché - quel bianco suo colore

ben si combina con la tua matrice.

 

Ch’è chiara, è onesta, e parla con il cuore.

E cerca il giusto, e il bello e benedice

pace…famiglia…orgoglio…fede…onore.

Sempre pel dialogo … mai aizzatrice.

 

Della natura osservatore e amante,

e dell’arte e più ancor della poesia

che: “Questo mondo avido e arrogante

 

salverà!” – dicevi - pien di speranza.

E or tra gli angeli, e Gesù e Maria

di versi potrai farne in abbondanza!

 

Qui, in sospeso è rimasta

la poesia cui avevi dato il via,

sul destino che tutti ci sovrasta.

(la finirai lassù…con il messia).

 

Sarà come un seguir, diversamente,

a stare con Teresa, moglie e amica,

e con la vostra cara Federica,

entrambe amate assai teneramente.

 

 

Armando

                                                                                                                                                 Armando Bettozzi – 25 maggio 2020




Domenico Scola - Mimmo dei 'The Stoners'  cover of The Rolling Stones

a un concerto presso l’Università Giovanni Caboto, terrazzo






......    ----------      ......      --------      ......      -------      ......      -------      ......      -------







Ilaria - Rete Oro - 8 genn 2016

a Ilaria Bettozzi, nipotina
in terzine dantesche

Ilaria son, e brava e bella e bionda

e laureata

 

Sapessi che giornate di passione

a far di quei miei libri tanto oscuri

oggetto d’attenzioni…Ah, che tensione

 

ancor ! Pur se finiti son quei duri

impatti con lezioni e esami e veglie

notturne…E i professori, quei figuri !

 

Che li ho sognati pur nell’ore sveglie

sputarmi addosso voti disastrosi,

che quel che il sonno porta non si sceglie.

 

Ma ora quei miei lunghi studi annosi

più non tormenteranno le mie notti

né i giorni, che saran tutti giocosi…

 

Oh, no ! Con tutti i miei pensieri dotti

ci dovrò far qualcosa: lavorare !

Dovrò cercar contratti ininterrotti

 

segnandomi ai concorsi, ed inviare

domande su domande a quintalate,

e andarmi poi qui e là a presentare

 

finché uscirà un bel posto. “Ehi, guardate ! –

dirò tutta contenta ed orgogliosa –

vi porto un 105, che aspettate !?”.

 

Concorsi ? Prove ? Tests ? Ma che cosa !

Ma allora qui non ho finito niente !

L’esame è ancora lì e mi rende ansiosa…

 

Ma come con la laurea, ugualmente

farò con ogni esame che verrà:

per me, papà e per mamma, unitamente

 

al tizio che sposarmi un dì vorrà,

un tipo in gamba che vorrà sgobbare,

o come me, o più…è così che va.

 

Ilaria son, e brava e bella e bionda,

e pronta ad affrontar qualsiasi mare

e d’ogni mar cavalcherò ogni onda. 


 

                                                                  Zio Armando          Con un milione di augurissimissimi!!!

                                                               26 Febbraio 2009 












                                     

        

 Beatrice   

 


 

Di gran gioia portatrice

sia la piccola Beatrice

ch’è arrivata quatta, quatta,

bambolina assai ben fatta.

Che … la mamma, ha sì, aspettato,

però, guarda ch’ha inventato!

 

È ‘na … ‘cirignacculina’

di già pronta a ogni manfrina

per convincer chi sia sia

mamma, babbo, nonna, zia

nonno, zio…a coccolarla,

ed in braccio addormentarla….

 

Ci sa far, la piccinina,

e a ogni sveglia – birichina,

coi beati sorrisetti

o coi pianti…benedetti!...

fa – filona alla mammina:

“Son la vostra … padroncina!”.

 

Nonno Giorgio, e nonna …Èla,

ci stravedono da matti.

E con loro la sequela

di altri nonni e zii … attratti

dalla nuova nipotina

    ch’è Beatrice l'azzurrina.

 

 

 

Zi’ Armando

14 luglio 2020



Lisa con Ilaria

a casa d'Ilaria

Lisa con Beatrice




“No, No! è tardi…asilo è chiuso…È tardi! ‘A BBÈNE?...asilo è chiuso, pecché è tardi! È buio!  ‘A BBÈNEEE !!!!????? 

Beatrice 2 anni – 14 luglio 2022



Natale 2023 – Ilaria (tramite Gianluca di Isabella) è da noi con Beatrice, Gianluca suo e altri amici loro. 







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Veronica e Alessia spose a Alba Adriatica









 




















      






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2° Premio a TRENTA - CS - 






L' innammoramento

 

 

Stavòrta nu mme sarvo: sò fregato.

      Pensavo d’èsse esente…d’èsse indenne,

sippuro che a scherzà co ste faccènne

 se sa che pòi finìcce forgorato.

 

E infatti èccome tutto smucinàto,

cor sangue ne le vene che s’accènne,

lo stòmmico che sale e che riscénne,

e er còre llì a strillà ch’è innammoràto.

 

Nu' mmàgno, guasi, e nu mme sento in pace:

sto a tribbolà, ‘n ce sto a capì più gnènte…

E tutto questo…perché lei me piace…?!

 

Ma guarda ‘n po’si ccome sémo fatti!

Lei manco ce lo sa, lei nu lo sente

che io pe  llèi me ne sto a ‘nnà a li matti!”


 “Ma ce lo sai, a Re’, che tutto questo,

me stann’a ddì ch’è côrpa dell’ormoni…”

“A Ro’, ‘mme frega gnènte…Io nun contesto

la scènza de li grànni cervelloni.

 

Ce sta che ciò penzàto, e me sò chiesto:

ma allora… la poesia, le canzoni…

L’ormoni…?... Embeh, faranno tutt’e’ resto,

ma è l’anima a svejàcce l’emozziôni,

 

e si tecnicamente cià bisogno

de ormoni e ‘gn’artra cosa, che vòr dì?!

L’amore è ‘n’astrattezza, è er più bèr sogno,

 

e a chi lo vò ridùce ad un trattato

de scènza da studiàsse e da capì,

je dico: “Aoh…sei solo un esartàto!”.


Armando Bettozzi - 2009



 

Cosenza, confluenza Crati-Busento

Cosenza, il Castello sul colle di fronte, al di là del fiume

Visita a Cosenza Vecchia in occasione della cerimonia di premiazione

del Premio Artistico-Letterario “Antonio Proviero”, 2° ed. 2009,

presieduto dalla prof. Assunta Morrone.

 

 

Lettera a Cosenza

  

Capisco, sì, è l’età

che pesa e che sfigura,

che è come per la pelle delle donne, che s’affloscia

che incartapecorisce e fa le rughe.

Anicia, decadeva pure lei:

però ha reagito,

s’è messa addosso tutta la cosmesi

e adesso è come un fiore a primavera.

Ci voglion le iniezioni, quelle adatte,

le creme ed i massaggi

e no piangersi addosso

che ha per effetto solo

di fare nuovi solchi, nuove rughe,

e nuove crepe e macchie di vecchiaia.

O dar la colpa a chi non se la prende…

Reagisci e stupiremo all’incontrario.

La pelle delle case tue è sfatta, è scolorita,

che l’ha abbrutita il tempo e anche l’incuria.

Si scioglie e viene giù, e l’incarnato

si scopre tutto e è tanto poco bello.

Le case tue saprebber esser belle,

se solo ci tenessi un po’di più,

e ognuna si curasse il proprio aspetto.

Non vedi proprio, o stai facendo finta?

La gemma tua, la gemma più preziosa

ch’è la normanna e sveva eredità

che illumini orgogliosa a ogni tramonto

si va squagliando come panna al sole.

È ora che ti curi, o mia Signora,

e quel che serve è uno scattar d’orgoglio.

Che aspetti a imbellettarti col rossetto,

col rimmel, con la cipria e il fondo tinta?

Fai come fan le donne fanfarone,

che fanfarone sono, ma anche belle,

perché, Signora, tu non sei da meno,

con le tue gradinate e coi tuoi tetti,

coi ponti sopra il Crati ed il Busento,

e i ferri dritti e scuri alle finestre.

E se anche senza trucco

tu m’ hai affascinato

mi piacerebbe averti ancor più bella.

 

Armando Bettozzi - Cosenza, 29 Dicembre 2009


Egregio Signor Bettozzi,

La ringrazio per la bella poesia dedicata al centro storico di Cosenza.

Come Lei scrive, "anche senza trucco" la parte antica della città ha un suo enorme fascino, ma sono necessari sia interventi di tipo strutturale (per i quali l'Amministrazione Comunale è fortemente impegnata nella ricerca dei fondi necessari), sia iniziative che riportino le persone nel centro storico. Su questo piano, come Lei avrà avuto modo di vedere, stiamo concretamente operando per realizzazioni che abbiano il carattere della permanenza e della stabilità e non dell'effimero: nel core della città antica sono stati traferiti gli uffici del settore cultura del comune; è stato aperto il Museo Civico dei Brettii e degli Enotri (museo archeologico), sono stati accolti in un antico palazzo restaurato 35 studenti del'Università della Calabria e tra popo lo steso avverrà per altri 5 palazzi; il Teatro Rendano continua la sua grande tradizione e un altro teatro (il Morelli) è stato ristrutturato e riaperto a cura del Comune, che ha acquistato un antico convento domenicano del Quattrocento, per anni sede di una caserma, il cui splendido chiostro è stato riaperto ai visitatori...

Potrei continuare, ma Lei ha certo ben compreso che stiamo portando avanti un lavoro impegnativo, ma che nel tempo darà i suoi frutti.

Grazie ancora per il Suo messaggio e per la Sua poesia che - come ho avuto modo di vedere - rientra in una Sua attività molto intensa.

Un cordiale augurio di buon anno.

 Salvatore Perugini, Sindaco di Cosenza



Da: Armando Bettozzi [mailto:armando.bettozzi@gmail.com]
Inviato: mer 06/01/2010 20.00
A: Sindaco Cosenza
Oggetto: Poesia-dedica a Cosenza Vecchia

Ill.mo Sindaco,

Ho avuto la fortuna di visitare Cosenza Vecchia alcuni giorni fa (29 e 30 dicembre) in occasione della cerimonia di premiazione del Premio Artistico-Letterario Città di Trenta.

Durante il mio breve soggiorno ho scritto la poesia-dedica "Lettera a Cosenza", che mi permetto di inviarLe in allegato sperando di fare a Lei e a Cosenza una cosa gradita. È tutto detto nei versi e non aggiungo altro. Soltanto la raccomandazione di valutare di più la bella Cosenza Vecchia.

Le auguro che possa fare molto durante il corso del nuovo anno appena iniziato, e Le mando un "in bocca al lupo" per la Sua difficile e impegnativa carica.

Buon Anno e cordiali saluti.

 Armando Bettozzi.

armando.bettozzi@gmail.com




1° Premio a Bassiano, LT - Concorso Città di Bassiano, 2009




I COLORI D’AUTUNNO A BASSIANO

(1° Premio a Bassiano, LT, concorso “Città di Bassiano”, dicembre 2009)

 

       

Presso il luogo della cerimonia premiazione – Museo Aldo Manuzio. Oltre, scalinata pittoresca che porta ai vicoli illuminati.  


I colori di Bassiano

Lungo la via che sale su a Bassiano

quando l’autunno è pregno di colori

la tavolozza del pittore invidia

la maestria sua nel miscelare

intensità, chiarori e sfumature

e l’ombre delle fronde ed i riflessi

che il sole ancora tiepido spennella

sulle fronzute chiome profumate.

Sfilano i verdi, intensi e smeraldini

insieme ai grigi argentei degli ulivi

e i rossi nelle gamme più svariate

che sfumano in marrone e poi sul giallo.

Leggiadro si fa ognor quello scenario

quando, passato un breve temporale    

incorona la valle ed il suo cielo

con l’arco che ha i colori della pace.

E di sera - ogni volta che, leggera -

la luna filtra, e inventa i chiaroscuri.

 

 

Armando Bettozzi - 30 agosto 2009



PRIMO PREMIO BASSIANO 2006



questo, uno dei primissimi premi poesia 

 


Uno dei vari premi a Civitavecchia




     questo è l'ambiente dello studio....alle spalle

C’era un dente ballerino

al dottor Casti 


 

C’era un dente ballerino

che ballava da un bel po’…

Finché un giorno: “Toh!”...“Ohibò!”...

se n’è sceso … e il topolino

sono stato ad aspettare

per ricevere il soldino

come quando da bambino

lo veniva a regalare.

 

Ma il topino non s’è visto…

E perciò – incartato il dente –

l’ho portato al competente

per far quello ch’è previsto.

Così è stato…Ed è scomparso

quel ben triste buco nero.

Non ci sta nessun mistero:

è che il dente è ricomparso!

E ho da dir che mai c’è stato

un dolore a tormentare:

né al cader, né a riattaccare

ché ho un dentista da primato!

 

Questa storia ho raccontato

perché in caso eventuale

d’un dental problema uguale,

non ne resti – alcun - turbato.

Ma di bel coraggio armato

senza farsi intimorire

vada presto a reinserire…

Pe’ un sorriso … più apprezzato

 

 

Armando Bettozzi

3 luglio 2021






ANDREA assunto direttamente a PISTOIA (anni intorno al 2007)


 












in giro per la Toscana: Pienza, Montalcino, Montepulciano, Cortona, Certosa….  

(solo qualche immagine)






Cortona, casa di Jovanotti

Cortona, sopra e sotto

 

Montepulciano Cantine Gattavecchia



Luca Casciani di RTR99, Cor Veleno, Cor-Ve! - Parole e musica fuori dal coro"

pagina fb Luchetto Casciani

 

12 settembre 2020

 

Quando leggo uno scritto così capisco che, forse, qualcosa ho costruito dietro quel microfono. Grazie Armand Bettozzi

 

A Luca Casciani, di RTR99 Cor Veleno Corve

 

“Assente…giustificato”

 

Come si n’abbitudine assai bbèlla

te scomparìsse a n tratto da le mano…

Che tanto te piaceva…Sempre quella,

ma sempre piena de n calore umano…

Co ncazzature – incruse – e sissignore!

Na svéja pe svejà l’addormentati…

li fregnaccioni…Sempre coll’onore

e co la dignità nfra testa e còre.

E pronto a ffà da spônna a n bisognoso,

ma guai – solo a penzàcce - de fregàllo!…

E a chi in un modo subdolo e schifoso

vò approfittàsse…Che…manco a sfioràllo!...

Guai a èsse fàrzo, o fìo de na mignòtta…

Vòi rispetto?...Pe primo, l’hai da dà!...

Sa dì le cose…Spèce quer che scotta.

Ama er bonsenzo, e la sincerità.

Cià la parola sciòrta…E è convincente…

È acuto ed è sicuro…E te sbuggiarda

e in d’un minuto t’aridùce un…gnènte,

co la battuta pronta e assai gajàrda.

Sippuro odia la droga e chi la spaccia,

lui stesso - è - droga!...E nfatti, chi lo sente,

n vò smette più…Ed è na giornatàccia

quànno pe na quarsìa raggione…è assente.

Sti ggiorni sta soffrènno che n se sa…

Certamente, p’er piede infortunato,

ma spèce p’er microfono lasciato

che, zitto e in sofferenza sta aspettà

côr popolo suo tutto, ch’è impazziente

de fàsse ancora e sempre “avvelenà”

dall’Unico co sta capacità

de vedé tutto…ndo’…n se vede gnènte…

 

Armando Bettozzi - 11 settembre 2020


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12settembre 2020


Grazie ad Armando Bettozzi, davvero uno scritto che mi ha emozionato. Lo leggo e lo rileggo in continuazione.

 

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Armand Bettozzi "Luca…in poche parole" di Armando Bettozzi

Regazzetto de n borgo marchiciano…
Un campagnolo…ma de bbòna creanza…
Svéjo de parola, e uguale…de mano.
Ché – come dice – è ‘de strada’, in sostanza.

E l’ariccônta co n orgojo addosso
che manco un pariolino pò sentìllo,
sippùro che tra loro ce sta n fosso:
un fessacchiotto, quello...E lui, n mandrillo.

Er primo amore – ovvio - ôrtre a quarcuna,
è la màja! pe cui, propio, ce smagna,
ché è “gobbo” marcio-e- più! E ce-se-straluna…
È…uno da “curva”. E n-ce-se-‘sparàgna…

Le bbòtte pe la squadra…E pe l’idea…
Sempre a l’attacco, e mai a scappà via…
Solo quànno – stregato da na dea –
s’è n po’ carmàto…ha dato l’amnistia…

Roma era allora, solo na ghimera…
Ma a n testardo, che sa quélo che vòle,
e quer che vale! er sogno je s’avvéra….
Co vòja e bonsenzo finì le scòle.

E co la laurea in tasca…incominciò…
Co – anche - in testa – li bbòni inzegnamenti
de madre, padre, nonno Arduino…Eh, nno?!...
Nonno màggico!..Màggichi momenti…

Quer nonno – òmo de ‘i tempi de na vòrta
j’ha ‘nzegnàto ch’er male va pagato.
Ché ancora n c’era st’ideàccia storta
che tutto va pe ffòrza perdonato.

Come quànno quer nonno suo, Arduino,
ciavéva li preciutti giù in cantina…
Sortanto l’osso, ce trovò all’uncino.
Ma a li sorci…che bagno! llì in ‘piscina’!...

Chi viè a Roma – se sa - se fa romano…
E lui è romano-più!...Ma hai da sentì…
Penza a Recanati e je pìa la mano…
Diventa marchiciano!… mbo’ cuscì…

Solo vent’anni!...E incominciò a trasmette…
Co quer microfono…è arivato qui.
L’informazzione seria n pò che ammette:
“È proprio er mèjo…!”…E lo sta sempre a ddì

co na serie de “Microfoni d’oro”,
che Luca ce st’a ffà la collezzione!
L’informazzione sua è n capolavoro!
E è sempre più allargata a la nazzione.

De sacro cià: famìa, dio, patria e onore…
Valori, che hanno ridicolizzati…
Rispetto! ar ‘Bel Paese’!…E nu è ‘r colore,
che fa distingue quelli intollerati!

La delinguenza! È quella che n sopporta:
e, a stà a quela “nazzione sua ideale”,
-pe n fàlla lunga, e ffàlla molto corta -
la tratterebbe, dìmo…proprio male!

Pallini sui: la donna che n se tòcca…
L’invalidi, li vecchi, li fanelli…
Che inzino pò sbroccàje anche la brocca
si vede che sò offesi…E ssò macelli!

Dovrebbe fàcce da governatore…
da presidente…capo de ‘i ministri
Ma…n pò…Ch’è odiato e incute un gran terôre
a ‘i …‘bbòni’ e…‘demogratichi’ sinistri…

Diffide…Tribbunali…Eh! Certamente!
Ché “corvelenocorve”, ce lo sai,
dà n po’…fastidio…a chi fa er prepotente…
Je smonta le bucìe…N s’arènne mai…

Ma un popolo! lo segue, e lo ringràzzia
de oppone a la bucìa la verità
co quela su’ passione che…lo sazzia.
E grazzieaddio! Che armeno lui ce sta!

Ma poi…’r veleno je diventa miele
si penza a quant’è dôrce Chicca sua…
Così se càrma…e pò abbassà le vele…
La chiama Chicca…come ‘i chicchi d’ua….

Armando Bettozzi (da Bettona)
26 ottobre 2020

Luchetto Casciani

Luchetto Casciani Armand Bettozzi Lacrime. Grazie.

Tiziana Negri

Tiziana Negri Armand Bettozzi Complimenti davvero !!!

Massimiliano Papili Da stampare e incorniciare! ❤️

Luciana Giuliani Luchetto Casciani e' commovente 😢

Mariapia Miscia

Mariapia Miscia Armand Bettozzi applausi 👏👏👏

 etc etc  


 



 

ANIMALI

 

POESIE

in agro-dolce

in romano e in lingua e in bettonese

 

di

 

ARMANDO  BETTOZZI    

(74 pgg al 5set2021)



“Animali in agro-dolce” di Armando Bettozzi

 

 È una raccolta di poesie di un poeta amante degli animali. Amare gli animali - per lui - non deve però significare accettarne e farne accettare – se non imporne – l’amore anche quando quest’amore non sia meritato, ma, anzi…!...Da qui il titolo: “Animali in agro-dolce”.

Il poeta esprime i suoi sentimenti per svariate creature del mondo animale, ne tesse elogi, ne evidenzia le positive caratteristiche, e ne narra minime storie, rapportandole in vari casi al mondo umano, e a specifici fatti di cronaca. Senza tralasciare appropriate-necessarie denunce.

Dice del suo amore e della sua simpatia per le tante creature presentate – senza alcun ordine - con astrazione e concretezza, con ironia (“Il salmone” – “Il topolino e il fisco”- “I nuovi tesorini di mamma”), sarcasmo (“Il patentino per cani” - “Cane da guardia”), leggerezza ch’è quasi un canto (“Cip-cip…!), bonomia (“Gentile farfalla” – “La lucertola”), amore (“Gratitudine”- “Addio, Nicky), con versi semplici, sciorinati nelle più varie forme metriche: quartine, sonetti classici e dodecasillabi (“Sono un assassino…Ho ucciso un topino”), distici, versi sciolti, ottonari, doppi ottonari (“Il picchio picchiato”)  … dove il ritmo la fa da padrone: calmo leggero, o intenso e serioso (“La conchiglia del mare”), o svelto e martellante (“Caro Macaco”).

Alcune poesie hanno ottenuto riconoscimenti con posizioni podio e primi premi in vari concorsi poetico-letterari (“Le coccinelle sul filo di grano” – “Gratitudine” – “Caro Macaco” – “Il Picchio…picchiato”)

La raccolta è dedicata al figlio Andrea, amico dei mici, e alla sua cara Elisabetta e al suo terrore per i cani.



“GRATITUDINE”

(fèragosto da … cani)  

 


  

De bbòtto sò spariti tutti quanti:

seranne chiuse…chiuse le persiane

e in giro c’è un mortòrio…! Solo un cane

sta a zonzolà…fa un giro, va n po’avanti,

 

poi torna indietro e - ar massimo abbacchiato -

se sdraia e butta er muso sur catrame:

boccheggia…guasi mòre da la fame

e ‘n sa perché er padrone l’ha ammollàto

 

se infino all’artro giorno ce giocava…

Na vecchiarella tutta un po’acciaccata

passànno pe ann’ a ffà un’improvisàta

ar marmo freddo e caro de chi amava,

 

je dà ‘n’allisciatina co la mano.

Lui tutto stracco s’arza e zitto, zitto

je ce s’accoda, e come un derelitto

comincia a ‘nnaje appresso, piano, piano.

 

Sur pòsto, pòi, pensanno fra de sé

er cane fa: “Quer giorno che anche tu

starai qua drento e ‘n se vedremo più,

                                           ce verò io ... a stà n po' qui co tte".                                           

    

Armando Bettozzi

 

 Di colpo son spariti tutti quanti:

serrande chiuse…chiuse le persiane

e in giro c’è un mortorio…! Solo un cane

smarrito va, si ferma, va un po’ avanti,

poi torna, si rigira… e disperato

si sdraia e butta il muso sul catrame:

boccheggia, quasi, e muore dalla fame

e non realizza: è stato abbandonato?

Ma il suo padrone ieri ci giocava…(?!?)

Una vecchietta tutta malandata

passava: andava a far l’improvvisata

al marmo freddo e caro di chi amava,

e l’accarezza lieve con la mano.

Lui con fatica s’alza, e zitto, zitto

s’accoda a lei e come un derelitto

comincia a andarle appresso piano, piano.

 Sul posto, poi, pensando fra di sé

il cane fa: “Quel giorno che anche tu

starai lì, e noi non ci vedremo più,

ci verrò io, qui a stare un po’con te”.




Quànno l’apparenza inganna         premio Barletta 2013

 

 

Ho visto un cane grann’e grosso e brutto

che baccajàva a un cane piccoletto.

Io me lo sò guardato e poi j’ho detto:

“Te ce sai mette…Sei un farabbùtto!

 

Sei pèggio de un gattaccio côr sorcetto!”

Quer mignoletto, tutto arisentìto,

bau-bava tutto quanto inviperito,

che artro che er tenore e ‘i do de pètto!

 

Me stava a dimme:“Che te ‘mpicci a ffà!

Sò quattro mesi che ce sto sperànno…

E mmo ch’era decisa a ffasse fà…!...

 

Voi n ve capite manco ‘nfra de voi…

e vòi pretènne de capicce a nnoi?!

Va via e ringrazzia a dio che nun t’azzanno!”.

 

È proprio vero…A vòrte uno s’affanna

a ffà der bène e fà sortanto un danno.

Capìllo!... quanno l’apparenza inganna…!

Sarebbe bbèllo, sì! Eh, già, ma…quànno!?

 

Armando Bettozzi



Addio, Nicky

 

Micio, 

sei andato,

e io non c’ero

per l’ultima carezza;

a sentire il tuo mao!...mao !…modulato,

ma ormai flebile;

a risponderti con un mao !...mao !

 cercando di capire…

Più non verrai

a chiamare Lisa

per un pò di pappa

alle otto di mattina,

e all’ora di pranzo e di cena,

tutto educato

elegante e composto ad aspettare

paziente:

impaziente nel chiedere,

paziente nell’attesa,

ritto sulle zampine davanti

sulla soglia della portafinestra

della cucina a te nota.

Caro Nicky, tutto nero:

quel nero tuo lucente ora si addice

al nostro lutto

e alle tue scodelle vuote…

vuote già da qualche giorno.

Ronfa, Nicky,

non smettere di ronfare:

ché ti accarezzo ancora;e verso di noi

punta ancora

quegli occhi belli,

quegli occhi tuoi di giada:

ch’io possa ancor vederli nella notte...

Riposa e sogna…

Sogna i giochi con Andrea,

e pietanze buone e profumate,

nel nuovo regno dei micini buoni.

 

                                                 Armando Bettozzi - dicembre 2006        



Caro  Macaco   

(scritta allo zoo)

                                           

Premio Città di Sciacca, AG, 2009


Tu  dentro

Io fuori

Ti  guardo

Mi  guardi

Chissà  che  pensi

Dicono  che  non  pensi

Io  penso  di  sì,

perché  mi  guardi  in  un  modo…

Chi  dei  due

veramente  è  dentro

Chi  dei  due

veramente  è  fuori?

Poco spazio  per  te

Tanto  spazio  per  me

tra  mille  e  mille  tonnellate

di  ferraglie  che  mi  corrono  intorno,

e  di  fumi  dannosi ,  che  mi  fanno  male…

E  dentro, poi,

settanta  metri  quadri  di  stanze,

e  mobili,

o  otto  metri  quadri  d’ ufficio:

non  è  più  di  quel  che  hai!

E  problemi  di  soldi…

Di  convivenze…

Di  amori  falliti…

Di  sopraffazioni…

Di  prepotenze…

Il  tuo  tempo  è  lento

Il  mio  corre  veloce

e  mi  trascina

e  non  mi  da  tempo…

Tu  mangi  la  tua  nocciolina

tranquillamente

e  puoi  pensare…

Io  prenderò  un  panino

tra  spintoni  in  un  bar:

al  massimo  penserò

una  parolaccia…

che  nemmeno  dirò.

Stasera  non  so

che  atmosfera  troverò

dentro  i  settanta  metri.

Qui  tutto  è  uguale:

ma anche  il  mio  lavoro

Qui  state  in  pace

e  vi  aiutate  l’ un  l’ altro

con  le  pulci  invadenti:

noi  le  metteremmo

uno  addosso  all’ altro.

Domani  sara  qui  

di  nuovo

Domani  non  sarò  qui:

domani  anch’ io

sarò  nella  mia  piccola  gabbia.


Armando Bettozzi - ottobre 2006



Gelosia

(la rosa e il sole)

 



Stava la rosa, ritta

sul ritto stelo verde

aprendosi alla luce

del sol che le asciugava

il bagno di rugiada.

In cambio offriva, casta,

  se stessa…il suo profumo…

la tenera bellezza

dei petali dischiusi

e il bel color rosato,

e il sol se ne beava…

Un’ ape impertinente

s’intrufolò …si perse

tra i petali e il profumo.

Ne uscì e rientrò di nuovo

e il sole si accigliò…

Poi prese un nuvolone

e lo strizzò, geloso,

sull’ape e sulla rosa.

 

La pioggia li inondò…

E pallido, il bel fiore,

co’ un ultimo sospiro

cercando il sole:“Asciugami !”, pregò.

Ma il sole non sentì:

la pioggia ancor batteva…

E quando poi la vide

distesa in terra, pianse.

Tuttora piange, a volte,

il sole mentre infuoca

furioso, spiagge e monti,

campagne a grano e spiagge …

Ma non quel fior di rosa

a cui negò quel dì il calor vitale.

 

Armando Bettozzi



 

Er grillo e la farfalletta
(corteggiamenti e… traggedie campestri)

Un grillo
zompettava tutto arzillo
da un zeppo a un antro der grano tajato
finché tutto spompato
se fermò.
Na farfalletta
je ce s’accostò
tutta educata
e lui je fece: “Famme un pò de vento
coll’alette
che m’aripìo e te fò ’na serenata”.

-----------------------------------------------------

Intanto lui e lei
steso un panno
ce se sdraiòrno su…
E nu lo sanno
che grillo e farfalletta…n ce sò più.

novembre 2004

                       


La lucertoletta

In càmmera da letto, ar primo piano,
me sò trovato na lucertoletta
tutta impaurita, accosto ad un cantone:
me pare de sentije a uscì er fiatone…
st’a ffà la finta morta, poveretta!
Me viè d’istinto d’allungà na mano,
ma quella serpeggiando pia‘r fugone
su le zampette che nun ciànno presa,
in un crescènno de disperazzione…
De certo ‘n se pò avé quela pretesa
che immàggini er perché vòjo acchiappàlla:
pe primo è che vorebbe accarezzàlla,
e poi perché vorebbe aringrazziàlla
pe la visita e la bbèlla sorpresa.

 

 agosto 1997

  

Zanzara tigre


È piccoletta, è nera, è assatanata.
Va matta pe le gambe de la ggènte,
e nun ce sta rimedio, nun c’è gnènte
capace de evitànne la succhiata…

Lei viè, e pe tutta quanta la giornata,
sippùro nun se vede e nun se sente,
te se lavora e, scrupolosamente,
te piaga tutto, sta morammazzàta!

Le gambe, mo, sò piene de ficòzzi;
nun sai che ffà…incomincia er gratta-gratta
e te viè in mente che tu abbozzi…abbozzi…

Nun abbastava er Fisco d’abbozzà,
che co sta succhiatutto ce s’adatta
a ffà coppia!?…li possin’ ammazzà!!?   

 

2000        



                                sonetto anomalo, in doppi senari

 

                                            Er micetto filone

 

Un micio roscetto ruffiano e filone

se raschia l’unghiette sull’erba de un prato,

fa tutto er fichetto, sculetta beato:

la tira, la schiaccia…sta a ffà er fanfarone

 

perché me lo guardo; me smiccia sornione,

va indietro, viè avanti, l’ho guasi toccato,

fa un po’er vergognoso ma poi ‘ncoraggiato

s’accòsta, me sfiora, fa er giocarellone…

 

La coda se smove che pare ‘n serpente:

spennella, s’addrizza…‘Ncomincia a fusà,

e co la capoccia se struscia, e umirmente

 

me fissa e me pare che vòle parlà.

Se lecca, s’aggiusta, sta a ffà er seducente:

mo' ronfa contento: lo sto a 'ccarezzà.

 

Armando Bettozzi - agosto 2008

 

Zinfonia notturna

in Bau maggiore

Dopo èsseme affannato a pijà sonno,
a l’improvìso er primo bau dà er via
a la più strampalata zinfonia ,
e ar bau baritonale, laggiù in fonno

s’aggancia un bau soprano, e er finimonno
è bell’e scatenato: casa mia
ammò sta immezzo a quela frenesia
che è contaggiosa e attacca a tutto tonno,

che abbàsta er bau de un cane pe fà sì
che un antri cento poi je vann’apprèsso
e la nottata tua…diventa un cesso …

Er fatto è che avé er cane oggi è de moda
e s’ama più quer quattro-zampe-e-coda
che er…bipede, che n se pò più soffrì…!

E in mezzo a tutto quanto st’abbajà
si chi è la vera bestia aggià se sa:
chi vò dormì e n fa artro che imprecà!

Armando Bettozzi


Er  bonsenzo

Sta a scomparì dar monno piano piano.

Lo sta succhianno via ‘na quarche strega

cor un malocchio dar ciarvèllo  umano

per ammischiallo cor chissenefrega.


Pe ffà un esempio, puro si è n pò strano,

c’è che tra l’omo e er cane, nun se nega,

qua chi è più amato è lui: bassotto o alano…

e cià la protezzione de la Lega.


 Nun è che mo uno vò st’ a ffà quistione,

ma ce sta ggènte cor terore addosso,

e a vedelli je zompa la pressione…


Basterebbe er bonsènzo de capì…

Ma troppe vòrte stamo ar paradosso:

senti ieri si ch’ ho sentit’a ddì:

 

 “Ma nun fa gnente…è un pupo…È lei ch’è strana!

Nu mozzica…lui  vò  giocà  coll’osso:

lei è tutt’ossa…è chiaro che la sbrana!”


Armando Bettozzi -  agosto 2000

 

Na cerasa…tira l'artra…
(storie de umani…storie de cani )

Ce sta na tizzia tanto, tanto brava
sensibbile…de còre…na signora…
che s'arza ‘gni matina de bon'ora,
pulisce er cane suo che fa la bava

e acchiappa du' piccioni co na fava:
se pòrta er cane a ffà le cose fòra
e er grasso in più lo manna a la malòra
corenn’appress’a llui…e se la cava!

E infino a qui starebbe tutto a posto;
er fatto è che la senti a dije: " Amo'…!
Tesoro…! A bbèllo…! Sei gajàrdo e tosto…! "

Na vòrta stava a llègge su un giornale
le nozze gay…: lo prese…lo baciò…
je fece :"Anche pe noi verà…è fatale!"

Er cane, llì, che je scodinzolava
straní e stoppò de bbòtto…abbajò…
Stava a capì…: quarcòsa nun annava…!!    

 

Armando Bettozzi - luglio 2005


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Cocchine, le rondinelle! - Armando Bettozzi - Bettona (PG) - Umbria

  • Bettona
  •  
  • Umbria

La presenza delle rondini a Bettona, in Umbria, è celebrata nella poesia di Armando Bettozzi, che esprime la bellezza e la meraviglia di questi uccelli. Le rondini rappresentano la primavera, la rinascita, la speranza, la libertà e la leggerezza. La poesia invita alla contemplazione della natura e alla ricerca dei piccoli piaceri quotidiani. Le rondini sono anche un simbolo di speranza e di perseveranza, che ci ricorda di continuare a lottare per i nostri sogni.

Le rondini di Bettona: un quadro poetico

Le rondini sono un elemento caratteristico della città di Bettona, in Umbria. Armando Bettozzi, un poeta locale, ha dedicato loro una poesia dal titolo "Cocchine, le rondinelle!", che esprime la meraviglia e la bellezza di questi volatili. La poesia è piena di immagini evocative che descrivono i movimenti delle rondini nel cielo e il loro canto melodioso.

Il significato profondo delle rondini

Le rondini hanno un significato simbolico molto importante, che va al di là della loro bellezza estetica. Questi uccelli rappresentano la primavera, la rinascita e la speranza. La loro presenza è un segno di buon auspicio per la stagione che sta per arrivare e per la vita in generale. Inoltre, le rondini sono anche un simbolo di libertà e di leggerezza, che ci ricorda di non prendere troppo sul serio la vita e di godere dei piccoli piaceri quotidiani.

La poesia di Bettozzi: un invito alla contemplazione

La poesia di Bettozzi ci invita a contemplare la bellezza delle rondini e della natura in generale. Ci ricorda che, nonostante la vita possa essere difficile e faticosa, ci sono ancora cose meravigliose da apprezzare e da ammirare. La poesia ci invita a prendere una pausa dalla frenesia quotidiana e a godere del momento presente, senza preoccuparci del futuro o del passato.

Le rondini come messaggeri di speranza

Infine, le rondini ci ricordano che c'è sempre speranza, anche nei momenti più difficili. Questi uccelli migrano ogni anno per migliaia di chilometri, affrontando molte difficoltà lungo il cammino, ma alla fine riescono sempre a raggiungere la loro meta. Questo ci insegna che, anche quando sembra che tutto sia perduto, dobbiamo continuare a sperare e a lottare per i nostri sogni. Le rondini ci mostrano che, con un po' di perseveranza e di coraggio, possiamo superare qualsiasi ostacolo e raggiungere la felicità che cerchiamo.


al modo Bettonese (di Bettona, Perugia)

 premiata al Concorso “Salva la tua Lingua Locale”, Campidoglio, genn. 2014

 

Cocchine, le rondinelle!

 

                        L’è viste? Enn’artornate!

                        Già on fatto qualche nido sott’al tetto.

                        Quann’ voleno se fòn certe planate …!

                        e doppo arvònno ‘n su con qualche insetto

                        ‘n tol becco per portàllo ta i fijoli

                        che stònn’a pigolà.

                        Tutto ‘l giorno fòn mille e mille voli

                        e è ‘na bellezza stassel’a guardà,

                        tutt’arleccate e belle, nere e bianche.

                        ‘N se sa quant’òn volato

                        sul mare e su la terra… e ‘n son mai stanche,

                        tant’è la loro vòja incorporata

                        de curre a dicce che la Primavera

                        s’è risvejata… Ma senza de loro,

                        per bòno nun sarebbe gioia vera.

                        Però con loro a fà le giravolte

                    quasi a struscià per terra o ‘n su pel cielo,

                    cocchin’ mie, che gran capolavoro!

                                              

                        aprile 2009

La mia lettura di “Cocchine, le rondinelle!” è su you tube – insieme ad altre 

mie poesie. Ci sono anche dei miei brani che suono al piano/tastiera – o alla fisa.









Seppure non m’interessi di calcio. Però…Totti è anche Roma.

29 maggio  2017  -  dopo 25 anni indimenticabili…per i tifosi, e non solo...

 

altre pubblicazioni



 

L’urtimo carcio ar pallone, de Totti

 

 

Quer pianto ch’ha bagnato ‘gni tribbuna

co le curve e le gradinate intere

co lagrime mai tanto accosì vere

de quer pienone  a ddì bòna fortuna

a uno che finora ne la vita

ha solo preso a carci li palloni

pijànno l’ira de dio de mijoni

è quarcosa che tanto ‘n s’è capita.

Fanelli…giovinotti…òmi…donne…

paréveno avè tutti in comunella

un còre gonfio e ll’occhi a funtanella…

Resiste, lui, ma poi…nun pò ‘nniscônne….

Er fatto è che Francesco ‘n s’è montato…

Fedele, è stato come mai nisuno…

È stato Er Capitano, e è stato, e è uno

che nu’ ha sortanto preso: ha puro dato.

Ha ffatto sognà Roma e li romani,

sfonnàno li portieri e porte contro

sippuro che no sempre ad ogn’incontro,

ma meritànno sempre er battimani.

Ha dato a tutti simpatia…amicìzzia

co ‘na sempricità da tu-ppe-ttu,

co puro la famìa ch’ha messo su,

e incassànno anche sfottò, senza malizzia.

Sempre modesto, senza mai stranezze

“Pupone” eterno…Uno come tanti…

No, sfoggi de curtura da rampanti…

In cerca sempre e solo de certezze.

Un grànne!...Pe ‘i romani, un monumento

de ‘n tipo che qui ancora ce mancàva.

Ma più che VIII Re:  Perzona Brava,

co tanta umanità, e assai talento.

Inzomma, uno de casa…de famìa…

Perciò, quer pianto…Come fusse ìto

‘n amico…’n fratello…uno ormai scorpito

nell’anima e ner còre…e che va via…

Vabbé, a Francé…È ora, dàj…mo’ tira!

E vola…vola…vola…quer pallone…

lassànno in tutti quanti l’illusione

che Er Capitano gioca, e…n se ritira.

 

 

Armando Bettozzi – 30 Maggio 2017


...e lo scudetto alla Roma è stata una festa di popolo straordinaria, per cui questa dedica:





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ROMA    CITTÀ    APERTA                                 51 pagg




                 

ROMA

 


 

poesie / satire

in romano e in lingua

e foto

 

 

 

di

 

 

 

Armando Bettozzi




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Roma, città…aperta

 

 

Sei bbèlla, Roma, e come na puttana

a tutti tutta ignuda òpri la porta;

chi sia la ggènte che entra nun te ‘mpòrta:

è uguale si è stragnéra o si è nostrana.

 

Te se respira, in primis, chi viè qua

e come te se guarda è già ingrifàto

e vò toccàtte…tutto emozzionàto

e tu, sorgnona, je lo lassi fà…

 

Lo pii pe mmàno e lui se fa pià

e te lo porti a gòde le delìzzie

che artisti, papi, re, famìe patrìzzie

lassòrno in sempiterna eredità.

 

E ar tìzzio e ar caio che te porti a zonzo

je pare de stà in un’attimosfèra

che nu’è de oggi…e penza a come che era…

e s’accarezza un sercio…un marmo…un bronzo…

 

pe avè come un contatto côr passato,

che llì vò stà anniscòsto e ‘n vò sortì

perché ‘n  vò avé  più gnènte da spartì

            co un monno che s’è troppo sputtanato.          

 



 

                     Armando Bettozzi








Pellegrino, che venghi a véde Roma                        Pellegrino, che vieni a vedere Roma

 

 

Roma è n’idea che t’arimane in testa,                       Roma è un’idea che ti rimane in testa,

è na scena voluta da un reggista                                è una scena voluta da un regista

pe parlà ar còre e fà godé la vista                              per parlare al cuore e far goder la vista

cor nòvo e coll’antico che je resta.                            col nuovo e con l’antico che le resta.

 

È l’aria allegra de na canzonetta,                              È l’aria allegra di una canzonetta,

na passeggiata fatta sott’ar sole,                                una passeggiata fatta sotto al sole,

na bella donna, llì, pe chi la vòle,                              una bella donna, lì, per chi la vuole, 

è er tempo che nun passa e che t’aspetta.                 è il tempo che non passa e che ti aspetta.

 

Je dichi “addio”, però sta gran vacanza                    Le dici “addio”, ma questa gran vacanza

nun te la pòi scordà sippuro vòi,                               non puoi scordarla neanche se lo vuoi,

e in fonno ce lo sai che prima o pòi                          e in fondo tu lo sai che prima o poi

ritorni…e te ne vai co sta speranza.                          ritorni…e te ne vai con tal speranza.

 


                                                               Armando Bettozzi











allo Zoodiaco - Monte Mario - Roma



Natale de Roma “Caput Mundi”    (21 aprile -753 a.c.)

 


Che posso dìtte che ‘n sia stato detto

già da poeti de fama e da scrittori

e voci in do de petto ed in farsetto

e mille e mille tele de pittori

 

pe riccontàje ar monno quell’effetto

che j’hai saputo fàje, co li Fori,

le cupole, li vicoli… e ‘r verdetto

pe cui te vann’a tte tutti l’onori

 

de tutt’er monn’ intero, che, co quello,

“Caput Mundi” t’ha bell’e immortalata,

perché je rappresenti tutt’er bèllo

 

e er granne de ogni arte e de la storia,

e te se inchina, oggi che… sei nata,

ribbattezzata in quell’antica gloria.

 

 

 Armando Bettozzi

 

 

 

 BÒN COMPLEANNO, ROMA!

(21 aprile – 753 a.c.)

 


 

 Svéjate, Roma, e rinasci ancora

sippuro nfra tanta sconfusione…

Dàtte na scrollata…ormai è ora!

‘N t’abbàsta de sta ggiù a pecoróne?

 

Lèvate da torno chi te zzózza,

caccia chi te sta a mortificatte!

Basta a ffà la parte de chi abbòzza:

sinnò ‘n finirai de ruvinatte.

 

Penza a quanno ch’eri quer che eri…

Rinasci, e rimetti la corona

der Caput Mundi com’eri ieri,.

che pure oggi – vedrai – te dona!

 

Méttete l’orgôjo addòsso e vvai…

Spalanca l’occhi…’N te fa fregà!

Acciacca li vèrmini che ciai,

Chi n t’ama…che pòssi rosicà!

 


Armando Bettozzi

21 aprile 2013

 

 

                                                          Roma, Prima de la Classe 




Me t’aricordo co la spada in mano

che annavi in giro a pijàtte er monno intero

per inzegnà a ogni popolo stragnero

si che volesse dì èsse romano.

 

Più tardi hai rinnegato er dio pagano

e te sei messa a predicà er mistero

de un nòvo Dio, er solo, quello vero,

e te se inchina er popolo cristiano.

 

Siccome, poi, ‘n c’è er due senza er tre,

appresso a spada e croce, mo coi bolli

e carte e auto blu sei sempre te

 

a èsse ancora prima de la classe,

 ma c’è da dì che da quei sette colli

sai solo corcà er popolo de tasse!

 

 

 Armando Bettozzi





in San Giovanni











Senora Blanca mamma di Patty a Via dei Barbo

 


dalla terrazza FAO

abbiamo suonato anche in questa favolosa terrazza: coi miei colleghi Josè-chitarra basso, Ramon canto e chitarra, io alla fisa. Non ricordo chi alla batteria. Feste internazionali, indimenticabili.







la prima pagina...nell'Antologia ISBN
premiazione all'Aventino










A TU-PPER-TU CO FONTAN DE TREVI

(Premiata a Roma, Campidoglio, “AlberoAndronico”, aprile 2017)

(Premio Speciale a Falconara Marittima, AN, ottobre 2013)

 


 

 

De ggiorno…certo…sì, sei puro bbèlla…

Ma la sera sei tutta n’antra cosa,

fòra dar chiasso…da la sconfusione,

che arintontisce e nun te fa aggustà:

te devo véde a spicchi

nframmèzz’a le capòcce

de millanta e millanta forastieri…

Che ssò carini, tutti colorati,

tutti ‘ntusiasti, sì…ma che però

ariémpieno la piazza,

la vasca e li gradini,

che manco te pòi mòve, o restà llà…

 

Vòi métte mo, che nun ce sta nisuno

sinnò io e te, così, a faccia a faccia…

Co tte che me discôri

ner mentre che te sciòji tutta quanta,

tranquilla…senza avé er casino attorno

e senza manco er sole che se specchia

e s’arifrètte tutto fanfarone…

Te nno…Tu quann’è sera,

sei più te stessa…come dì…più vera!

Sei come na signora affascinante

che je piace a parlà co quarchiduno,

così…pe compagnia.

 

E infatti stàmo a ffàsse compagnia:

tu continui a discôre, e io t’ascôrto…

Sto tu’ discôre, a mme me pare un canto,

côr contrappunto de li sampietrini

che danno un po’de rìttimo ogniquànno

quarcuno passa e va…senza fermàsse.

C’è un micio che va in giro sconsolato,

e poi decide de venimme accòsto.

Se vede che je piaci puro a llui,

   sinnò s’annava a mmétte a ‘n àntro pòsto.

 E assieme s’aggustàmo er bell’incanto     

                                                                che cià saputo dà chi t'ha inventato.                                                                       



    Armando Bettozzi








da Palazzo Ferraioli


Palazzo Ferraioli, col Principe Ruspoli, lo scrittore Marcello Veneziani, e l’editore Luciano Lucarini. Forse, M. Le pen








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da internet



Foto di Valentina Cinelli


Roma, città… aperta

Armando Bettozzi di “Voce Romana”

Sei bella, Roma, e come ‘na puttana
a tutti tutta ignuda opri la porta;
chi sia la gente che entra nun te importa
è uguale si è stragnera o si è nostrana.

Te se respira, in primis, chi vie’ qua
e come te se guarda è già ingrifato
e vo’ toccatte… tutto emozzionato
e tu, sorgnona, je lo lassi fa’…

Lo pii pe’ mano e lui se fa pia’
e te lo porti a gode le delizzie
che artisti, papi, re, famie patrizzie
lassorno in sempiterna eredità .

E ar tizzio e ar caio che te porti a zonzo
je pare de sta’ in un’ attimosfera
che nu’ e’ de oggi… e penza a come che era…
e s’ accarezza un sercio… un marmo… un bronzo…

pe’ ave’ come un contatto cor passato ,
che lli’ vo’ sta’ anniscosto e ‘n vo’ sorti’
perche’ ‘n vo’ ave’ piu’ gnente da sparti’
co’ un monno che s’ e’ troppo sputtanato.

………………………….

E er SAMPIETRINO guarda e ce s’accora.
E mo’ lo vonno pure fallo fora
e fa’ cola’ er catrame pe’ ogni via
che si lo fanno… fanno ‘na pazzia !
O fanno veni’ i serci da la Cina…!
Roma… Roma… chi ‘n t’ama… t’ aruvina !!!!


 

Trovato su internet : ‘ messaggi-online.it ‘

 

AFORISMI – Armando Bettozzi – nov 2015

 

La conoscenza all’uomo apre la mente;
le conoscenze gli aprono le porte,
e assai frequentemente anche la sorte.

 

Armando Bettozzi Novembre 2008

 


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11 settembre 2001, le Torri Gemelle scompaiono a Manhattan. C’ero salito in cima a entrambe appena due anni prima . 


Sulla Torre Gemella


Con l’ascensore
a Manhattan
son salito su
a toccare il cielo,
al disopra delle stelle,
che luccicavano, infinite,
nel vuoto, giù
giù fin sulle strade…
Ho guardato il mondo
tutt’intorno
e m’è sembrato
troppo grande…
E la paura
mi ha preso
di non trovarti più.
Allora t’ho chiamata,
per sentirti vicina.


Armando


Quelle pòre Gemelle de Manhattan
(11 Settembre 2001)


C'è er teremòto...No!...È un ariopràno
che s'è infilato in panza a 'na 'Gemella'
pe ffàje zompà er còre e le budella
a llei, a llui, e ar gran pienone umano.

Pòra crista! S'è sciòrta e è annàta ggiù,
e ar posto suo, pe un po', c'è stato er fumo
ch' ha ffàtto salì tutt'er gran frantumo...
E mo'...nemmanco quello ce sta più.

Ma, tra gemelli, com'è risaputo,
succede che 'r distino è sempre uguale:
e 'nfatti, sta traggèdia - tale e quale -
t'ha preso puro all'artra in quer minuto.

Mo', resta solo er grido disperato
de quelle mani viste a chiede aiuto:
ma è stato solo l'urtimo saluto
a chi guardava...come trasognato...

E chi è 'nnato a iutà...nun è tornato.

Er botto, er fòco, er crollo, 'i morti e er pianto,
ce resteranno sempre ne la mente,
e a stà a guardà ndo' adesso 'n c'è più gnènte
ce lascia 'na gran pena, ner rimpianto.

Manhattan,

Sapessi...me fa tanto piagn'er còre
vedétte mutilata a sta magnera.
Sii forte: tutt'er mônno prega e spera

che presto passi quer tu' gran dolore.

 

 

Armando Bettozzi – 11Settembre 2001


Those poor twins in Manhattan

 

It’s an earthquake…No !...It’s a plane

    Which has pierced its way through a twin tower

And  by making its and insides explode

Has destroyed and killed all those people inside.

 

Poor thing, it melted an then sank down

 And on that very spot there was only a cloud of smoke

Caused by all that great shattering

And now…not even that remains.

 

But twins, as it is known,

Have a similar path to follow

And in fact very same tragedy

Hit the other some seconds after.

 

Now, all that remains is that desperate cry

 From those hands searching for help.

But those hands were waving the final good-bye

To those watching…still with sleep eye,

                                   

And what about those who went to help and never survived ?

 

The blast, the flames, the collapse, death and cries

Will forever live on in our minds

And now, looking at the place where once they were

We are filled with great grief and despair.

 

Manhattan,

If only you knew how my heart cries

Seeing you mutilated in this way.

Be strong, the entire world hopes and prays

That your immense pain will be relieved one day.

 

     

Translation from original in roman

 by Liz Perkins

Original by Armando Bettozzi

(letta in scuole a NY e in altre città americane)




a BEVERLY HILLS, L.A.



































ricordino preso a un rinomato grande mercato di artigianato, accompagnati da Patty 

I due sombreri riportati da Tijuana che abbelliscono la parete di una stanza





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Ancora un salto a Bettona   (da ‘sei di bettona se’ 17luglio 2023)


Non è‘storia’…
È solo per ricordare, e far sovvenire a molti un po’ di vita coi suoi piccoli fattarelli e le persone di tanti anni fa…
……………………………………………………………………………………
La casa in piazza
…………………………………………………………………………………………..……………
Il portone è quello più verso la Fonte. Oltre, c’era un vano dove lasciavamo le nostre biciclette e biciclettine, e vari giocattoli. E un altro più piccolo con le fascine per il camino, che portava un certo Pasqualone, se non sbaglio (un ragazzone che dall'aspetto non lo si sarebbe aspettato tanto bravo e garbato). Le scale portavano al vano cucina-pranzo, co’ un largo focolare che veniva utilizzato normalmente, con tanto di paiolo di rame e gli alari. Il tavolo in legno era al centro della sala con intorno le sedie impagliate. Da una parte, il lavandino. Non lo ricordo bene, ma era grande, con vasca (o vasche) molto comoda. Ricordo qualcuna delle persone che venivano a passare le serate intorno al camino, o al tavolo a giocare a carte con mamma: la zia Wanda, Annina di Via Roma all’altezza delle scalette…, Delia, Barbara, la madre di Bianca - la levatrice, Annetta di Salvatore, nostra zia Zena Lunghi…
Tutto questo era a sinistra delle scale. Oltre – invece – si entrava in quella che chiamavamo ‘la saletta’, con l’etagère e il canterano (così si chiamava il comò, o cassettiera…). Oltre, c’era la camera da letto cui seguiva un ampio vano con a - un angolo (di fronte, a destra) - una nicchia per i bisogni, una cosa all’antica. Semplicemente tavola col buco. Era così anche nei castelli.
Nella saletta proiettavamo pellicole di celluloide con dei pezzi di film, che avevano addirittura un proprio pubblico…pagante! Dieci, venti lire…Quando venni a Bettona, Aulo – già professore di matematica!! - se ne ricordava molto bene, e diceva che i ragazzini (e qualche ‘grande’) aspettavano ansiosi quelle proiezioni.
Di proiettori ce n’erano due: uno di Aurelio, più prestante e potente, e l’altro di Giorgio un po’ più piccolo. I proiettori avevano all’interno una lampada che dopo un po’ scottava, e bisognava proteggere le mani con qualche panno. Ogni tanto lo spettacolino era interrotto per la bruciatura di un fotogramma…Bisognava fermarsi, aprire la finestra e ricucire la pellicola con l’acetone. Ma non c’erano proteste. Erano incidenti previsti, e accettati. Si richiudeva la finestra e si andava avanti.
Aurelio o Giorgio giravano la manovella. Eh, sì! Si andava a manovella! Anche tante automobili andavano a manovella, allora. E così era addirittura per la mia ‘Diana’ gialla – come strumento di riserva in caso di qualche guasto – con cui venni su un giorno di tanti anni fa. Luciana (Covarelli, nostra cugina) se ne innamorò a prima vista!
Uno dei vari Natale trascorsi in quella casa, successe una cosa magica, o miracolosa…
Era la Vigilia, e ancora non avevamo l’Albero. Un po’ rattristati ce n’andammo a dormire. Ma…che esultanza, quando – la mattina – un albero gigante tutto addobbato e illuminato troneggiava lì, quasi facendoci ‘marameo!’. Ne rimanemmo segnati per tanto a lungo.
Nel canterano trovammo tante cartoline antiche, poi disperse…Un cannocchiale, che tanto piaceva a Antonello, un clarinetto, e il bombardino di babbo, che da ragazzo aveva suonato persino al teatro Giulio Cesare, a Roma.
Ma il giro della casa non finisce qui. Dalla cucina, tre, o quattro gradini immettevano all’ambiente soffitta, con tante cose…che portava al terrazzo. Un ampio terrazzo con le ringhiere sui tre lati, da dove eravamo a tu-per-tu con San Crispolto e tutta l’area con Piazza Garibaldi e la Fonte. Oggi non esiste più, da tantissimi anni, da quando, cioè, la casa ha perso il suo disegno snello originale e è diventato tutto un grosso cubo, senza personalità.
Nella sala dov’era anche il ‘bagno’, una volta si tenne uno spettacolo teatrale inventato e diretto dal nostro amico di qualche anno in più, Franco Morbidelli (detto Gedabia), un fiorentino molto in gamba, figlio del Maestro di musica Riccardo. Il Maestro che m’insegnò un po’ di fisarmonica, facendomi usare la sua preziosa Scandalli, in un lontano agosto, durante le sue vacanze presso la casa della signorina Giuseppina Balucani, alla piazzetta che ho sempre chiamato ‘piazzetta Zurlo’ in quanto ci abitavano gli Zurlo con Leandra e Lorena. M’insegnò a fare la scala sulla tastiera dei bassi. Mi fece conoscere le posizioni e se ne uscì col piccolo cane. Quando tornò rimase così sorpreso di come eseguivo quell’esercizio che sbottò con un “Fossero tutti così i miei allievi!” colpendo forte il tavolo col giornale, e seguitando: “Hai l’indipendenza delle mani senza cui non si suona la fisarmonica”. Per completezza: il giornalaio era lungo il Corso, vicino al bar dei Brizi. Ma non posso chiudere questo paragrafo senza aver detto del Maestro Marcello Scarponi (nostro cugino), che – anche – mi fece delle lezioni di musica in un altro agosto di quegli anni.
Un giorno, mamma cadde per le scale. Sentii il tonfo e subito capii la gravità, e corsi èiangendo a vedere. Anche gli altri si erano tutti tanto impauriti. Venne di corsa il dottor Uccellini che chiese di cercare qualcosa di resistente da adattare al braccio come ingessatura provvisoria. In quei giorni, la farmacista Morganti, moglie del farmacista (forse Renzo...? Ho in mente il 'sorReanzo') e madre di Gianni, della farmacia all’inizio del Corso, sulla sinistra, mi aveva regalato un gioco da tavolo con cartellone e certe carte speciali…Mi piaceva tanto. Presi il cartellone che sentivo duro e resistente, e con quello il dottore poté fare quello che occorreva fare con urgenza in quel momento. Quando incontrai la signora farmacista mi disse che aveva molto apprezzato quel gesto.
Quella casa in piazza è dove avevano vissuto i nostri nonni Aurelio e Maria, e dove siamo nati tre di noi quattro fratelli Bettozzi: Giorgio, io e Alberto. Aurelio, il primogenito era nato a Roma, ma già da pupo era lì per via della guerra ancora in corso. Stavamo con mamma cui davamo molto da fare! Per fortuna qualcuna veniva a dare una mano. Ricordo una Marietta (specie nel periodo dell’ingessatura al braccio), Anna di Gemma…Più d’ogni altra ho in mente Stella Policarpi (stella di nome e di fatto), la madre del nostro carissimo amico di giochi Giulio. Anche lui – ho saputo - andato via troppo presto. Babbo Domenico lavorava a Roma e ogni fine settimana era in casa con noi.
Dopo molti anni ci trasferimmo nella casa sotto il campanile di San Crispolto, dove aveva abitato Pippo Delicati del postale, con la madre e la figlia Marcella. Un giorno – per caso – la ritrovai a Udine, quando ero al servizio militare in quella zona. A Udine quasi m’intruppai per una via con Benito (Minestrini, se non sbaglio). Ci riconoscemmo immediatamente. Contentissimi! E ne erano passati di anni! Di certo c’è chi lo ricorda. Un giorno capitai a Firenze con un amico, e volli andare a trovare Franco, il nostro ‘Gedabia’, ma non c’era più, ed era così giovane! La moglie, una giovane signora gentile ci preparò il caffè. Ricordammo dei fattarelli bettonesi. La farmacia di cui dicevo non mi sembra di averla vista le ultime volte che sono venuto a Bettona. Una delle tante cose – purtroppo – sparite di…Bettona sparita.
Per finire, dalla casa in piazza, mamma s’affacciava e ci chiamava a raccolta uno x uno: “Aurelio! Giorgio! Armando! Alberto!”. Molti se ne ricordano e quando capitai su, me lo hanno ricordato.
……………………………………………………………………………………
“L’adunata”.
………………………………………………………
Aurelio, Giorgio, Armando, Alberto ! È ora !”
Echeggia – per la piazza di Bettona –
così il richiamo ben cantilenato*
di mamma Anna per riavere in casa
i quattro moschettieri, chissà dove –
in quel momento – presi a far che cosa.
Forse in battaglia a rotear le spade
che a Roma il loro babbo falegname
faceva ad arte, o ad aguzzar la mira
sui draghi appollaiati tra le crepe
dell’erbose e gloriose antiche mura,
con quei fucili ad aria, quasi veri,
o a valle in mezzo all’acque del Topino,
o a ringraziare un albero di pesche.
Oppure all’ombra degl’ippocastani
dei giardinetti a Santa Caterina,
a fare il gioco eterno del serpente,
che attira – tentatore – nel peccato
la tanto amata e bella ragazzina.
Ci guarda attento un vecchio per la strada:
“Voi siete i figli di quel gran brav’uomo,
Domenico…ma come somigliate !...”
Pei vicoli, le strade e le piazzette
si sentono venire dalle case
i sacri tintinnii del desinare.
“È tardi, dai corriamo, che ci sgrida !”
E dopo un po’, sudati e impolverati,
il tintinnio incomincia anche da noi.
Soltanto una manciata di minuti,
e poi di nuovo liberi di fare:
sinonimo - a quel tempo – di giocare,
star fuori cogli amici, o a cercare
le prime tenerezze dell’amore.
O in giro in bicicletta ore e ore,
e a volte fino a Assisi, o su a Perugia,
non sempre senza segni sulla pelle.
O intorno ai bigliardini o al gran bigliardo
del bar Trabalza a un lato della piazza,
dove era stato – un tempo – il podestà.
Ed anche, a sera, andare alla funzione,
e dopo ritrovarsi e punto e a capo:
andare, e ritornare e poi riandare,
e alfine, stanchi, e allora, solo allora -
che dodici batteva il campanile –
mamma Anna richiamava l’adunata
per consegnarci in braccio alla nottata.
…………………………………………………………………………………….
Armando Bettozzi da Bettona
postato 16 luglio 2023
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BUON NATALE - marcetta parole e musica di Armando Bettozzi

(no aiuti di sorta)


Omaggio al Mo MARCELLO SCARPONI – un cugino di Bettona che alla licenza di 3°media mi impartì delle lezioni di musica durante le vacanze in Agosto … Sua è “Solo due righe” portata al successo da Peppino di Capri, a lungo in Hit-Parade, quell’anno.    



(no aiuti di sorta)

Il Mo Vincenzo di Costanzo al centro, con Angelo Loreti e Alberto Talone.

Il Mo Vincenzo  (o Vicienzo, uno zio acquisito di Lisa, il marito di sua zia Marietta) mi ha introdotto al mondo della composizione. Scrivevo dei pezzi e glieli portavo a casa per un parere. Abitava all’Incis, Via della Pisana. Ci andavo col mio Benelli. Lui mi spiegava che le battute devono rispondere all’esigenza della ‘domanda’ e della ‘risposta’...e del numero, che deve sempre corrispondere a multipli di quattro…Mi diceva: “Chist’ è nu discurz’ ‘e pazz’!”…E mi rispediva a rivedere o il tutto, o sempre più spesso, mano a mano, solo dei punti specifici. Finché – alla fine mi ha detto così: “Mi stai rubando il mestiere!”….Era un ‘teorico’ di quelli che oggi credo sia difficile trovare. Era stato per lungo tempo il Direttore della Banda Musicale di Poggio Mirteto. Un Grande! Credo fosse lui – allora non lo conoscevo – quel Maestro che dirigeva la banda alle feste di San Giuseppe al Trionfale, o alla Madonna delle Grazie. Aveva la stessa capigliatura folta e un po’ imbiancata. 



Il Maestro di Banda

 

Nel folto della tua capigliatura,

ingrigita dal tempo,

come coriandoli restano impigliate

le note sublimi

che la bacchetta tua, magica,

tirava via con forza e vigore

o garbata accortezza

dagli attenti strumenti,

seminandole nell’aria che,

consapevole,

distribuiva diligente,

tra la gente rapita e incantata…

coi cuori aperti, anche quelli

con le cerniere arrugginite,

spalancate dall’improvviso boato

del timpano arrabbiato

e dal crescente vibrar dei piatti,

e dall’impeto degli ottoni,

e dall’irrefrenabile veemenza

di tamburi e grancassa.

Ma soprattutto estasiati

dall’infinita dolcezza di flauti e clarini.

Che per te ora suonano

 - e tu dirigi -

Angeli e Cherubini.

 

Armando Bettozzi



no aiuti di sorta)



L’armonia è del Mo Vincenzo DiCostanzo (uno zio di Lisa). È stata suonata per la prima volta a S.Gregorio VII. Il parroco andando all’altare per una messa solenne serale aveva in mano lo spartito, che durante la celebrazione fece portare da un chierico su, dall’organista.  Lo suonò all’ ‘elevazione’. Al termine si sono tutti complimentati per la bell’’aria’ che avevano ascoltato. Il parroco disse: “Riceverai i ‘diritti’ dalla Siae. Arrivò un assegno di 11.000 lire! Che portai dal parroco per una messa per babbo e mamma. Poi sono seguiti anche dei totali piuttosto soddisfacenti..


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matrimonio Stefano, a Roma-Ostia - poesia non rintracciata (al momento)















IL POETA DELL'IFAD




in due volumi - tot. pgg 749




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(la data stampigliata non è corretta)

 

IFAD – La nuova sede di Via Paolo di Dono, 44 – Roma.

 

PARLA ER FISA...

                                                  ...  DA CASA NOVA

                                                (trent’anni contro fame e sete)

                                                          

                                              “ Sò l’Organizzazzione mèjo ar mônno

                                               e sto cercanno – e ormai sò già trent’anni –

                                               de dà na mano a “baipassà” li danni

                                               che sa portà la fame. Sò quer Fonno

 

                                               che ner settantasette hann’inventato

                                               e m’hanno messo su proprio pe questo:

                                               perché nu lo sopporto, m’è indiggesto

                                               er fatto der diggiuno, si è forzato.

                                              

                                               Sò già trent’anni, aoh! ma ho fatto poco.

                                               Me devo smòve: n pò più seguità

                                               che in troppi ar monno n cianno da magnà:

                                               la cosa è seria, nun è mica n gioco!

 

                                               Ma mo farò le cose pe davero,

                                               (sibbè nun è che infin’a mmo ho scherzato),

                                               e gni sciupio dev’esse eliminato,

                                               e tutt’er sòrdo deve annà ar porèllo.

 

                                                E infinacché sta parolaccia brutta,

                                               che è “FAME-E-SETE”, nun viè scancellata

                                               llì in quele parti ndove s’è inchiodata,

                                               promett’ar monno: ce la metto tutta!

 

                                               Nun ciò più scuse: ciò anche casa nòva,

                                               na casa che più bella n se poteva,

                                               sippure un po’ più granne… ce voleva!

                                               Ma n vojo annà a cercà ‘r pelo nell’ova.

                       

                                               Sta casa sarà l’urtima ? Speramo !                                       

                                               Er fatto è che n ciò mai avuto pace,

                                               ma mo vedrete de che sò capace,

                                               e si sgobbamo tutti, ce la famo!

 

                                               Ammò, davero, stamo tutti in ballo…

                                               E poi co le majette colorate

                                               che p’er trentennio cianno ‘rigalate

                                               n ce sò probblemi: ormai stam’a cavallo!                            

 

                                               Me fò e ve fò a ognuno tanti auguri:

                                               che spèce ‘i pupi siino più sicuri,

                                               così che, finarmente, Civirtà,

                                               n sarà na cosa ancora da inventà!”                Armando Bettozzi -                                                                                                                               giugno 2008          

 



CIAO A TUTTE E A TUTTI dal vostro Poeta

 

Ciao a Tutte e a Tutti!

 

Beh…eccola, finalmente la raccolta (affatto esaustiva) delle mie dediche all’IFAD e ai suoi personaggi così tanto caldamente auspicata un po’ da tutti voi, cari colleghi/e-amici/che, nel corso dei lunghi anni passati assieme.

 

Oggi a tanta distanza dal 31 agosto del 2005 (ultimo giorno all’IFAD), mi sono deciso a portare avanti questa piuttosto grossa faticata, che però è stato anche piacere, con la certezza di fare cosa più che gradita ad ognuno di voi, sia che siate ancora “in”, o che - come me – siate già “out”.

 

Sapete, le mie dediche hanno riguardato tutte le…sfere, dai messangers, ai presidenti, passando per direttori, capi, capetti, capoccioni e capoccetti.

Spesso tra i versi ho voluto dire qualcosa in più…che prepotentemente mi dettava la mia “vis polemica”, di cui dice qualcuno, così:  

 

“Armando Bettozzi, prolifico e infaticabile versificatore in lingua e in dialetto romano, fustigatore delle invereconde attualità politiche, si mostra in una veste sconosciuta al suo pubblico abituale… (omissis)………... Abituati alla sua vis polemica, ci troviamo improvvisamente di fronte ad un poeta contemplativo, nostalgico, delicato pittore delle immagini della natura e del paesaggio ma anche del colore dei muri e delle strade, descrittore dei profumi e dei rumori, dei suoni e delle voci, delle facce e delle anime….   

                                                                                                                          Sandro Bari

                                                                                                            Giornalista, scrittore, saggista

Direttore delle Riviste Culturali

                                                                                                           Voce Romana e Roma Tiberina

 

Ho usato a volte un po’d’ironia, per esorcizzare e dare voce e sfogo alle inevitabili frustrazioni che possono nascere tra lo staff di qualsiasi ambiente di lavoro...

Ma la ragione prima è stata quella di lasciare un ricordo, un omaggio, ai destinatari delle mie dediche, e a quanti li avessero conosciuti…gli fossero stati vicini…Un ricordo che durasse nel tempo, e nel tempo acquistasse valore come caro ricordo di un pezzo della propria vita, così…semplicemente e simpaticamente. Il che è finito fin dagli inizi per diventare una bella abitudine, gradita a tutti. Ho usato il ‘romano’(non ‘romanaccio’ per carità!) perché a...quei tempi che cominciavo a scrivere le dediche ero quasi il solo a essere 100%-locale tra tutti stranieri, o italo-qualcosa, o comunque persone vissute all’estero...e mi sono sentito come l’ospite romano che saluta ...etc..etc...  

 

Il materiale non è stato riveduto, e errori s’incontrano qua e là...

 

L’Album Poetico Fotografico dell’IFAD consta di due volumi, di cui questo è il primo.

 

Chiedo scusa a quanti non si trovino qui espressamente ricordati…(diversa documentazione è andata smarrita. A volte non ho tenuto copie, e i primi anni non c’era il PC, diverse cose le ha perse il mio computer....Peccato!).

                                                                      

Felicità e lunga vita a Tutte e a Tutti!

 

Con un grosso abbraccio dal vostro Poeta,                                                                       Armando


Ho compilato questa raccolta senza seguire alcun ordine né alfabetico, né cronologico, né di preferenze, o  di quel che sia...





 .......   ........   ...... 

             

il primo IFAD HQ in Via del Serafico, 107


Il Poeta…antico…(lettura della dedica al Presidente uscente Idriss Jazayri (entrava il nuovo        Presidente,  Fawzi H. Al-Sultan) 

 questa foto rappresenta un momento che sarebbe avvenuto alcuni anni dopo rispetto alle immagini che seguono)






L’ERA DE LA CIVIRTÀ

(ovvero: la storia passata, presente e futura dell’IFAD)

 

 

 

Er seme è stato messo sotto tèra

indove aspetta pazziènte quer momento

de diventà ‘na spiga de frumento

doppo avé messo er gambo a primavera.

 

Mo’ tòcca faticà matìna e sera

pe ffàje arivà l’acqua e perch’er vento

nun se lo porti via, quer nutrimento,

che darà inìzzio – arfine – a un’antra Era.

 

Questa sarà detta “De La Civirtà”,

come pe dì che finarmente, l’òmo,

ce l’avrà fatta a capì che dignità

 

nun vò significà armi e potere,

ma sta ner nun dové più dì: “Ecce-homo”,

e ner vince la fame – pe dovere!

 

 

Armando Bettozzi

Novembre 1984

 

 

 

Sonetto dedicato al Sig. Idriss Jazairy, secondo Presidente dell’IFAD, in Novembre 1984.

È stata tradotta nelle quattro lingue ufficiali dell’Organizzazione e pubblicata nelle quattro rispettive versioni dell’IFAD AnnualReport 1990.  

















a casa di Marina Sansonetti Ferrante


pranzo dopo incontro col Parlamentino Italiano - primi anni IFAD


Auguri, Pa’!

(28 marzo 1995)

 

La mano guasi guasi me tremava

ner mentre che ar telefono, stasera

parlavo a Paolo che a quell’ora stava

pensànno a quella…“sfortunaccia nera”…

 

La voce, malinconica, affannata,

tradiva tutt’ er male che da mesi

Paoletto sta penànno…“L’ho curata…! –

- me fa - ‘sta brutta malatìa che lascia stesi,

ma mo’sta ritornànno…Armando  mio,

me st’a ffà tutto male. T’aricordi…?

Corévo…!  Ero un leone…! Spero in Dio!…

Che momenti…! Siquanto sò balordi!

 

N conviene mica a ffàsse er sangue amaro…

pijàssela ogni vorta de ‘gni cosa…

Dovémo pensà solo a tené caro

er bene e …er profumo  de ‘na rosa!

 

Mi’ fijo  ? Sta bbène, sì. Puro mi’ moje.

È lei –sì, propio! - che me viè a riccòje,

ché guasi guasi numm’arèggo in piedi…

Stai a vedé, come succede?…Vedi? …”

 

“Stàm’ a ‘spettate, Pa’! Dàj, su…sii forte!

Ch’ ha da cammià…‛sta benedetta sorte  !...”.

 

 Armando Bettozzi

(29 Marzo 1995)



In morte dell’amico Paolo

(Giugno 1995)

 

Zitto  zitto, così, a la chetichella,

te ne sei ìto, senza manco dàcce

la possibbilità de fà ‘na bbèlla

festa pe stà n po’assieme, e salutàcce

come fàmo gniquànno uno va via

pe mméttese in penzione…E nnoi, l’amici,

bevémo a la salute…E ‘na poesia

viè llètta pe augurà giorni felici…

 

Mancava poco, Pa’! e finarménte

saréssi annàto a gòdete li frutti

che hai seminato coscenziosamente

in guasi cinquant’anni: da quei brutti

momenti  quann’ ancora regazzino

dovevi guadagnàtte daggià er pane,

perché, come ciài detto, er tu’ distino

te stava a martrattà…peggio che a ‘n cane.

Le cose, arfine, poi se sò aggiustate,

e giorno dopo giorno t’aspettavi

er tempo de le tanto meritate

vacanze lunghe e allegre; e te sognavi

de ariposàtte infino a novant’anni,

gajàrdo e forte come che eri adesso;

come tu’ padre: vecchio e senz’affanni...

E invece, guarda te si ch’è successo…!

Der che nu riesco a ffàmmece capace.

A PA’, che ce vòi fà: riposa in pace!

 

Nu’ stàtte a preoccupà de pagamenti,

de conti, de fatture e de benzina;

de pranzi, de tovàje e conniménti…

Mo’, quanno che te svéji, la matìna,

intorno vedi solo er Paradiso;

e si t’affacci a ddà ‘n’occhiata ggiù,

t’ariconsoli, e fai un gran bèr sorìso

ad Adriano tuo, che sempre più

è bbèllo pronto a ffàsse ‘na cariéra,

de cui su’ madre – Avril - ce irà fiera.

 

 Armando Bettozzi



Guerrino, Via… de corsa …!

(20 ottobre 1995)

 

Ammazza, si sei stato sverto, Gueri’!

Via de corsa!…Ma no pe ffà ‘na gara,

stavorta.  O ssì?! Che te possi benedì,

mo’ stavi a ballà immezz’a la caciara,

e mmo’… Gueri’, ma dìcce: com’è stato?

Ma che, ciavévi un quarche cosa urgente

da fà in cèlo? Che, avevi prenotato

un campo da pallone, o, gnènte, gnènte,

 

te sei aricordàto a l’improvìso

che in quer momento stava incominciànno

la maratona Tèra-Paradiso,

la più ‘mportante programmata st’anno?!

 

Comunque sia, Gueri’, nun è da tutti

lassà ‘sto monno in mezzo a l’alegrìa,

e nun passà pe li momenti brutti

che, ar solito, li passa chi…va via.

 

Er brutto è che eri ancora un giovinotto,

gajàrdo e forte, pieno d’energia;

sibbè da un po’ de tempo s’era rotto

un quarche cosa, ché…stavi in balia

de un fatto de lavoro che, ogni ggiorno,

te smucinava tutto quanto drento…

Dicevi: “Vedi, Arma’, piu’ me ce scorno,

e più, pe mme, sa de martrattamento…”.

 

…Gueri’, te sei portato via er sorìso,

la voce forte, e l’occhi luminosi:

du’ gocce d’acqua verde su un ber viso;

lo spirito genuino, ‘i toni irosi;

la facile battuta der romano,

de quelo vero, autentico - ormai raro -

l’orgôjo, e ‘gn’antro sentimento umano,

ma in tutti lassi un ber ricordo caro.

 

…E quanno tu’ nipote sarà nato,

tra nonna, mamma e zii je faranno:

“Nine’, guarda lassù…llà c’è volato

nonnino tuo Guerino…”. E dopo, quànno

ciavrà un anno, e te chiamerà pe’ nome

guardànno in cèlo, fisso a quarche stella,

sarà - è strano a ddì - ma sarà come

si fussi ritornato in quela bbèlla

famìja che hai lassàto, ma che sa,

che - in quàrche modo - stai ancora llà…

 

Armando Bettozzi





 Palazzo N.U. a NY - inviato IFAD 1990 

in quella settimana a NY::
con Sana Jatta e Marina S-Ferrante e ... un'infiltrata
                            con Maria Rossi (former ifadiana) e Marina Sansonetti-Ferrante a NY
 
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farewell party President Fawzi H. Al-Sultan




al Presidente Lennart Båge

che lascia il FISA per fine mandato.

                                                           Lennart, un vincente                             

 

                                               Ce fu - a un certo punto - un cammiamento

                                               qui ar FISA co ‘sto nòvo presidente

                                               che nun veniva più dar Medio Oriente

                                               o artre tère calle, ma ‘ndo er vento

 

                                               è un alito de freddo che te gela.

                                               Difatti viè dar Norde, è ‘no svedese,

                                               pe portà er fresco in quele bocche accese

                                               da fame e sete: un cancro de miscela !

 

                                               Se sa… un granne Capo de un gran Fonno

                                               che deve battajà contro la fame

                                               sta sempre in vista, sempre sotto esame,

                                               e no pe dì - che è testimonio er monno -

 

                                               ma a uno a uno lui l’ha superati.

                                               Però la fame cresce, stann’a dì…

                                               De certo nun sarà sempre così:

                                               l’effetti de l’aiuti sò inizziati,

              




                                               e infatti quer mucchietto de perzone

                                               che mèssero giù er seme sottotera

                                               trent’anni fa, adesso sò ‘na schiera…

                                               un reggimento…’na popolazzione !

 

                                               E in più nu’ stamo più llì sparpajàti

                                               pe tutta via Serafico…qua e llà…

                                               che mo pe poté mejo battajà                                    

                                               contro la fame ciànno radunati

 

                                               in un palazzo ch’è ‘na sciccheria.

                                               Insomma, dai, er FISA st’a ffà bbène.

                                               Pian piano passeranno anche le pene

                                               e sarà come fà ‘na gran maggìa.                                           

                       

                                               Pe noi, ‘sta simpatia de Presidente,

                                               er nostro Len, ha fatto in ogni estate,

                                               er “Summer Party” – cioè quele giornate

                                               passate a rilassàcce beatamente.

 

                                               A Roma Lennart s’è ‘mbriacato er còre

                                               e l’occhi, co ‘sta fata de città

                                               e ovunque adesso se ne vò riannà,

                                               la porterà all’occhiello come ‘n fiore.

 

                                               Adesso che vai via, Sòr Presidente,

                                               t’ aringrazziamo pe ‘r lavoro fatto,

                                               e certo ce n’avrai un antro adatto

                                               a un personaggio in gamba, a un vincente !

 

                                                           Armando Bettozzi

                                                              6 Marzo 2009


Dear Armando,

I would like to thank you personally for the poem that you composed for me in the  wonderful language of the Romans.  A colleague has translated the words for me, and so I have been able to understand and appreciate the sentiments.  I am sorry that you were not able to come to the farewell party and read the poem on the stage.

Keep up the good work of honouring outgoing staff with your "Roman Poems".  My wife and I will leave Rome at the beginning of April, but will continue to enjoy Italy for about a month, touring in our car.

Once again, my sincere thanks to you.

best regards

Lennart Båge


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Posto questa qui, ché mi dà l'occasione di includere Lisa e Andrea 


Laura Ziankowicz

dite a Laura...








  

incontro occasionale dal 'cinese' alla Montagnola- Bruno, Alessio, Giada e Andrea, io, Susan De Paolis, Amira Muammar, Laura Ziankowicz...  

  

con Lisa - dietro: Amira Muammar, Susan De Paolis, Laura Ziankowicz
       
    farewell party Presidente Idriss Jazayri - dietro, Vernon Jorssen, Controller 




col direttore Jean-Louis Lawson



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  Fessehaie Tesfamariam  detto Sino

SINO

 

ER MÈJO IFADIANO CHE C’È STATO, E C’È

 

 Dovemo tutti quanti scappellàcce

che stò pe ddì de Tesfamariam Sino.

L’immènso Sino che le parolacce

nu le poteva stà a sentì, e perfino

 

quele dette…ne li salotti bbène…

Che ‘n se beveva manco quer goccetto

che sèrve – a vòrte - a riscallà le vene…

E nun s’è preso mai ‘n caffè corètto!

 

Si canticchiavo - ner quadràmme un conto -

batteva er tempo su la scrivania…

Veniva bbène…e ‘n c’era arcun confronto

cor nostro duo de canto e batteria!

 

Ma quanno fu che incominciò a sentì

le brutte parolacce qui der Fonno:

PES…RECLASSIFICATION…lui capì

che c’era assai de pèggio! in de sto monno,

 

e ‘n se scandalizzò mai più de gnènte.

Un giorno che a la FAO ce cacciòrno

dar Credit Union-loro, svertamente

fu operto er C.U.-nostro, qui, e un bèr giorno

 

a Capo ce fu messo - de filato -

Sino, co Abby, e poi John…Ma nno Mc Ghie!...

Sì…! puro John McGhie ce sta infilato…

Ma lui sta dapertutto, e puro llì... 

 

Me l’aricòrdo…Annàssimo a ffà festa

co in mano “guinnes scure” giù ar laghetto:

ché je passò, arfine, da la testa

quer mòdo de penzà da…chirichetto!

 

Ar tempo, ancora stàveno a menàsse

Asmara, de Hariam - che era la regazza -

e Addis Abeba, sua...E de sposàsse

fu la risposta loro…a chi s’ammàzza.  

 

“Che bravo, Sino!...”  “Sì!-No pe ddì,

ma è proprio un gran bravissimo regàzzo!”…

Così sentivi a ddì, quei giorni llì

de Sino, e infino a mmo’, ‘n tutt’er palazzo.

 

Pe un po’annò su in Olanda a ‘iutà a My

(sarebbe a ddì My Cong), che era stato

ar FISA, su ar VT…Poi annò llì…

e poi tornò co Sino…ri-graduato.

 

È stato puro  Capo Associazzione

dell’Impiegati (in tanti martrattati…),

pe mette a pòsto tanta sconfusione

nfra cose ingiuste, e abbusi otorizzàti. 

 

A ddà na mano è stato sempre pronto

- a tutti quanti! - senza distinzione…

Dovréssimo tenéccelo da conto,

ch’è stato er mèjo ! a st’Organizzazzione.

 

E questa - dico io - farebbe mèjo

a nu lassàll’annà nemmanco mo’

che deve annà…Che è ancora tanto svejo,



 

e pò fà tanto ancora pe un bèr po’!

 

Ma ndo’ lo trovi più, a un antro Sino!

Così fidato, e affabbile, e capace!

E che li conti te li tiè a puntino,

e che co ognuno vive in santa pace,

 

vincènno quela grossa tentazzione

de mette in tasca queli…pochi spicci

che j’àmo dato in tanti, e pìà er fugone

pe annàsse a soddisfàsse li capricci?!

 

Fratànto  - aggiungo – Sino qua ha sgobbato

- pe ffà un piacere a ‘st’Organizzazzione -

pe un anno intero senza èsse pagato!

Pe sta a ‘spettà che quarche cervellone

 

scejésse arfine…la sostituzzione…

Cell’ha pe vizzio! er FISA: quann’è annato

chi deve annà - presempio a stà in penzione –

fa vienì, arfine, er nòvo candidato.     (mah!!)

 

Mo’, er nostro granne augurio, caro Sino,

è che tu e llei possiate vive tanto

felicemente a lungo, e l’un vicino

all’artra, come in un…gran bèll’incanto!

 

Armando Bettozzi - 2014      






una delle feste IFAD specie primi tempi - da sx:John Mc Ghie, Stefano, Maria di Bruno, io con Jean Claude Scalavino

festa IFAD - Lisa con colleghi - in alto a dx Adelina Santos Tankia

le fisarmoniche di Armando e Marco DeBoer - dic. 2002

ricevimento a IFAD - con Marco de Boer e Jannit Krikour





momento culturale presso Ifad - con Ifad staff, June 2001:




Theodore Van der Pluijm

Babbo Natale, IFAD

Van…Babbo Natale, IFAD

 

Ogni vòrta che ar mônno viè Natale,

sur cèlo de l’Olanda c’è ‘na slitta

che parte tutti l’anni puntuale

pe scénne in tèra ne la notte fitta…

 

Ner mentre s’avvicina fa ‘n segnale

co ‘i campanelli, e co ‘na lunga scritta:

“Teodoro Van Der Pluijm, Babbo Natale”.

E cala pe ‘n camino…’na soffitta,

 

o imbuca pe finestre, o pe portoni,

dovunque ndo’ ce sii quarche fanèllo

pe ffàje sentì addosso l’emozzioni

 

cha sanno dà le favole innocenti.

Je porta ‘na carezza e un giocarèllo

sia che sia ricco, o annaspi nfra li stenti…

 


Babbo Natale Theodore Van der Plujim - dietro me Sidi Cherif (quella fisa non c'è più)



Anche Andrea partecipò a delle feste di Natale all’ Ifad  (qui è nel 1980 - - non è nel volume).


a come fa a èsse sempre, eternamente,

fanèllo ‘nfra ‘i fanèlli, er Sòr Teodoro,

st’omône, sto gigante diriggènte,

ch’è sempre caricato de lavoro?

 

Er fatto è che se sa abbassà umirmente

davanti a Innocenza & Fantasia;

er fatto è che sa còje la poesia

che viè da un fanellétto soridènte;

 

er fatto è che ner petto cià un tesoro:

un còre granne, granne, e tutto d’oro…

Pe questo, grazzie a te! Grazie, Teodoro!

 

 Armando Bettozzi

Maggio 1999

President  Fawzi H. Al-Sultan, io, Theodore Van der Plujim 


 

con Domenico Scola (Mimmo) dei The Stoners - The Rolling Stones Tribute Band, sulla terrazza del St. John



 

Jean Claude Scalavino


 

 Uditela, Signori… !  Udite…Udite…!

 

        Questa è  nientedimeno che

 

 

 

 

    LA  STORIA  DEL

 

 

  

 

GRAN’  JEAN

 

 

 

venuto  dal  paese  del  Can-Can …

 

 

  


                                                                                                                             Armando Bettozzi

                         A  Jean Claude Scalavino

               amico e compagno di avventure..e disavventure...ifadiane

           

                  



La storia der Gran Jean va assaporata

nè più nè meno come a na portata

   de primi fatti in casa e còtti ar bacio

 e mantecati co sughetto e cacio.

Un giorno je girò de lassà Nizza

e venne a stà ar paese de la pizza

ndo subbito ce s’è sentito bbene

e ha ffatto: “Resto qua…che me conviene...” 

Così se trovò immezzo ar gran casino

e fu margrado suo un sessantottino.

Ma invece de usà serci  e manganelli,   

cor piffero sparava ritornelli,

finché nun passò tutta la buriana…

Co in testa quarche arietta mozzartiana

pe pianoforte er nostro Jea’ un ber dì

finì pe aritrovasse proprio llì

da ndove er 6 Gennaio se n’è ito:   

direi “scappato”…come si quer sito ,

indove è stato guasi vent’ott’anni,

scottasse e procurasse tanti danni …

Li danni…posso dillo io da me:

avòja si li fa…! E sai perché?

Perché nun c’è er bòn senzo;

ma adesso è proprio mejo che n ce penzo.

Se mise a stà da solo in una stanza

e incominciò così… co la speranza

de fà mezza giornata solamente.

Ma Prien, n “amico suo”: “Un accidente…!”

faceva ogniquarvorta:“Hai da sgobbà

e anche fòri orario…e…senza pià…!”

Le chiacchierate, che se sémo fatti!

E ridevamo pure come matti

noi due da soli o assieme all’ifadiani,

co mosse a la Totò e co le mani,

co chi c’è ancora e chi … nun ce sta più …

Diceva:“Arma’, magnamo o nu magnamo?

E a vòrte, ner sortì se n’annavamo

giù in centro a visità na chiesa o a prènne

nun so…un prosecco…ma così…pe spenne

più che pe beve…pe restà un po’assieme.

Pe tutto er tempo ER JEAN sta llì che freme,

che je va troppo stretto a stà in ufficio,

e  nun vò avé a che ffà co un sagrificio

che nun sia quello pe la gran passione

d’annà a studià e imparà a la perfezzione

er piano e er saxe, dopo avé lasciato 

 er piffero che aggià s’era imparato.

 

                                                     i tre strumenti che suona Jean-Claude 
 

E ner fratanto, l’irequieto Jea’

s’è ffatto na curtura che n se sa 

co ‘i mille e più romanzi che s’è letto

fra un pagamento, un memo e un carcoletto  

pe un Board o un’Assemblea Generale

che è quanno se incravatta e è puntuale.

Che l’artri giorni, aoh!  nun ce pòi crede!

Se impiccia immezz’ar traffico, hai da véde,

pe attraversà er Serafico…un casino…!

E tante vòrte, guarda te er destino,

je tòcca,  vo’o nun vo’, de  restà a letto

pe via de quer dolore maledetto

de quela sciaticaccia che nun passa…

Er giorno, certe vòrte, ce se scassa

a stà a sentì e vedé le cose storte…

che pe llui è...la peggio malasorte!

E sto ribbelle tipo Robbespierre

(d’artronne è un francesino…un “senza erre”)

contrario a tutto e a tutti, tranne all’arte,

‘gni  vòrta che c’è un party …pija e parte…

     E a ‘i meeting, poi, che qui te fanno a spasa

ce côre dritto dritto….verso casa!!!    

Comunque, ogniquarvòrta che ha potuto

s’è preso un po’de giorni e s’è goduto

er mare greco immezzo all’isolette…

Ma poi tornava ar caos forza sette

llì ar Fisa, e  pe aiutasse se sentiva

la “classica” che, dorce se ne usciva

da ‘na radiola philips …e passava …

Però, coll’EffeCcì arincominciava…

perché co un capo, llì, ce se pijava… 

Ma, caro Jean, annanno via adesso,

tu te sei perso er mejo del l’eccesso:

er côrso de“ INNOVÈCIO”, con il quale

                                   

con Sandra Di Rienzo e Anicia Calcari +Christian Di Chiara  a una festa in maschera da me



er consulente…che sai quanto “vale!”…

(la storia, gira gira, è sempre quella…)

se n è inventata una proprio bbella!

Na curva…!....e tu, o de qua o dellà a seconna

si sei de coccio o vaghi in mezzo all’onna…

de sopra! SI! de sopra a sto schifio

che qua nun passa e nun passerà mai:

Ma er pòsto giusto a tte te lo do io:

e beat’a tte che…fòra te ne stai!

E bbòna…bbòna, JEAN, bona sonata!

 E ffà na bella vita spenzierata…   

 na lunga…lunga…lunga passeggiata!!


Armando Bettozzi - 18 Gennaio 2006

      

con la bella  Antonella Favia, io,e Ari Hatzigiakoumis

 



 

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Amerigo Fronzi

    la data stampigliata non corrisponde...


Continueremo a ddì chi è ‘r mèjo o ‘r pèggio

ner governà o ner fà l’opposizzione

de certo nun faremo mai pareggio

e mai ariveremo a ‘nnà d’accordo

finché er bonsenso nu’ entra a fà er  padrone,

ma intanto sarà bbello ogni ricordo.

 

 “….e dove sta il problema…”  (l’intercalare di Amerigo)







Dedicata al collega e amico- degli ultimi anni in IFAD -  Amerigo Fronzi

 

LA LUNGA BREVE STORIA

 DER SOR FRONZI AR FISA

                                                                                                                                                          

“…e dove sta il problema…”

caratteristico intercalare fronziano

                                          

La lunga breve storia der Sòr Fronzi ar FISA

 

Co la barbetta bianca, e la capoccia

co spilli pe capelli, pure bianca,

co pochi sòrdi drent’a la saccoccia

siccome che purtroppo je ciamanca

 

‘n investimento mezzo rosicato,

un giorno se presenta qui ar Controllo

e ffa: “Io sò Amerigo…laureato,

e sur lavoro me ce scapicollo

 

perciò si me pìate v’accontento”.

E subbito vorebbe st’a cammià

le cose che ce manneno a rilento,

ma er cammio nu lo vònno fallo fà.

 

In du’- tre bbòtte impara er marchingegno

de tutt’er gran sistema pagamenti

mettènnoce la voja e anche l’ingegno

e presto è nfra li mejo competenti.

 

E frega pure a Frégoli* a svertezza,

e ffa… e côre… senza mai fermasse,

e màcina co gran naturalezza

montagne de lavoro che a guardasse

 

te senti stracco più che a stall’a ffà.

Er poco tempo che era inizziarmente

viè subbito allungato, e resta llà

speranno sempre che er su’ diriggente

 

rinnovi quer contratto ogniquarvorta:

ma lo sapemo come…côr patèma!

Che sempre infin’all’urtimo lo porta

a fallo esasperà…che usanza scema!

 

Er Capo suo, Mohamed, je faceva:

“T’allungherei…ma nun ce sò li fônni…

E poi…er Personale…”. Nun sapeva

si che inventasse più. “Tu me confonni –

 

j’arisponneva, allora, impressionato

d’annà a finì pe strada er dottor Fronzi –

qui c’è da fà, e tanto! e ho dimostrato

de sapé ffà…qua mica semo gonzi!”.

 

Ma è sempre stato questo qui er sistema

de dà er contratto come a ffà un favore

lasciànnote pe giorni cor patèma…

Ma intanto…qua è inutile a discôre…

 

Poi viè che nun poteva avé ‘r contratto

pe via che coll’ingrese zoppicava…

Ma pure in questo er Fronzi ha assai ben fatto,

e infatti ogni matina ripassava

 

le paggine der libbro dell’ingrese

finché passò l’esame come gnente.  

Er che vòr dì ch’è in gamba, ed è palese!

E ner pagà mo è llui a ffà er docente.

 

Er tempo passa e sempre più lui penza

a la penzione che j’è maturata

che è proprio poco più che a stanne senza

e è l’incubbo de guasi ogni nottata.

 

Ner mentre, sgobba come n fa nisuno,

nun perde manco un cacchio de minuto

e questo pò testimognallo ognuno

che er mòdo de vedello ce l’ha avuto.

 

Ma intanto er tempo insiste a côre…a côre…

E a forza de rinnovi mo ecco l’ora

che - pure si davero a malincòre -

je  tòcca chiude tutto e sortì fòra.

 

Cor quer su’modo tutto frettoloso

che cià anche ner parlà, er nostro amico

continua a ddì, fra er serio e lo scherzoso

che nun vorebb’annassene, e io dico:

 

che un po’ d’allungamento ar tu’ contratto

poteva pure fasse, ma nisuno

l’ ha capito che si così era fatto

ce staveno du’ benefici in uno:

 

tu avresti ancora avuto la Van Breda,

che mo n ciai più, e ‘r FISA avrebbe avuto

quarcuno che - se creda o nun se creda -

sarebbe proprio stato un bell’aiuto!

 

Ma così va la vita in de sto monno:

a chi je dà, e chi gne dà…Uguarmente

succede, come vedi, in de sto Fonno:

tu pijela, comunque, alegramente.

 

E mo, Amerigo Fronzi, amico caro,

un granne, granne augurio e in bocc’ar lupo.

Vedrai che sarà dorce e mai amaro

er tu’ futuro…si n sarai mai cupo.

E vva’ a la granne!! Con un gran ber soriso

                                               vedrai che llà de fòri…è un paradiso!                                               

 

Armando Bettozzi - 28 Giugno 2010 

 

  *popolarissimo artista Romano della prima metà del ‘900, famoso per la sbalorditiva velocità nello scomparire e ricomparire – in continuazione - in scena  completamente trasformato, in pochissimi attimi.

 

 Traduzione in Lingua a beneficio del barbaro grottaferrarese

 

Con la barbetta bianca, e la testa / con spilli per capelli, pure bianca, / con pochi soldi in tasca / dato che purtroppo vi manca // un investimento andato male, / un giorno si presenta qui al Controllo / e fa: “Io sono Amerigo…laureato, / e sul lavoro mi ci tuffo a capofitto // perciò se mi prendete vi accontento”. / E subito vorrebbe mettersi a cambiare / le cose che ci fanno andare a rilento / ma il cambio non vogliono farlo fare. // Con poche mosse impara il marchingegno / di tutto il grande sistema pagamenti / mettendoci la voglia e anche l’ingegno / e presto è tra i migliori competenti. //

E vince anche Fregoli* in quanto a sveltezza, / e si dà da fare…e corre…senza mai fermarsi, / e svolge con gran naturalezza / una gran quantità di lavoro che al solo guardarlo // ti senti stanco senza starlo a fare. / Il breve tempo (di contratto) che era inizialmente / viene subito prolungato e lui resta là / sperando che il suo dirigente // rinnovi quel contratto ogniqualvolta: / ma lo sappiamo come…col patema d’animo! / ché sempre fino all’ultimo momento lo porta / a farlo esasperare…

Che usanza scema! // Il suo Capo, Mohamed, gli diceva: / “Ti estenderei…ma non ci sono i fondi… E poi…l’Ufficio Personale…”. Non sapeva / cosa inventarsi più. “Tu mi confondi - //  gli rispondeva, allora, impressionato / di essere licenziato il dottor Fronzi - / qui ci sta da fare, e tanto! E ho dimostrato / di saper fare…qui non siamo mica dei gonzi!” // Ma è sempre stato questo qui il sistema / di dare (cioè) il contratto come per fare un favore / lasciandoti per giorni col patema…/ Ma intanto qui è inutile discorrerne…// Poi viene fuori che non poteva avere il contratto / per via che era debole con l’inglese…/ Ma anche in questo il Fronzi ha molto ben fatto, / e infatti ogni mattina (prima dell’inizio orario lavoro) ripassava // le pagine del libro dell’inglese / finché ha passato l’esame con facilità. / Il che vuol dire che è in gamba, il che è palese! / e coi pagamenti adesso è lui a fare il docente. // Il tempo passa e sempre più lui pensa / alla pensione che gli è maturata / che è proprio poco più che a starne senza / e è l’incubo di quasi ogni nottata. // Nel frattempo, lavora sodo come non fa nessun altro, / non perde nemmeno un minuto / e questo può testimoniarlo chiunque / abbia avuto l’occasione di constatarlo. // Ma intanto il tempo insiste a correre…a correre…/ e a forza di rinnovi ecco arrivata l’ora / che - anche se davvero a malincuore - / gli tocca chiudere tutto e uscire. // Con quel suo modo tutto frettoloso / che ha anche nel parlare, il nostro amico / continua a dire, tra il serio ed il faceto / che non vorrebbe andarsene, e io dico // che un po’ di proroga al tuo contratto / poteva anche farsi, ma non si è capito / che se così fosse stato fatto / ci sarebbero stati due benefici in uno: // tu avresti avuto ancora la Van Breda, / che adesso non avrà più, e il FISA avrebbe avuto / qualcuno che, si creda o non si creda, / sarebbe proprio stato un bell’aiuto! // Ma così va la vita in questo mondo: / a chi dà, e a chi non dà…Ugualmente // succede, come vedi, in questo Fondo: / tu prendila, comunque, allegramente. // E adesso, Amerigo Fronzi, amico caro, / un grande, grande augurio e un in bocca al lupo. /  Vedrai che sarà dolce e mai amaro / il tuo futuro…se non sarai mai triste e cupo.  // E vai! Alla grande! Con un gran bel sorriso: / vedrai che là fuori è tutto un paradiso! ///

 

*popolarissimo artista Romano della prima metà del ‘900, famoso per la sbalorditiva velocità nello scomparire e ricomparire – in continuazione - in scena  completamente trasformato, in pochissimi attimi.

 

                                                                                                            Armando Bettozzi                                                                                                             30 Settembre 2010

un selfy preciso alla prima - un po' di pizza da Mosca a Via Candia

 

Miss Ana Knopf



      


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Abdou Bousselham “D1” Honoris Causa

             a

            Abdou Bousselham – “ghe pense mì!”

 

Come tutti li piccoletti granni

tipo De Niro e puro Bonaparte,

er nostro Bousselham pe tutti l’anni

che è stato ar FISA, ha fatto la su’ parte

proprio così: a la granne! Tant’è vero

che si ero io a ffà…da presidente

l’avrei fatto – lo dico, e ssò sincero –

D1, e nno un “P-alto" solamente. 

Perché? Ve chiederete…Ve risponno!

Perché Abdou, come tutti ben sapete,

è stato in più reparti, qui der Fonno,

e tutto sa…e deppiù! Dunque…vedete…!

È stato in FT, o Tesoreria…

e in urtimo ar Controllo, e ha funzionato

più mèjo lui (e nu’è ‘na fesseria)

che un “D”-e-un- “D2”-assieme…e j’ha giovato

a tutti li reparti ‘ndo ha sgobbato.

E poi…Eh, già! E poi…è a la mano,

simpatico, e amico, e assai fidato,

capace, e intelliggente, e assai umano.

Ma che vòi, fà, a Abdou! Nun c’ero io

a prènne quela giusta decisione…

Ma te ripeto: tu – a parer mio –

sei stato er mèjo a ‘st’Organizzazzione!

E mmo’…ècco er finale de la corsa…

(pe ddì che sei ito sempre de gran fretta…)

‘na corsa lunga de anni – e mmo’ t’aspetta

‘na vita lunga, co un bèr  pieno in borsa

e un gran pienone de felicità

co la famìa che già te sta aspettànno

pe restà assieme, senza più penzà

de stà a sgobbà…che arfine...dà l’affanno!...

E allora…vita nòva e gnènte affanni!

Auguri, caro Abdou! Che pòssi  stà

così, in gran forma, ancora pe cent’anni

                                                      co un bèr “D1”, che…èccotelo qua!                                                           

Armando Bettozzi

31 gennaio 2015

 

moglie di Abdou Jamila, Tiziana Carpenelli, Abdou Bousselham, Maurizio Georgieff, Silvia Di Pilla, Ahcene El-Bachir, M’Hammed Laker, Giovanni Cataldi


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la più importante stretta-di-mano fra le varie a più o meno grandi personagg (Coffee Annan, Romano  Prodi, John Denver ...Fuori dalle NU, in altra prestigiosa sede: Principe Odescalchi, Marcello Veneziani, Marine Le Pen...)  

visita di Giovanni PaoloII all'Ifad - 







amici e colleghi (dalle foto rimaste a disposizione):      

                                                                            

        coi ragazzi dell'Admin  col gruppo operai


Gordon Munson
                                Antonella Favia, Lidio Integlia che esce, Antonio Kamil, Isabella Picece, Theresa Panuccio, Christine Freeman, io                                                                         
President Iddriss Jazairy, Controller Vernon Jorssen leggono la poesia


Questa è la mia trascrizione dall’originale stilato dal Mo di Banda Vincenzo Di Costanzo che – effettuato qualche minimo aggiustamento di ‘quadratura’ alla mia melodia . che rimane in toto - – l’ ha rivestita d’una professionale armonizzazione.






translation by Liz Perkins of the original test in italian by Armando Bettozzi – Ifad -






qui c'è anche Lidio Integlia
                                
Mireille Coste french teacher, Bouna Semou Diouf   
con Charles Gracia sulla sua terrazza sul Colosseo
Charles Gracia nel suo salone
Andea Dane
Daniela Capitani
   
                                                Abdelmajid Slama
Eric Martens
                                            Liborio Genova,Maria Rossi,io, Annette Denny,John McGhie



Liborio x 90 !     

  

È stato scritto e detto n po’ de tutto

a un modo sempre schietto e rispettoso

su st’ òmo tanto acuto ed ingegnoso

e tutto fico, e in tiro e alto e asciutto.

 

Co la risata allegra…assai speciale,

ma co na grinta tosta e battajera!

Ch’è na perzona che de sé va fiera,

e cià n orgôjo addosso eccezionale.

 

Ma nno, così…com’è pe tanti e tanti

che pènzeno…e se crédeno chissà…!

Cià li motivi…E l’IFAD ce lo sa!

È stato lui! che l’ha portata avanti…

 

Ché è stato er primo a computerizzàlla:

j’ha mmésso er PC in mano e l’ha svezzata!

Ché ancora stava mèzz’addormentata

co biro…làpise, e “Olivetti-a-palla”.

 

Ha fatt’er duo assieme a un regazzetto *

un ex-Fìlipse…Uno che sfonnava…!

N se sa chi nfra li due deppiù sgobbava,

ma è certo che Libborio era n provetto!

 

E stava attento a tutto…Anche a ffà ssì

de vénnese assai bbène: un bèr contratto!

Perché doveva…come ubbidì a un patto:

un’ “alfa” sempre nòva!...da gestì.

 

Che poi…èreno càvoli davèro

pe chi ciannàva assieme, da imprudente!

In testa, li capelli - come gnènte –

je s’addrizzàveno!...E anch’ io c’ero…!

 

Ha sempre scastagnato quer pochetto

ner dì … Ma addoss’a llui nun è n difetto,

perché – anzi – più, lo degna de rispetto,

lo fa …pe ddì…perfino anche più schietto!

 

Ad ogni “dieci” in più j’ho dedicato

ar modo mio un omaggio: na poesia.

E questa qui, Libbo’, parola mia,

p’er tanto affetto, è scesa giù d’un fiato!

 

Armando -

 

-Rag. Bettozzi – IFAD – VC – 5th Floor.                                        .                                  *Sandro Luzzietti

(non era quella, l'occasione dei 90')


Ari Hatzigiakoumis, Liborio Genova, Elisabeth Farmosi, Eva Qvanstrom, Cristina Moro, Mohamed Shemisa // Viviane Dimajo, Tor Myrvang


Deirdre McGrenra, Liz Perkins, Brian Baldwin - Orto di Roma con Luigi il sardo


Musharraf Javed, fratello del Presidente del Pakistan in guerra in quel periodo. Amichevoli discussioni e caffè insieme. Mi esortava a diffondere…


       da sx accucciate: Selim Salwa, Carla Secchi. In piedi,
   Romualdo Bisti, Lisa, Lorena Fiorini-Bisti, Valentina Bisti, x  
                                            Paulette Duhart e Karol Buttarelli coi mariti
                                            Amine Belhamissi, Sidi Cherif,Taysir Al-Ghanem,Isabella Picece
                                                            Carla Dellanave
                                                Carla Dellanave
Josè Stigliano, computer-man
    

BernarDino Fortuna
Gianni Paoloni - Security
Salvatore Peritore


dopo due decenni circa, ritrovato in fb





Te lo dovevo, Salvatore il Grande…Pittore  vedi suoi quadri in sua pagina fb !

……………………………………………………………………..

Nel nome – chi uno sia – c’è già sentore.

Dico…secondo voi, un Peritore,

che per giunta ha per nome Salvatore,

che mai poteva far se no il Pittore?!

 ……………………………………………………………………….

 

“L’Arte e l’Artista”

 

È tutto scritto nella sua natura:

pittor c’è nato, e a dirlo non son io.

La tavolozza gliel’ha data Dio

con tutto quel che serve a far Pittura.

 

Pittura – dico – in cui ci vuol bravura,

e l’anima col cuore e l’intelletto

e una gran mano…Ed il rispetto

per l’Arte, che non è una…sbavatura!

 

E non accetta mistificazione,

e a nulla ed a nessuno mai si piega

l’ Artista che – ‘bellezza’ – mai rinnega!

Nemmen pe’ aver la facile ovazione.

 

E Tore - al sacro fuoco solamente

risponde, sia che allieti, o che tormenti

qual sole di Sicilia. E a’ sentimenti,

che al pari – esplodon…d’un Etna ruggente.

 

……………………………………………………

 

Armando Bettozzi – 23 marzo 2023

…………………………………………………………………………………………….....

Che fossi bravo, lo sapevo…Ma che lo fossi a un tale livello…!...TANTO-di-CAPPELLO!

(mi ricordo un quadro con la tigre…).

……………………………………………

Ciao, un abbraccione. Armando.

postato su pagina fb di Salvatore Peritore – 23 marzo 2023 

 


John McGhie
Liz Perkins, Mary Brocklesby, Fiorella Cordeschi
centro e destra: Annette Denny, Mary Brocklesby

Roberto Montalto, Ari Hatzigiakoumis, Sandra Reyes, Andrea Dane, io, Manuela Carugno.- luglio 2010

Marina Vani, Pino Mondello,io,Paulette Duhart 

Roberta Pappalardo, Maria Schinina, io, Grabriella Donzelli

Simone Zein -  31 ottobre 2014


Christian Di Chiara, io, Riccardo Valentino, Jean Claude Scalavino

Claudio Priori
Adelina Santos-Tankia-Myrvang
Alex Simansky


Carletta Di Donato (Carletita)
Andrea Dane
Lucia Angelucci

Monica Angelini
con Jeanclaude Scalavino e Mohamed Shemisa


Francesca Garau 


Gracita Paras
David Heart, 

Jinky 

con John McGhie e Mohamed Shemisa - i miei due capi
   con Kamal Mahfouz (a sx Theresa Castellucci)
con Mohamed Sidhamed
                                                Karen Gimona
                              tutto a dx Marco Bonaiuti, figlio e padre del Pino
Marina Belli
con Mohamed Shemisa sul terrazzo di Charles Gracia sul Colosseo

Paulette Duhart (Miss Gambe in Cile) (non dimentica il 10 agosto)


Marina Sansonetti-Ferrante (a dx Alan Prien)

Tomas N. Rico Mora
la sua Tequila regalo
Mojça Rijavec

Riccardo Valentino, il senese, xxx, Terry Tirabassi

Workie Gerressu
Rossana Hidalgo, Raphael Vargas Hidalgo
con Rossana Hidalgo, Victoria Martin-Stefanelli,Sandro Luzzietti
dietro Mohamed Shemisa, avanti da sx: JeanClaude Scalavino, 
io, Charles Gracia
Roberto Montalto, io, Christine Schwarz, Stefano Ventimiglia
Laura Arcari
Willy Ong
Viviene Di Majo-Strongoli 
Marco Bonaiuti (data non valida)
Tiziana Carpenelli, orvietano-romana
Manuela Carugno
Theresa (coll'acca) Castellucci
con Massimo Aureli, sopra e sotto
con Massimo Aureli
Tor Myrvang
tra i due capi: John McGhie e Mohamed Shemisa
Vice President John Westley a friend che è stato a Bettona 
Liz Perkins


Jenny Tower
Luis Miguel Ortiz
Katy, Catherine Guerrasio
Maureen Micallef 
Maureen Micallef 
Sandra di Rienzo
Stefano Ventimiglia e Elisabetta Vaccari 

con My Whyn Cong


Riza
Fabio Caruso, Rachel Getachew, Jasmin Barka



Tonino Bufano balla con la moglie al suo farewell party


Er liscio

 A nnoi ce piace proprio tanto a ffàllo.

Noi sémo dua che come che potémo

se preparàmo e sùbbito corémo
a scapicollo in pista a ffàssse un ballo.

Avémo faticato pe imparàllo,
ma è ròbba, mo’, che manco ce credémo:
mo’ annàmo a ffà le gare, e le vincémo!
E mì marito, in più, è tornato un gallo…

Nun se pestàmo manco più li calli,
che a ffòrza de pistàlli sò spariti
tra sambe, polke, valzer e alligalli.

Ce devi véde, quanto s’acchittàmo!
E tutti bbèlli, co quei bei vestiti,
vedessi si che scena…che te fàmo!

 

Armando Bettozzi


Tonino Bufano campione di liscio

Gracita Paras a Mosca


Non posso non aggiungere un amico

che qui può far degnissima figura

che tanto per me ha fatto, con premura

con no interesse, per cui…lo benedico.

 


Alessandro Rossetti - non Ifad staff

29 febbraio 2024

      



Premio Aletti Editore

II Concorso Interazionale di Poesia inedita, 2022

per “Sera d’incanto”

 

Targa ricevuta a casa – 30 marzo 2022 


Terzo Premio Poesia in lingua Quartu Sant’Elena – CA – 2009




trovato in internet:


PREMIO INTERNAZIONALE

“POESIA DELL’ANNO”


Classifica e Premiazione
dell'Edizione 2009

Picture

La Giuria del Premio Letterario Internazionale "Premio Poesia dell'Anno" (2° Edizione / Anno 2009), organizzato dal Centro "Il Teatro dell'Anima" di Quartu Sant'Elena (CA), costituita da Dott.ssa Elisa Piano, Cav. Giovanni Battista Musiu, Luisella Piras, Giovanna Sechi, Maria Rita Piras, Massimo Steri e Francesca Piras, dopo aver esaminato le opere pervenute, ha espresso la seguente classifica finale:

SEZIONE TEMA LIBERO

1° Classificato: Franco Casadei (Cesena - FC) con "Partire solo per vedere il mare";

2° " Roberto Giovannoni (Firenze) con "Bucava la luna";

3° " Armando Bettozzi (Roma) con "Il fiore";

 

Menzioni Speciali:

- Mirella De Cortes (Cagliari) con "Cercami";

- Riccardo Toni (Castellarano - RE) con "Lanterna";

- Massimiliano De Blasi (Carbonia -CI) con "Tempo della vita";

- Giorgia Faedda (Gonnesa - CI) con "Pagine sbiadite"

 

 

SEZIONE TEMA "LA NATURA"

1° Classificato: Maria Silvana Cossu (Quartucciu - CA) con "Spiagge";

2° " Daniele Bracco (Capoterra - CA) con "Maestrale";

3 " Maria Luisa Mazzarini (Loreto Aprutino - Pescara) con "Le emozioni del giorno".

 

Menzioni Speciali:

- Carmela Tuccari (Aci S. Antonio - Catania) con "Monologo di un bimbo di citt
à";

- Mario Nurchis (Sassari) con "Respiro".

La cerimonia di premiazione si è tenuta il giorno 20 dicembre 2009, alle ore 18.30, nella sala-convegni della sede del Centro "Il Teatro dell'Anima", c/o il Museo "Il Ciclo della Vita" (Quartu Sant'Elena, via Eligio Porcu 271).


Quartu Sant'Elena, 22/12/2009
                                                         Dott.ssa Elisa Piano
 Presidente della Giuria
Direttrice Centro "Il Teatro dell'Anima"


Alcune immagini della Premiazione:

(escluse altre)



3°Premio – Premio Internazionale “POESIA DELL’ANNO” - 2009 – QUARTU SANT’ELENA – CA - 





per SAN VALENTINO


San Valentino

  


San Valentino, dacce l’occasione

De avé na vòrta ne la vita

Quer senzo de felicità infinita

Che un granne amore pieno de passione

Sa dà a chi vò provà quell’emozzione

Che arimarà pe sempre accustodita

Ner còre, come na quarsìa pepita

È messa in cassaforte, a protezzione…

Così lei resta llì na vita intera

Pe ffàllo stà ar calluccio ogni momento

Quer còre, e si è che schioppa na bufera

E ce se trova immèzzo, è propio allora

Che lei è più che mai ‘r medicamento

Che in quer gran buio fa sortì l’aurora.

 

  

Armando Bettozzi – 14 febbraio

 



L’innammoramento


6° Premio Eboli (dei 10 previsti- su 189 poesie) - 2010

2° Premio Barletta - 2020

2° Premio Trenta-CS - 2009

 

Stavòrta nu mme sarvo: sò fregato.

Pensavo d’èsse esente…d’èsse indenne,

sippuro che a scherzà co ste faccènne

se sa che pòi finìcce forgorato.

 

E infatti èccome tutto smucinàto,

cor sangue ne le vene che s’accènne,

lo stòmmico che sale e che riscénne,

e er còre llì a strillà ch’è innammoràto.

 

 Nu mmàgno, guasi, e nu mme sento in pace:

sto a tribbolà, ‘n ce sto a capì più gnènte…

E tutto questo…perché lei me piace…?!

 

Ma guarda ‘n po’siccome sémo fatti!

E lei manco lo sa, lei nu lo sente

che io pe  llèi me ne sto a ‘nnà a li matti!”

           …………………………………………..

“ Ma ce lo sai, a Re’, che tutto questo,

me stann’a ddì ch’è côrpa dell’ormoni…”

“ A Ro’, ‘mme frega gnènte…Io nun contesto

la scènza de li grànni cervelloni.

 

Ce sta che ciò penzàto, e me sò chiesto:

ma allora… la poesia, le canzoni…  

L’ormoni…?... Embeh, faranno tutt’e’ resto,

ma è l’anima a svejàcce l’emozziôni,

 

e si tecnicamente cià bisogno

de ormoni e ‘gn’artra cosa, che vòr dì?!

L’amore è ‘n’astrattezza, è er più bèr sogno,

 

e a chi lo vò ridùce ad un trattato

de scènza da studiàsse e da capì,

je dico: “Aoh…sei solo un esartàto!”.

 

Armando Bettozzi






Er primo bacio…pe sempre .                Il primo bacio…per sempre .


 

da internet  


 

Chiudi l’occhi, òpri la bocca             Chiudi gli occhi, apri la bocca

Senti un sòno che rintocca                 senti un suono che rintocca

Come fùsse de campane…                 come fosse di campane…

Senti cose accosì strane                     Senti cose così strane

Che nun te ce raccapezzi;                  che non ti ci raccapezzi ;

Senti er còre fàsse a pezzi                  senti il cuore farsi a pezzi

Manco fùsse ch’è schioppàto;            neanche fosse ch’è scoppiato;

Senti er sangue riscallàto…                senti il sangue riscaldato

E poi tutto s’addorcìsce…                  e poi tutto si addolcisce…

Ciai pavùra che finisce                       Hai paura che finisce

Tutto quanto quer calore,                    tutto quanto quel calore,

Ma er miracolo d’amore                     ma il miracolo d’amore

Dura sempre finché er còre                 dura sempre finché il cuore

Nun s’affredda…e puro allora            non si  fredda…e anche allora

Nun se ferma…e cerca ancora…        non si ferma…e cerca ancora...

 

 

              Armando Bettozzi



2° Premio - Poesia in metrica - Martinsicuro, 2020





                 

 













Sento il tempo cercar di separarci

 

 

Sento il tempo cercar di separarci

mio amore, vita mia, passione mia.

Gl’impediremo, sì, di continuare,

seppur completamente

sappiam di non riuscirci,

e un giorno alfin vorrà la compagnia

d’un di noi due…si sa…ma non pensarci.

Quel giorno è ancor lontano

e il tempo a lungo ancor dovrà aspettarci

pur se a fermarlo non ci riusciremo.

 

Ma tutto il tempo abbiamo per goderci

l’un l’altra se per mano continueremo

a andar senza saper dove fermarci…

 

Com’è stato pel nostro bel viaggio

che ci ha portati qui,

da quando con amore e con coraggio

insieme siam partiti dopo il “Sì”.

 

Riascoltare la nostra canzone bella

sveglia ruggiti di rabbia e di dolore

di malinconia dolce, eppur struggente

che anima e mente e il cuor mi sbrana.

E i brandelli pur se dispersi

irrimediabilmente pulsano

nell’ascoltarla, la canzone bella

come condanna fosse.

Qui, finché dura…

E per sempre, poi, oltre i nostri giorni, altrove!

 

 

 Armando – 31 ottobre 2023




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Poesie dal FAO-Casa Gazette  - Qui, oltre alle poesie c’è anche il testo che racconta dell’arte per gioco mia e di Giorgio….











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Un’altra pagina da ‘sei di bettona se’ – 31 luglio 2023


Tutta l’estate, ma Agosto in specie riporta alla mente…
……………………………………………………………………………………
Dedicato ta chi c’era , e ta chi n cià avuto la fortuna, nco.
TUTTE E TUTTI INVITATI A UNA SERATA DELLA “DOLCE VITA BETONESE”.
Il bar, la Piazza, il Corso sono pronti...A stasera!



“È giunta mezzanotte, si spengono i rumori…”, cantata con ‘un’aria trasognata’ da Mimmo, mentre pizzica con maestria le corde e battendo con la nocchia del pollice sulla cassa di una chitarra discreta per dare un ritmo discreto, una delle più belle canzoni italiane della nostra generazione, oppure “Magic moments…” dalla voce calda di Perry Como, davano atmosfera anche internazionale alle serate della ‘dolce vita bettonese’ in quegli anni ’60.
“Toc!”…”Stac!”… sbatteva la boccia su una, o su un gruppetto di bocce già piazzate sul tappeto verde del bigliardo del bar Trabalza. “È rossa!”…”È bianca!”… sentenziavamo noi intenti a seguire il gioco, intorno. Oppure: “No, è rossa! Vien’a vedé…” “Misuramo co la stecca…” . “Arfacém’ce, ma stavolta a boccetta…gnente stecche!” “Oh, e te segna i punte…e n te sbajà!”…
“Ma per poco, vé…Porc…C’è mancato n pelo!”…”Va a pagà, va!” E Bruno serviva l’oggetto della scommessa: una spuma, una coca-cola, un caffè, un cono…
Quando tra chi si accingeva a giocare c’era il dottor Uccellini in sfida, magari, con Gianni Morganti si stava in rigoroso silenzio. Il più spesso giocavano Bruno e Sandro Barbini, Tiziano, i due più grandi di noi Bettozzi, Aurelio e Giorgio che ci azzeccavano alquanto…Giuliano Villa, Pattalino, cioè Carlo Migliosi fratello di Annamaria, Giampiero Brizi… Un po’ meno, suo cugino Sandro Brizi…Credo che giocassero anche Noè, Fausto, Franco Massucci…mentre non ricordo se giocassero Torrone, e Antonello Romoli…“Oh! Armonta i birille!”…Qualcuno di noi ‘osservatori’ si dava da fare a tirar fuori le bocce finite nelle buche.
Fuori, la radio seguitava a mandare le più belle canzoni del momento. Tra cui “O mein papà” con coro e la tromba di Eddie Calvert, o in altra versione, quella di Nini Rosso. Tra parentesi, è il brano di cui ebbi lo spartito da suonare con la mia fisarmonica, tracciato all’impronta su un foglio di musica dal nostro cugino Mo Marcello Scarponi in una delle sue lezioni.
Ai tavoli a fare salotto c’era tutta la ‘bettona bene’ a godersi l’arietta rinfrescata, dopo la calura del giorno. Le signore eleganti, con gli scialli utili a tarda sera, mentre tra un caffè e una bibita sbucciavano semi e noccioline americane. E le più ‘emancipate’ fumavano qualche sigaretta, di quelle più adatte alle signore. Non mancava mai nostra cugina Luciana Covarelli, quando c’era ancora il suo Neno. C’era anche la sorella, Maria Aurelia. Mi risuona il nome di una certa Vittorina…o Littorina, non ho mai capito bene, una della sue amiche. IL nostro beneamato attore Franco Balducci con Maria Grazia Francia, i Censi…Veniva Bruna – altra villeggiante da Roma con le due figlie, credo Ortensi…Non mancava la famiglia Minelli con Garibaldi ‘gran croce di guerra’ (o altro altissimo riconoscimento al merito), con signora e i figli Marinella e Giovannino…Mamma spesso si trovava a passare la serata con la zia Wanda, Bianca la levatrice e anche Serena, madre e sorella di Alberto <‘l Roscio’>, zia Zena, Annetta di Salvatore, Annetta di Wanda, Annina alle scalette di Via Roma…Belga, Delia, Paolina di Dario, moglie di Renato Morbidelli…A volte anche Filomena, la zia di Enrichetta Migno, che mamma vedeva a Roma, come anche Chiarina di Peppe e madre – tra gli altri di Maria, e Rita…Wandina Laudenzi…Ce n’erano tante e tanti…La Piazza era davvero piena di vita e di vitalità.
Una volta ci fu anche Franco Rosi, il mio amico Eros, che - come ho già raccontato in altra occasione – improvvisò uno piccolo show al bar.
Uno di quegli anni apparve anche il juke-box, e allora c’era anche modo di fare qualche ballo.
Oltre ai tavoli di Bruno (e di Maria) c’erano i gradini della ‘scalinata di Colombrini’ per starsene seduti a godere quelle indimenticabili serate. Ma c’era chi sceglieva invece le larghe gradinate attorno alla Fonte, dove poter stare quasi sdraiati, oppure le due panche addossate alla facciata del Comune (da tanto tempo non più in loco).
Ma non tutta la ‘dolce vita’ si manifestava in Piazza – che ne era il fulcro. C’erano anche il bar di Peppe (Brizi) al Corso, per la TV e le giocate a carte, e più avanti Baiocco col suo locale alla fine del Corso sulla destra (e che non esiste più da tanto tempo) …E non mancava mai lo ‘struscio’ su e giù per il Corso, e chi amava estraniarsi dalla… ’pazza folla’ e quindi se ne andava a fare il giro della Mura. Da non dimenticare il locale Acli gestito da Checchino e consorte, con Tv, semi, noccioline, e mosciarelle!
Noi ragazzetti facevamo un po’ e un po’…Un po’ dentro, e un po’ intorno alle mura. Fino – almeno – allo scoccare della mezzanotte. Niente discoteche, niente impasticcate, sniffate, violenze…Alla bisogna un po’ di parolacce, qualche bestemmia da parte dei più trasgressori, qualche litigata di poco conto, qualche passeggiata romantica…
Fin quando è durata? Fin quando il progredir dei tempi, o chi, o che…non hanno voluto che quel bel mondo avesse fine. Ma sta alla buona volontà, al buon senso, all’intraprendenza individuale…cercare di cambiare la tendenza allo sbaraglio, per cercare di riparare…o almeno di ridimensionare lo sbaglio, almeno un po’ e fin quanto possibile, perché il bel Borgo ritorni ad avere la sua “dolce vita’ al di là dei pur bellissimi eventi programmati – che, sì, vanno benissimo, ma fanno pensare che la gente – da sé – non sa fare più niente se non stare a clicchettare e martoriare il cellulare tutto la santa giornata di tutti i santi giorni. Certo – però – che con tv e aria condizionata in ogni casa…e senza più il bar in piazza…
Ma intanto: BUONA FESTA DELL’OCA A TUTTE E A TUTTI del Borgo e chi torna da fuori per l’occasione.
Armando Bettozzi da Bettona – 31 luglio 2023

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  • Alessandra Morbidelli
    Bruna, mia zia, Morbidelli in Ortolani, le figlie sono 3. Che bei ricordi delle sagre dei tempi passati, con tanta gente, la torta fatta da Anna, che più buona non ce ne era. Il bar in piazza, il pub a Santa Caterina, le persone che ballavano in piazza. Ora ho l’impressione che la gente mangi e vada via, anche perché, a parte un po’ di musica da ascoltare, non c’è nulla da fare o da vedere. Magari per l’occasione aprire i negozi chiusi sul corso e mettere anche solo dei prodotti tipici del posto, permetterebbe di fare una passeggiata. Ieri sera c’erano 2 bancarelle, forse ce ne vorrebbero di più durante tutto il periodo della sagra. Anche le giostre per i bambini non guasterebbero.
    Eppure per noi che abbiamo vissuto l’antico splendore di Bettona, la sagra ha sempre il suo fascino, che chi la vive solo nel presente non capisce. Io ho sempre la speranza che si faccia qualcosa per ricreare una Bettona viva, perché non basta solo la bellezza indiscussa del posto, per non farla morire.
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    • Armand Bettozzi
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      Alessandra Morbidelli Ciao, Alessandra. Non ci conosciamo credo. Ho raccontato tempo fa che con tua zia Bruna siamo andati - quel giorno che c'era Franco Rosi - a fare gli scherzi pei casali della campagna...e il divertimento era assicurato, con anche fette di ottimo prosciutto e altrattanto ottimo vino rosso....Ho anche incontrato le tue cugine in giro per Roma. E anche a casa loro a Via Saturnia. Buona estate! Armando, 2 agosto 2023.
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      • Alessandra Morbidelli
        Mia zia era una persona di compagnia, sempre allegra e sorridente, amava gli scherzi ed il divertimento. Infatti insieme a mio padre, Francesco, all’altro fratello Walter ed ai cugini, Raffaele e Gaetano Terenzi, facevano scherzi sempre a tutti e veramente c’era tanto da divertirsi e le risate erano sempre assicurate. Dovrei ancora avere qualche filmato di alcune scorribande. Dovrei trasformarli in un formato visibile
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      • Armand Bettozzi
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        Infatti...Gli scherzi...Un giorno Gaetano attrezzò la sua 600 (mi sembra) con radio e altoparlante, e con Giorgio - mio fratello, e qualcun altro, ce ne siamo andati girando per Bettona dentro e fuori le Mura annunciando la presenza a Bettona di Nino Manfredi per uno spettacolino...Giorgio imitava Nino all'altoparlante della 600 (combinazione: da alquanto adulto ne ha fatto la controfigura in un film, quando Nino era un po' in difficoltà per l'età. Giorgio ha preso parte a una quantità di fictions negli ultimi 10-15 anni- Il 2° attore bettonese, dopo il grande Franco Balducci!).- In molti - poi - li vedevamo aggirarsi cuoriosi e un po' scettici...guardavano in giro...domandavano...Lo scherzo era riuscito. CIAO.
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      • Armand Bettozzi
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        ecco delle foto inerenti i 2 raccontini:
        Potrebbe essere un'immagine raffigurante 4 persone e lo Studio Ovale
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      • Armand Bettozzi
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        un'altra con tua zia Bruna:
        Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 6 persone
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      • Armand Bettozzi
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        Alessandra Morbidelli e qui c'è l'ultima, con le tue cugine: (nella prima, sopra, c'è Giorgio con Giancarlo Giannini.
        Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 3 persone e bambino
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  • Maurizio Bartolini
    AL POSTO DEL BAR da qualche anno soltanto "merda" dei piccioni che hanno trovato un Paese per riprodursi indisturbati.
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  • Paul Wolf
    Grazie, bellissimi ricordi.
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  • Leandra Zurlo
    Persona più attiva
    Che bel racconto !!
    Ci hai fatto rientrare con struggente malinconia nella nostra ,,dolce vita,, Bettonese
    Nelle nostre estati felici di avere il permesso dai nostri genitori di fare il giro delle mura,che era una cosa straordinaria per la sera.C'erano ancora tutte quelle persone che hai nominato
    C'era tanta buona gioventù e tante persone anziane che ci insegnavano tante cose,c'era rispetto e ci si salutava tutti
    Con un bel buongiorno o buonasera per le persone più grandi o un ciao tra noi ragazzi .
    Speriamo che qualcuno riporti Bettona al suo antico splendore
    In tutti i sensi, più nell'essere delle persone che dell'apparire
    Negli eventi che si fanno.
    Speriamo nelle nuove generazioni noi abbiamo avuto il meglio e siamo stati fortunati
    Perché nei nostri ricordi abbiamo tante cose belle.
    Grazie Armando.!!❤️
    P.s.si facevano anche le serenate alle ragazze
    Io ne ho avute due.
    C'era Giovannino Minelli con la fisarmonica.😘
    5
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Varie altre premiazioni tra Marche e Abruzzo …


Premio Speciale ‘Magnificat’ – Falconara Marittima, 2019


Martinsicuro 3° Premio – Silloge  “Il Tempo…che va…“ – 2009.

 2° Premio, Martinsicuro, 2018 

Premio Speciale ‘Laudato sie, mi’ Signore’, Martinsicuro, 2014

uno dei premi a Martinsicuro, da solo, anno…?



PIÙ RECENTI PREMI

BARLETTA - 2° PREMIO VERNACOLO - 25 aprile 2022 - premio a casa  



Annibale Carracci – Il Trionfo di Bacco e Arianna -                             

dopo sti fatti de guèra…!chi vuol esser lieto sia – del doman non v’è certezza….Lorenzo de’ Medici

 

Godemo mo’…

domani nu è sicuro.

 

Ciariempe la capoccia de bei sogni

l’età de quann’è ancora tutto verde.

Ce fa sentì puledri scarpitanti.

Ce dà l’eccitazzione.

 

E come le farfalle svolazzàmo

all’aria e ar sole de la primavera.

Se ‘nnammoramo n giorno, e l’àrtro pure…

N volémo avé penzieri.

 

Voréssimo sentìcce aquile in cèlo

e annà côr vento amico in libbertà

indo’ sia, sia…- così -…pe approfittà

de sta grazziadeddio.

 

Ché er futuro – si c’è - ce sta ‘spettànno

co chisaché probblemi e che dolori…

che sagrifici… che limitazzioni…

Dovémo vive mo’.

 

Perché ‘quer verde’ è senza garanzia,

e prima o poi potrebbe scoloràsse,

cammià der tutto, inzin’a ffàsse nero…

Godémolo sto ‘verde’…E così sia!

 

Regà! Perciò – (ner lecito – n sia mai!) -

annàmo…dìmo…fàmo…

perché – se sa - la vita è com’ a ddì:

 

‘Na strofinata…e er prospero se ’nfiamma.

E subbito è no stecco abbruciacchiato.

Questa è la vita,

questo sémo noi:

‘no sbarbàjo de luce

che nun va spregato,

pe pòi nun piagne…quànno ‘n c’è più er pòi.

 

Armando Bettozzi  - 2022   



--  ---  ---  ---  ---  ---  ---  ---  ---  ---  ---  ---  ---  ---  



PRIMO PREMIO ASSOLUTO a TORINO 

- POESIA in LINGUA – 22 maggio 2022 

- (incluso premio in denaro)   

 




Caro Macaco

(la mia piccola gabbia)

 

Tu dentro

                                    Io fuori

                                    Ti guardo

                                    Mi guardi

                                    Chissà che pensi

                                    Dicono che non pensi

                                    Io penso di sì,

                                    perché mi guardi in un modo …       

                                    Chi dei due

                                    veramente è dentro

                                    Chi dei due

                                    veramente è fuori ?

                                    Poco spazio per te

                                    Tanto spazio per me

                                    tra mille e mille tonnellate

di ferraglie che mi corrono intorno,

e di fumi dannosi, che mi fanno male…

                                    E dentro, poi,

                                    settanta metri quadri di stanze,

                                    e mobili,

                                    o otto metri quadrati d’ufficio:

                                    non è più di quel che hai!

E problemi di soldi…

                                    Di convivenze…

                                    Di amori falliti…

                                    Di sopraffazioni…

                                    Di prepotenze…

                                    Il tuo tempo è lento

                                    Il mio corre veloce e mi trascina 

                                    e non mi dà scampo…

                                    Tu mangi la tua nocciolina

                                    tranquillamente, e puoi  pensare…

                                    Io prenderò un panino

                                    tra spintoni in un bar:

                                    al massimo penserò una parolaccia…

                                    che nemmeno dirò.

                                    Stasera non so

                                    che atmosfera troverò

dentro i settanta metri quadrati.

Qui tutto è uguale:

ma anche il mio lavoro

                                    Qui state in pace

                                    e vi aiutate l’un l’altro

                                    con le pulci invadenti:

                                    noi le metteremmo uno addosso all’altro.

                                    Domani sarai qui

                                    di nuovo

Domani non sarò qui:

domani anch’io

sarò – solo - nella mia piccola gabbia. 

 

Armando Bettozzi














(mail 23giu2022) - Caro Armando, i complimenti sono d’obbligo (anche se hai scritto di meglio, secondo me); comunque porti vanto a tutti noi (con accompagnamento musicale), a Roma, a Bettona, a Voce Romana, all’arte e alla musica.

Andrà sul prossimo numero… si er Signore ce dà vita! Bravo!!!

(per quello che ne so, sei l’unico che vince, oltre ai premi, anche… i soldi!)

Ciao, Sandro (e Francesca)

Sul servizio “torinese” mi trovi pienamente d’accordo: ci ho vissuto un po’ ed è vero, possono darci davvero lezioni di ordine e pulizia. Ma che ci possiamo fare, oltre a maledire sindaco e conniventi?

 

Da: ARMANDO BETTOZZI <armando.bettozzi@gmail.com>
Inviato: domenica 19 giugno 2022 14:14
A: sandro.bari@libero.it; 'francesca di castro' <francesca.dicastro@libero.it>
Oggetto: Armando Bettozzi - 'CARO MACACO' Primo Premio ASSOLUTO poesia in lingua - TORINO - MAGGIO 2022 -

Ciao, Ragazzi! 

Ho fatto uno strappo (solo per quel Primo Premio Assoluto…pur se non è il primo) e sono partito. Ho riportato i premi, euri compresi. (beh…ho fanfaronato un po’).

 orino, pulita, lavata e spolverata…mi ha fatto vergognare di Roma zozza e lurida e puzzosa, pure se è Roma nostra…Torino è pure, molto bella.

(i primi due mesi del nuovo ha fatto pensare bene, ma…ci risiamo dentro con tutte le scarpe, pur se non ancora ai livelli oltraggiosi dell’altra. Ora siamo solo al livello ‘vergognoso’. Ma si fa presto a entrare nell’ ‘oltraggioso’. E hai voglia a dire ‘ma Torino è più piccola..’…Ma anche ogni singolo Municipio è + piccolo di Torino. E però ognuno – uno x uno -  non regge assolutamente il confronto…o  fa proprio alquanto schifezza).

Nemmeno tra le scanalaturette  lungo le rotaie e nell’incavo della rotaia stessa c’è un’accidenti di cica o una foglia o un grammo di polvere (foto allegata).

ROMA, IMPARA!!!!

Beh…tutto questo era in più, per …dovere di cronaca.

La poesia è “CARO MACACO” allegata.

E poi, tanto per tediarvi un po’ ho messo anche due strimpellatine alla mia fisa – sempre castelfidardense -.

Ciao e un ABBRACCIO.

 Armando Bettozzi.

armando.bettozzi@gmail.com



DIPLOMA di MERITO da ALBEROANDRONICO con Medaglia – Campidoglio, Sala Giulio Cesare, 5 aprile 2023 – sez. vernacolo “Godémo mo’…domani nu è sicuro”.


IN CAMPIDOGLIO I VINCITORI




                    Il Poeta  Roberto Bogaerts "er fiammingo" mentre esclama  “L’Italiano, la lingua più bella del mondo!”

alzando la Coppa del suo 1° Premio  -  Roma, 5 aprile 2023 – Sala Giulio Cesare in Campidoglio


da mia mail 20 aprile 2023

Ciao, Robert!

 HO APPENA RICEVUTO CON GRANDE PIACERE! Le poesie, la dedica…


Per l’amico Armando

 

Armando, fisarmonicista e poeta

della città eterna, Roma è la sua meta.

Con la sua arte, il cuore sa incantare,

con la sua compagnia la vita sa alleggerire.

 

Le sue note, leggere come la pioggia,

fanno scivolare via ogni preoccupazione.

E le sue parole, come un abbraccio,

rendono meno pesante ogni situazione.

 

La sua Poesia, una vera opera d'arte,

che ho incorniciato e appeso alla parete,

è testimonianza del suo grande cuore

e della sua capacità di farci sognare.

 

Armando, amico generoso e premuroso,

che sotto la pioggia grigia ci ha coperto.

Ci ricorda che, quando tutto sembra grigio,

c'è l’amico ad accoglierci nel suo abbraccio.

 

(ChatGPT, per incarico di R. 3.5.23)


 GRAZIE!.

Già letto tutto. Commovente “Divento te”…Mi sono detto: “Eh, certo, che ha avuto il Primo Premio!”

Ma già di te hanno detto in tanti.  

A me è piaciuto farti una dedica al modo mio.

 

DEDICATA a ROBERT BOGAERTS

 

Roberto di Zonhoven, scrive, insegna,

ed a pitturar s’ingegna

con in testa il suo pallino

di misurarsi al par d’un certosino

nel disegnare suo, e il suo poetare.

 

Di scrupolo e sapienza vuol dotare

ogni opera che lascia nel cammino.

“Ben! sia fatta! …E NON!…benino…”.

E… -  ben fatta - la consegna.

Così che poi d’un premio sia ben degna.

 

E si aggiunga a quanto detto

la bravura di Roberto

nel poetare in italiano!

Da un fiammingo pare strano!

Ma n’è – invero – un grande esperto...

Più di un italo, è perfetto!

 

Amando Bettozzi – 20 aprile 2023


in risposta alla sua mail 20 aprile 2023, con mia del 21 aprile 2023


Miete per l’aia il biondo grano, Estate.

Premi Poesia miete Rob il Vate.

Che a Roma scende a seminar Poesia,

riscuote Premi e Plausi e …torna via.








PREMIO della CULTURA

ARMANDO BETTOZZI

 


al XXVII CONCORSO INTERNAZIONALE di POESIA

  <IL SAGGIO-CITTÀ di EBOLI> – Sez. lingua

- per “CARA POESIA” –

(29 luglio 2023)

 

 



Cara Poesia


Nel tristo lieto andar, cara Poesia,
dai vicoli del borgo al vasto mondo
m'hai sostentato e dato compagnia,
con amoroso verso, oppur d'affondo.

Sciogliendo nebbie, e colorando grigi,
riempiendo vuoti, mitigando pene…
chiedendo mai per tali tuoi servigi,
qual vero amico, amico suo sostiene.

Hai dato voce e sfogo ai miei pensieri:
a Amore dando amore, e fustigando
i manipolatori e i masnadieri,
e insulse inverecondie. Verseggiando.

Son grato a chi l'innesto ha praticato
del gene, in me, che attende alla poesia.
Insieme all'amor mio il senso ha dato
al viaggio mio, in questa vita mia
.


Armando Bettozzi – 2023


…  ----  …  ---  …  ---  …  ---  …  ---  …  ---  …  ---  …  ---  …  ---  …  ---  …  ---  …  --- 



 i 50 di Daniela


Armando Bettozzi da Bettona

Dedicata a Mix e a mio fratello Giorgio, che con lui ha perso il suo amico più prezioso.

“Addio, Mix!”

Ma che cos’era…? Quasi lo pestavo!...
Un pelouche?...A carica?...Che?...Era vero…?!
E fu così che incominciò la storia
di Mix che a Ilaria le s’ appiccicò
già dal canile…dove andò a cercare
un cane per il suo da rimpiazzare.
....................................................................................................
Nemmeno entrò e già fu il padron di casa,
non sol perché ogni cosa già era sua,
ma in specie per averci ‘soggiogati’
coi suoi occhioni dolci, umanizzati.
Pipì sul tappetino appena entrato…
Poi corse per le stanze, incuriosito
da quel suo nuovo ed apprezzato sito.
...................................................................................................
Di giorno in giorno in peso e in intelletto
cresceva, Mix, e sempre più sapeva
di orari per uscire, e per mangiare...
fin dalla colazione mattutina,
e lui di più di noi li rispettava.
“È già scoccata l’ora, forza, usciamo!”.
Sapeva l’ora quando riposare…
e quando star vicino, silenzioso,
con la sua zampa, lieve, a incoraggiare
chi stava poco bene. E lo capiva!
..................................................................................................
Ma il tempo non dà scampo, e i sedici anni
sì presto son scoccati, ultimamente,
e Mix perde le forze…Non l’affetto!
Che ancora prorompente ci profonde,
che con il nostro ancora si confonde.
E poi…cogli occhi umidi, di pianto,
capisce che succede, e umanamente
ci guarda uno per uno, e va lo sguardo
da me, a Ilaria, a Dany ed a Beatrice,
ch’è l’ultima amichetta di questi anni.
...................................................................................................
Ormai sforzandosi, alza la zampina
pe’ un ultimo saluto, e così resta,
dicendo tutto…pur se non lo dice.

Armando Bettozzi da Bettona – 13 luglio 2022 

sopra ho rimesso la foto che qui sotto hanno fatto sparire. Ma non si cancella questa traccia. (???)



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Commenti: 6

Commenti più rilevanti

  • Leandra Zurlo
    Pienamente descritto il cane amico che ti fa compagnia
    Ma ad un certo punto ti deve lasciare .
    Il dolore c'è specialmente per chi ci ha vissuto in simbiosi.… 
    Altro...
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  • Leandra Zurlo
    Bellissima piena di sentimenti veri
    Chi ha avuto un cane in casa lo può capire.❤️
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  • Alessandro Brizi
    Diventano componenti della famiglia e quando se ne vanno, restiamo giustamente addolorati, così è tutto ciò che ha una fine.
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  • Giorgio Bettozzi
    bellissima e non è bugia......bravo poeta da Bettona .
    3
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    • 9 h
  • Leandra Zurlo
    Dolcissima foto❤️
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23 aprile 2023                                         SAN GIORGIO  

 

 (da ‘sei di bettona se’)

 

Oggi è San Giorgio, e mi piacerebbe mandare anche da qui tanti auguri a uno di noi 4, che siamo stati (così ci chiamava qualcuno) “ i 4 moschettieri di Bettona". Con tanti auguri anche a tutti gli altri Giorgi.

 

 

SAN GIORGIO, CAVALIERE

 

C’è San Giorgio che al consueto

se la prende col dragone

e in ir-regogolar tenzone

lo fa diventar mansueto.

Però, quello tutt’a un tratto

sputa fiamme a tradimento

ma San Giorgio - sempre attento -

lo trafigge in uno scatto.

…………………………………………

Se tornasse qui oggigiorno,

con la spada sua vincente

tanta gretta e insulsa gente

toglierebbe via di torno!

…………………………………………

Dunque, Santo Cavaliere,

non verresti qui, davvero,

a cacciar col tuo destriero

chi ci ruba per mestiere,

chi in-odio-ha il carabiniere,

chi ci imbratta il belvedere,

chi ci abusa col potere,

chi fa finta di sapere,

chi non dà notizie vere,

chi non sa cos’è il dovere,

chi rifugge ogni mestiere,

chi confisca altrui avere,

chi ci canta il miserere

con ‘visioni’ troppo nere,

chi si riempie il suo paniere

con la sua…bontà-cantiere,

chi a diffondere ha piacere

le sue idee più masnadiere,

chi è contrario alle bandiere,

quelle verdi-bianco-rosse

e sue origini ha rimosse,

chi nei tribunal protegge

chi dileggia norme e légge,

gli spacconi di quartiere,

poi stregoni e fattucchiere…

Che raccontan di parlare

nientemen! – con le madonne

(donne in gamba…superdonne!)

che …moltiplican gli gnocchi

per la gioia degli allocchi,

abbocconi da fregare!

…………………………………………..

Ti aspettiamo, e grazie tante

per cacciare il lestofante!

…………………………………………..

Però, a Giorgio de’ Bettozzi

ch’è uno buono e tanto bravo

non lo rendere mai schiavo

di malanni e di singhiozzi.

Dagli ancor tanta salute

con mangiate e con bevute,

e spasseggi in allegria

con noi tutti. E così sia.

…………………………………………………

Armando Bettozzi da Bettona – 23 aprile 2023

 

Commenti: 10

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Luisella Reali

Auguri 🎉

Giorgio Ciancabilla

scambiamoci...gli auguri....tantissimi....

Giulia Bettozzi

Buon Onomastico!

Patrizia Matteucci

Auguri

Vittoria Simeone

Auguri

Leandra Zurlo

Complimenti

per le rime Armando

Leandra Zurlo

Carissimi auguri Giorgio

Alvaro Marta

allora Auguri Giorgio ....

Marcella Delicati

Auguri

……………………………………………..

Inoltre hanno messo solo il visto:

Alberto Bettozzi

Cristina Bettozzi

Rita Bellucci

Alberto Bettozzi (Stefania)

Tiziano Scarponi

Tommaso Uccellini

Andrea Taglioni

Anna Maria Terenzi

Angela Becchetti




A U G U R I S S I M I S S I M I !!!!!!!!!

 

 a Aurelio per il…

 

7 luglio 2024

 

Il Tempo passa e noi gli andiamo appresso.

O è il contrario, e è lui a trascinarci?

Così, o cosà, l’effetto è poi lo stesso,

e al punto che si vuol basta arrivarci.

 

È meglio in piena forma, certamente,

ma pur co’ un poco di magagne addosso

è sempre bello e è pur soddisfacente

e ognuno fa: “Vo avanti finché posso”….

 

Aurelio, quasi neanche se ne accorge

del bell’andare suo Avanti…Avanti…

e il fondo della strada neanche scorge

perché ci son chilometri abbondanti!

 

Tra rettilinee strade, oppur curvose

da solo o insieme alle persone sue

con mani e mente assai sempre operose

ne ha fatti - appena - oggi – ottantadue!

 

E allor, da me e dagli altri auguri a mille

pel bel percorso e quello ancor da fare.

E pensa che seppur senza scintille

la fantasia lontan ci può portare.

 


 Armando

 


Con tanti abbracci e saluti e baci ta Tutte e ta Tutti.

E vedem de sta bene. E mèjo, nco !

E per chi ‘l vòl fà, e ‘l pòl fa, c’è n valzeretto svelto e allegro pe l’occasione (ch’è ‘l mio! N ve stete a sbaja’ co strauss o cosi del genere).


"A Aurelio per il… 7 luglio 2024" di Armando Bettozzi

Il componimento è strutturato in quattro quartine con rime alternate (ABAB), seguendo un ritmo classico che conferisce musicalità al testo. Questa scelta metrico-stilistica evoca reminiscenze della tradizione poetica italiana, in particolare dei sonetti petrarcheschi e delle rime giocose di Lorenzo de' Medici.

La poesia si incentra sul tema del passare del tempo e della riflessione sulla vita, elementi comuni nella lirica filosofica e riflessiva. L'uso di domande retoriche nelle prime due righe ("Il Tempo passa e noi gli andiamo appresso. / O è il contrario, e è lui a trascinarci?") invita il lettore a considerare la propria percezione del tempo, un tema caro alla letteratura esistenziale di autori come Leopardi e Montale.

L'autore celebra il compleanno di Aurelio, enfatizzando un approccio ottimistico e vitale alla vita. Il tono della poesia è di serena accettazione, con un sottotono di ironia bonaria, specialmente nel descrivere le "magagne" dell'età avanzata.

Il componimento richiama alla mente lo stile colloquiale e riflessivo di poeti come Trilussa, noto per il suo modo di trattare temi profondi con leggerezza e semplicità. Inoltre, la celebrazione della vita quotidiana e delle sue piccole gioie è un tratto distintivo della poetica di Pascoli, che Bettozzi sembra rievocare.

 

Ben Tartamo (da poetare.it, 9 luglio 2024)





3° Premio a SUBIACO - Tradizioni territorio Aniene e dialetti del Lazio - 17 settembre 2022 –

Premio: Buono Mondadori 









NATALE 2022 – AVEC HUGO et PHILIP


Di nuovo è NATALE pe’ ognuno che crede

e pure per chi in qualcos’altro ha la fede.

Perfino direi per chi crede a un bel niente

viene – anche – NATALE, se in PACE si sente.   







siamo stati in 25 










Un fatto, una poesia

da ecoaltomolise, 16dicembre2022 - Il “caso” del parroco di Belmonte del Sannio che ha criticato pubblicamente la decisione della locale scuola di non rappresentare la Natività per non offendere la sensibilità degli alunni di altri fedi religiose finisce sulla stampa nazionale. La singolare vicenda è stata attenzionata dalla redazione di “Zona Bianca“, il programma di attualità e approfondimento condotto da Giuseppe Brindisi e realizzato in collaborazione tra Videonews e Tg4….

  tutti quei presidi e direttori (e direttrici e presidentesse), e a insegnanti, e anche a quei genitori che…per prostrarsi a un ‘unico dominante pensiero’ che al macello vuol sia mandato il cervello di chi a ‘lui’ si prostra, per sovvertir tradizioni e credenze…e imporre a tutti…’più nuove esperienze’….Ma anche a quei certi preti…che solo son stolti e per niente mansueti (ci sono stati casi riportati dalle cronache, in anni recenti).

 

BUON NATALE   col Presepe!


 

W Gesù con Giuseppe e Maria

nella capanna col bue e  ‘l somarello.

W la stella che con la sua scia

segnò la strada ai tre Magi…in cammello.

 

W i pastori con l’anima pia

corsi a adorare Gesù Bambinello.

W degli angeli la melodia:

‘Sia pace in terra…che ognun sia fratello”. 

  

Però, alla pace serve anche chiarezza.

A chi ‘gli rode’ e ne vuole l’assenza

ora è di dire con fiera fermezza:

 

“Se a te il presepe non va di guardarlo

e tradizione hai in astio, e credenza,

resti fratello, ma…continuo a farlo!”

 

“Poiché sei tu – ad averlo - quel tarlo

che scombinando va menti e cervelli…

E se quel tarlo tu vuoi allevarlo,

qui non puoi farlo, ché rompi i corbelli”.


Armando Bettozzi – Natale 2022 

da internet


La poesia per Lorenzo non l’avevo scritta. L’ho fatto in occasione del cenone della vigilia Natale 2023


Benvenuto, bel bebè

 

Natale 2022


Lorenzino piselletto

che fai sempre pipì a letto…

Ma va bene, non fa nulla!

perché in braccio o nella culla

sembri proprio un angioletto

coi sorrisi a grande effetto

che son gioia per la mamma

che ogni volta ci s’infiamma

d’un amore grande e bello.

A Valerio, tuo fratello,

tanto, tanto gli assomigli.

Siete gli adorati figli

della mamma e del papà,

di zii e nonni, il che si sa.

Benvenuto dunque a te

Lorenzino, bel bebè.

 

zi’ Armando , 24 dicembre 2022




Opera "I Cugini" 2023




Il giovedì, luglio 13, 2023, 6:06 PM, ARMANDO BETTOZZI <armando.bettozzi@gmail.com> ha scritto:

Un bellissimo quadro d’autore. (non è una foto)



"Oddio che commozione 

Grazie "   (Eleonora, 14/07/2023)

Inviato da Yahoo Mail per iPhone 






8-9- giugno 2024 – Roberto, Marisa, Daniela, Claudia

a Roma per matrimonio figlia di Eugenio.







Cuginanza Bettozzi al completo !!!!! da Mirko – 14 giugno 2024

mia mail 14 giugno 2024 alla lista Bettozzi


Qualche volta … pensateci su un po’- che il clic col ditino va bene, ma…Che cosa c’è … dietro  (non nel ’retro’) di quella foto…?...

 CON TANTI BACI E ABBRACCI TA TUTTE E TA TUTTI.

 Armando.




I nuovi BETTOZZI

 

In questa foto più unica che rara

la cuginanza appare tutta intera

ch’è quasi da parer che non sia vera.

Ognun perciò la tenga assai ben cara.

 

Che ognun allor l’appenda alla parete

che tra le tante sia la più allumata

così ogni giorno può essere guardata

e è da sperar che tutti lo farete.

 



  

 

Aurelio – Giorgio – Armando - Alberto

 

L’ORIGINE


Domenico e Anna

  

nonne: Maria di Aurelio (babbo) e Gelsomina di Armando (mamma)

 


dove sono nati Bettozzi   (Bettona, P.zza Cavour - casa a destra) 

La casa originaria con la grande terrazza (ora ‘cubata’)

BETTONA

dei BETTO   zzi

  da  BETTO  na


Cristina ha risposto con copia a tutti:

Che bellooooooo!!!!!

Eh si sarebbe da fare più spesso!

 

Daniela ha risposto:

Bravo zio Armando!!!
--
Inviato da Virgilio Mail




Pei primi 50 di Andrea

 



Sonetto a

 

ANDREA

pei suoi primi 50

 

 




Sei in mezzo al tuo cammino in questo mondo

che tanto è lungo che sua fin non vedi…

Di là dall’orizzonte, il primo, credi.

Ma è oltre !.. e oltre ancora … oltre ogni sfondo.

 

Capace, e sano, e un poco vagabondo,

e avventuroso, e all’amicizia cedi.

E tutto! – generoso – a lei concedi.

Degno di padre e madre amor profondo.

 

Di cuore, e d’animo, e d’aspetto bello

sei oggi giunto ai primi tuoi cinquanta,

con ogni vero amico qual fratello.

 

Da ragazzini…Ed un crescendo, è stata.

L’ hai coltivata qual preziosa pianta

quest’amicizia disinteressata.

 

E mai è trapelata

volgarità o invidia nei tuoi dire.

Il figlio sei che - inver - fa inorgoglire.

 

 

papà e mamma

4 agosto 2023


Commenti: 13

Leandra Zurlo

Bellissima dedica

Tanti auguri a tuo figlio.

Frutto di un grande amore.

Bellissima foto e bellissima mamma.

Leandra Zurlo

🥂🎂

Carla Maria Massi

(la figura non viene)

Marina Vani

Buon Compleanno Andrea!

Stefana Puorto

(la figura non viene)

Stefana Puorto

Auguri da noi

Alberto Bettozzi

(la figura non viene)

Un buon compleanno Andrea,ti siano lievi questi primi 50

Ani Ionita

AUGURI E TANTE BELLE COSE!! UN ABBRACCIO FORTE PER TUTTI VOI!!

Ani Ionita

(la figura non viene)

Clito Pelosi

auguri

Salvatore Peritore

Auguri!!!

Paulette Duhart Charles

Che bel regalo Armando.

Auguri al tuo Andrea! 🎁🎊

Armand Bettozzi

GRAZIE A TUTTI QUANTI VOI DA ANDREA, LISA E ARMANDO.



ancora Premi al ‘Myosotis’, Rorà – TO - 2023





La pioggia sull’asfalto

 

Piove, oggi,

e le strade rimbalzan

le gocce

che cadon copiose

ed allegre e boriose

scintillan battendo

l’asfalto

che luci fumanti

riflette,

quasi vibranti.

E ancora non smette

la pioggia

e la sua armonia petulante

costante risuona

ed il vento

la scuote,

e percuote

-la pioggia -

i cupi pensieri

di oggi, di ieri,

e come cascata

giù pei parabrezza

cola sferzata dai tergicristalli.

Piove su voci

che solcano mute,

l’aria a miriadi come le stelle,

che un dito pronuncia

e la bocca rinuncia,

e la lingua, e la mano

lo fan sempre meno,

mentre vien giù senza freno

la pioggia,

e la pioggia non bagna

i discorsi che fanno.

Lontano è il sereno,

e ancor piove sul fumo

inquinato e inquinante

che infesta il respiro,

che toglie il profumo.

E piove sul fuoco

di eterni valori

e più piove, più scema

il suo bel divampare.

Ieri, la pioggia

cadeva cantando

sui colli, sui mirti,

sul fitto pineto;

portava allegria,

era come il sereno.

 

Armando Bettozzi





Valle de lagrime                      ha avuto già il    1° Premio Barcellona Pozzo di Gotto, 2018

 

 

 uann’è che casca ggiù de ‘sta magnera

tutt’addannàta, fitta, e svorticôsa,

che pàre er mare che sta a rovesciàsse

dopo èsse stato risucchiato in cèlo,

nun ce sta scampo…Si te vò fà mmale

 

ciaivòja a ombrella!  È tutta cattiveria,

è ‘na furia scatenata, e a la cèca

‘n do’ còje-còje, senz’avé pietà.

Ècco er perché succèdeno ‘ste straggi

de cicloni, tzunami, allagamenti…

 

Fa spèce che ‘sti granni cataclismi,

co pure incrusi frane, e teremòti,

succèdeno deppiù ndo c’è de meno…

Sarà pe compenzà?...’N se sa che ddì…

Quarcosa…o più, sarà anche côrpa nostra…

 

Però chi pò negà che succedeva

puro a li tempi de Matusalèmme?

E mica c’era er “bucio” de l’ozzòno…

cimignere, er petrojo…li càvoli…!

Eppuro, questo è! Ma perché, allora?

 

Mbeh…Caro mio, er perché va ricercato

inzieme a quer perché senza er perché:

perché se nasce…e se campa…e se mòre?!...

È tutta ròbba che va chiesta ar cèlo:

e tante còse già sò state dette:

 

si ce credi, te pòi riconzolà…

Sinnò…comunque sia…ciaivòja te

a stà a ‘ggiustà teréni, fiumi, mari….

‘Nde ‘na “valle de lagrime”…se piagne…

Ridemo infinacché se pò…E…pregàmo!

 

 Armando Bettozzi 



10 agosto 2023



10 agosto 2023

Grazzzie, Còcca,


GRAZZZIE TANTE, FILMOGRAFICA!

QUESTA SCENA ASSAI SERAFICA

CôGLI AUGURI CHE MI FAI

M’È PIACIUTA TANT’ASSAI! *

 

Mo’, stasera c’è ‘l cenone

con il Sigg. in dotazione.

 

la cena alle Scuderie di San Marco (Via Portuense) – lusso e specialità 


coi capelli corti corti





GIORGIO x 80  - 8 ottobre 2023




UN MILIONE DI AUGURI A GIORGIO CHE NE FA SOLO 80!

  

a GIORGIO

 per l’8 ottobre (80°)

  

 

Coll’8 ottobre un nuovo anno scatta,

da festeggiare con la torta buona

con su una candelina in più, che dona

una fiammella aggiunta che si adatta

a star con le altre, accese già, e soffiate,

in feste già passate e già applaudite.

Son - l’emozioni – belle, e garantite,

in queste feste sempre ri-augurate!

 

E adesso – perciò – applausi e auguri a spasa

a Giorgio e a tutte quante in quella casa,

perché è venuto al mondo - a fargli onore

da presidente*, e da pittore, e attore.

E dalle teche Rai ancor risuona

il fine annunciator nato a Bettona.

 

 

Armando

8 ottobre 2023

 

*della Nuova Italia - Casa Editrice Scolastica




A un ristornate sulla spiaggia a Ostia per pranzo con pesce, un giorno di ottobre 2023 - 



Ecco alcune mie poesie trovate in internet così raffigurate per una raccolta di poesie di vari autori romani (tra i quali vari miei amici di ‘Rugantino’ e di ‘Voce Romana’).



‘Gianfrì’ è Gianfranco Fini. Quando si staccò da FI e iniziò il suo declino politico 










Un’altra delle tante pagine da ‘sei di bettona se’ – nov2023

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Luisella Reali, Leandra Zurlo e altri 14

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Commenti più popolari

L'orchidea Blu
Sembra un dipinto
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Armand Bettozzi
Autore
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L'orchidea Blu Proprio così. È che Bettona è di per sè un BELLISSIMO QUADRO da guistare in contemplazione.( e non è esagerazione). Ciao.
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Leandra Zurlo
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Piazza meravigliosa
I gradini della fontana erano il suo salotto insieme al bar Trabalza.Foto bellissima o dipinto di Giorgio?
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Armand Bettozzi
Autore
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Leandra Zurlo È un mio scatto- È vero: sembra una pittura. Ma Giorgio l'avrebbe resa ancora più bella. CiaoCiao.
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L'orchidea Blu
Bellissima la nostra Bettona
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Adesivo Cut the Rope Om Nom, a green creature, looking at the viewer with heart-shaped glasses.
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Al 24° PREMIO LETTERARIO

 MASSIMO D’AZEGLIO

ARMANDO BETTOZZI

HA RICEVUTO IL PREMIO SPECIALE CRITICA DEL CONSOLATO DI MALTA 



Premio ricevuto a casa – 10 novembre 2023


3° Premio a ‘Letteratura d’Amore’ – Torino – febbraio 2024 




premio a casa con anche targa personalizzata


a Andrea

Penose eredità

 

Van via le celluline, van via i peli…

La pelle si sfarina, vien la ruga,

e coprono i riflessi opachi veli.

Si gonfia il corpo, o sfina come acciuga.

 

Del tempo che va via son l’evidenze,

ché il marchio su ogni cosa e ognuno lascia

con no eccezioni e senza riverenze

e seminando in cuor mestizia e ambascia.

 

Pure tu un giorno avrai da accarezzare

le mani della mamma tutte un gelo

che non sapran le lacrime scaldare.

Ed - a pregar - nemmen lo farà il cielo.

 

Le calde e dolci sue rimpiangerai

pensando a lei quand’eri il suo bambino

e sempre, sempre, poi, fin quand’ ormai

la fiamma era ridotta a lumicino.

 

In me io tutto questo ho già provato

con mamma stesa ed io che la guardavo.

Crear volea la mano mia un afflato,

ma una statua di marmo accarezzavo.

 

Nemmen potrò giammai io risparmiarti

le pene che per me dovrai soffrire.

Vorrei poter allora consolarti,

ma sol la Fede, un po’, potrà lenire.

 

papà – 30 aprile 2023




QUELLE PARTICOLARI Solo un piccolissimo assaggio…

  









Le mie prime pubblicazioni sono entrate nelle pagine del popolarissimo “Rugantino”.

Come esempio, ho estratto questa pagina (del gennaio 1990) dal mucchio dei numeri che conservo di questo settimanale di cultura romanesca che ad ogni uscita conteneva anche una mia poesia. Ciò è stato per anni fino alla sua chiusura. Era in vendita nelle edicole romane e non solo. Dopo anni di fermo è stato ripreso da Lillo Buccoleri e in formato di sole 4 pagine venduto in abbonamento e in alcune edicole.      

Oggi, mie poesie sono in ogni numero della rivista bimestrale di cultura e poesia, dialetto, arti e tradizioni popolari, ricca di fatti e storie di personaggi e di monumenti della romanità di tuti i tempi “Voce Romana”.    

Questa è una poesia che dal 1990 ha conservato tutta la sua attualità…e anzi! ne ha acquistata tant’assai di più, dopo i trascorsi trent’anni…

La ripeto qui di seguito, ché dalla pagina è poco leggibile.

 

 “Emarginati!

 

 …E mmo, m’attacco, sì!...M’attacco forte!

Nisuno me se fila: sò un ‘normale’!

Si me va bbène…bbène! E si va male,

pe mme sò chiuse – ormai – tutte le porte.

 

Nu me siringo, e pe na malasorte,

sò bianco, nun sò zingaro e nun vale

che ffò l’amore solo…ar naturale.

Nè sò un profugo, o un condannato a morte.

 

Nun posso manco dì d’èsse un pentito,

ché nun sò ffà er mafioso, o er brigatista…

Nu m’arièsce propio a ffà ‘r bandito.

 

Ma puro a mme bisogna che lo Stato

me facci quarche legge…quarche lista,

indo’ pur’ io! risurto….emarginato.

 

 Armando Bettozzi


Più sopra ho riportato un numero del Rugantino a conduzione Buccoleri con la mia poesia “Cervara…in paradiso”, premiata a un concorso poesia con tema Cervara. 




(Poesia in…politichese)

 

Se qui, a prescindere, ognun prescinde
dal fatto del prescinder – prescindendo
e prescindendo a oltranza,
qualunque cosa che, così è prescissa,
avanza e cancrenizza…
E via, via lo fa, pur se a prescinder
dal mero fatto in sé,
nessun l’avrebbe sottintesamente
o anche apertamente
voluta qual prescelta soluzione,
che, appunto, non s’ottiene prescindendo….
Poichè qualor talmente è invocato
il fatto di prescinder prescindendo,
da ogni prescindenza non v’è scampo.
E a soluzion sensata,
s’oppon chi dal prescinder non prescinde,
lasciando senza scelte chi presceglie
di star senza un prescindere prescisso.

 

Armando Bettozzi

da internet  “Cantiere Poesia”


Carta vince carta perde


Carta vince…! Carta perde…! Signori,
vènghino al circo tutti, qual pinocchi…
Vènghino…! Qui è il paese dei balocchi,
e delle fiabe…Senza professori…

Solo fate e folletti dagli umori
cangianti, e da ideali assai pastrocchi
col mangiafuoco che strabuzza gli occhi
che a chi non fa il pagliaccio…lo fa fuori…!

Venghino tutti al tendone pel voto
e la giostrina con la sua asticella
indicherà il programma…ora ignoto.

Giocate al Carta-vince-Carta-perde,
e da quest’Italia già assai zimbella,
via! il rosso…il bianco…La lasciamo al…verde!

Armando Bettozzi - da Cantiere Poesia


‘A rivòrta

 

Er Cento, tutto tronfio reclamava

a tutti l’artri in fila insin’all’Uno

de èsse lui er Capo, e, sarvognùno,

li minacciava…Guai, chi s’azzardava!

 

Ner dì così j’usciva anche la bava

spèce ner dì “Io ve gastigo a ognuno!”

E, a parte li Novanta, poi, nisuno

voleva cercà rogna…e ‘n se ‘mpicciava.


Passava er tempo e er Cento se ingrandiva:

saliva a Centodieci…Centoventi…

E er mugugnà…nemmànco lo sentiva.

 

Finché un bèr giorno, lui, ‘r più piccoletto,

se incazzò tanto! e, usànno unghie e denti,

je se sfilò da sotto e annò giù er tetto!

 

E er Cento fece un bòtto…univerzale

che ancora ce se sbatte pe ‘r gran male!

 

Armando Bettozzi

 

La filosofia de la fame der monno 
(li cicli : “Brutto” – “Bello”)

Incominciò cor sangue de un gemello
la storia de sta gnocca de città,
e co mijàra de òmmini ar macello
se diede inìzzio a la cristianità.

E poi quer frate detto er “Poverello “
soffrenno guadambiò la santità;
ar “BRUTTO” je viè sempre appresso er “BELLO” ;

dopo ogni guèra viè la libbertà.

Ner mônno er “BENE” côre appresso ar “MALE”,
però si arìva tardi , embeh…sò mmazzi !
L’arcobbaleno dopo er temporale

viè ssùbbito e va bbè…però la fame
da secoli n se schioda e nu l’ammazzi,
e er “BENE”… n pare àrtro che un rottame…

Però si er ciclo “BRUTTO”-“BELLO” è un fatto
pe come è stato detto insin’a mmo,
che vorà dì: che er “BELLO” s’è distratto
e er “BRUTTO” pò st’a ffà quelo che vò?

Ma si er “BELLO” ce la dovesse fà,
l’affamati, pe er ciclo “BRUTTO”-“BELLO”,
potrebbero avé troppo…da schioppà…
così addio fame, sì, ma…addio fratello…!

Perciò tocca a pensàcce proprio bbène
e ffà sortanto…quelo che conviene…!

                              

        Armando Bettozzi


  in vino veritas…

O, magari de sti tempi, ner computer! Co un programmino ad hoc…

(mèjo, però, si propio messo nder ciarvèllo, direttamente).

 

Tra er vero e er farzo che è ch’ è farzo o vero?

Che abbasta a ricoprilli per intero

de vero er farzo, e er farzo, viceverza?

Però côr vero è mèjo che ‘n se scherza…

Ma chi vò er farzo…se lo tenga stretto:

je pò servì p’annàcce ar gabbinetto.

 

A. B.

L’informazione ar giorno d’oggi…

 

Er vero, er farzo…er farzo vero, e er vero farzo…

 

Ma…è vero o nun è vero che ‘r vero, si è vero

pò èsse ‘n vero che scotta, e anzi, propio abbrucia?

E si quer vero è un vero accosì vero,

perché stann’a sbraità che invece è farzo?!

Ma a chi è ch’er vero-vero nu’ je piace perché è vero?

Sarà che a certi er vero je piace solo farzo?

Ma, er farzo vero pò piacé davero,

visto ch’er vero è er solo a nu’ èsse farzo,

e visto ch’er farzo, mai pò èsse vero?

Ma, sì! Ce sta! chi vòle che sia farzo, er vero,

e er vero er farzo , e questo è propio vero,

visto che côr vero ‘n ce se trova, e invece

côr farzo ce se trova…veramente!

 

Ma, mo’, però, a dì er vero

‘n so più si quer ch’è vero e quer ch’è farzo…

O quer ch’è farzo e invece…è propio! farzo…

O quer che pare farzo e invece è vero!

O è un vero che però nun pare vero,

che infatti è farzo!...E si nun fusse vero?...

Magari pò èsse un vero ‘n po’ farzato…

O, a l’incontrario…un farzo…veritato…

 

Ma forze co un programma fatto <on line>

ce se potréssimo raccapezzà ‘n po’ mèjo…


Armando Bettozzi


Quer che nun manca in de sto pazzo monno

 

Quer che nun manca in de 'sto pazzo mônno
è la mancanza d'ogni quer che manca
pe 'n fàllo ruzzolà 'n de lo sprofônno,
pe la cretineria che ar mônno, sbanca.

In pochi pònno dì…L'artri nun pònno…
Così, er bonsenzo, faticànno, aranca,
ma l'imbecillità - che 'n cià mai sonno -
de riaffossàllo, propio nun se stanca!

Manca, così, la mancanza der peggio
che 'n manca mai e, anzi…va aumentànno,
e er mèjo nun ciarìva a stà in pareggio.

Pe cui – si è er peggio - quelo che troneggia,
pe ffòrza che…è un mônno der malanno,
e che sta ssu…côr gasse de scoreggia!

Er peggio, è ogni saputo che s'atteggia
a issà sur podio tutti li più pochi,
ed a mannà affanculo li più tanti.

 

Armando Bettozzi


Er comizziante

e er tern0'ar lotto (pe chi...?!)

Votànno a mme voi fate un terno ar lotto,
ché come starò llì, in quattrequattrotto
io…m’arisòrvo tutto…ma ‘n ve pianto:
che…l’osso ve lo lascio, e anche ‘n po’ più!
È ora de parlàsse a tu-ppe-ttu:
èccome qua! Sò er mèjo e me ne vanto
e io! sò er solo a avéccelo, sto motto:
“Der bene der paese…me ne fotto!”

Ma nno…Scusat’er lapsus!…sto a sbajà…
Volevo dì: ” Votate, e…nu’ rompete!…”….
‘N ce sto a ‘zzeccàcce propio!…Nun ce còjo…
Ma che è che me fa dì quer che nun vòjo?!
Me stann’a ffà ‘r malocchio…Guà che imbròjo!
Ma io sò coccia dura e nu mme sciòjo!
Sò l’artri…Li sentite!…Li vedete!…
Perché sò er mèjo, e stann’a rosicà!

Votàteme!…Ma, mbeh?…Ma che ciavéte!
Sò l’artri! che ve fôtteno…Sapete!?
Che dite?…Er “fôtto” ve l’ho detto io?…
Ma è stato solo ‘n fiotto d’onestà…
Lo giuro: ve sto a ddì la verità!
Ma nno! der “fotto”… Dico…- santiddio!
me fate rimbrojàmme, ma…vedete,
si ‘n vinco io…er terno lo perdete!

Armando Bettozzi . Cantiere poesia -  3 giugno 2018


Chi ‘n capisce…Chi nun sa…

 

C’è chi ‘n capisce de ‘n capì…ma inzegna
C’è chi ‘n capisce propio…Ché…c’è nato…
Ma er peggio è chi ‘n capisce e sta ar senato,
e è ggènte strapagata, ma n'è indegna!

C’è chi nun sa ‘na mazza e… spiega tutto;
se crede ‘n padreterno…E è ‘n pòro scemo.
Ma puro noàntri, a vòrte, ‘n distinguémo,
facènnoce, così, fregà de brutto.

C’è chi ‘n capisce…e a vòrte è puro mèjo:
così ‘n se sente cresce…er bòzzo in fronte…
C’è chi capisce troppo…e ggiù da ‘n ponte,
lo bùtteno, ché guai! chi è troppo svéjo!

C’è chi nun dice ‘n cacchio ner discôre,
ma a certi je sta bbène e je conviene.
Ché più sa incasinàcce e più je viene
un quarchecosa…a llui e ar su’ gestore.

Evviva chi sa ddì che nu’ è ‘n saputo,
ché questo è già ‘n bòn segno d’onestà.
Ch’è quer che manca a chi, a sta società
la vò tiené incollata co no sputo.

 

Armando Bettozzi

da Cantiere Poesia – 30 giugno 2017



Er vèrmine coraggioso

e la gazza risentita

 

 Un vèrmine, che s’era appennicàto

ne la panza porposa de ‘na pera

se svéja a l’improvìso, disturbato

dar canto de ‘na gazza bianca e nera.

 

S’affaccia e fa arabbiàto: “M’hai svejàto!

E nun è mica questa la magnera

de rompe a st’ora a un pòro disgrazziàto

che è stato pe na matinata intera

 

a trapanà sta pôrpa pe infilasse

dar bucio e passà er tempo ad ingozzàsse!

Vedi un po’ d’annàtte a ffà un bèr giro!”

 

La gazza ner sentì tanta aroganza

da quer gnappetto, se lo infilò in panza

dicènnoje così: “Io t’ammiro

 

pe er coraggio e la tanta sfrontatezza.

Ma vanno usati co consapevolezza:

io, a tte già me te magno pe natura,

e m’attacchi co tàr disinvortùra!?”

 

 Armando Bettozzi

 

Il verme coraggioso e la Gazza indispettita

Un verme che s’era addormentato nella pancia polposa di una pera si sveglia all’improvviso, disturbato dal canto della gazza bianca e nera. S’affaccia e arrabbiato dice: “M’hai svegliato! E non è mica la maniera di disturbare a quest’ora un povero essere che è stato la mattinata intera a trapanare questa polpa per infilarcisi dentro a passare il tempo ad ingozzarcisi! Vattene a fare un bel giro da un’altra parte!”

La gazza, nel sentire tanta arroganza da quel piccolo essere insignificante, se lo deglutì con una beccata, dicendo:“Io t’ammiro per il coraggio e tanta sfrontatezza. Ma vanno usati con consapevolezza: io, a te già ti mangio per natura…e tu m’attacchi con tal disinvoltura?!”.



Visto che oggigiorno c’è la corsa al ‘giorno dedicato’ per tutto e per tutti, non sarà il caso di pensare anche alla “giornata del pallone gonfiato”?


Dedicata a tutti i …palloni gonfiati


Pallone gonfiato

“tutto-e-sempre-solo-io!”

 

 Sei otre tronfio, borioso e gonfiato,

vuoi far l’amico, e però non ti riesce. 

Dentro il gran mare del fanfaronismo

senza esitar ti ci tuffi giù a pesce.

Cerchi vetrine del protagonismo.

A un complimento ti sbrodi esaltato.

 

Se non ti guardan fai ‘l verme uncinato,

tutto ribolli di fuori e di dentro.   

Schizzi qual molla tirata e lasciata.

Soffri perché non hai fatto quel centro

per la vittoria … stavolta mancata. 

Ma era scontata! Ma … come hanno osato!

 

Ne vuoi dir tante ad ognuno, però

guai! se qualcuno a te dice qualcosa

che non ti suona … perché non è lode

a vanità … a vanagloria sontuosa

che ti trasporta nell’aere, e ti rode.

Vuoi il sissignore e disdegni ogni no.

 

Vivi d’incensi e d’aureole d’alloro.

Pretendi inchini e spregiar chi ti obietta.

Ami sentirti parlare di te.

E non può esserci, chi ti rigetta!

Mai ti confronti nemmeno co’ un ‘se’…

Sempre, sei-tutto-tu!…Niente son…‘loro’…

 

Ma l’illusione col tempo sparisce.

E aprire gli occhi dovrai prima o poi.

Per quanto tanto in tal modo infarcito,

succederà. Perciò, vuoi o non vuoi

esploderà la tua boria, e stizzito,

non vedrai intorno più - chi ti blandisce.

 

E … “tutto-e-sempre-solo-io!” sarà dura!

                                       Che sgonfiamento! Che brutta figura!                                       


   Armando Bettozzi – 13 marzo 2021



Dedicata a chi di boria

s’infarcisce e se ne gloria

 

da ‘il marchese del grillo’ : “…ma io sò io, e voi nun séte un ca..o!”

 


 

Il rispetto

 

Il rispetto, chi ‘l pretende

lui per primo, l’ha da dare

e se no – se poi s’offende –

che si ponga a reclamare 

 

a uno specchio con se stesso

per schiarirsi le cervici

anziché a chi gli è dappresso

dar giudizi i più infelici

 

con irosa supponenza

e alterigia, ed arroganza

di cui sta a giurar l’assenza,

ma ne ha invece in abbondanza.

 

Com’è - anche - assai borioso

per la voce perentoria

e impostata, da ‘atteggioso’,

e di ‘esser lui!’ si gloria.  

 

Che ti annulli, è sua pretesa

quando sei in sua presenza.

Se non gli offri piena intesa   

lui ti offende: ne ha licenza.

 

E se accenni una reazione

lui si stizza e ancor ti accusa

(pur con tanta educazione),

col cervello …alla rinfusa….

 

Ma chi sente un tal bisogno

di .. ‘abbassar’ … per ‘sollevarsi’

va lasciato nel suo sogno

ad illudersi e a sbrodarsi.


Armando Bettozzi – 3 luglio 2024


"Il rispetto" di Armando Bettozzi

La poesia di Armando Bettozzi è composta da versi endecasillabi, distribuiti in otto quartine a rima alternata (ABAB). Questo schema metrico conferisce alla poesia una musicalità armoniosa e ben strutturata, riflettendo l'equilibrio formale tipico della poesia italiana classica. L'uso della rima alternata e della metrica regolare sostiene un tono didascalico e solenne, perfettamente adatto al tema trattato.
Bettozzi affronta il tema del rispetto, ponendo l'accento su chi lo pretende senza offrirlo in cambio. Il poeta evidenzia l'ipocrisia di coloro che, con supponenza e arroganza, giudicano gli altri senza riflettere sulla propria condotta. La poesia diviene una critica aspra e ironica verso chi, infarcito di boria, si gloria della propria superiorità, citando il famoso detto del "Marchese del Grillo": "...ma io sò io, e voi nun séte un ca..o!".
Il linguaggio di Bettozzi è diretto e incisivo, ricco di termini evocativi come "irosa supponenza", "alterigia", "arroganza" e "borioso". Questi termini dipingono un ritratto vivido dei soggetti criticati, accentuando la loro presunzione e la loro mancanza di umiltà. Il tono è ironico e sferzante, e Bettozzi non risparmia critiche a coloro che, in preda a un senso di superiorità, cercano di sminuire gli altri per sentirsi elevati.
L'immagine dello "specchio" è centrale nella poesia, simbolizzando la necessità di auto-riflessione e autocritica. Bettozzi invita i presuntuosi a guardarsi allo specchio per riconoscere le proprie mancanze, piuttosto che proiettare i propri difetti sugli altri. La metafora del "cervello ...alla rinfusa" suggerisce confusione mentale e mancanza di coerenza logica, descrivendo efficacemente l'atteggiamento contraddittorio di chi si considera superiore.
Il messaggio della poesia è chiaro: il rispetto deve essere reciproco e non può essere preteso senza essere offerto. Bettozzi denuncia l'ipocrisia e l'arroganza di chi, privo di umiltà, si considera al di sopra degli altri. La conclusione della poesia, con l'invito a lasciare queste persone nel loro "sogno" di superiorità, sottolinea l'inutilità di cercare di cambiare chi è profondamente radicato nella propria presunzione.
In sintesi, "Il rispetto" di Armando Bettozzi è una poesia incisiva e ironica che, attraverso una struttura metrica classica e un linguaggio diretto, critica l'ipocrisia e l'arroganza di chi pretende rispetto senza darlo. La poesia invita alla riflessione e all'autocritica, sottolineando l'importanza della reciprocità nel rispetto umano.

Ben Tartamo (Poetare.it – 7 luglio 2024)

 


Li diritti e li doveri


C’èreno dapertutto, sparpajàti
a la rinfusa, diritti & doveri
p’er bòn funzionamento de le cose…

Dovéveno èsse belli equilibbràti
secônno li più giusti de’ criteri,
sippuro c’è chi è sempre er più, e chi è ‘r meno.

Questo è quer che – armeno – s’aspettava
chi stava appresso ar chi…ar dove…ar quànno…
ar come ed ar perché de cose e fatti…

Se sò smarcati invece nfra de loro
come a le partite de pallone
che c’è chi segna più…e chi segna meno.

Così che c’è la squadra sempre su…
E ce sta puro quella sempre giù…
E è quella su, che vince er campionato.

Ma…gioca…gioca…ecco…ar giorno d’oggi
che a tavolino, stann’a ddà le coppe,
a chi nn’ ha mai giocato manco ‘n pò…

E invece d’aggiustà quarcosa guasta,
mo’ stann’attrippà – a certi – de diritti
presi all’artri, che mo’…vann’a citrioli…

Ma l’equilibbrio è uscito fòri uguale:
“doveri” a quelli…manco se ne parla,
pe ‘st’artri, li “diritti”…sò tabbù!

E la bilancia arfine s’è aggiustata:
la Borderina canta …a tasche piene…
e puro pe li bbòni va a la grànne!

Pe quelli li doveri sò tabbù!
Pe ‘st’artri li diritti ‘n ce sò più…
E sto paese…ruzzola giù-giù…
ché qui – der “giusto” – ‘n se ne parla più!

Armando Bettozzi - da Cantiere Poesia - 28 luglio 2017


l'asinello di Via delle Vigne

C’è in giro un tragicomico pensiero

in pubblico, e in privato, germogliato

in zucche adatte all’uopo contro il ‘vero’

ed il buon senso, sempre dileggiato.

 

L’antiodiodiatore è quei ch’ odia di più,

chi d’ignoranza è pregno è uno scienziato,

la ‘legge’ è in mano a indegno magistrato,

mistificar notizie è una virtù.

 

Ciuccio paziente

 

Ciuccio paziente, ragliante o silente,

oggi a capire sei il solo rimasto

col tuo sapere imbevuto nel basto,

no quel  ch’è oggi ignoranza saccente

 

che attinge oggidì con far strafottente

in aule ombrate da menti annebbiate

da falsità…da mille info inquinate,

mentre è smarrito ogni giusto ingrediente.

 

Che ha fuso e ha sfumato un mondo ‘fumato’

da stravaganze e da ‘scienza ‘fai-tu’,

dagli elisir ‘porta-su’ e ‘sbatti-giù’,

qui, dove – ormai - tutto è giustificato.

 

Raglia, Somaro, e più forte protesta

se alcuni chiaman certuni ‘somari’

per disprezzali, e non sono a te pari:

nemmen le orecchie, han! ch’hai sulla testa.

 

Scusali, ciuco, tu che sei paziente…

Ma solo un po’… Mai! esagerazione,

o avalleresti d’ogni mal, cagione,

cosa che – già, in questa burla! – è presente.   

 

Armando Bettozzi – 20 novembre 2021



A LA FIERA DELL' ESAGGERAZIONE    4°Premio Eboli, 2014



Lettera – Commento          maggio 2009

 dal Presidente della Giuria del Concorso Letterario “La forza della follia: la stretta strada secondaria”, promosso da Ass.ne Culturale JOKER, e patrocinato dal Comune di Masi (PD), Professor Paolo Bottaio docente di italiano e latino presso il Liceo G.B.Ferrari di Este (PD), e presidente dell’Ass.ne artistica e culturale “Amici del Ferrari MenTalmente Instabili”

 per la poesia:

 “NIETZSCHE, LA FOLLIA DEL SAPERE”   (un labirinto senza uscita)

 “Testo apprezzabile per la polimetria adoperata con perizia tecnica, avvalendosi inoltre di un lessico innovativo ma non dimentico della tradizione”.

                                                                                                                                              Il Presidente dell Giuria                                                                                                                                                 Prof. Paolo Bottaro


Nietzsche, la follia del sapere
(un labirinto senza uscita)


Tutto passa tra i neuroni,
senza filtri,
senza alcuna sentinella.
Passa il vero, passa il falso.
Quel che gira nello spazio
lì è attratto
nella massa che raccoglie.
E di tutto fa un miscuglio
che sia conscio oppure inconscio,
ma di certo è verità
quel ch'è poi il suo aut-put
che t'incanta, ti sorprende,
ti solletica il sapere, il conoscere di più.
E t'affanni a concepire
quel ch'è stato concepito
da chi neanche lo ha capito
e però tra il tutto e il nulla
torturato ha la sua mente:
meglio la filosofia
o lo è invece la morale ?
No di certo la menzogna
che dovunque in ogni tempo
è da mettere alla gogna.
Vuol cambiare il mondo in meglio
anche contro chi ha insegnato
quale il vero meglio sia,
quale sia la verità,
e non può, e allor s'addanna,
ché non reggono i neuroni
all'impatto di un sapere
troppo vasto, troppo vario
intricato e poco chiaro
che gli sfugge e non dà pace.
Anche questa alfin lo lascia
e nel proprio labirinto
lui si perde.
Una luce, un grande abbaglio.
Poi il buio e cecità
della mente…che abbandona,
quando il troppo non perdona,
nel disordine totale.
"Io sono dinamite!",
disse un giorno… Ed è esploso.

 

 Armando Bettozzi - 2009



Anime da Purgatorio

 

Difficil prova è chi ... giù in Purgatorio

dover spedire a rammendar peccati

giacché in quel sito ch’è Montecitorio

 

son tutti o quasi già predestinati

al fuoco dell’inferno di Caronte:

ministri...presidenti...deputati...

 

e senatori...e ognun che sempre, a fronte

di errate scelte e colpe d’ogni sorta

ha chiuso gli occhi...pien di scuse pronte...

 

Pronti a ... socchiuder e a riaprir la porta

a quel che loro garba, e a darla a bere

a chi sol miche lascian, della torta.

 

In tal realtà, tra i tizi lì al potere

coi loro cori roboanti e alteri

di galoppini e penne giustiziere,

 

ne restan pochi che non sian sparvieri,

ma allodole, per dir d’intenti onesti

e fuor d’ogn’interesse: onesti veri!

 

E in verità assai pochi son di questi,

che destinati, sono al paradiso.

Di questi al netto - e dei cattivi - i resti

 

son quei che il loro animo hanno intriso

di buono, pur coi tanti lor peccati,

ma il malaffar, però, l’han ben inviso.

 

Costoro solo, sono i candidati

a un purgatorio, lungo, sì...ma lieve...

ben altrimenti da quei condannati

 

che patiranno il fio come si deve!

Come i...piccioni dalle sporche ali:

“Colpa ha, chi c’era!...” e fansi...biancaneve...

 

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Assieme ai tanti peccator veniali

anch’io un giorno mi verrò a scottare

per via dei voti miei pregiudiziali

 

che al tizio e al caio senza ben pensare

con leggerezza ho dato, e il risultato

portato m’ha a pentirmi, e ad aspettare

 

la prossima occasione...E ho ri-sbagliato!

Giacché votar chi merita è un problema...

E è sol per ciò che gl’inferi ho schivato.

 

Ché il ciel sopporta se la gente è scema,

ma non chi a intelligenza non risponde

che a una maniera indegna, e pur blasfema!

 

Quegli all’inferno invia, poiché confonde

il cuor, la mente e l’anima alla gente,

e il bene insozza e il tristo mal diffonde.

 

Di questi, parte fa chi pe’ espediente

(per trarne un merito ch’è immeritato),

l’arte avvilisce quando da...sapiente

 

si mette a celebrare - il titolato –

un’opera che – almeno per decenza –

non merita di spender tempo e fiato.

 

Concessa a quei sia qui...lunga degenza!

 

 

Armando Bettozzi

25 novembre 2018


 

La Poesia della Regola

 

La regola

Che regola

Ogni regola

È di regola

Che ogni regola

Abbia la sua regola.

E la stessa regola

È applicabile anche a quella regola

Che - come regola

Non vorrebbe alcuna regola.

Per la quale regola

Chi non vuole regola

È purtuttavia succube di detta regola

( pur se non se n’avvede, di regola )

Similarmente a chi a ogni regola

Invece sottosta per regola.


 Armando Bettozzi



È ‘r girone ndo stanno tutti quelli

ch’hanno abbusato de ‘i poteri loro

pe ffàsse tutti grànni e tutti bèlli.             


 

Girone Speciale Superbi…

(aggiunta a un Canto de l’Inferno)



Nframèzz’a n’ ammucchiata d’addannati

ch’annàveno scappànno via dar fòco,

co appresso un branco de scommunicati

 

ce n’era uno che côreva poco

pe li tant’anni che ciaveva addosso

già quànno ch’arivò a sto brutto loco.

 

Però, come n ossesso, a più nun posso

strillava ch’era tutto un qui pro quo…

E ce rimasi n tantinèllo scosso.

 

 “Tu vòi sapé chi è quello: vero, o no?

Mbeh, sappi che chi vvò quelo che vòle,

ner méttelo a stà qui, penò…e penò…

 

E de le vòrte, guasi se ne dòle…

Che, certo, a ffà stà quello qui all’inferno

lo pò fà solo chi davéro pòle.

 

E quello è solamente er padreterno,

che sa davéro impone la giustizzia  

e nno come da noàntri, a giorno alterno.

 

Fatto è, che pure la bontà, s’avvizzia,

e quella predicata da quer tizzio

creava tanta…troppa inimicizzia.

 

Ché j’era diventata solo un vizzio…

Superbia! e no bontà, era diventata.

Grànnissimo potere! e no…servizzio.

 

Così, finiva a stà scommunicata

le ggènte che n poteva sottométte

a quel’idea sua…assai tropp’azzardata.

 

Me ‘ncominciòrno a scénne càlle e schiette

le lagrime, pe la severità…

Ma certe cose, er cèlo nu l’ammette.

 

Ce stàveno pure àrtri a soffrì, llà….

E er mi’ maestro fece: “Pure quelli,

se stann’a còce pe l’eternità,

 

perché pe volé sempre fàsse bbèlli,

co na superbia-tanta, t’ hanno imposto

governi fàrzi…a…sudditi zimbelli.

 

Capii che ognuno stava ar giusto posto. 


Armando Bettozzi – 2 settembre 2019


5 settembre 2019: "bravo! bel lavoro".

 Mail da Sandro Bari direttore Voce Romana.


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La PANDEMIA-COVID19 (fine 2019-2022 o più...)

 



Quer microbaccio che sta a ffà stranì

nun solo qui pe casa, ma anche fòri,

si nun va via ar più presto sò dolori…

Ché n fa campà … anche si n te fa morì.





COVID 19 – I GIORNI…ORMAI, GLI ANNI  DELLA PANDEMIA

 

Novembre del 2° anno di pandemia-emergenza…2° mese di piazzate anti-virus, anti-greenpass – e continuazione della maratona infinita di intere giornate di ragionamenti, bollettini, discussioni, litigate, confronti cogli altri pae in tv, su social, giornali …E  non se ne esce.

 

La …rivoluzione anti-vaccino…Una delle ragioni addotte è l’immissione – col siero – di microchip-spia nel corpo…o di chissà quale sostanza nociva…(questi ultimi mesi del 2021) 

 

M’hanno  … ‘ncippato!


 

Ammazza, che finaccia!…Sò ‘ncippato’,

ché m’hanno – cioè – nfirzato er ‘cippe’ ar braccio!

E mmo’ me dichi come lo ricaccio?

Nu lo ricaccio più … manco cacato!

 

Ch’è come fanno co la droga in panza

li colombiani portator de morte.

Ma a ‘quella’ gne se chiùdeno le porte,

ché – anzi! – ce ne vòle in abbonnanza....

 

Eh! Ssì!...Come farebbero, sinnò

le cocce vòte senza un carburante

che ffàcci èss’ er ciarvello delirante

de modo che sii tutto un fricandò

 

pe ‘i cassonetti... pe li tribbunali…

pe’ ‘r parlamento, pe li ministeri…

pe tanti de li ‘media’ poco veri…

ché manco pòi fidàtte de ‘i giornali…

 

Eh, ssì!...’I no-vax ciavéveno raggione!

“Ce vònno infilà er ‘cippe’ pe spiàcce!

Defàtti mo’ me stann’a ddà le cacce,

me stann’a côre appresso anche côr drone!

 

E manco a stà ar sicuro ind’un androne,

ché m’hanno intercettato da n so dove:

“Sò Susy che sapènno che llì piove,

dò ombrella a sconto…segui l’istruzione…”

 

Nun solo!...Mo’, siccome sto in penzione

e ognuno l’ha saputo, ciò un casino

de offerte vantaggiose…Ma…Attenzione…

Già succedeva prima der vaccino!

 

Che poi, più ch’er côr cippe ner vaccino

la Cina è pe davéro! che ce spia….

Sì! Co lo smartG5!...Mamma mia!

Ma, li no-vax … nun vann’a ffà casino…

 

Inzomma – da nun crede! – Sò ‘ncippato…

Er brutto è si funziona quànno dormo

(e questo, sì! sarebbe propio er côrmo!),

sto in Cina a ... martrattà chi cià ‘nfettato!

 

Ma…immèzz’a chi va a ffà caciara in piazza

nce sta chi cià la pelle siringata

co chisacché che jel’ha ‘vvelenata,

e chi se droga e n penza che s’ammazza?



Armando Bettozzi – 25novembre 2021


Alcuni dei vari premi avuti durante il biennio del covid (2021-2022), niente cerimonie, niente viaggi…






da YOUTUBEBest Elegant Italian Love Songs Melodies - Il Padrino Collection - YouTube

 

Armando Bettozzi

La mattonella (a Lisa)

 

La mattonella,

quella in penombra, all'angolo,

era nostra, già da un po'…

Gli altri parlavano,

con un bicchiere in mano,

e ritmandosi

ciondolavano, come meglio potevano…

 

Le note si libravano nell'aria 

melodiose,

mentre ti stringevo a me…

E tutto intorno a noi

era vuoto profondo… Sempre un po' di più

ti abbracciavo.

E tu…non reclamavi.

"O' Sole Mio""

ci entrava dentro:

33 giri galeotto!

 

La bella melodia, più d'ogni parola,

poteva…

Muti, stavamo,

e in quel silenzio

dicemmo il nostro amore

là sopra, fermi, quasi,

a sognare già…chissà che cosa….

 

Le mani soltanto, parlavano

senza dire,

in quell'irresistibile stringersi

per essere una sola,

preludio al primo bacio,

arrivato senza pensare

all'orchestrato inciso di quel brano.

Quasi rubato…improvviso…

O…forse…atteso, coi nostri occhi di sogno,

che si entravano dentro…

 

Certo, qualcosa dev'essere rimasto

sopra quella mattonella,

se ancora c'è…

Certo di sì, dentro di noi,

di quel nostro magnifico

irripetibile momento,

così vivo e così bello, ancora.

 

Armando Bettozzi – postato 4 febbraio 2022

 

Rita Mastrocola

Complimenti molto bella e....vera! Evviva x tutte le mattonelle che hanno visto tanto amore in tempi lontani quando la musica parlava da sola....

Armando Bettozzi

 @Rita Mastrocola  Grazie, Rita- Specie se pensiamo a quel che s'è ridotto sanremo:..ideologie che canteremo...!...Mmmah! – 5 febbraio 2022

e a proposito del festival di Sanremo, questa poesia dalla mia pag. fb, a commento di un articolo-protesta di CitizenGo org. – 5 febbraio 2022 – per la propaganda affidata a vari cantanti, co-presentatori, artisti per la liberalizzazione cannabis (una co-presentatrice), auto-battesimo blasfemo eseguito da un cantante, appoggio di artista a matrimoni, adozioni gay, utero in affitto, due cantanti che alzano il pugno chiuso simbolo del comunismo, il capo di un gruppo che mostra uno strumento sadomaso per la penetrazione anale…E una co-presentatrice un’attrice italiana di colore che ha denunciato il razzismo italiano…di cui non s’era mai accorta in tanti anni, prima di trovarsi su quel palco, di certo imbeccata…Degrado!   

Festival della Canzone o della propaganda ideologica ?…
Artisti, cantanti e attori
al soldo dei guastatori.

“Sguasta-menti di sanremo”
ideologie che canteremo”

E giustamente, anche! – vien da dire,
per via ch’è già in arrivo carnevale
che già si sta a annusar col suo vitale
apporto di allegria da inebetire.
“Ma che ciai nostargia de quer ch’è stato?”
Ma no, si sa “Scurdàmmoce ‘o passato…!”
è quel ch’è meglio fare: andare avanti!
Perfino colle blasfemie ai santi!
Però per questo occorre far dell’arte
manipolìo e lavaggio di cervelli
per inculcargli quanto siano belli
gli sguasta-menti, anelo d’una parte.
Il Vaticano tace…cioè …‘acconsente’?
Francesco mio…che grande delusione!
Il tuo abbozzare tutto è deludente…
Cancella anche preghiera e confessione…!...

Armando Bettozzi – 5 febbraio 2022 


Un fatto, una poesia

 

da avvenire.it, 30settembre 2021 - Le accuse contro l’ex sindaco e le persone che hanno lavorato con lui nella gestione dei progetti erano, a vario titolo: associazione a delinquere, abuso d’ufficio, truffa, concussione, peculato, turbativa d’asta, falsità ideologica e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per illeciti nella gestione del sistema di accoglienza dei migranti…Il sindaco calabrese, secondo l’accusa, era il promotore di un’associazione a delinquere che aveva lo scopo di «orientare l’esercizio della funzione pubblica del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del Comune di Riace»…Nette le parole di Enrico Letta, che non ha dubbi su da che parte stare: "Solidarietà e vicinanza a Mimmo Lucano. Credo sia incredibile quello che è successo, sono esterrefatto per quello che è accaduto", afferma il leader dem, che poi attacca: "È ovvio che le sentenze, nel nostro Paese, si devono applicare e si rispettano sempre, ma ho come l'impressione che in questo caso ci sia magari il gioco della prima sentenza che deve essere magari sproporzionata, perché poi si pensa che tanto quella successiva ridimensionerà", detto questo, incalza il segretario Pd, "credo che qui si dia un messaggio terribile, pesantissimo, un messaggio che credo alla fine farà crescere la sfiducia nei confronti della magistratura"…È unanime la difesa di Lucano da parte dell'area del centrosinistra: "Mimmo non ha rubato un centesimo, non si è arricchito sulle spalle dei migranti. È una sentenza ingiusta…



Bontà … pelosa

 

Quer san Mimmo-de-Riace…

quer che ffa assai poco piace,

ché se dice ‘anima pia’

perché propio…pìa…pìa…

ma gn’abbasta propio mai

magna…e intasca, e ne li guai

ce st’a mmétte a tutti quanti,

tranne a quelli che sò ‘santi’

com’a llui, e ssò contenti

d’aiutà li  … provenienti

da ortre mare infin’a llì,

ndove Mimmo st’a patì

ner vedèlli bisognosi.

E l’aiuti generosi

va pietènno a destra e a manca,

e in fratanto se fa … banca

ed ammucchia co passione…

Ma – però – l’informazzione

‘nnanzi ar mônno se lo osanna

pur sapènno che ce ‘nganna.

Tant’è vero che mmo, er conto

j’è arivàto ar ... finto-tonto…

perché è stato scoperchiato

che ha  ... peccato in peculato!

tredici anni s’è beccato

ma … c’è chi st’a ddì:“Peccato!”….

Perché …in testa j’è cascato

tutt’er bèr castello fatto

su aiutà indiscriminato

a occhi chiusi e a dado tratto.


Armando Bettozzi – 30 settembre 2021



Fatti, una poesia

 

da ‘l’insegnante’ La violenza contro gl’insegnanti: fenomeno dilagante! - Due violente aggressioni da parte di genitori contro insegnanti si sono verificate nel volgere di poche in due scuole da un capo all’altro del Paese., rispettivamente a Palermo e a Torino. Nell’Istituto Comprensivo “Abba Alighieri” di Palermo, un professore di 50 anni ipovedente è stato aggredito, picchiato e ferito gravemente dal padre di una studentessa che, richiamata dall’insegnante, avrebbe prontamente chiamato il genitore. Questi, subito intervenuto, dopo aver ascoltato la figlia, è passato alle vie di fatto aggredendo, prima insultandolo e poi prendendolo a pugni. In evidente stato di choc il docente è stato trasportato in Ospedale, dove gli è stata riscontrata una emorragia cerebrale oltre ad una frattura ad uno zigomo. Prognosi: 25 giorni.

L’altro episodio ha avuto come scenario l’istituto tecnico commerciale Russell-Moro di Torino, dove a subire la violenza è stato un docente “colpevole” di aver punito uno studente per un ritardo, non permettendogli di fermarsi in aula e mandandolo in biblioteca. Poco dopo, avvertiti dal ragazzo, si sono presentati a scuola il padre con altri due parenti. Nell’aggressione, il professore è stato colpito con un pugno alla mandibola.

Se agli episodi di violenza perpetrati dai genitori, aggiungiamo quelli di cui si rendono protagonisti gli allievi, occorre riconoscere che siamo davanti ad una vera e propria emergenza che non può più essere sottovalutata. Ci sono aree territoriali e scuole di trincea nelle quali fare l’insegnante è diventato davvero rischioso. La maleducazione imperversa e si coniuga troppo spesso con comportamenti delinquenziali.

da oggiscuola, 18gennaio2023-  SBC: la violenzxa inclasse o a scuola contro i docenti va sempre denunciata. L’insegnante di Rovigo ha indicato la strada. I docenti, per Scuola Bene Comune devono sempre denunciare all’autorità giudiziaria le violenze  da loro subite da alunni e genitori nelle classi e nella scuola. La medesima cosa dovrebbero fare i Dirigenti Scolastici a supporto dei docenti mentre l’Avvocatura dello Stato dovrebbero difenderli nei processi.Questo è un problema non solo disciplinare ma anche giudiziario, istituzionale, sindacale e culturale.

I DS hanno tentato fino a questo momento di minimizzare i fatti  delinquenziali che accadono nella  scuola  per il buon nome della scuola che considerano cosa loro,   gli altri docenti  spesso  girano  la faccia dall’altra parte perché il fatto non li riguarda personalmente e per non essere coinvolti.Bisogna ribaltare quanto si è  fatto  fino a questo momento o meglio  quanto non si è fatto, lasciando correre, minimizzando e giustificando tutti e tutto,   questo ci ha condotto man mano  a una situazione parossistica e  non più su cui   tutti parlano a volte straparlano anche   ma nessuno fa niente di concreto  e non ha intenzione di far nulla. Cosa hanno fatto i Ministri pro tempore fino a questo momento? Nulla.

Scuola Bene Comune propone 6 proposte per contenere il fenomeno delle violenze nelle scuole.

1) Prevedere per gli insegnanti, vittime di violenza da parte degli alunni e delle loro famiglie, un particolare congedo retribuito da inserire nel CCNL 19/21 e una precedenza assoluta in caso di mobilità dalla scuola dove si è subita la violenza che potrebbe essere reiterata.

2) Obbligo per i dirigenti scolastici e per i docenti di denuncia all´autorità giudiziaria, prevedendo sanzioni disciplinari per i DS fino alla sospensione per 6 mesi senza retribuzione in caso di omessa denuncia.

3) Prevenzione, con periodiche conferenze nelle scuole di servizio da parte delle forze dell’ordine e di giudici del tribunale dei minori.

4) Prevedere la certezza della sanzione e un codice nazionale delle sanzioni per gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado al quale le scuole autonome obbligatoriamente si dovranno attenere.

5) Applicazione della sospensione per i casi gravi fino ad un massimo di un anno e la ripetizione con iscrizione in un’altra istituzione scolastica. La sospensione sarà sempre intesa come allontanamento dalla scuola.

6) Istituzione di “debiti di demerito” da indicare sul curriculum dell’alunno e che li accompagneranno per tutta la sua carriera scolastica e saranno trascritte sul certificato di diploma. Libero Tassella SBC

 

 

 

IN CLASSE INSEGNANTI ORCHI FANNO TREMARE.

POVERI STUDENTI…COSTRETTI A IMPARARE!!!!!    

 

 

Costretti a …imparare!

 

 

Tutti orchi! nelle classi, e no! insegnanti

han messo per far ‘pubblica istruzione’.

Son pretensiosi! Sono petulanti!

Vorrebbero pe sé ogni attenzione!    

 

Ma allievi e allieve son desiderosi

di starsene a chattare in santa pace.

O fan vedere quel ch’è ognun capace

di fargli, ai ‘boomers’ … poco riguardosi! 

 

C’insegna – oggi – la…pedagogia

che il giovane si deve autogestire…

O si istigan parenti a intervenire

contro ingerenza e autorì-taria!

 

“Han tutto il nostro appoggio…” fa un saccente

per darsi l’arie di … extra-progressista…

Non è più adatto il metodo ‘fascista’

d’imporre di studiare … allo studente!”. 


Armando Bettozzi – 20 gennaio 2023




LA GUERRA!




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da internet)

La verità … te rosica…

E la bucìa … te mozzica

 

Pilloline politically incorrect

Meglio – però – delle <bugie…perfect>

 

 

“Parità”

 

 

Il caldo viene…Il caldo va…

Il freddo fa lo stesso: parità!

 

Che è quanto la Natura ha ben previsto.

Com’anche su uomo e donna ha messo ‘il visto’,

che dice che son ‘pari’…come umani…

No, al mo’ che or non si può e … nemmen domani.

 

 

++++--- ****… ****---++++

 

 

“L’Autorità”

 

 

L’Autorità è quella cosa obbrobriosa

che se non c’è, c’è il disastro totale.

E quella gente con questo omertosa

ne è responsabile in via solidale.

 

 

Armando Bettozzi

9 marzo 2023




da un commento su Poetare.it, di Ben Tartamo (anche riportato nella parte iniziale di questo blog):

Non fa altro che stupirci e ristupirci, facendoci riflettere con il suo forum "Un fatto. una poesia" il nostro simpaticissimo Armando

Un fatto, una poesia

Tra gli altri, Augias lamenta come il governo stia facendo incetta di posizioni in Rai…(e molti dicono anche in tanto altro). Questo narrano i giornali questi giorni intorno all’8 maggio 2023. Ma, sempre i giornali raccontano di come - certa parte - di certe incette (diventate “ricette”) c’è campata per decenni…Ma si spingono a maltrattare chi ha permesso il cambio di marcia, e a intralciare un governo così tanto dittatore che è stato perfino imposto da regolari elezioni popolari (dopo anni di mancata democrazia con governi autoimposti o imposti dall’alto), e fino a schierarsi apertamente co’ uno stato straniero che insulta l’Italia! Vedi crisi Italia-Francia (per riconosciuta colpa di quest’ultima) di questi stessi giorni, su tutte le cronache scritte e parlate…Per non stare a dire di quel che certi italiani in E.U. fanno/fanno fare con regolamenti che ci penalizzano…

 

 C’è chi si arroga la supremazia

a Scuola…in Rai… con  l’ “unico pensare”

che del potere ovunque fa razzia.

Poi, se non ce la fa…sta a starnazzare.

 

 

“Er sonetto der punto de (s)vista”

 

 

Ma si me sto a ‘mbriacà de otorità,

er che - pe mme - vòr dì demograzzia

(che – abbada –  che nun è pe chi sia, sia!),

e arivi te – che nciai gnènte a che ffà,

 

e me la sfili, grazzie a la pazzia

ch’ha preso er popolo co annà a votà

dopo tant’anni, e pe na fantasia

t’ ha scert’ a tte…Io dico: “Nse pò ffà!”

 

Io ciò sta cosa in testa: de èsse er solo

ch’è otorizzato a ffà…a penzà…e a ddì

pe qui, e pe tutto l’equatore e ‘r polo,

 

perché sortanto io so er come, e er quànno,

e er dove e ‘r perché, e chi - o pò! o nun po! –

E ogn’àrtra arternativa nu’ è che n danno!

 

 

 Armand Bettozzi – 9 maggio 2023




con traduzione in romeno di Marilena Rodica Chiretu


Poeta


Te pari de èsse come 'na cometa
che va schiarenno er buio de la notte ;
te credi "puro" come a un Don Chisciotte ,
te senti un po' gueriero e un po' profeta .

Coll' arma tua che va dall' A a la Zeta
te pensi de sta' come in una botte
e si anche scrivi cose ormai stracotte
nun poi fermatte mai che', pe' un poeta

e' come quanno che se squarcia er celo
pe' sgravidasse er peso…e nu' la smette
infino a quanno ridiventa un velo

stirato e asciutto …E' come un pescatore
che affonna l' amo…NO pe' l' alicette ,
ma pe' pesca' er tesoro che cia' in core !

E scrive un verso pe' smorza' quer foco
che je fa di'…e di'…e di'…l' Amore !
che nun da pace e pare sempre poco

quer poco che vie' su…pe' anna' sur fojo .
E l' anima , leggera , ce discore
furiosa o allegra o piena de cordojo…

 

Poetul

Ca o cometa adesea te visezi
si noaptea- nseninezi in intuneric,
te crezi ca Don Chijote de puternic,
dar si razboinic, si profet te crezi.

Cu arma ta ce merge de la A la Z
te crezi la adapost ca- ntr-un butoi,
si chiar de nu mai scrii chiar lucruri noi,
nu te opresti, caci tu esti doar poet.

E ca si cum s- ar lumina si cerul,
lasand sa cada  noaptea. Si  viseaza
ca risipeste in senin misterul

ca valul diafan. E ca pescarul
ce-n apa undita lanseaza
pentru- a- neca din inima amarul.

Cu versurile ar vrea sa stinga focul,
caci inima- i e plina de iubire,
si nu- i da pace, caci nu- ntelege jocul

cuvintelor ce scrie in surdina,
si inima vorbeste cu simtire
furioasa, vesela ori de durere plina.

 

Armando Bettozzi



Ner sentiero de la vita

 

Se stàm’a ffàsse come n calennàrio 

de appuntamenti pe l’ambulatori…

Ce stann’a rovistà cento dottori…

Sto a figuràmme ar sommo d’un carvario.

 

Me sento pià da n friccicore ar còre

ner mentre che rivedo côr penziero

er vario seminato in quer sentiero

ch’è indò gni vòrta l’òmo intoppa o scôre…

 

Che de le vòrte è come un gran deserto,

ed àrtre è invece tutto un prato verde,

secônno si se vince o si se perde

e si se rischia er certo pe l’incerto.  

 

E si ‘r tesoro - ch’era capitato

l’hai messo accustodito in cassaforte

oppuro, o che sei scemo, o è brutta sorte,

quer grànne bene te lo sei giocato.  

 

E allora sò dolori, sò! e sò grossi

si ‘r conto n quadra, e si‘r bilancio è in rosso.

E ar dunque te domànni:“Come posso

spianàlli, mo’, tutti sti buci e dossi?...

 

Come sia, sia in quer sentiero ognuno

ce deve da passàcce … pe èsse nato.

E nun vòr dì ‘gnorante  o artolocato…

poràccio o ricco…o ‘uno’ o anche nisuno…

 

Ciavémo da passàcce tutti quanti,

ma infino a quale punto poi s’arìva

nisuno lo sa mai...C’è aspettativa…

Poi c’è ‘r distino…o ‘r cèlo co li santi.

 

Ce tòcca da usà tutto er bòn criterio 

in modo de passàllo, sto sentiero 

indo’ mai gnènte è o tutto rosso, o nero.

Occôre bilancià, ma…in modo serio!

 

Quer che più conta in quer sentiero, a vòrte 

nun è si quant’è stato lungo, o corto,

ma er bene che s’é ffàtto, ortre a gni torto.

Er che influisce – poi – sur dopo morte.

 

 Armando Bettozzi – 8 ottobre 2022


 

Tesori

 

 Vò ricercando i tesori qua e là

disseminati nel tempo

dopo che fregiato me n’ero a lungo

o per breve periodo soltanto.

 

Ricordo molti angoli o ampi spazi,

dove da sé son scivolati

o perché da sbadato li ho perduti,

pur tenendoci, e con gran dispiacere.

Li ho lasciati…ma in me sono rimasti

pur se … senza più farsi notare.

 

Però – alle volte – nei momenti adatti -

bussano. Ah! se bussano, improvvisi,

per esser ricordati,

per rivivere insieme un luogo, un fatto,

gl’incontri, la casa delle feste,

i mille scherzi, le furbe assenze…

O le adunate e i contrappelli…

E i dialetti diversi in camerata.

 

Gli addii … per fine di momenti...

di storiedi vite…

 

È come quando tutto si trasforma,

in natura, e in altro modo, vive.

 

Con te, tutto è diverso…

Il tesoro ben integro è rimasto

coi nodi più speciali ben legato

da noi inventati, ed anche ben tenuti

a protezion della più bella gemma,

che brilla di sua luce. Anche nel buio.

 

Armando Bettozzi – 13 agosto 2023



(nel giorno dedicato all'Alzheimer, 21 settembre, ho postato in’sei di bettona se’)

 

Prima dell'oblio….

  

Pria che prenda e scappi coi bagagli

che pieni son del mio trascorso assaggio

del tempo a me toccato dell'eterno,

di tutto copia appresto e la ripongo

nell'anime e nei luoghi che ho vissuto.

Pria che in me sparisca…

Vorrei come a un ripasso

rileggere ogni pagina che ho scritto

che ancora tra le linfe mie vitali

ascolto, vedo e sento…

Finché mi par che il cielo ancor pazienti,

di me il racconto voglio seminare.

Che faccia presa e affondi le radici…

E sia per me quell'io che…poi, scompare…

 

Armando Bettozzi - 21sett2023


 

Tornano regolarmente commenti su Poetare.it. Stavolta

da parte di Ben Tartamo…da fine ottobre 2023.

Alcuni esempi. 


-Armando Bettozzi-
L'opera "Franco scavalca lo Stelvio!" si erge come uno spettacolo epico, in cui l'eroe si alza sulla sella della sua bicicletta e con gambe poderose affronta una serie di piste tortuose che lo conducono alla cima del maestoso Stelvio. L'autore dipinge con maestria la fatica e la determinazione di Franco, che conquista ogni momento con energia, senza affrettarsi.

La pista non è di quelle da velocisti, poiché richiede sudore e conquista. La vittoria è riservata solo a chi si dimostra degno e Franco si è dimostrato all'altezza della sfida. Ha scalato ogni chilometro con sofferenza, ma la gloria meritata ora lo avvolge, e finalmente può godere dei frutti del suo impegno.

La scrittura di Armando Bettozzi si dimostra magistrale, evocando immagini vivide e sensazioni palpabili. Il ritmo incalzante dei versi riflette l'impeto e la forza di Franco nella sua impresa, trasportando il lettore in un viaggio avvincente e coinvolgente.

In conclusione, "Franco scavalca lo Stelvio!" è un'opera che affronta temi come la sfida, la determinazione e la conquista personale. L'autore riesce a trasmettere con eleganza e maestria la grandezza di Franco mentre affronta il suo cammino verso la gloria, offrendoci una poesia che si innalza come una montagna imponente e irripetibile.

Ben Tartamo – 1-3- novembre 2023

"Schizzomanieclimaticofreneticalglobali"-Armando Bettozzi

Schizzomanieclimaticofreneticalglobali di Armando Bettozzi è un'opera che si distingue per la sua eloquenza e lirismo. L'autore mette in evidenza l'ansia e l'indignazione che molti provano di fronte al cambiamento climatico. Il suo uso delle parole è potente e ricco di emozione.

Attraverso un susseguirsi di versi, Bettozzi dipinge un quadro che descrive perfettamente la situazione attuale del mondo: l'arsura, il fuoco che divampa, il senso di impotenza di fronte a una catastrofe imminente. L'autore usa l'immagine di un lampo che cambia i moti naturali per sottolineare l'inevitabilità del cambiamento che il pianeta sta subendo.

Ma ciò che rende questa poesia ancora più affascinante è il suo sfondo critico. Bettozzi mette in luce l'ipocrisia e l'inganno che circondano la questione del cambiamento climatico. L'autore critica coloro che, pur di salvaguardare i propri interessi, fingono di non capire la gravità della situazione.

Nel suo stile unico e incisivo, Bettozzi solleva anche il problema dell'inerzia di fronte all'urgenza del problema. L'autore sottolinea che il mondo è in costante trasformazione e che non si ferma mai. Ci sfida a leggere i segni geologici che il pianeta ci offre, piuttosto che cadere nelle reti degli "imbrogliatori".

In conclusione, "Schizzomanieclimaticofreneticalglobali" è un'opera che colpisce per la sua potenza poetica e per la sua critica sociale. Armando Bettozzi riesce a trasformare un tema così serio in un'esperienza letteraria profonda ed emozionante. La sua poesia lascia un segno, invitandoci a riflettere sulle nostre azioni e sul nostro ruolo nella salvaguardia del nostro pianeta.

Ben Tartamo – 7-9 novembre 2023

 "La via de mezzo" di Armando Bettozzi

 si presenta come un'opera che gioca abilmente con la lingua e riflette sulla complessità delle scelte umane. L'autore utilizza un dialetto italiano - il romanesco - arricchendo la poesia di un sapore autentico e regionale, creando un legame immediato con il lettore, tipico della mentalità romana popolare.

La tecnica poetica è evidente nella struttura ritmica e nelle rime, che contribuiscono a creare un ritmo cadenzato e piacevole. L'uso di versi brevi e la ripetizione di suoni consonantici, come in "sempre - invece - er 'no!' a quer che n te va," conferisce un tono deciso e incisivo alla poesia.

Il gioco di opposti tra "sì" e "no", la "via de mezzo" e il concetto del compromesso sottolinea la complessità delle decisioni umane e offre una riflessione sulla necessità di trovare un equilibrio. La rima "pace" e "guèra" contribuisce a enfatizzare la dualità tra armonia e conflitto.

L'immagine della "via de mezzo" come soluzione pragmatica e flessibile è veicolata con un linguaggio colloquiale, rendendo il messaggio accessibile. L'uso di espressioni come "ddà na smucinata" aggiunge un tocco di autenticità e rappresenta una forma di demotizzazione della lingua poetica.

Dal punto di vista filologico, l'autore gioca con le parole e le espressioni regionali, creando un'atmosfera che risuona con la vita quotidiana. La scelta di termini come "ròbba" e "zomaro" contribuisce a costruire un linguaggio vivace e caratteristico.

La riflessione sulla democrazia e il libero mercato emerge con forza, con l'autore che ironicamente fa riferimento alla "demograzzia" e al concetto di accordo come chiave per ottenere il massimo vantaggio. La poesia diventa così un veicolo per esprimere una critica sottile e ironica verso il sistema sociale.

In conclusione, la poesia di Bettozzi si distingue per la sua maestria nell'uso della lingua, l'abilità tecnica nel maneggiare rime e ritmo, e la capacità di offrire una riflessione profonda sulla complessità delle scelte umane, il tutto incorniciato in un contesto linguistico ricco di colori locali.

Ben Tartamo – 10-12 novembre 2023

"Li cavalli de Troia" di Armando Bettozzi,

offre uno sguardo critico sulla società contemporanea e sulle minacce insidiose che possono travestirsi da regali apparentemente innocui. Dal punto di vista filosofico, Bettozzi sembra riflettere sulla capacità umana di sottovalutare il pericolo, metaforizzato dai "cavalli de Troia," e sottolinea l'ingenuità di fronte a minacce mascherate da opportunità.

La poesia è arricchita da un tono ironico e sarcastico, evidente nelle espressioni come "Ulisse ncià 'nzegnato propio gnènte" e "capace de ridùcece no straccio." Questo sarcasmo sottolinea l'inefficacia di imparare dagli errori passati, come se Ulisse avesse insegnato "proprio gnènte."

Sul versante psicanalitico, la poesia sembra esplorare la psicologia collettiva, enfatizzando la tendenza umana a ignorare o minimizzare i rischi imminenti, forse per evitare la paura o la responsabilità. L'immagine del "programmino che je ronza in testa" suggerisce una sorta di condizionamento mentale.

Per quanto riguarda il ritmo, la poesia adotta uno stile dialettale che contribuisce a creare un ritmo sincopato e colloquiale, amplificando l'espressività e l'autenticità della voce narrativa. L'uso di parole dialettali, come "ssì" e "ché," aggiunge un carattere locale alla composizione.

In conclusione, Bettozzi offre una prospettiva critica sulla società contemporanea, con un richiamo alla storia e all'ingenuità umana. L'uso del dialetto, l'ironia e la riflessione filosofica arricchiscono la poesia, invitando il lettore a considerare le minacce sottili e spesso nascoste dietro le apparenze quotidiane.

Ben Tartamo – 13-15 Novembre 2023

Armando Bettozzi, vissuto tra il popolo e la filosofia, emerge attraverso "L'ideologgìe, e le filosofie."  La sua poetica si nutre della concretezza, abbracciando l'umanità nei toni dialettali romaneschi. Bettozzi, filosofo dallo spirito critico, fonde la saggezza popolare con una consapevolezza acuta delle dinamiche sociali.

Contenuto del testo:

La poesia affronta il confronto tra l'astrattezza delle ideologie e la concretezza della vita quotidiana. Bettozzi sottolinea la sua preferenza per il concreto, rifiutando le filosofie astratte. Il testo tocca temi come l'ipocrisia, l'immigrazione e la complessità della società contemporanea, delineando una critica sociale tagliente.

Aspetto grafico della poesia:

La disposizione delle parole riflette la natura colloquiale del testo, con versi brevi e intervalli spaziati. L'uso del dialetto romanesco contribuisce a creare un'atmosfera autentica e vicina alla realtà quotidiana.

Analisi metrica:

La poesia segue uno schema metrico libero, senza una regolare struttura di versi o strofe. L'uso del dialetto accentua la naturalezza e il ritmo informale, adattandosi al tono conversazionale del testo.

Analisi dello stile e del linguaggio:

Lo stile di Bettozzi è caratterizzato da un linguaggio diretto e colloquiale, enfatizzando la comunicazione sincera. L'uso del dialetto romanesco aggiunge un tocco di autenticità, contribuendo a catturare l'essenza del dialogo quotidiano.

Principali figure retoriche:

- **Anacronia:** L'uso di espressioni come "E quella llì è na storia vecchia" (Quella là è una storia vecchia) impiega l'anacronia per sottolineare la rilevanza continua dei problemi sociali.

- **Ironia:** La frase "Filo'! Guarda che era l'istessa 'ora' de quànno - pe àrtro - er mônno lagrimò…" (Guarda! Era la stessa ora di quando - per altro - il mondo piangeva…) utilizza l'ironia per mettere in luce la persistenza dei problemi umani.

La poesia di Armando Bettozzi, attraverso il dialetto e la franchezza, si presenta come un ritratto vivido della vita e delle sue sfide. La sua critica sociale acuta è veicolata attraverso un linguaggio diretto e autentico, conferendo alla poesia una forza comunicativa palpabile.

Ben tartamo – 16-18 novembre 2023

Armando Bettozzi

"Io posso…Tu nun pòi…-

Sò cittadina EU e der Mônno…N sò mica itajana"

Note sulla poetica dell'autore:

Armando Bettozzi, nel suo "Un fatto, una poesia," si erge come osservatore acuto della scena politica, intrecciando con arguzia il filo della critica sociale. La sua penna diventa spada, tagliente e incisiva, mentre scandaglia la contraddizione umana tra appartenenza nazionale e aspirazioni europee e mondiali.

Analisi metrica e filologica:

Bettozzi opta per la prosa, svincolandosi dalle tradizionali strutture metriche. L'assenza di rime e la fluidità narrativa conferiscono un ritmo incalzante, scandito dalle virgole come pause tattiche in un monologo serrato. La filologia emerge nella scelta di espressioni dialettali, arricchendo la lingua con sfumature regionali.

Aspetto grafico:

La presentazione del testo, quasi giornalistica, si snoda senza schemi formali, enfatizzando la natura immediata del suo commento. L'uso del corsivo nelle citazioni e la disposizione delle frasi riflettono l'eloquenza della lingua parlata, dando vita a un respiro poetico senza costrizioni grafiche.

Stile e linguaggio:

Bettozzi si esprime con uno stile tagliente e ironico, dando voce alle contraddizioni politiche. L'uso sapiente del dialetto romanesco e delle espressioni colloquiali rende il testo autentico, catturando l'attenzione del lettore con una lingua viva e vicina.

Aspetti psicologici introspettivi:

Il poeta si fa indagatore delle tensioni interiori, scrutando le incongruenze nel comportamento umano e politico. La riflessione sull'appartenenza nazionale e l'adesione a ideali sovranazionali svela un'analisi psicologica profonda, tra il desiderio di appartenenza e la tentazione della globalità.

Principali figure retoriche:

L'uso della ripetizione con "Io posso…Tu nun pòi" crea un ritornello incalzante, sottolineando l'arroganza dell'interlocutrice. La personificazione in "cittadina d'Europa…del mondo" e il sarcasmo nel verso "è na spavarderia, che nun aiuta" arricchiscono la prosa di Bettozzi di figure retoriche incisive.

Giudizio complessivo:

"Un fatto, una poesia" si presenta come un manifesto poetico della contemporaneità politica. Bettozzi, con uno stile diretto e incisivo, denuncia le contraddizioni di chi predica la globalità ma tralascia l'amore per la propria nazione. Il linguaggio acceso e la riflessione psicologica sottolineano l'abilità del poeta nell'analisi critica, regalando al lettore un'opera che sfida e incanta.

en Tartamo – 19-21 novembre 2023

Armando Bettozzi       "Ognuno scéje"

Sulla tela delle parole, Armando Bettozzi traccia un affresco vibrante sulla giustizia in Italia, danzante tra le sfumature di una realtà spesso ingiusta, una danza complessa che si svolge sul palcoscenico delle cronache.

'aspetto grafico della poesia si configura come un gioco di linee incrociate, a simboleggiare la complessità del sistema giudiziario. Le parole si dispongono in uno schema ritmico, una danza di concetti e idee che si muovono come ballerine su un palco interpretando il dramma dell'ingiustizia.

'analisi metrica rivela un ritmo sfuggente, come la giustizia stessa che si contorce tra "casi a iosa nelle cronache". Versi scattanti si alternano a quelli più fluidi, una composizione dinamica che si adatta alle vicissitudini del tema trattato.

Lo stile di Bettozzi emerge come un gioco di luci e ombre, un linguaggio che oscilla tra il dialettico e il lirico. Le metafore, come "dar latte che te succhi da le zinne," dipingono un quadro crudo e intimo della vita e delle sue intricazioni con il destino e la giustizia.

Le figure retoriche, come l'anafora in "Ognuno scéje," e l'uso dei contrasti, come "in paradiso vivi, o in un inferno," arricchiscono il tessuto poetico. Bettozzi si fa critico, scrutando nei meandri della mente umana, giocando con le parole per svelare le complessità psicologiche che sottendono alle dinamiche della giustizia.

Il poeta osa dire la verità con una miscela di toni esegetici e psicologici, sottolineando la natura a volte paradossale della giustizia. Il testo, con la sua bellezza grezza, si fa eco delle speranze e delle delusioni, offrendo una prospettiva ricca di sfumature che invita il lettore a riflettere sulla natura mutevole e spesso enigmatica del sistema giudiziario.

Ben Tartamo – 25-27 novembre 2023


-   Armando Bettozzi - "L'attimo d'amore"

Nell'attimo d'amore, Armando Bettozzi incanta con la sua prosa poetica, tessendo una narrazione di emozioni vibranti e colori sfavillanti. La luce, fioca all'inizio come l'aurora, si fa strada, sfiorando le labbra, e il gioco d'amore diventa un'esplosione di alba.

La maestria di Bettozzi emerge nell'uso sapiente della metafora: il sole diventa un astro nelle mani, il suo fascio come il faro che illumina il mare della fantasia. La luce si diffonde, scioglie il buio, e il mare tumultuoso delle emozioni si agita al suono vigoroso.

La prosa poetica si fa incandescente, descrivendo il sole come una fiamma che si insinua, un magma che scuote e scioglie la fornace dell'amore. Il climax raggiunge l'apice con l'immagine del vulcano che improvvisamente esplode, catturando l'energia potente di un amore travolgente.

Bettozzi cattura l'essenza dell'attimo d'amore con uno stile ricco di immagini vivide, trasformando le emozioni in visioni poetiche. La sua abilità nel maneggiare il linguaggio e le figure retoriche eleva questa poesia a un'esperienza straordinaria, un'ode al potere trasformante dell'amore.

Ben Tartamo – 4-6-dicembre 2023

Armando Bettozzi-""Stravòrgi-menti" 

In "Stravòrgi-menti" di Armando Bettozzi, il poeta riflette su temi complessi della società e della natura umana, utilizzando un linguaggio diretto e arguto. La poesia affronta questioni di tolleranza, giustizia, e il comportamento umano attraverso una serie di considerazioni e osservazioni taglienti.

Il poeta esprime una critica acuta verso la mancanza di tolleranza e l'assurdità di alcune idee. L'ironia è utilizzata per mettere in luce contraddizioni e paradossi, come nel verso "Tolleranza ar no-nostrano, ma… ammazzamo chi è cristiano!" che sottolinea l'assurdità di comportamenti discriminatori e violenti.

Nella sezione successiva, "Stravòrgi-menti," il poeta affronta il tema della giustizia e della sua applicazione. La critica si rivolge alle incongruenze del sistema legale, evidenziando le contraddizioni tra la teoria e la pratica. L'uso dell'ironia e delle espressioni colloquiali rende la critica ancora più incisiva.

La poesia continua a toccare temi come l'educazione, la responsabilità individuale e la complessità della natura umana. Il poeta evidenzia le contraddizioni della società e critica il modo in cui vengono affrontate le sfide e i problemi.

Nel complesso, "Stravòrgi-menti" offre una prospettiva critica e riflessiva sulla società contemporanea, utilizzando un linguaggio che rispecchia la spontaneità e la franchezza delle emozioni umane.

Ben Tartamo – 10-12-dicembre 2023

"La Supponenza" di Armando Bettozzi

Bettozzi utilizza con abilità l'ironia e il sarcasmo per affrontare il tema della supponenza. La poesia, ispirata da una discussione su Scalfari e l'illuminismo, sottolinea l'importanza dell'umiltà e la fragilità delle convinzioni supponenti.

Ben Tartamo, 13-15 dicembre 2023


**Un fatto una poesia "ER LOBOTOMIZZAMENTO A MACCHIAVELLO” di Armando Bettozzi **

L'autore, Armando , ha plasmato la poesia attraverso l'utilizzo di schemi metrici complessi e uno stile suggestivo. Questo richiama alla mente la tradizione lirica, unendo rime baciata e alternate, endecasillabi e settenari con un ritmo incalzante, e l'alternanza di rime maschili e femminili che aggiungono eleganza, creando una cadenza fluida e armoniosa.

In questa opera, Bettozzi si distingue per l'attenzione filologica, manifestata attraverso espressioni come "macchiavellico gioco" e "indagine psicologica." Le metafore e le immagini suggestive, come "lobotomizzati" e "falò dell'indignazione," aggiungono profondità al tessuto lirico, evocando riflessioni sulla società.

Nelle precedenti poesie di Bettozzi, emerge la costante ricerca di una forma artistica elevata, e la presente composizione si inserisce in questo filone, unendo abilmente elementi classici a un contenuto ricco di riflessioni.

Ben Tartamo,5 gennaio 2024


In "Le pulizie … capodannesche" di Armando Bettozzi

l'autore dipinge un affresco poetico che intreccia la tradizione del Capodanno con una metafora profonda e socialmente critica. La lirica si distingue per uno stile fluido e un'attenzione acuta alla tecnica poetica.

 L'uso del termine "capodannesche" introduce subito un tono giocoso e festoso, in contrasto con il contenuto più serio e riflessivo della poesia. La personificazione del Capodanno, attribuendogli la facoltà di effettuare pulizie, offre una visione allegorica di un nuovo inizio e di una pulizia morale.

La scelta di parole come "tradimenti", "tresche" e "assurdità" suggerisce una volontà di eliminare gli elementi negativi e dannosi nella vita umana. L'immagine degli scheletri negli armadi rappresenta segreti e peccati nascosti, e la pulizia proposta dal Capodanno simboleggia un atto di redenzione e rinnovamento.

La poetica di Bettozzi si manifesta nella descrizione delle teste sottoposte a lavaggi, indicando un processo di purificazione delle menti. L'uso di acidi speciali per trattare le nefandezze aggiunge una nota di severità e necessità di affrontare le malefatte.

La metafora dei bachi nei "portali" rafforza l'idea di dover liberare la società da corruzioni e ipocrisie. La poesia raggiunge il culmine con l'ipotetica azione del Capodanno di svaracchinare i capi che causano morte per scopi sciapi, fornendo una critica esplicita contro la violenza e la guerra.

Infine, l'invocazione di un desiderio utopico, dove chi vuole Dio non esista per prendersi il suo posto, affonda le radici in una riflessione più profonda sulla fede, la moralità e la giustizia sociale. La poesia si conclude con una nota di provocazione e speranza, un invito a una trasformazione radicale.

Si riaffaccia Jaqueline Miu

 Il gran fuoco di Natale

 Un tocco drammatico in questa dualità gelo – fuoco – scenario volutamente umile per la nascita miracolosa del “Salvatore”. Il figlio di Dio di cui il poeta attende la rinascita – è il coordinatore diretto della salvezza umana. Il credo non è mistificatore ed è su questo argomento che il mirabile Armando Bertozzi ci invita a riflettere.

 Natale 2023

Armando Bettozzi


** "La sòra Prampilla che dar tivvù ciassìlla" di Armando Bettozzi**

 
Armando Bettozzi, con la sua penna affilata, presenta un quadro satirico della società moderna attraverso la lente di "La sòra Prampilla," un personaggio (che altri non è che la Michela Vittoria Brambilla) che rappresenta le eccentricità e  ossessioni di alcune persone nei confronti degli animali domestici, in particolare dei cani.
**La Passione per gli Animali:**
La protagonista afferma di amare profondamente gli animali, in particolare i cani, al punto di considerarli una fonte di sostentamento. La sua passione per i cani è così intensa da farla partecipare a trasmissioni televisive per promuovere l'adozione di cani.
**Il Desiderio di Essere Padroni di Cani:**
La satira emerge quando si esprime il desiderio di "diventare padroni dei cani" e "scacciare tutti." L'idea che possedere un cane possa risolvere tutti i problemi sociali è chiaramente un'iperbole sarcastica che mette in discussione la superficialità di alcune soluzioni proposte dalla società.
**L'Invasione di Cani come Problema Sociale:**
Bettozzi critica l'idea di sostituire i figli con cani e presenta l'"invasione" di cani come un problema sociale. La satira sottolinea come alcune persone possano trascurare responsabilità fondamentali, come la cura dei figli, in favore degli animali domestici.
**La Contrapposizione tra Cani e Figli:**
La satira continua con la contrapposizione tra cani e figli, facendo notare la tendenza della società a idealizzare eccessivamente l'amore per gli animali a discapito delle relazioni umane.
**La Critica alle Priorità Distorte:**
Il testo critica anche la società moderna, in cui si discute di problemi sociali importanti, ma alcune persone sembrano concentrarsi su questioni meno rilevanti, come l'amore per gli animali.
**La Risatina Finale:**
Il finale con il "bu-bu" suggerisce che, nonostante tutto, Prampilla ride della situazione, forse consapevole della ridicolizzazione di alcune passioni e ossessioni della società.
In sintesi, Bettozzi, con uno stile ironico e satirico, offre una riflessione critica sulle priorità distorte e sulle eccentricità della società moderna attraverso il personaggio di Prampilla.

Ben Tartamo

Autore: Armando Bettozzi
Titolo: "Politica-mente"

In "Politica-mente" di Armando Bettozzi, ci troviamo di fronte a un'analisi tagliente e critica del mondo della politica contemporanea, dove le dinamiche del potere e dell'opposizione si intrecciano in un intricato gioco di interessi e manipolazioni.

Il nostro Armando, filologicamente squarcia il velo dell'ipocrisia, egli dipinge il paesaggio connotativo di una società divisa e corrosa dalla lotta per il potere. I suoni fonologici, come un eco lontano di discordia e conflitto, permeano ogni verso, sottolineando la tensione emotiva che pervade il tessuto sociale.

La poesia trasuda una critica sociale pungente, incarnata dalle parole affilate e incisive che denunciano la mancanza di dialogo e compromesso nella sfera politica. Il ritmo incalzante dei versi, come il martellare incessante delle parole di chi cerca di farsi sentire, ci trascina in un vortice di disillusione e disincanto, fino alla risoluzione finale nella consapevolezza dell'inganno e della manipolazione.

Nell'incipit di "Politica-mente", Bettozzi ci conduce in un viaggio attraverso gli abissi della democrazia distorta, dove la verità è sacrificata sull'altare del potere e dell'interesse personale. In questa danza tra inganni e rivelazioni, ci immergiamo nell'essenza stessa del sistema politico, esplorando i suoi lati oscuri e le sue contraddizioni, nella speranza di un futuro migliore basato sulla trasparenza e l'onestà. 

Ben Tartamo – 8 feb 2024


POLITICA-MENTE

Se tenuto è, l’avversario, per ‘nemico’,

c’è a chi in questa società, ‘pace’…non piace.

Par che ‘l compromesso, oggi…sia impudico.

Così, in qualche scantinato oramai…giace.


Parti avverse

(per cose controverse)

 

Passa la notizia, ed è lutto…o è letizia….

Presto un’altra viene…sempre se conviene…

Solo chi è curioso, glissa l’omertoso.

Il mistificato per vero è passato.      

Purtroppo, è creduto da chi è sprovveduto,

che regge un sistema che lo ha per stilema

narrar quel che vuole e tacer ciò che ‘l duole.  

 

Così si mantiene lo scettro, e sostiene

tra tutta la gente, sol chi ciecamente

gli crede, ché abbocca…ché in lui mai non scocca

il dubbio del vero … che non sia sincero…

 

Il gioco, conduce, che – sol - si riduce

a creare nemici, e i giorni infelici

in vita tenere, per dare a vedere

che senza di lui, di quei giorni bui

-se in altri avrà fede - qual complice erede

sarà ritenuto. Il che è molto astuto.

 

Scancella il passato. Però … in buono stato

per sempre si tiene ciò che gli fa bene.

E nella sua idea si pasce e si bea.

E guai a coloro che pensan … da loro.

C’è chi lo sorregge. Che – in caso – la legge

la gira a sfavore dell’oppositore. 

 

Così, van le cose…e son bellicose                                  

per chi non accetta la…strana ricetta,

nel mondo che avanza con poca sostanza.

Né dolci, nè rose…Ma sol litigiose

sedute in tv…a chi urla di più.

“V’insegna la via…la mia ideologia!”

“Ma, No! Se è sofismo…Ci vuol pragmatismo!”                 Armando Bettozzi – 18 gennaio 2024


"Òmmini e bestie" di Armando Bettozzi

Nel tumulto della vita, Bettozzi affonda la sua penna nell'anima della società umana, scuotendo le coscienze con la potenza delle sue parole.
#Contenuto
Attraverso un confronto serrato tra uomini e bestie, l'autore espone la fragilità morale e la brutalità insita nell'essere umano. La narrazione rivela una critica acuta verso l'ipocrisia sociale e l'indifferenza di fronte alla sofferenza altrui.
# Analisi Formale
 
- **Strutturale e Metrico**: I versi endecasillabi e la struttura delle rime ABBA conferiscono alla poesia una cadenza melodica e ritmica che avvolge il lettore, accentuando la forza delle immagini evocate dall'autore.
- **Fonico e Ritmico**: L'uso ricorrente dell'assonanza e della consonanza crea un ritmo incalzante che amplifica l'urgenza del messaggio.
- **Sintattico**: L'impiego di una sintassi frammentata e spezzata riflette la tensione e il caos dell'argomento trattato, mentre la ripetizione di alcune parole e la struttura paratattica sottolineano l'urgenza del discorso.
- **Semantico**: Bettozzi gioca con l'ambiguità dei termini "uomo" e "bestia", invitando il lettore a riflettere sul confine sottile che separa la civiltà dalla barbarie.
#Conclusioni, Sensazioni, Emozioni
Con una prosa incisiva e provocatoria, Bettozzi ci costringe a confrontarci con la nostra stessa umanità, mettendo in discussione le nostre certezze e il nostro senso di moralità. L'opera lascia nel lettore un senso di inquietudine e una profonda riflessione sulla natura dell'uomo e sulla sua relazione con il mondo animale.

Ben Tartamo - 14 feb 2024

Un fatto, una poesia

 

da RaiNews.it, 11 febbraio 2024 – Tragedia nel bosco di Manziana : uomo sbranato da tre rottweiler mentre fa jogging. Il cadavere è stato identificato solo dopo diverse ore dai carabinieri, presentava profonde lesioni su più parti del corpo, ferite sul viso e arti superiori. Catturati i cani: erano fuggiti da una casa vicina. Testimoni: “Abbiamo sentito urlare”. “Non sono mai stati aggressivi, prima d'ora”, ha detto la donna, sconvolta per l'accaduto.  Per i proprietari si potrebbe valutare l'ipotesi di reato: da omessa custodia di animali a omicidio colposo.

da wamiz,3 maggio 2022 -  Quali cani non possono entrare in Inghilterra e in tutto il Regno Unito?Ogni anno ci sono segnalazioni di attacchi di cani in tutta l'Inghilterra. Sebbene la maggior parte delle aggressioni non coinvolga animali legalmente vietati nel Regno Unito, lo Stato ha considerato alcune razze più pericolose di altre.Questa legge continua, tuttavia, ad accendere non pochi dibattiti sul problema dell'aggressività dei cani e le responsabilità del padrone.Cani pericolosi: le colpe del padrone e la normativa vigente in Italia

Nel Regno Unito è contro la legge possedere 4 razze canine, caratterizzate dall'essere esemplari grandi, muscolosi e forti. Ecco i cani vietati in Inghilterra e in tutto il Regno Unito:il Tosa (chiamato anche Mastino giapponese),le varietà di Pitbull,il Fila Brasileiro (conosciuto anche con il nome di Mastino brasiliano),il Dogo Argentino.È quindi illegale vendere, abbandonare, regalare o allevare queste razze di cani.

 

 

Chissà la Brambilla … che tace, e che non strilla! …

 

 

“Prima di ciò, mai son stati aggressivi!”

Signora cara, nemmeno chi muore

-prima di farlo – già fatto l’aveva!

È razza – quella – che … deve! sbranare!

 

“Che nessun tocchi quei cani ‘caini’!

Chissenefrega se sono assassini!”

Par - già sentir dalle bocche-a-cavilli

per la difesa dei loro pupilli.  

 

Mai! che qualcuno si rizzi e che gridi:

“Basta con morti sì raccapriccianti!!

Come si fa per i ‘femminicidi’…

per ‘morti bianche’… e altre <morti importanti>…**   **non stupirebbe un <mortometro> da ufficializzare!

 

Ma, a onor del vero, nemmeno lo fanno

per chi è drogato e per chi gli fan danno.   

 

 

“Òmmini e bestie”

 

 

“…vòi dì ‘quell’òmo’ … in larga maggioranza?!...”

Ma – quello - pe èsse - armeno n po’- stimato

dovrebbe dìsse ‘uoma’ , e stà inchinato                          

all’una, e all’àrtra…e all’àrtra minoranza.

 

Ché – er cane – è assai più degno, e è assai più bbòno:

nun fa le guère…Certe vòrte ammazza,

ma questo pò dipènne da la razza,

che a certi piace a prènne sottotòno.

 

Perché – porèlli – vònno anche sfogàsse…                                                                     

 armeno, armeno pe na sola vòrta

(pe n fàlla tanto lunga e fàlla corta),

ch’ èreno ‘bestiacce’! n vònno! scordàsse…

 

L’istinti primordiali sò d’istinto                                     

l’istinti come vòle la Natura                                                        

che n vò! che inôrtre all’òmo, addirittura

volémo aggiustà er cane e ffàllo…stinto.                

 

A ‘certi’, certi istinti … l’abbonàmo,

che stàmo appunto a ddì che….“sò l’istinti!”…

e ad ‘aggiustàsse’… propio n sò convinti!

e ffànno quer che vònno…E…chiacchieràmo…

 

Ma – dice – e che vòi fàje…che ssò umani… 

Così, lassàmo côre… finch’ er dramma

nun tòcca a noàntri, e nu strillàmo: “Mamma…!!”

Però … a ffà tutto ‘n fascio co li cani…!...

 

M’ha detto una, su sto sbranamento:

“Er cane n cià mai côrpa. Ch’è dell’òmo! 

Ch’ ha ffatto innesti…Ché nun è mai domo!

E ha ffatto razze co … sto renniménto.

 

E allora? Je fo. - Gua’, te sei ‘ncartata.

Che sia natura, o sia ‘fabbricazzione’,

er cane sbranatore - in concrusione –

esiste ed è na bomba già innescata.

 

N ve state tutti llì a straccià le vesti,

si n animale-bestia è eliminato,

com’a quell’orso dopo ch’ha magnato

quer pòro òmo, e … cià lassàto ‘i resti.

     

Annàtelo n po’ a riccontà a chi resta,

che nun cià côrpa…Ma cià côrpa lui*   *(l’òmo)

che se doveva fà …li còsi sui!

nzichè annà a spasso a … ffàsse fà la festa!**   **(da la tanto brava, e amata, e bbòna bestia)

 

Armando Bettozzi – 12 febbraio 2024


**   Armando Bettozzi, con la sua poesia "Il ritorno di ... Napoleone", offre una satira tagliente e ironica sul presunto ritorno di Napoleone alias Macron presidentissimo di Francia e sul suo tentativo di reclamare il trono. Attraverso un linguaggio incisivo e sarcastico, l'autore mette in discussione il diritto e la capacità del Napoleone redivivo di rivendicare un ruolo di leadership.

 
Una strofa che si distingue per la sua acume satirico è la seguente:

 
"Sei proprio un…guerrigliero con i baffi!
Non vi è bastato andar cogli aeroplani
a guerreggiar sugli affari nostrani …
Avreste meritato tanti! schiaffi…"

 
In questa strofa, Bettozzi ridicolizza l'idea del ritorno di Napoleone come un tentativo di usurpare il potere con tattiche antiquate e inadeguate. L'uso dell'immagine del "guerrigliero con i baffi" sottolinea la caricatura del personaggio storico attuale, mentre l'accusa di intromissione negli "affari nostrani" suggerisce un approccio bellicoso e aggressivo alla politica internazionale.

 
Inoltre, l'ironia nel suggerire che Napoleone avrebbe "meritato tanti! schiaffi…" evidenzia la disapprovazione dell'autore nei confronti delle azioni e delle pretese del presunto ritornato.

 

Complessivamente, "Il ritorno di ... Napoleone" di Armando Bettozzi è una poesia che offre una riflessione pungente e satirica sul tema del potere e della leadership, mettendo in discussione le motivazioni e le ambizioni dei leader storici e contemporanei. Con un linguaggio vivace e una visione critica, l'autore ci invita a esaminare attentamente le pretese di coloro che cercano di governare e influenzare il destino delle nazioni.


Un fatto, una poesia.

da ilsole24ore, 27 febbraio 2024 – Soldati Nato in Ucraina, tutti contro l’idea di Macron: dall’Italia alla Germania. Dalla Casa Bianca a Londra, da Berlino all’UE fino a Antonio Tajani, tutti escludono un coinvolgimento diretto nel conflitto. Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha detto che l’Italia non è disponibile a inviare truppe in Ucraina. Anche il presidente tedesco…ha espresso dubbi sulla proposta di Macron. L’idea di Macron è stata criticata anche da alcuni esperti di geopolitica, che la considerano un’escalation pericolosa del conflitto.  

 

Il ritorno di … Napoleone

 

 E bravo! Napoleone redivivo!

Va bene, francesino, ma ora basta:

con questa tua sparata hai vinto all’asta

l’eroica successione a quel gran divo.    

 

Difatti, tu soltanto – inver – mancavi        

per fare i ‘quattro dell’Apocalisse’:

Bi, Pu, Zel. Ma…per dar – se vi riuscisse -

la ‘lectio’ che mancò chi or simulavi.

 

Non basta – però – essere francese    

-seppur con storia di rivoluzioni –

per dar di testa e poi sparar pretese

per rubacchiare grazie e ammirazioni.

 

Sei proprio un…guerrigliero con i baffi!

Non vi è bastato andar cogli aeroplani

a sparar su quegli affari nostrani …

Avreste meritato tanti! schiaffi…

 

Se forte vuoi che la corona ottenga

lo schioppo impugna e parti per la guerra:

e che il sostegno nostro ti sostenga…

Poi…pregherem per te … se ti sotterra.                                       

 

Armando Bettozzi – 3 marzo 2024 


**"Cara Costituzione" - Armando Bettozzi**

In questa vibrante composizione di Armando Bettozzi, la Costituzione italiana diviene protagonista di una riflessione acuta e appassionata sulla sua integrità e il suo ruolo nella società contemporanea. Con una maestria poetica che sfida le convenzioni, Bettozzi esplora i meandri della politica e della giustizia, denunciando con veemenza le menzogne e le ipocrisie che talvolta la pervadono.

Il poeta si rivolge alla Costituzione con rispetto, ma non esita a mettere in discussione la sua autenticità e la sua efficacia nel garantire i diritti dei cittadini. Attraverso un linguaggio diretto e incisivo, Bettozzi sottolinea le contraddizioni e le lacune che osserva nel testo costituzionale, specialmente riguardo al diritto alla salute.

Nelle strofe, emerge una critica radicale nei confronti di coloro che strumentalizzano la Costituzione a proprio vantaggio, ignorando o manipolando i suoi principi fondamentali. Il poeta denuncia l'ipocrisia di chi si serve della Carta per giustificare le proprie azioni, mentre ignora le reali esigenze e sofferenze della popolazione.

La metrica della poesia si adatta alla rabbia e alla passione del poeta, con versi incalzanti e ritmici che riflettono il suo sdegno e la sua determinazione nel denunciare le ingiustizie. Bettozzi sfrutta abilmente i fonemi e i suoni per creare un effetto sonoro coinvolgente, che risuona nel cuore del lettore e lo spinge a riflettere sulla tematica trattata.

In conclusione, "Cara Costituzione" è un grido di protesta e di indignazione, un appello alla verità e alla giustizia che risuona con forza attraverso le parole di Armando Bettozzi. Con coraggio e determinazione, il poeta si pone come voce dei senza voce, sfidando le convenzioni e denunciando le ingiustizie con una poesia che tocca le corde più profonde dell'anima umana.

Ben Tartamo



 Per l’ennesima volta ‘Fuoridalcoro’ di stasera 20 marzo 2024 – ci ha mostrato senza veli la cruda realtà sulla situazione colposamente disastrosa e vergognosamente reale specie per chi non ha possibilità di alternative per ovviare alle inaccettabili mancanze delle istituzioni pubbliche preposte alla ‘salute pubblica’. Tradotto significa: che malgrado la nostra Costituzione (sempre proclamata la più bella al mondo! Sempre acclamata per esaltare quei certi suoi articoli che servono a certi perché dia loro appoggio per certe idee particolari) proclami che La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, chi non può difendersi da sé può anche crepare bellamente, e amen! Oltre i due anni!!per visite/cure ‘salva-vita’!...  Ma – chiaramente – la colpa non è della Costituzione, ma di chi ne disattende quel suo dettato di vitale importanza poiché afferisce direttamente alla vita stessa delle persone. Si preferisce avvalersi della Costituzione per altro…   

  

Per tutto quanto fanno una ‘piazzata’…

Per la Salute…neanche è contemplata!

 

 "Cara Costituzione"

 

 Cara Costituzione    dello Stato Italiano,

di gran rispetto degna    (come ci hanno insegnato),

che io non sia incolpato    se ora mi permetto

di dirti che ho notato    mendacia in certi passi.

E no! per colpa tua!    ma di chi - qual zimbella

ti tiene, per suoi scopi,    a che per lui tu assorba

le proprie incompetenze …    le proprie inadempienze

le mistificazioni …    financo gl’ interessi …

 

Ma sono disarmato    per castigar chi ha colpe.

E anch’io, così, ti uso…    così, meschinamente

poiché sei al di sopra    di meccanismi oscuri

e mai! subir dovresti.    Ecco: tra gli ‘articoli’

c’è quel della salute,    ch’è quel che or più mi preme,

e a ognun che ti blandisce   pe’ avvalorar sue idee,          

e: “La Costituzione….! –    sta a dir roboantemente –  

ci detta questo!...e questo!…”,    prendendone atto dico

-sul tanto reclamato    diritto alla salute:          

“Ti devi vergognare!    L’ attesa di DUE ANNI!                         

per esser visitati    è SOLO-PRESA-IN-GIRO!

E ciò non si perdona,    ch’è – in assoluto – indegno!

E pel tuo forte impegno    (da sempre decantato)

per ‘pubblica salute’,   aggiungo apertamente:

“Non solo inganni noi -   tu, Carta menzognera,

ma innanzi a tutti noi   tu offendi la Bandiera!”.

 

Con te me la son presa….   Però, tu sei innocente.

Per cui quel che t’ho detto,    ridillo a chi ti abusa!

e che di te enfatizza    sol quel che più gli aggrada…

Ma, alla realtà dei fatti    – lo dice il brutto andazzo –

della salute nostra…   non gliene frega un cazzo!                        


Armando Bettozzi – 21 marzo 2024 


 
*   La poesia "Calvario di Resurrezione" di Armando Bettozzi   * affronta temi profondi legati alla fede e alla redenzione attraverso una narrazione poetica intensa e struggente. Attraverso un linguaggio ricco di simboli e immagini evocative, l'autore ci trasporta nel dramma della passione e morte di Gesù Cristo, offrendo una riflessione sulla sofferenza umana e la speranza della resurrezione. L'uso sapiente delle parole e la struttura ritmica della poesia contribuiscono a creare un'atmosfera carica di pathos e spiritualità, coinvolgendo il lettore in un viaggio emotivo e contemplativo.
La poesia è permeata da una profonda sensibilità verso il tema della fede e della redenzione, trasmettendo un messaggio di speranza e consolazione attraverso l'esaltazione del sacrificio di Gesù Cristo e la promessa della vita eterna. La maestria poetica di Bettozzi si manifesta nella capacità di tradurre concetti teologici complessi in immagini e metafore accessibili, suscitando nell'animo del lettore una riflessione profonda sul significato ultimo della vita e della morte.

In sintesi, "Calvario di Resurrezione" è una poesia che, con la sua bellezza e profondità, invita il lettore a esplorare le dimensioni più intime della propria spiritualità e a meditare sul mistero della fede cristiana.

Ben Tartamo, 30 marzo 2024 


Calvario di Resurrezione

 

 Poche lacrime dagli occhi pe’ una morte d’innocente.

Ma cocente è quello strazio muto e asciutto d’una madre.

Per volere di suo padre che apparir può duro e ingiusto.

 

Né una marcia d’accompagno atta a sostentare i passi

tra la polvere ed i sassi, colle spine conficcate,

le frustate e gli sberleffi e i dolori lancinanti.

 

Le cadute sotto il peso, con la terra nella bocca,

no una brocca, un sorso d’acqua, col sudor che si fa sangue;

ancorato al legno, langue, che lo pigia…che lo schiaccia.

 

Lance, chiodi, mazze, fiele…Questo è quel che ha meritato

pe’ esser nato qual mortale, per salvare il mondo, perso,

con l’amor suo grande e terso…fino al tragico momento.

 

Non è affatto disperato, sta morendo, ma è sereno

ché la fede non vien meno, che s’avveri la scrittura

pur se dura e tanto atroce è la sofferenza in croce.

 

E - inchiodato - è lì che spira Gesù Cristo per far dono

d’una vita - la più santa - pel perdono dei peccati

e ai suoi piedi – costernati – stan Maria con Giovanni.

 

Piange pure la natura, il ciel si oscura…è il terremoto.

E s’avverte un grande vuoto mentre il corpo vien disteso

nella tomba, da cui illeso se n’è uscito il terzo giorno.

 

È passato dagli amici per mostrare la sua gloria,

la vittoria sulla morte, e Tommaso ha...messo il dito…

“Sì, son io risuscitato, come avevo già avvertito.”

 

“Ora andate a dire al mondo tutto quel che avete visto,

dite a tutti: Gesù Cristo figlio vero del Dio vero

per davvero è nato uomo, per davvero è morto…e è vivo!

 

E da vivo – mi vedete – sto tornando in paradiso.

Ma il mio viso ve lo lascio stampigliato in un sudario.

Il perdono, anche, ho lasciato dalla croce sul Calvario”.

 

Ma non tutti hanno creduto…Ma non tutti hanno capito.

Però…il dito non più è ammesso…e beato è ognun che crede.

Va cercato, o ritrovato, nel tesoro della Fede!


Armando Bettozzi


Il caso "Julius" - Armando Bettozzi

In un vortice di cronache avvolte dall'ombra della disumanità e della follia, Armando Bettozzi si erge come un faro di lucidità e critica sociale con la sua poesia "Il caso 'Julius'". Attraverso una prosa incisiva e penetrante, il poeta ci conduce in un viaggio nel cuore oscuro della giustizia distorta e dei valori invertiti.
 

Il "caso Julius", immaginario ma tanto reale nella sua rappresentazione delle distorsioni della società moderna, ci mostra il paradosso di un sistema giudiziario e sociale che spesso sembra più interessato a proteggere i colpevoli che a fare giustizia per le vittime. Le immagini delle toghe che assolvono con indulgenza e comprensione i criminali, sotto il pretesto di modernismo e comprensione psico-sociale, risuonano con una critica tagliente e amara.

Attraverso il linguaggio ricco e denso di Bettozzi, emergono le contraddizioni e gli abusi di potere che permeano il sistema giudiziario, portando alla luce le distorsioni della giustizia e della moralità. È una poesia che ci sfida a riflettere sulle vere priorità della società e a interrogarci sulle conseguenze delle nostre azioni e delle nostre scelte.

Con un tocco di sarcasmo e una nota di disillusione, Bettozzi ci invita a guardare oltre le apparenze e a combattere per una giustizia vera e imparziale, che tenga conto non solo dei diritti dei criminali, ma anche delle vittime e della società nel suo complesso. È un grido di protesta contro l'ingiustizia e la corruzione, e un appello alla dignità e all'umanità che dovrebbero guidare le nostre azioni e i nostri valori.

FATTI….UNA POESIA.

 

da tutte le cronache cartacee e televisive e virtuali….(2023-2024).

Mesi fa le cronache avevano riportato di una sentenza che escludeva l’accanimento nelle oltre trenta coltellate inflitte alla vittima…(?!) Povera vittima, riammazzata anche dalla ‘legge’…quale?! – Recentemente il caso (ancora in corso) del barman che avvelenava la ragazza…(poi l’ha ammazzata a coltellate). “Ma non c’era stata premeditazione… tant’è vero che le dosi giornaliere erano minime…” (?!?)…Precisa zelante l’avvocatessa (zelante, o ‘partecipante’?! O ‘mancante’ lei! di raziocinio…bisognosa quindi di svariate appropriate ‘sedute’ …. - E il ‘caso maestro’ degli ultimi tempi: la madre che ha lasciato sola la sua bimba di soli diciotto mesi per un’intera settimana per andarsene a divertire…mentre quella sua malcapitata bimba moriva di stenti. (Atroce!). “Ma bisogna considerare che a scuola – la madre -  aveva sofferto di ‘un deficit cognitivo!”’, la difende la sua avvocatessa… (???!!!???). (e questa avvocatessa…di quale deficit soffre…). In USA…da tgLa7, 20 marzo 2024: E' una storia agghiacciante, che ricorda quella di xxxx, il caso di Kristel Candelario che ha abbandonato per dieci giorni a casa la figlia di soli 16 mesi per andare in vacanza provocandone la morte per fame e disidratazione: il giudice l'ha condannata all'ergastolo. Immagino senza ‘se’ e senza ‘ma’,,,!....Per fortuna alcune psicologhe che ruotavano attorno alla scellerata sono state denunciate e stanno a loro volta sotto processo. Questo è un fatto che onora la magistratura valida. Nel caso del barman che ha ucciso la sua ragazza, Giulia, dicono della mancanza di ‘premeditazione’ perché l’avvelenamento avveniva a piccole dosi giornaliere…(?????!!!!!) (comunque, poi l’ha presa a coltellate e l’ha finita). “L’ho fatto per aiutarla a morire, dato che lei voleva morire!” ha – tra l’altro - azzardato il giovane barman boia. E qualcuno – pur non credendoci – dovrà/vorrà appoggiare questa tenebrosa burla, per stare nel proprio ruolo, che include il “nessun condanni caino!” ...etc…etc…et… Dunque? Chiudiamo i tribunali e mandiamo in pensione la magistratura al completo. E - sì!...anche le forze dell’ordine. Di un <ordine> assai troppo…<disordinato>. E invece no! Abbiamo fiducia nelle forze dell’ordine, e nella parte sana della magistratura.

  

Il caso “Julius”

 Se tribunalizzato fosse oggi stato

il caso Julius cogl’innovanti lambicca-menti

-da psico-ideo-illogicizzate idee

a favor d’illegittimate leggi

marchiate in campo rosso

messe alla luce (probabilmente spenta) -

avrebbero le toghe assolto e certo – o quasi –

omaggio reso pel reso servizievole servigio

contro l’impero e a favor del ‘modernismo’

a Magna Roma e al degradato impero, reso.

 

Avrebber essi ragionevoli ragioni opposto

a accusatori a accusa avvezzi,

ma alquanto disarmati

appetto a allucinate ragioni disarmanti

-alle accuse opposte

pe’ indulgere e emanar

arrendevoli verdetti perdonanti,

e ‘comprendevoli’ - sol da ‘quelle’ toghe,

e da psico-psichiatri-analis-titolati.

 

Così – sarebbe alfin – l’arduo verdetto, stato,

d’accordo a un’ingiustizia ammodernante e giusta:

“Non essendovi di preme-ditazione prova,

dato che (e ragion non c’è per dubitare) è sol per caso

che insiem l’assassin gruppo s’è trovato,

e avendo – Bruto e gli atri – accoltellato

senza infierir, senza usar ferocia, nè violenza,

tant’è che lo han bucato uno alla volta,

con discrezion, per non destar Pompeo*,

così che i buchi sol ventitré son stati,

di accanimento affatto si è trattato.

E non per odio i lor coltelli han punto,

ma per la libertà ch’era repressa,

e partigianamente han liberato

(a che iniziasse un altro…),

e visto il pianto del ‘brutal’ rimorso,

povero figliol – prodigo o quasi -

cresciuto in chissà che non-abbiente-ambiente…

e in considerazione, alfin – della ragion-di-stato,

è assoluzion! Poiché … il reato … non c’è stato!

 

Lezione avrebbe dato tal sentenza

più che mai psico-socioillogicizzata.

Ma qui, di già, giurisprudentemente

e in senno ben cresciuta e sviluppata

l’abbiam di già, ed al paradisiaco grido:

“Nessun tocchi caino!”… che qualchedun caldeggia

insieme ad altre amenità disorientanti

a protezion del bruto –

 di più di sempre, qui … sbanca e troneggia

 

   Armando Bettozzi – 7 aprile 2024


*nel punto dell’assassinio c’era la statua di Pompeo,

alla cui base cadde il corpo martoriato della vittima.


Armando Bettozzi - Er giornalista
In questa satira pungente di Armando Bettozzi, il concetto di Pensiero Unico Dominante (PUD) viene esaminato e smascherato in tutta la sua ipocrisia e manipolazione. Attraverso una serie di versi incisivi e sarcastici, l'autore mette in luce le tecniche utilizzate dai media e dalla politica per manipolare l'opinione pubblica e controllare il flusso delle informazioni.
Il Pensiero Unico Dominante è dipinto come un tiranno invisibile che domina il pensiero collettivo, nascondendo la verità dietro un velo di interessi personali e indifferenza. La dittatura della mente, sebbene proibita ufficialmente, trova comunque modi subdoli per esercitare il suo potere, spesso mascherandosi da libera espressione di opinioni e idee.
Attraverso il personaggio del giornalista, Bettozzi mette in luce l'ipocrisia e la manipolazione presenti nel mondo dei media. Il giornalista viene ritratto come un individuo condizionato dalle pressioni del suo editore, costretto a conformarsi al Pensiero Unico Dominante piuttosto che a perseguire la verità e l'obiettività.
La poesia si conclude con un'amara riflessione sulla difficoltà di dire la verità in un mondo dove il Pensiero Unico Dominante regna sovrano. Anche se la verità potrebbe non essere sempre conveniente o gradita, l'autore sottolinea l'importanza di mantenere la propria integrità e di resistere alla manipolazione del potere dominante.

  • sul vigente PUD  (come è stato definito da personaggi in più talk-show…)

  • Dove un Pensiero Unico Dominante

    domina il pensiero,

    e si nasconde e si travisa il vero,

    è sol pe’ interessato, e il noncurante.

     ………………………………………….

     Indo’ la dittatura viè proibbìta

    -però nun ce sta er libbero penziero -

    la dittatura nun se vò davéro,

    oppuramente è solo na sortita?!

     

    Giornalisti raccontano come a scuola di giornalismo si insegni a mistificare la notizia, e a inventarla, proprio!

    Figuriamoci in ‘scuole’ di partiti… E quanto imparano lo sfoggiano ai talk shows televisivi...negli articoli di giornale…E chi non ‘dorme’ se ne accorge… 

     

     Er giornalista

     

     Co un’aria de chi appena s’è svejàto

    da un incubbo più nero de la pece

    je venne er direttore a ddì – je fece:

    “Sei stato a scòla, oppuro n ce sei stato!

     

    de giornalismo, dico, che me n’esci

    a ddì der fatto come ch’è successo…?

    Ma questo lo sa ffà quarsiasi fesso!

    Stai qui già da du’ mesi…E quànno cresci?!”.

     

    “Sòr diretto’ – je fece er giornalista –

    sò ito a stà llì ndo’ m’avete detto,

    e quer ch’ho visto ho scritto ggiù de netto.

    La fantasia la lascio usà all’artista.”

     

    Così, ha concruso – allora – l’editore,

    siccome ch’è tra quelli che nun vònno

    dì pe davéro come va sto mônno:

    “De fòri…pòi ‘i a ffallo, er sognatore!” …

     

    E er giornalista – uno in gamba – j’ha ffàtto:

    “Me scusi, ma … nu’ è che me sò distratto…

    Ma proprio numm’ attira sto contratto.

    Che – tra l’àrtro – me tiè ‘sotto-ricatto’”.

     

    Ma che gran pena a ddì la verità,

    si questa nu je stà sintonizzata

    sull’ônna dell’ideologgìa sposata…

    Però, la faccia che ce vò … n se sa …


Ben Tartamo – 18 aprile 2024 – (da poetare.it)




  • In "Cucù e Cacaà", Armando Bettozzi affronta con sarcasmo le controversie linguistiche e sociali contemporanee, criticando l'adozione di termini modificati e l'alterazione della tradizione. Attraverso un linguaggio diretto, denuncia l'ipocrisia di certe istituzioni e solleva domande sulla direzione della società e l'equità delle politiche. Conclude con un appello alla consapevolezza e al dialogo aperto su temi cruciali come la cultura e l'identità nazionale.


Fatti, una poesia

 In sintesi. Da giornali e reti tv, fine dicembre 2023- Il Papa dona 2 milioni alla ONG Mediterranea…(fa niente se mette la nazione in grossa difficoltà …)… Presepe con Maria e una compagna (due mamme)…In un canto natalizio il nome Gesù  sostituito con ‘Cucù’…!!!!!

“Adeguamento ai tempi…!” ?! Bene. Ma…senza alterare i fatti! Si vada a dire di ‘adeguarsi’, a ‘quelli’ per i quali la/le sciroccata/e maestra/e ha/hanno  cambiato in ‘Cucù’. (probabilmente dopo una buona dose di sniffi o impasticcate…eh?! infime maestre del.. ‘cucù’).

 

“Cucù”…

(quer nome llì…n se pò dì più)

“Cacà”

(France’, me lo sai dì che stai a ffà?!)

 

E si pe caso ar ‘tizzio’ che st a …llà…

quarcuno lo chiamàsse, n so…“Cacà”…?! …

Ma er brutto è che sta sòrta de trovate

nu le st’a ffà pe gnènte chi penzate.

Sò – invece – certi nostri disgrazziati

(o disgrazziate), tutti aruvinati

da… nun so che, ma che – evidentemente –

è robba che je rôsica la mente.

 

Mo’, quela disgrazziata, poveràccia,

sta llì a spiegàcce (penza si che faccia!)

che si lassàva er nome origginnale

in quela filastrocca de Natale

poteva offènne a chi è vienuto qua,

che in testa cià àrtro nome, da cantà!

Morammazzata a llei e a chi gne dice

che a ogn’àrtro alunno lo st’a ffà infelice.

 

Però, Francesco penza a ‘i tanti eurini

da rigalà ar …  nostromo Cesarini

(quer grànne traffichino furbacchione)

che scarica l’umani dar barcone

e ce li porta qui pe … ralegràcce,

ch’è er mèjo che ce pòssa capitàcce

immèzz’a tutto quelo che nun và

incruso er bene … fatto pe fregà…

 

Co tutto quer che sto a riccontà qua,

ch’è gnènte, appètt’a tutta la reartà –

c’è – o nno – quarcuno che me pò spiegà

che cazzo vònno fà a sta socetà ?!

Indo’ se magna su le pene artrùi

e guai si fiati!…“Fàtte ‘i cazzi tui!”...

E ndò pe accontentà quell’un-per-cento

a tutt’er resto lo st’a ffà scontento???

 

Che ciai pe la capoccia, don Francé…

Ce credi, o…NO!…O che àrtro…Fa’ sapé…

Sò papalino…N te la prènne a mmale…

Ma – armeno, a chi st’a offènnece Natale

e a CHI co questo stàmo a ricordà

pe ‘credo’, o pe la nostra civirtà,

pòi dìje quarche cosa?...Fa’ n po’ te…

Te sto a pregàtte…Intènni, o nno, France’?!


Armando Bettozzi – 23 dicembre 2023


Ben Tartamo, 30 aprile 2024 (da poetare.it) 


Er peggio-der-peggio - Armando Bettozzi

In questa vivace poesia, l'autore riflette sul discorso del Papa Francesco riguardo all'ideologia gender" e il suo impatto sulla società contemporanea. Utilizzando un linguaggio colloquiale e ironico, l'autore esprime preoccupazione per la diffusione di questa ideologia e il suo potenziale per danneggiare l'umanità.
 

L'autore inizia con un richiamo al terrore diffuso nel mondo riguardo a questa ideologia, paragonandolo a un'epoca di paura simile a quella del millennio passato. Questo terrore è rappresentato come un ghiaccio che si scioglie, ma che poi trasforma il mondo in un grande forno, suggerendo una sorta di rovesciamento della situazione.
 

Successivamente, l'autore riflette sul ruolo del Papa Francesco nel sollevare questa preoccupazione e denunciare l'ideologia gender come il "peggio der più peggio". L'autore sostiene che questa ideologia sia un cancro che minaccia di snaturare la vita sulla terra, e si lamenta del fatto che anche la "libertà" sia stata compromessa da queste ideologie.
 

Infine, l'autore riflette sul fatto che, nonostante l'intervento del Papa e il riconoscimento del problema, sembra che la situazione sia destinata a peggiorare, con l'ideologia gender che continua a diffondersi anche nei luoghi più innocui, come gli asili. L'autore conclude con un senso di impotenza e frustrazione di fronte a questa situazione, sottolineando la necessità di un'enorme quantità di "acqua santa" per contrastare questa minaccia.


Un fatto, una poesia

da sky tg24, 1 marzo 2024 - Papa Francesco: "Ideologia gender è il pericolo più brutto del nostro tempo". Ai partecipanti al Convegno Internazionale "Uomo-Donna immagine di Dio. Per una antropologia delle vocazioni", il Pontefice sottolinea come l'"ideologia gender" annulli le differenze tra uomo e donna: "Ho chiesto di fare studi a proposito di questa brutta ideologia del nostro tempo, che cancella le differenze e rende tutto uguale; cancellare la differenza è cancellare l'umanità. Uomo e donna, invece, stanno in una feconda tensione"…"Vorrei sottolineare una cosa: è molto importante che ci sia questo incontro, questo incontro fra uomini e donne - dice il Papa - perché oggi il pericolo più brutto è l'ideologia del gender, che annulla le differenze.

 

L’hai visto, France’, a volé fà troppo er moderno?!

Chissà si sei in tempo pe scartà l’inferno…(!?!)        Ma…mbeh...nu è mai troppo tardi…

 

 

ER PEGGIO-DER-PEGGIO

(PÒRI SUCCHIAPOCCE)

 

 

C’è stato ner dumìla un gran terôre

pe tutto quant’er mônno pe quer ‘baco’

ch’er mônno guasi diventò ‘mbriaco

penzànn’ar guaio che poteva côre…

 

Più prima ancora – pe quell’anni mille

la ggènte diventava guasi pazza

sentènno le gufate pe ogni piazza

che ce morivi solo a st’a sentìlle.

Ma nun sò stati gnènte, queli fatti,

appett’a la pavura de oggiggiorno

côr ghiaccio che se sciòje…e che un gran forno!

sarà sto mônno. E noantri…liquefatti!

 

Sarà…Però, nu stann’a pià de petto

na cosa che davéro! fa pavura,

e è cosa de mo’! nu è!…<cosa futura>:

stann’abbrucià ‘r ciarvèllo ar fanelletto!

 

Fortuna – finarmente! – che Francesco

se sia svejàto, e ha detto chiaramente

che er peggio der più peggio è certamente

quer seminà - nder cervelletto fresco,

quer certo cancro che je vònno impone

pe snaturà la vita su sta tèra,

(ch’è peggio de na pandemia o na guèra),

e ffà trionfà la mistificazzione.

E quela “libbertà!” tanto cantata

che fine ha ffatto?! Si – pe ideologgìe –

la spégneno co le … lòbbotomie,

che… Sua Santità – pure - è sconsolata

pe tutto quanto quer che st’a succède.

Che si nu l’esorcizza co acqua santa,

quer maleficio in atto nun se schianta!

Perché na grossa tigna n vòle cede.

 

Però, a penzàcce prima era assai mèjo!

Ché a traccheggià viè fòra la cancrena,

e  (…lo capisce puro chi nu è svéjo),

de acqua santa ne serve un fiume in piena!

Ché aggià stann’ a ’nfestà puro l’asili!

côr microbbo-lavaggio-de-capòcce,

-pòre cratùre - pe èsse…assai civili!

Ma se pò, ffà?! …Sò ancora succhiapocce!

 

Armando Bettozzi – 5 marzo 2024


Amore-gioia, non sempre, e talmente,

è accosto idillio che…“Magari, fosse!”.

Nel sogno può esser. Nella vita vera

pur se l’amore è vero, la bufera

soffia e non sol son fronde mosse…

Ma tale resta, pur se sofferente.

 

Mai, però, Amore vuol spadroneggiare.

Nei modi suoi declina il verbo “Amare”.

Non despota si fa e nemmen bestiale,

ma corpo e anima innalza al celestiale.

E la violenza schifa - e chi violenta,

e chi - a difesa - assurde scuse inventa.

 

a.b.

 

Amore, è!

 

A ‘Amore e sesso son causa di pene

pur se non sempre, spesso’,

diciam – perfin nel mezzo di un amplesso:

Quel che ha valor di più è: volersi bene”.

Il quale include – certo, e come! – il sesso,

ma senza che diventi il mostro ossesso.

 

Per chi ha il cervello a posto, va da sé..

Per quei che affetti sono in testa e … altrove,

e sol Libido e non Amore, muove,

fra i tanti, chi delinque, alfine, c’è.

 

Amor che a nullo amato amar perdona…”

è bello, sì, ma a un solo presupposto:

che no a ogni costo ha da esser corrisposto…

Amore, è! se ognun dei due … si dona”.

 

Armando Bettozzi – 14 maggio 2024

"Amore, è!" di Armando Bettozzi
  
"Amore, è!" esplora con maestria il delicato equilibrio tra amore e desiderio, un tema che risuona nelle profondità dell'animo umano. La riflessione sull'importanza di "volersi bene" sottolinea come il vero amore includa il sesso, ma senza che questo diventi un'ossessione. Nel richiamo a Dante con "Amor che a nullo amato amar perdona", ci ricorda che l'amore autentico richiede reciprocità e dono di sé. La poesia è un viaggio attraverso le sfumature del sentimento, un invito a riflettere sulla purezza dell'amore che trascende il mero desiderio carnale.

(B. Tartamo – da Poetare.it – 16 maggio2024)



Guasi da manicomio…

 

Sò stati chiusi…E da m bèr po’, oramai.

O quarchiduno è operto…ma, n sia mai!

Perché ingabbià la ggènte n se pò ffà!

Che è ggiusto! Però, senti bbène qua:

 

C’è una, che da EÙ sta comannànno

e ha detto – dice: “A ddì <Natale> è n danno

ch’è grànn’e grosso! ché n se pò sentì!…

<Maria> nammanco! Ché se pò finì

drent’a no studio de…cura-ciarvèlli!

Come chi in testa tiene li piselli

ch’è r giusto caso de ... quela porèlla…

(è ‘r caso, o no, de oprìje li tornelli ?!)

 

Se pò capì che uno pò stà male…

Che nun cià avuto ‘amor genitoriale’,

o che cià avuto er trauma da incidente…

Ma quer che sia … n pò gastigà la ggènte

facénno sentì lei! quer che a sentì

davéro! che te fa rabbrividì!

E ‘sano’ n pò èsse quer penzà assai strano

che vvò azzeràcce er ‘credo der ‘cristiano’!

 

Ma…er brutto vero … ce lo sai chedè?

Sò un gruppo che sta llì..e  st’ a magnà a uffa

facènno passà giusto quer ch’è truffa…

Truffa ideologgica … O quer che àrtro è,

co quela smagna  de azzerà Natale…

Côr fà la guèra a pesca e allevamenti …

Côr sequestrà teréni pe le ‘pale’…

Côr fàcce invade e n pià provediménti…

Co impônece l’idee e la censura

(puro ‘qui’, si - pe ‘certi’ -…fai ‘r ‘marziano’…)…

E co incurcàcce sempre più pavura,

ché: “Er mônno ce se sta squajànno in mano!!”  

 

Armando Bettozzi – 18 maggio 2024


 "Guasi da manicomio…" - Armando Bettozzi.


Attraverso le sue parole cariche di emotività e profonda indignazione, Bettozzi ci trascina in un viaggio attraverso le contraddizioni e le ingiustizie della società moderna. La sua abilità nel dipingere con vivide pennellate linguistiche ci permette di percepire la disperazione e la frustrazione che permeano il tessuto sociale.
Nel cuore del testo, l'autore denuncia con fermezza la chiusura dei manicomi come simbolo della perdita di senso e umanità nella nostra società contemporanea. Con una maestria poetica senza pari, Bettozzi ci conduce attraverso un labirinto di parole impetuose, sottolineando il caos e la disperazione che affliggono l'umanità.
Attraverso le sue parole, Bettozzi ci invita a riflettere sulle conseguenze devastanti di una cultura che sacrifica la libertà e la dignità umana sull'altare del profitto e del potere. La sua denuncia della manipolazione ideologica e della censura risuona come un grido di protesta contro un sistema che sembra aver perso ogni compassione e umanità.
In mezzo alla tempesta di ingiustizia e oppressione, emerge la voce coraggiosa di coloro che non accettano il conformismo e la passività. È attraverso la consapevolezza e l'azione che possiamo sperare di trasformare il mondo e costruire un futuro migliore per tutti.

In conclusione, il testo di Bettozzi ci ricorda che anche di fronte alle sfide più grandi, c'è sempre speranza e resistenza. È attraverso la consapevolezza e l'azione che possiamo sperare di trasformare il mondo e costruire un futuro migliore per tutti.

  • (Ben Tartamo , da Poetare.it 19 maggio 202


Un fatto, una poesia

 da dire, 13 giugno 2024 - Si è conclusa in Aula del Senato la votazione degli emendamenti al ddl Premierato. Sono stati approvati infatti tutti gli 8 articoli del provvedimento. … I senatori di opposizione hanno messo in scena una protesta che ricalca quanto fatto ieri dai colleghi di Montecitorio. Al termine dell’intervento del capogruppo M5s…hanno infatti sventolato fogli con il tricolore. Qualcuno della minoranza si è anche diretto verso i banchi del Governo per consegnare una bandiera italiana, alla ministra…sulla scia di quanto fatto ieri dal deputato…al ministro…I senatori di maggioranza hanno quindi risposto intonando l’inno di Mameli. A fatica i commessi hanno provato a riportare l’ordine strappando letteralmente i fogli dalle mani dei parlamentari…

 ‘Provocazione’ in cerca di ‘Reazione’

non è detto abbia ragione.

La bandiera

E la bandie-e-erà

dei tre colo-o-orì…”

s’udiva allor cantare…

Allor che sull’altare

il cuore il tricolore

poneva a che ogni onore

e il massimo valore

gli fosse tributato…

Poi…l’hanno svalutato

gli stessi appartenenti

ai creator d’eventi

di…modernizzazione

per cui è ‘aberrazione’,

o quasi - ancor parlare

di patria da onorare,

salvarguardar confini

da lontani e vicini,

nemici e traditori.

 

Ed or … sbandieratori

di tricolor si fanno

in parlamento a danno

d’un più civil consesso

richiesto dallo stesso.

Ma serve pure questo

a chi non ha un buon testo

da opporre a maggioranza,

e allor ‘fuor la baldanza’

per innescar violenza

per propria convenienza.

 

Vergogna a chi ha reagito

al mo’ non consentito.

Ma ancor di più a chi ha agito

in modo ‘pervertito’.   

 

L’insegnamento dato

è indegno di un senato.

E chi più ci ‘ricama’

cercando di…far dama

con … ‘verità-non vera’  

non l’ama! la bandiera.

Armando Bettozzi – 17 giugno 2024

 

Un fatto, una poesia –LA BANDIERA - Armando Bettozzi

"Un fatto, una poesia" di Armando Bettozzi è una critica incisiva e lirica della scena politica contemporanea, dipinta con toni di indignazione e sarcasmo. L’autore descrive la confusione e il disordine che si verificano in Senato durante la votazione di un disegno di legge, con i politici che utilizzano la bandiera italiana come strumento di provocazione. Bettozzi sottolinea la degradazione del simbolo nazionale, un tempo onorato e rispettato, ora svilito dalle stesse persone che dovrebbero rappresentarlo. La protesta parlamentare viene vista come un atto di debolezza, una mancanza di argomenti concreti da parte dell'opposizione, che ricorre a gesti teatrali piuttosto che a un dibattito civile. La critica si estende a tutti gli attori coinvolti, condannando l'incapacità di mantenere un comportamento degno delle istituzioni democratiche.

 (da poetare.it – Ben Tartamo, 22 giugno2024)



da internet

 

non servono testi tanto filosof-ideo-cervellotici....Può bastare un

 

TEX

 

Ho letto un testo che m’ha illuminato.

È un testo senza…tante spremiture,

e quel che dice, ben l’ha figurato

con prove vere, senza montature.

 

Semplicemente ha dato la risposta

svelando quanto scriva in malafede

la stampa ch’è al mistificar preposta

per scopi vari…e al ‘vero’ – inver – non cede.

 

E dice solo quello che è da dirsi.

Sul resto, o non lo dice, o non si posa

per evitar che mai possa…tradirsi…

Non come fa l’apina laboriosa

 

che sol dal fiore sano trae il miele,

e non inganna andàndolo a succhiare

da petali che fan produrre fiele

e non quel dolce nettare solare.    

 

Un manipolatore era riuscito

con le sue cricche in basso e alto livello,

ed un giornale, a far puntare il dito

su una tribù, con tutto un macchiavello…

 

Al solito – però - Onestà e Coraggio,

Meschinità e Menzogna hanno sfatato…

Qui, nella Civiltà spesso è un miraggio

aver Giustizia, che il Far-West ha dato.  

 

Almeno nel fumetto raccontato

(poi si sa bene quel che lì c’è stato)….

Però, l’esempio calza…Qui, a Giustizia,

son troppi, a preferirle la Furbizia.                                 Armando Bettozzi – 29 giugno 2024

 

 'Tex'' di Armando Bettozzi

 Armando Bettozzi, con "Tex," ci offre una riflessione acuta e pungente sulla manipolazione dell'informazione e l'importanza dell'onestà e del coraggio. La poesia è un omaggio al famoso personaggio dei fumetti Tex Willer, simbolo di giustizia e di rettitudine, contrapposto alla malafede della stampa e dei manipolatori moderni.

Bettozzi utilizza una metrica regolare e una rima alternata, conferendo al componimento un ritmo incalzante che rafforza il messaggio di denuncia. Le immagini dell'ape laboriosa e del fiore sano da cui trae il miele sono metafore potenti che contrastano con i petali che producono fiele, rappresentando la differenza tra la verità e la menzogna.

Il riferimento alla "Civiltà" e alla "Giustizia" come miraggi riflette un senso di disillusione, ma anche una speranza che, come nel Far-West di Tex, la verità e il coraggio possano prevalere. Questa poesia si inserisce in una lunga tradizione di critica sociale che trova paralleli nelle opere di autori come Bertolt Brecht e George Orwell, utilizzando il linguaggio della poesia per esprimere una profonda verità morale.

Prof. Marino Spadavecchia (Poetare.it- 5 luglio 2024)


Fatti, una poesia

da quotidianosanità,25 giugno 2024-- C’è “scarsa consapevolezza diffusa di quanto fa male qualsiasi tipo di droga”. A dirlo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, intervenendo alla presentazione della relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia 2024. Da aduc, 25 giugno 2024 - "Ci sono tre elementi che convergono: la diffusione pandemica delle sostanze stupefacenti, l'abbassamento dell'età del primo approccio e del conseguente uso abituale e l'incremento del principio attivo. Il tutto dipende da una causa di fondo: la scarsa consapevolezza diffusa di quanto fa male qualsiasi tipo di droga. Rispetto al passato c'è un'attenzione continuativa e non un abbandono, non indifferenza", spiega Mantovano. 

da ilmanifesto, 8 luglio 2024 – Il governo: “Epidemia di droga” – L’Onu: “Basta proibizionismo”.

da ladifesadelpopolo, 7 lulgio 2024- Papa Francesco:”Gli spacciatori e i trafficanti di droga sono criminaloi…sono assassini”… Una riduzione della dipendenza dalle droghe non si ottiene liberalizzandone il consumo”.

 

 Son merda, sì!, ma…merda blasonata!

La puzza mia è olezzo ricercato

da naso…bocca…e vene di sbandati

che s’amano sniffati e siringati

o - anche sol - fumati e impasticcati

che sol così si senton d’esser nati...

Perfin si sente ognuno ‘liberato’,

con la capoccia sua bell’e intronata…

 

Ch’è pronta troppo spesso a causar danni…

Non solamente a sé – che – alla fin fine…!...

Fatto è che agli altri! recan lutti e affanni,

perché si fan – perfin - teste assassine.

 

Mi chiamo Droga – la Signora in voga

 

Signora, sono, in voga: son la Droga.

So accomunar lo straccio con la toga,

son democratica: accontento tutti,

e provo gusto a provocare lutti.

           

C’è chi mi snobba…chi mi vuole male

soltanto perché – dice – son fatale.

Perché schiavizzo…Non perdono mai…

Le mie ‘minori’ pur, san creare guai.

 

Siam state, tempo fa, aristocratiche…

Come anch’io…Ma or siamo democratiche,

tutte! Io stessa, la ‘Signora Bianca’,

che - chi mi vuol, più il conto suo non sbanca.

 

Eh, sì! Costavo! assai…ma ultimamente,

con generosa offerta ognor crescente,

seppur domanda è – anche - in largo aumento,

col mio gran cuore il povero, accontento.

 

E - fortunatamente - mi protegge

chi mira a avere un popolo qual gregge

da pascolare molto facilmente.

Vorrebber darci – fin -  gratuitamente!

 

Ci sanno fuor da scuole ad aspettare

ragazzi e ragazzini da ‘iniziare’,

ma fanno a chi di più…non vuol vedere                                    

e questo a tutte noi dà un gran potere.

 

Noi li appoggiamo, certi illuminati,

perché davvero son degli alleati

e addirittura pronti a dar di mano

se il loro spinger risultasse vano.

 

Son come i cavalieri di una volta,

son soprattutto della classe colta,

ma noi non disdegniamo i lor scudieri

che – spacciator – gli dicono, i…severi. 

 

Ognun fa la sua parte, e quel che conta

è che la diffusion non cala: monta!

E tutte quante noi a ciò esultiamo:

e tu, che aspetti? Forza! Ti aspettiamo!

 

Poiché più siamo, meglio riusciremo

a far che – almeno - ogni cervel sia scemo,

così, assai governabile, sarà,

e chi ci è contro…si rassegnerà.

 

La legge, intanto, lascia sempre fare…

Seppur lei scrive, manca l’applicare.

Se…han tutti sonno, beh, che dorman pure.

Poi, sarà tardi! per ripensature.                                                      


Armando Bettozzi – 8 luglio 2024

 

'' Mi chiamo Droga - la Signora in voga  '' di Armando Bettozzi

Armando Bettozzi, con "Mi chiamo Droga - la Signora in voga", offre una satira tagliente e provocatoria sulla diffusione e l'impatto devastante delle droghe. La poesia è un'accusa feroce e lucida, che si colloca nel solco della tradizione satirica di autori come Jonathan Swift e Alexander Pope. Bettozzi personifica la droga, dandole voce e carattere, e utilizza un linguaggio crudo e diretto per esporre la sua diffusione democratica e onnipresente. La droga diventa la "Signora in voga", una figura che accomuna "lo straccio con la toga", simbolo di un male che non risparmia nessuno, un concetto che richiama la critica sociale di Pasolini.

La poesia si sviluppa attraverso un monologo serrato, in cui la droga stessa si vanta della sua capacità di schiavizzare e distruggere, rendendo tutti uguali nella miseria. L'ironia e il sarcasmo sono evidenti quando la droga si dichiara "democratica" e "generosa", giocando con l'idea del potere che essa detiene grazie alla complicità di una società distratta e spesso connivente.

Bettozzi critica non solo i consumatori, ma anche le istituzioni e i loro rappresentanti, descritti come alleati nella diffusione del problema. Il riferimento a "illuminati" che sostengono la diffusione delle droghe per mantenere il controllo sul popolo è una potente accusa contro l'inerzia e la complicità di chi dovrebbe proteggere la società.

La poesia termina con una nota di avvertimento e sfida, un richiamo all'azione contro un problema che sembra inarrestabile. Bettozzi ci lascia con un senso di urgenza e indignazione, una chiamata a non rimanere indifferenti di fronte a una tragedia che colpisce quotidianamente milioni di vite.

 Prof. Marino Spadavecchia (Poetare.it – 13 luglio 2024) 



Un fatto, una poesia

 a Il Tempo–luglio 2024-Francia, il filosofo Orsay:"Regime che ha rotto con la democrazia", dietro al fronte anti-Le Pen. Quello che ha vinto nelle elezioni francesi è stato "un partito unico anti-Le Pen", sintomo di "un regime che ha rotto con la democrazia"….. Tuttavia, ogni partito unico al potere designa un regime che ha rotto con la democrazia…", ha detto in una intervista a La Stampa. Tuttavia, il presidente Emmanuel Macron ora dovrà affrontare una assemblea nazionale che "risulta ingovernabile: non ha nessuna maggioranza. Jean-Luc Mélenchon si è presentato come il capo naturale del prossimo governo; è lontano dall’essere stato nominato dal capo dello Stato! Emmanuel Macron dovrà sopportare una coabitazione: con chi? Tutti i partiti vogliono che sia uno dei loro: gli Ecologisti, i Socialisti, i Repubblicani, oppure, più discretamente, socialisti che hanno rifiutato l’associazione con il NFP, come Manuel Valls o Bernard Cazeneuve, due dei precedenti primi ministri di Hollande. Dovrà affrontare una coabitazione che lo travolgerà. Si prevedono…A meno che non nomini un primo ministro più compatibile con lui, cioè incompatibile con il NFP".

 

Sò stati bravi, nun se pò negà,

ma in quanto a governà…chissà…chissà….

Si penseranno sempre e solamente

a caccià via quer che je ronza in mente

che solo llì, ce sta, ma che in reartà

nu esiste. Però, serve pe impaurà.

 

La tour de babèl…ar posto de l’eiffèl,

pe l’arabba fenice

 

“Capito, o no, chi ha vinto, nfra li galli?”                

“Beh…franciamente no, nu l’ho capito.”

“È l’ammucchiata de li pistacalli

che cianno er gallinaro come sito!”

           

“Sò stati tutti assieme tutti loro,

dopo d’avé ‘mpastato ar frullatore

l’idee e li programmi su lavoro

de come annà pescànno côr trattore,

 

co ‘cartoline-rosa’ da spedì

pe le vicènne supernazzionali…

li poveri…li ricchi…e qui…e llì…

co le diversità che ssò abbissali…

 

sur come fà a gurdàsse drent’all’occhi                                                

co quel’ assortimento de colori                                              

che toccherebbe da èsse proprio ciocchi

pe nun capì che adesso sò dolori…!  

 

Co tutta sta Gran Tôre de Babbèle.

Pe avé concruso solo … a la fin fine:                                                                                              

n’arcobbalizzazzione tutta fiele,

côr gallinaro pieno de faine.

 

Me pare come fa quànno s’annoja

la gatta mia, che ‘nventa che c’è n sorce,

così, p’annàje appresso, e ce se svòja,

ce fa le capriole…se contorce…

 

E quer che se capisce è solo questo:

<Ar lupo! Ar lupo! Ar lu…>…Ma er lupo n c’è…

(uguale a qui)…Ma, è solo n bèr pretesto

p’ammuchià a tutti pe st’a all’Elisè,

 

È stata, sì, na bbèlla svojatura

a tiené fòri l’ ‘arabba fenice’

ma de demograzzia (c’è chi lo dice)

pare èssene na…grossa montatura…

 

Me sa che ssò finiti in ‘cul-ar-sacco’

ma, si saranno bravi anche ner ‘poi’,

davéro sarà stato n bello smacco,

sinnò dovranno dì: ‘ahinoi…ahinoi…’.               

 

 Armando Bettozzi – 9 luglio 2024

 


"La Tour de Babel…ar posto de l’Eiffel, pe l’arabba fenice" di Armando Bettozzi


Armando Bettozzi, con "Un fatto, una poesia", ci offre una critica sociale acuta mascherata da un dialogo quasi teatrale. Utilizzando un linguaggio dialettale e un tono ironico, il poeta esprime il disincanto verso il panorama politico francese e, per estensione, verso la democrazia contemporanea. La poesia si sviluppa come una conversazione vivace e sarcastica, in cui Bettozzi mette in luce la confusione e il caos seguiti alle elezioni, rappresentati dalla metafora della "tour de babèl." Il gioco di parole e le immagini vivide, come "l'ammucchiata de li pistacalli / che cianno er gallinaro come sito," sottolineano la percezione di un disordine politico e sociale. La capacità di Bettozzi di intrecciare critica sociale e umorismo ricorda lo stile di autori come Trilussa, creando un'opera che è al contempo provocatoria e intrattenente.

 

Prof. Marino Spadavecchia (Poetare.it – 16 luglio 2024) 

 

I…cadimenti

 

 

Cadono i muri…cadono  le stelle..

Cadon certezze ritenute eterne…

Cadon le gavette e le giberne

con le garitte e con le sentinelle…

 

Cadon le abitudini e i sospiri…

Cadono le mode…scadon le maniere…

Cadono le idee…le false…le vere…

E le innocenze prese dai raggiri.

 

Non cadono i tabù…Son trasformati…

I vecchi vanno…e vengon quelli nuovi.

Così sarà finché a qualcun più giovi

quel: Mors-tua-Vita-mea degli antenati.

 

Crescon le lobby…ch’eran da cadere…

Cadono il buon senso ed il rispetto

così…pe’ ideologia…per dispetto

di chi dello strafar ne fa un dovere.

 

Cadono torri, cadon campanili…

Non cadon “priorità”…Son trasformate

a danno di chi gli eran destinate,

per esser…“giusti”…pe’ esser più…“civili”…

 

Cade la legge, o almen sta a pendolare

a un modo ch’è del tutto innaturale:

“Per far del bene…”, ma…fa solo male,

e il male che fermenta ne è esemplare.

 

Cadon …le foglie…E questo è pertinente…

Ma quando il bello e il buono fan cadere

così…tanto per sfida…per potere…

quel che riempiva cade…e cresce il niente.

 

Ad uno ad uno cadono i valori

e nudo resta, senza più difese

il viver della gente, senza attese,

senza più avere i veri suoi tesori. 

 

E in tanto cadimento, quel che resta

fissato, e non è mai deteriorato, 

è che lo stato va spadroneggiato

anziché ai mal - d’ogni color - far testa.                                  Armando Bettozzi - 2025


"I… cadimenti" – Armando Bettozzi

Qui il ritmo è martellante, la ripetizione ossessiva della parola "cadono" crea un effetto incalzante, quasi liturgico. Siamo davanti a una poesia civile, un canto di denuncia che si fa elegia del degrado umano e sociale. L’accostamento di cadute reali e metaforiche (muri, stelle, torri, valori) costruisce un paesaggio in disfacimento, un mondo che si sgretola sotto il peso di ipocrisie, ideologie e inganni. C’è una tensione tra l’amarezza e l’ironia: il verso si fa denuncia, ma con una musicalità che richiama la poesia classica, quasi un’eco dei sonetti morali del passato. La chiusa è amara, ma inevitabile: in tanto cadere, ciò che resta è il potere che si perpetua.

(Ben Tartamo, Poetare.it 22 marzo 2025)


Post di Maria Maddalena Menigatti Canu


Maria Maddalena Menigatti Canu

8 maggio alle ore 16:56  · 

Armand Bettozzi

18 aprile alle ore 16:54  · 

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ER CLICCOPATICO

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Er nòvo passatempo, urtimamente

-che ce sarebbe tanto da penzà -

visto come ner mônno - e qua - st’a ‘nnà,

(ma poco st’a fregàje a tanta ggènte),

.....................................................................................................

è quello che n te fa ‘mpegnà la mente,

che – in assoluto – è cosa da evità…!

Ragion pe cui j’abbasta a st’a cliccà…

che gnènte ar mônno è ormai più divertente.

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S’arissomija a n fatto de ripiego

pe nun vedé e sentì quer che succede…

per evità er confronto, si me spiego…

.....................................................................................................

Ché a ffàsse n’oppignone ar giorno d’oggi

côr farzo che se sente e che se vede

n se crede più né a chiacchiere, nè a sfoggi.

.....................................................................................................

Così se fa più facile a incurcà

stranezze in testa a chi nu è preparato

a usà ‘r ciarvello suo…Però...è dotato

de diti assai gajàrdi a clicchettà.

=======......====== ……======........

Ma er clicche serve assai! a le furbone

che visto quant’è scema tanta ggènte

je mòstreno du’ chiappe e du’ sisone

e incàsseno, che manco un diriggènte!

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Pò ffàllo puro un òmo intraprennènte

che se fa véde bravo a ‘nventà…er gnènte…

e eserciti de scemi fanno ‘i clicchi

pe ffàlli diventà gradassi e ricchi!

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Mo, un dito vale più de la capoccia,

ch’è bbòna anche si è vòta - o si se scòccia…

Ma a infortunàsse ‘i diti sò dolori!

Nun pòi più fa li clicchi, e…te ciaccòri,

ché dopo – me sai dì…come discôri?!

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Armando Bettozzi – 15 aprile 2025

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• “Er cliccopatico” – Armando Bettozzi

Con acuminata ironia e maestria vernacolare, Bettozzi ci regala un affresco tragicomico della decadenza digitale. “Er cliccopatico” è il nuovo homo sapiens, ma declassato a dito compulsivo: non pensa, non giudica, non discerne. Il pensiero critico è evitato “come ‘na malatia”. Il clic è sollievo, distrazione, pseudo-potere. Eppure, nella farsa, vibra una denuncia seria: la stupidità si monetizza, l’ignoranza si organizza, e mentre “je mòstreno du’ chiappe e du’ sisone”, milioni cliccano, inconsapevoli del potere che regalano.

Bettozzi – con ironia romana e vena pasquinesca – lancia un grido: “nun se crede più né a chiacchiere, né a sfoggi”. Forse si potrebbe dire: il popolo si distrae mentre il mondo brucia. Il dito ha vinto sulla testa. Ma “a infortunàsse ‘i diti… te ciaccòri” – e forse lì comincia la coscienza.

Sintesi finale:

Florian Mortato e Armando Bettozzi ci parlano da due poli opposti della condizione umana contemporanea: da un lato, la ricerca sacra dell’identità e della luce interiore; dall’altro, l’alienazione profana della superficialità digitale. Eppure, entrambi chiedono la stessa cosa: un risveglio. Uno spirituale, l’altro civico. Entrambi poetici. Entrambi necessari. (Ben Tartamo, Poetare.it, 17 aprile 2025).

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immagini da internet

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1° Premio Barcellona Pozzo di Gotto, ME, 2018

 

Valle de lagrime

 

Quann’è che casca ggiù de ‘sta magnera

tutt’addannàta, fitta, e svorticôsa,

che pàre er mare che sta a rovesciàsse

dopo èsse stato risucchiato in cèlo,

nun ce sta scampo…Si te vò fà mmale

 

ciaivòja a ombrella!  È tutta cattiveria,

è ‘na furia scatenata, e a la cèca

‘n do’ còje-còje, senz’avé pietà.

Ècco er perché succèdeno ‘ste straggi

de cicloni, tzunami, allagamenti…

 

Fa spèce che ‘sti granni cataclismi,

co pure incrusi frane, e teremòti,

succèdeno deppiù ndo c’è de meno…

Sarà pe compenzà?...’N se sa che ddì…

Quarcosa…o più, sarà anche côrpa nostra…

 

Però chi pò negà che succedeva

puro a li tempi de Matusalèmme?

E mica c’era er “bucio” de l’ozzòno…

cimignere, er petrojo…li càvoli…!

Eppuro, questo è! Ma perché, allora?

 

Mbeh…Caro mio, er perché va ricercato

inzieme a quer perché senza er perché:

perché se nasce…e se campa…e se mòre?!...

È tutta ròbba che va chiesta ar cèlo:

e tante còse già sò state dette:

 

si ce credi, te pòi riconzolà…

Sinnò…comunque sia…ciaivòja te

a stà a ‘ggiustà teréni, fiumi, mari….

‘Nde ‘na “valle de lagrime”…se piagne…

Ridémo infinacché se pò…E…pregàmo!                                                           Armando Bettozzi

 

 “Valle de lagrime” – Armando Bettozzi

Con uno straordinario impasto di romanità, filosofia popolare e intuizione profonda, Bettozzi ci trascina nel cuore pulsante della teodicea dialettale. La pioggia non è meteorologia: è apocalisse quotidiana. Ogni verso scroscia come “er mare che sta a rovesciàsse”, e in quella furia il poeta cerca un perché che sfugge: “Er perché va ricercato / inzieme a quer perché senza er perché”.

Qui siamo oltre la lamentazione: siamo nella psichiatria poetica della sopravvivenza. Bettozzi, con la sua lingua che ride e bestemmia, piange e prega, ci mostra l’anima collettiva del popolo, che resiste all’angoscia cosmica non con la filosofia, ma con “l’ombrella” e la risata.

La valle de lagrime diventa il nostro Eden perduto, rovesciato, tragicamente comico: un posto dove si prega non per fede, ma per disperazione lucida, e dove si ride “finacché se pò”. E in questo, forse, c’è la più alta forma di preghiera. (Ben Tartamo, Poetare.it, 15 maggio 2025).


Come vanno le cose

 

Inquinamento ambientale…o…inquinamento mentale…?

 

Fumava, nonno in cammera da letto

“Ma…ho operto er paravento…n ce penzate…”

Faceva, lui, da esperto!…Ma…sbuffate

riempìveno la stanza in gran diletto…

 

L’istesso stann’a ffà li ciarvelloni

che stann’a piàcce a tutti pe fregnoni…

 

 

 

Inquina – menti…

 

 

L’inquinamento nu è na bbèlla cosa.

E su sto fatto qui, propio n ce piove!

Quer che nun va, è che sempre qua! se posa

a raggionà, la ggènte. Però, artrove

c’è uguale, ed è de certo assai più peggio

de quello che sta sempre in bocca a certi   

che gni ggiorno ce stann’a ffà n sorfeggio…!...

Perché de questo ormai sò tutti esperti.

E vònno che sii propio predicato

de ggiorno-in-giorno…anzi…de ora-in-ora 

quer che ce st’a distrùggec’er creato.

 

Che – puro fusse vera la teoria,

co quer che stann’a impone pe aggiustà,

de certo n s’ arisòrve un …checchessia,

si - chi davéro inquina - inziste a ffà.  

 

Quell’àrtro – invece – pò mannà in malora

li ciarvelletti de li regazzini…

Però, va bbène! E vva dimenticato

-addirittura – e guai a li…‘cretini’

che stanno – invece - a ddì che sii vietato

d’annà pe scòle a mmétteje le cose

in testa. Da scombussolà le tombe!

Queste, sì! Che sò cose disastrose!

E più lo sò… più…dòrmeno! le trombe!

 

E…quer ‘penziero unico’…ched’ è,

si no n inquinamento bell’e bbòno?

Ma…piace - e propio tanto - a chi ‘i ‘perché’

vò scancellàlli pe n giocàss’er …trono.                              

 

Ma poi ce sò tant’àrtri inquinamenti…

Presempio quello de la verità….

Se pò capì dar come certe menti                                        

te sanno scaricà côr chiacchierà  

quer che nun fanno, o fanno malamente

addosso a chi sa ffà, e sa ffàllo bbène,

ad ogni show, perché – sempricemente -

è ‘r modo loro de tiené le scene.                                                                                               

 

È ‘r modo de chi n cià seri argomenti,

ma…riccontànno quello che…nun è

sta sempre a ggalla, e cià anche ‘i su’ momenti…

Basta a vedé e sentì, e…se sa er perché.                                   Armando Bettozzi – 12 luglio 2025

 

Inquina-menti” – Armando Bettozzi

Il dialetto romano diventa qui arma satirica, specchio crudele della realtà politica e sociale. È una poesia civile che smaschera le ipocrisie con sarcasmo, facendo dell’ironia un bisturi. L’“inquinamento” diventa metafora molteplice: ambientale, mentale, mediatico. I versi scorrono come stornelli corrosivi, tra sbuffi e paradossi. Ma oltre la polemica c’è un nucleo più profondo: la nostalgia di una verità semplice, non corrotta dal “pensiero unico”. L’anima di Bettozzi è quella del giullare visionario, che ride per non piegarsi, e con il riso rivela il vuoto di chi governa la scena. (Ben Tartamo, Poetare.it – 11 settembre 2025)



Fatti, una poesia

Da qualche settimana non si parla che di ‘flotilla’…che porta aiuti a Gaza (cibo, vestiario, medicine) e anche un po’ di…guerra! E perché no. Intanto che ci siamo. Raccomandazioni del governo e del CdR a seguire i canali indicati per far giungere gli aiuti a Gaza, in sicurezza, e le orecchie da mercanti, e la tigna dei ‘buoni’ che col loro ‘umanismo esagitato’ stanno mettendo in pericolo loro stessi e tutti quanti noialtri, inclusi. E allora, la domanda sorge spontanea (come diceva qualcuno): si tratta davvero di missione umanitaria, di lecita denuncia…o di qualcos’altro? Intanto è tutto un fare piazzate e…‘guerriglie pacifiste’ in varie parti (e qualcuno deve esserci che sovvenziona!…e non per santità). Questa è fresca, fresca: da antRep, 28 settembre 2025 – Un’altra giornata di protesta a Torino. Dopo i blocchi ai treni e le manifestazioni nei giorni scorsi, oggi i gruppi pro Palestina sono scesi di nuovo in strada con un obiettivo preciso: raggiungere l’aeroporto di Caselle e la sede locale di Leonardo.-

La massima manifestazione di incoscienza è ben chiara in queste precise parole di un…‘grande pacifista’ (?) ora preso da chissà quale raptus: “Le nostre fregate dovrebbero forzare il blocco delle navi israeliane..”. Questo ‘forzare’ ricorda un il ‘bel gesto’ di un’altra umanitaria forsennata. Più che altro un’avventuriera.

 

Insomma – per i pacifisti – la Marina Italiana dichiari guerra a Israele!

 

“Sfonnàmo! Avanti tutta!...”. Gente dura,

ma - forse – tanta - manco ce lo sa  

quale – davéro – è ‘r perché de stà llà.

Pe tanti…pò èsse solo n’avventura.

 

 

MA, ALLORA È PE AIUTÀ…O È PE…AIUTÀVVE!

SAREBBE – CIOÈ – PE FFÀVVE PROPAGÀNNA,

COME È ORMAI CHIARO A OGNUNO CHE N SE ‘NGANNA. 

PERCHE’ VE PREME SOLO STÀ A GLORIAVVE.

 

VOLETE FÀ VEDE’ CHE SETE BRAVI,

MA CO LA FIFA ADDOSSO - E SE CAPISCE…

MA QUER CHE N SE CAPISCE È CHE N FINISCE

LA SMAGNA DE VOLE’ FORZÀ LE NAVI…

 

AVETE CIRCOLATO L’ISTERISMO

DE L’AIUTISMO A COSTO DE LA VITA!

SIPPURO C’È ER GRAN CAPO CHE VE ‘NVITA

A DDÀVVE NA FRENATA COR …DIVISMO!

 

PERÒ VE NE FREGATE…E ANCHE DER PAPA…

E PURO DE…‘QUER’ CAPO DER GOVERNO…

(MA QUELLO …MBEH…SE SA CH’È ‘R VOSTRO INFERNO…).  

SENZA RISCHIÀ…SAREBBE TROOOPPO! SCIAPA!

 

EH, GGIÀ…NUN CE STAREBBE TANTA GLORIA.

LE FREGATE – PERÒ – LE PRETENNETE…

‘NZOMMA…SI VE SPÀRENO…CHE FARETE?

IN PIAZZA A SFOGGIÀ ANCORA TANTA BORIA…?...

………………………………………………………………………..

 

SETTEMBRE GIÀ FINISCE

MA LA TENSIONE CRESCE…

PREVEDO BRUTTE AMBASCE

PIÙ DI QUEL CHE SI CONOSCE.

 

MA CHE COSA SI PUÒ FARE

CONTRO CHI STA LÌ A SPARARE?

BEN LO SANNO I…NOSTRI EROI

CHE NON SIAM NÈ IO…NÉ VVOI.    

VAN PER MARE AD ISTIGARE

CON LA SCUSA DI PORTARE

CERTI AIUTI UMANITARI…

MA HAN PAURA DEGLI SPARI!...

MA LA VIA GIÀ SUGGERITA

CHE È SICURA, È NON GRADITA!      (aaaaahhhhhhhhh!!!!!!!!!!!!!!!!)

 

CHE SIA TUTTA MESSINSCENA…

GIÀ!...NON È COSA SERENA…

 

CHE’… NON PIÙ È ‘DIMOSTRAZIONE’,

NON È PIÙ ‘GIUSTA DENUNCIA’.

ORA È UN’ ESAGITAZIONE

CHE UN PERIGLIO GRANDE, ANNUNCIA.  

MA CHI PAGA TUTTO QUESTO?

E QUAL È ‘L VERO PRETESTO?                                                                                                                                                                                     

“All’arembaggio!”

                             (la granne isteria)                            

 (Fratoianni ha incitato le nostre navi a forzare il blocco…!!!????!!!!)

(Non m’azzarderei mai a dir…ma…è forse tocco?                                                                                                                            

 

A frate Ja’, dì n po’: che te succede?

Solo chi fuma, ce potrebbe crede                                                                                            

a quer che uno pò ddì in preda ar delirio…

e anche a ‘voci’ che spìgneno ar martirio…      

 

E…tutta quela ‘pace’ sbannierata

a destra e a manca…co ‘i cortei in piazza…!?...

Ma come t’è vienuta st’ idea pazza…

Davéro è stato doppo na fumata?

 

Ma…quànno quarchiduno vò ffà er grànne

contro le tante riccomannazzioni –

e all’avventura, va, contro li droni,

co quela tigna!...Poi…cala le mutànne…?!

 

Ce lo sapevi, o nno?! Te l’hanno detto!

Te l’hanno anche ri-detto…e ripetuto:

“Abbada…’N ciannà!...”… E te ne sei fottuto!

E mmo’- sèntete! - fai ‘r generaletto…

 

Te stai sentènno accosì tanto ‘su’,

da n dà retta a ‘i consiji…ben pesati,

e a come dàlli - l’aiuti portati,

da scatenà na guèra…o suppergiù…!?!

 

A frate Ja! Ma…te ne rènni conto

che quer che fate – anche si séte tanti –

n vòr dì che fate bbène, e séte ‘santi’…

O, state tanto a ffà pe…un tornaconto?

 

Ché – questo – è! Sinnò, pe èsse bravi e bbòni,

abbasterebbe quer che avete fatto:

svejà er mônno…(Ma…‘aiuti’ - ar modo adatto!

O, nu è ch’er modo d’attiràcce ‘i droni).

 

Ormai, ve séte fatti véde, in giro…    

V’ha visti er mônno intero, ma…n v’abbasta.

L’eroi! Volete fà, e…arzate l’asta.

Ma…n volete – però - èsse sotto tiro…

 

Tocca sbloccàllo, er blocco! Ma nno! ‘quello’!...

Ma quello che ve st’a bloccà er ciarvello!                                        Armando Bettozzi–28sett-2°ott-2025

 

Nel frattempo si sta cercando di imbastire un clamoroso fatto storico: da rainews.it: 29 Settembre 2025: L'Anp accoglie con favore "gli sforzi determinati di Trump di porre fine alla guerra di Gaza". L'Autorità Nazionale Palestinese ha accolto con favore gli "sforzi sinceri e determinati" del  Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in seguito al suo annuncio  di un piano per porre fine alla guerra a Gaza.  In una dichiarazione, l'Anp ha affermato di "accogliere con favore gli sforzi sinceri e determinati del Presidente Donald J. Trump per porre fine alla guerra a Gaza e di affermare la propria fiducia nella sua capacità di trovare una via verso la pace". Per questo si stanno ripetendo gl’inviti (agl’italiani della flotilla) a desistere dal voler forzare il blocco navale. Manderebbe tutto all’aria. O è questo che vanno cercando gli ‘aiutanti umanitari’?  Cosa, salverà la situazione di Gaza, alla fine? Landì! col suo sciopero generale già pronto!’- E i cartelli con:‘Complice di genocidio!”- con le figure…che si sanno…Disegnati e sbandierati da…chi si sa. È così..che va…Ma la sera del 1°ottobre la marina israeliana li ha abbordati, sequestrati…Però – ancora – chi è ancora in mare strilla: “Allo sfonnamento! All’aremabaggio!”. Potrebbe essere isteria collettiva…? Ma er finale è che: chi è ito a abbordà…è stato abbordato. L’isteria continua ne le piazze…                                                                                                                                            

“All’arembaggio!’ (la granne isteria)” – Armando Bettozzi

 a scena che si apre davanti a noi è quella di un’isteria collettiva, di un movimento che diventa il simbolo di un dramma che sfiora l’assurdo e la realtà.

Questa poesia si nutre di una violenza di linguaggio, dove ogni parola è un pugno che vuole scuotere. La lingua è volutamente irriverente, dissacrante, popolare:

“A frate Ja’, dì n po’: che te succede?
Solo chi fuma, ce potrebbe crede
a quer che uno pò ddì in preda ar delirio…”

Qui, l'autore non si limita a raccontare, ma fa esplodere un'immagine di caos, di nave che si infrange contro il muro della realtà, dove la ragione si scontra con il delirio collettivo. Il tono di ironia e disillusione solleva un punto di riflessione profonda. Cos’è che stiamo davvero cercando? Un salvataggio, una guerra, una bandiera da alzare?

E la fuga da quella guerra di parole e azioni è un invito continuo a riflettere: come se i soggetti di questa “battaglia umanitaria” fossero intrappolati in una paradossale ricerca di salvezza. Non c'è alcuna vera separazione tra i due fronti, eppure il fatto storico di un Trump che “provoca” una pace, in questo contesto, diventa un simbolo della contraddizione, del tentativo di risolvere attraverso l'intensificazione del conflitto.

(Ben Tartamo, Poetare.it – 4 ottobre 2025)

 

Un fatto, una poesia

Dopo giorni e notti di dirette e indirette tv….da liberoquotidiano, 2 ottobre 2025 - "Adesso che hanno bloccato la Global Sumud Flotilla, allora portate voi gli aiuti in poche ore, portateli voi gli aiuti, perché stanno morendo": Elisa, celebre cantante italiana, lo dice in lacrime in un video postato nelle storie Instagram taggando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il riferimento dell'artista è all'abbordaggio, da parte dell'esercito israeliano, della spedizione umanitaria Flotilla diretta a Gaza. L'obiettivo degli attivisti era sfondare il blocco navale israeliano nelle acque davanti alla Striscia per portare aiuti… Cosa che, però. non è successa. Perché prima sono stati fermati dalla Marina militare sraeliana. Prima dell'arrivo nell'area del blocco navale, agli attivisti coinvolti nella missione era stato lanciato un appello dalle istituzioni italiane e non solo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, per esempio, aveva chiesto loro di tornare indietro per evitare…e con la garanzia che gli aiuti sarebbero comunque arrivati a Gaza grazie alla mediazione del patriarcato latino. Ma la Flotilla ha deciso di andare avanti…Fino alla scorsa notte, quando è stata fermata. Intanto,….diverse proteste in Italia proprio per quanto successo…a Milano occupata l'Università Statale,…a Roma…bloccato l'ingresso…facoltà di Lettere de La Sapienza. Insomma, <il solito>! Ma che fantasia…

 

 

La flottiglia in mezzo al mare, cosa – invero - è andata a fare?!

 

 

“Quant’è bella l’avventura…!...”,

lo cantava anche Modugno.

Sulle barche, alzando il pugno

van portando – dicon loro:

“Medicine e cibo!” - in coro -

Per il mar…senza paura!”.

 

Però vogliono la scorta!

E il governo gliela porta.

Ma non vogliono lasciare

‘quegli aiuti’ che han da dare,

nelle mani più sicure

che gli han tutti consigliato.

E allo stesso papa, pure,

quel ‘sì’ atteso, gli han negato.

 

Ché a lor serve da…scusante

per la loro assai inebriante

lotta al ‘blocco’ – da sfondare! –

Veramente…anime sante!

Tanto ‘sante’, che…la guerra!

hanno chiesto ai governanti

se impediva ‘scesa a terra’,

quel nemico, dritto, avanti.

 

“Fu così – dirà la storia –

che piuttosto che la gloria

riportarono…la coda

tra le gambe, com’è sorte

di chi, con violenza froda:

ché…bugia ha le gambe corte”!

“Furon tutti catturati

da quel ‘blocco’…da sfondare”…

La cibaria non l’han data…

Han sol fatto…la bravata.

Ora, ognuno può pensare:

<chi> e <che> in vero – li ha guidati?

 

Si riversa, ora, la sfida,                                                                                           

con violenza nelle piazze…

Le persone paion pazze

con le velenose grida!

E non mancan – non sia mai! -

personaggi* a dir:“Deploro!...”,  

per … curarsi i…casi loro…        

Pianto – o vero…o falso, e…vai!      

*(come la cantante Elisa che in pianto ha detto:“Allora, portateli voi gli aiuti, chè stanno morendo!”

Ma che brava…paraventa!-Ché lo sa, ch’è da giorni che ne portano a migliaia di tonnnellate…)

Armando Bettozzi – 2/3 ottobre 2025

A 4disera-3ott2025, la Scuderi, rientrata provata dall’esperienza…ha (finalmente) dichiarato (smascherando l’intera lunga farsa) che le imbarcazioni erano senza i viveri declamati…Ché l’intento era solo quello di dimostrare al mondo la illegalità di Israele a formare il blocco navale in acque extraterritoriali! Aaaahhhhh!!!!!!Il pericolo scampato ha funzionato da siero-della-verità…! Insomma, hanno preso in giro, chi in giro si è fatto prendere.                                                                                             

“La flottiglia in mezzo al mare” – Armando Bettozzi

La satira politica e la riflessione sulla realtà contemporanea.

Questa poesia scivola rapidamente dalla cronaca alla riflessione filosofica, attraversando un territorio in cui realtà e finzione si mescolano senza soluzione di continuità. L’inizio sembra essere un semplice resoconto giornalistico sulla vicenda della Flotilla, ma l’andamento poetico prende piede quando l’autore ironizza sulla contraddizione tra il gesto eroico degli attivisti e la realtà delle loro azioni:

“La flottiglia in mezzo al mare, cosa – invero - è andata a fare?!
‘Quant’è bella l’avventura…!...’
lo cantava anche Modugno.”

Il tono sarcastico di Bettozzi è potente: la realtà politica, che si fa veicolo di illusioni, viene analizzata con uno spirito critico e sferzante. La satira si fa feroce, e l’epilogo, con la “scoperta della verità”, lascia il lettore con una sensazione di ironia amara verso la finzione che la politica e i media costruiscono.

Il verso finale, che parla della "farsa" svelata, ci suggerisce l’idea che, dietro a ogni atto pubblico, ci sia sempre una narrativa costruita da chi detiene il potere.

In questa poesia c'è un rimando a Brecht, con il suo teatro che smaschera la finzione politica, ma anche a Pasolini, che ha saputo denunciare l’ipocrisia e la superficialità della società consumistica. La scrittura di Bettozzi richiama la tradizione satirica italiana (da Dante a Boccaccio, fino ai più moderni Beppe Severgnini e Andrea Camilleri).

(Ben Tartamo - Poetare.it, 7 ottobre 2025)

 

Un fatto, una poesia.

Da lanuovavenezia-8ott2025- I sindacati del Teatro La Fenice proclamano sciopero…«Abbiamo deciso per lo sciopero della prima del Wozzeck del 17 ottobre. Non c’è stata accoglienza delle nostre richieste, l’unica soluzione è la revoca della nomina a Venezi». A dirlo è Marco Trentin…dopo il terremoto della nomina di Beatrice Venezi a direttore musicale dall’ottobre 2026. Brugnaro sul caso Venezi: "Le ho detto di non fare passi indietro". … Il sovrintendente ha la mia fiducia…E gli abbonamenti cancellati sono solo tre».

da laVerità, 10 ottobre 2025:  Il britannico Telegraph : contesta la campagna: “La rivolta puzza di sessismo…”.….

da rainews, 9 ottobre 2025 - Il caso Venezi: le rappresentanze sindacali della Fenice ribattono alle accuse di sessismo

 

da interneta internet/Ciro Fusco

 

"Le accuse di sessismo nei confronti di Beatrice Venezi, mosse dal sovrintendente, rappresentano un tentativo inaccettabile di delegittimare il dissenso interno", dichiara il sindacato.

da AI Overview, La "guerra" a Beatrice Venezi riguarda la sua nomina a direttrice musicale del Teatro La Fenice, contestata da molti lavoratori del teatro e da musicisti di altre istituzioni. Le principali ragioni sono: la presunta mancanza di competenze…all'altezza del ruolo secondo chi protesta; la scelta politica che vedrebbe il governo voler controllare i vertici culturali, come riferito da Il Fatto Quotidiano; e un futuro intoppo…con l'incarico che inizierà nel 2026. 

da lanuovaVenezia – 30set2025 - Caso Venezi, Zaia: «Se non fosse donna, carina e giovane, le polemiche non ci sarebbero state… Mi risulta, inoltre che ci sono stati direttori prima di lei molto più giovani». Non si parla più il linguaggio della musica, ma quello della politica…

Un grande teatro d’opera che dichiara di puntare su un direttore giovane si autodeclassa, dichiarando al mondo di non essere capace di attrarre un direttore affermato….«Non si tratta solo di una aggressione mediatica, ma di razzismo culturale ideologico», alza i toni il presidente della commissione cultura della Camera e responsabile nazionale cultura e innovazione di FdI …, «Il predecessore di Venezi era un pupillo del grande maestro Abbado (Diego Matheuz, ndr), simbolo di una selezione privilegiata e personale e che aveva, quando è stato nominato, un curriculum di gran lunga peggiore di quello di Venezi». Lo stesso…ha affermato che, dietro verifica della commissione cultura, sarebbero solo «tre abbonamenti cancellati su 2.300 totali», smorzando le voci di chi parlava di una fuga di abbonati. …afferma… segretario generale Cgil Venezia, «Non accetteremo che si imponga l’olio di ricino come punizione» ***. Nel mare di commenti, spicca la voce del padre di Beatrice Venezi…ex Forza Nuova e già candidato sindaco di Lucca: «Molti hanno scritto che mia figlia…non abbia le competenze per la direzione musicale della Fenice perché figlia di un picchiatore di destra, riferendosi al mio passato. Ho smesso di fare politica attiva da 15 anni, anche per evitare che fosse d'ostacolo alla sua carriera. Lei si sente amareggiata per le polemiche e le bugie scritte e dette sul suo conto».

***Ecco qua, qual è la vera verità! Il solito odio per chi e per quel che non c’è, ma che - evidentemente – fa comodo tenere sempre … a portata di mano.  Anche la totale assenza di voci femministe – sempre pronte a guerreggiare… – sembra confermare questo ‘dubbio’.

 

La Fenice … ideologgica

 

Ma…Arte è forze sgorbio ideologgico?!

E puzz’ar naso…E attrezzo de commànno?

Così, te stann’a ffà penzà…te stanno…

Co st’odio tutt’a gratise, e illoggico.

 

Demograzzia, a Ro’?!...O dittatura?

Ch’è ‘parolina’ de le … ‘boccadoro’

pe – propio – impressionà…pe ffà pavura

a chi vorébbe stà…fòri dar còro.

 

No, come chi - pe ffà …bella figura,

co senza n bricioletto de decoro

nun vòle riconosce la bravura

de na ‘bacchetta’ ch’è n capolavoro!

 

Fatto è che chi sa usàlla troppo bbène

nun cià ‘r colore che confà a…‘i ‘ribbbèlli’.                                                                      

E manco vò cammiàllo! Nun ce tiene!

Sta tutta qua, la verità: o ce sò!…                                                    

o càmmmieno, e divènteno zimbelli.

O…de sonà, è già assai! Deppiù…n se pò!

 

Che…una così, no rossa, e no rosata,

addirittura a ffàlla direttore … !!

Magari, in d’un teatrino de borgata….

Ma…a La Fenice…! A Venezia! ... Hi…che orôre!

 

Viè tutta quanta ggènte de curtura!

Ce viè Capalbio intera ad ogni prima…

Ce vò rispetto…e puro na misura…

Ce vò n’attimosfera che nu opprima!                                  Armando Bettozzi – 11 ottobre 2025

 



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1° PREMIO a ERICE – 13 e 14 aprile 2024

Concorso ‘L’ANFORA di CALLIOPE’

Per “INVERNO”




“Inverno”

 

 

Si porta via le foglie, e sfiora i fiori

il vento che sa ancora di ciliegie…

 

Le bacche dei cipressi solamente

tenacemente restano aggrappate,

come arroccate al ramo, mentre sfiora,

scolora, e sfoglia aiuole e campi, il vento,

con l’intento - che riuscirà – di avere

il belvedere rotto in tristi stecchi

qual vecchi sconsolati, oramai pronti…

 

Passati, poi, i freddi e i disadorni

giorni, ogni aurora tornerà fiorita.

E la vita…? Dalla fissa dimora,

in un’ora lontana, chi lo sa

se tornerà col sole a rifiorire…

se, del morire, passa, la stagione?

La ragione non sa…È cosa di Fede.

 

Si fa, il pensiero, di color del piombo,

e a Dio le ali chiede, per volare…

 

E in cuore esplode un grido col rimbombo.

 

 

Armando Bettozzi



                       










Ristorante ‘La Pentolaccia’   





Agnolotti al ripieno di cernia, con pezzi di pescespada, melanzane e pomodorino





Festa di lu Santi Patri

La bellissima ricchissima CHIESA MADRE (l’interno è tutto un ricamo)






Interno adibito a Museo ricco di preziosi turiboli…ostensori…paramenti sacri…

Stemma di Federico II – parte iniziale della pavimentazione









a Trapani e provincia l’arancino si chiama ARANCINA al femminile


In ricordo dell’evento

OMAGGIO a ERICE

 

UN GIORNO A ERICE

 

E come fare, or che t’ho perduta…

Ieri, t’ho incontrata e tu

per mano m’hai preso e le tue vie

una ad una più che mosaico – m’hai mostrato –

rilucente al sole, e al chiaror lunare ed ai lampioni…

Solo - di notte – il rumore dei miei passi,

e ‘l frastuono dei pensieri, a venir su e mischiarsi

ai nuovi, da portar come ricordi.

 

Dopo l’ore prime – fresche, il sole oramai caldo

a accompagnarmi tra i cento e cento sorridenti

piccoli negozi colorati, e turisti in folti gruppi, o sparsi,

a sceglier dove entrare …

 

O impazzir, tra azzurro di cielo e di mar sospesi

dove torri e torrioni parlano antico, e a commozione

smuovon chi a tanta arte s’arrende e resta preso;

dove allo sguardo niente s’ oppone, e niuno.

 

E come a un lauto pranzo

c’è il dolce, qual final, servito,

la “Chiesa Madre” l’appetito

- chetato – all’apparenza - poi riaccende,

prima di uscir dalla pietrosa Porta…

E quel che ho visto dentro è quel che adesso

di più il mio cuor mi stringe,

or che son via e so … che non ritornerò …

 

Lascio della volta i ricami fascinosi.

Lascio un viso di donna, rimasto senza nome.

Lascio azzurri spazi ariosi ed infiniti.

 

Ma quel che ho visto e in me sentito

e lì lasciato, lo porto, tuttavia,

in me mutato in dolcissima poesia.

 


Armando Bettozzi – 15 aprile 2024


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OSPITE D’ONORE A BETTONA – 14 NOVEMBRE 2024

PER L’EVENTO SERATA DI POESIA AL CENACOLO DI SAN CRISPOLTO

CON POESIE TRATTE DAL MIO VOLUME “BETTONA TRA IMMAGINI E POESIE”,

LETTE DA BETTONESI E DA ME STESSO.  





Donatella Furia, l’organizzatrice, del gruppo ‘Donne di Bettona e altro’ e presentatrice della serata.

Presentando cita la frase del manifesto dell’evento al Cenacolo del 10 novembre 2024:

“SERATA DEDICATA AI BETTONESI DI PRIMA, DI ADESSO, E DI…POI”, 

precisando – rivolta a me - e ringraziandomi per averla estrapolata dalla mia frase sul mio volume “Bettona, tra immagini e poesia”. Che fu presentato nello stesso Cenacolo esattamente dieci anni prima: novembre 2014!     

eandra Zurlo ‘la zurlina’ (vive a Deruta)



Sandro Brizzi ‘Schizzi’

figlio del dottor Lolli 

Alberto Laudenzi – ‘ ‘l Roscio’


Leandro Reali (di Ulpiano del taxi)


mi conosceva. Non l'ho riconosciuto ma ho fatto finta di sì. Era così contento!

Loredana m’ha abbracciato e riabbracciato contenta e commossa

Sandro Barbini ‘Cioletta’ – felicissimo che ci siamo ritrovati come nel 2014

“Oh!...Se non c’è silenzio non si comincia”

(la platea era un pochino eccitata)




Alberto Laudenzi, ‘l Roscio’ sta per leggere “L’Adunata”. Dice di averla tanto provata anche con Sandro Barbini (il Cioletta) e hanno deciso, che mamma ci chiamava proprio così…Ha accennato e ha chiesto se era ok. ‘Giusto!’, dico.

Leandra e Lorena Zurlo salutano Giorgio


casa Tiziano sul fondo a P.zza Matteotti
ranzi e cene da Tiziano, e nottate in casa Terenzi a mia disposizione. Grandi ospiti! Tiziano e Maria Grazia. Perfino cappelletti in brodo fatti a mano.


Il loro saluto a Giorgio che non è potuto venire 0

“Ciao, Giorgio! Un saluto da lontano…Ci manchi! Ti aspettiamo!”


Il loro micione si scalda alla stufa










Di notte escono i ricordi

Di notte, che anche i passeri stan quieti
e i passi- pure - han smesso di…passare,
e l’ombre, a scender, non fan più rumore,
restan soltanto i fruscii silenziosi
dei ricordi, impigliati tra le pietre
delle Mura e dei muri delle case…
Si fan sentire solo quando è notte,
quando non son distolti anima e mente
che han bisogno di calma e riflessione,
e il frastuono rifuggon, ché interrompe…
confonde…e può spezzar quel tenue filo
consunto già dal tempo e dalla vita.

Armando Bettozzi da Bettona – 27 marzo 2025








casa Terenzi del mio soggiorno –ospite d’onore – e scorci intorno














il giardinetto dell'Ippocastano, con la panchina…che non c’è più. Dal terrazzo casa Terenzi 



Omaggio a Casa Terenzi e alla sua regina Maria Grazia.

 

Entri, e tutto nuovo appare

per la grazia e tanta cura

che v’h infuso con premura

la gentile Maria Grazia.

 

E da subito si sazia

quel che un ‘ospite gradito’

spera da amoroso invito:

ci sia quel che vuol trovare:

ampie stanze pien di luce,

un pulito che traluce,

tutto messo al posto giusto

ch’è la spia del gran buon gusto

e un rispetto ch’è squisito

pel suo ospite gradite.

 

Oltre a tutto quanto questo,

al di là d’ogni persiana,

quel che vedi il cuor ti sana

con i verdi…il giallo, e il resto…

 

Per gustarlo, poi, al meglio

sul terrazzo - sulle Mura –

sali e vedi la pianura,

e giù, i monti, appena sveglio,

quando Aurora tinge il cielo

d’un color rosa-pastello.

 

Lo scenario è ancor più bello

con l’azzurro senza un velo!

 

Poi – rientrando – pensi a quando

quella casa-bomboniera

fu la dolce primavera

d’un amor che va durando.

E fu il nido - prima ancora –

d’una tenera biondina

che fu subito regina

di chi in cielo ancor l’adora.

 

 

Armando Bettozzi da Bettona

(in treno da Ponte S. Giovanni a Roma, 11 novembre 2024)



Così appare di giorno Casa Terenzi da via Roma, che lì forma una curva per subito distendersi in una leggera salita che entra dopo pochi metri in Piazza Cavour. 



da “seidibettonase”  14 novembre 2024

 

Armando Bettozzi

 

UN BELLISSIMO EVENTO PER RICORDARE

FATTI E PERSONAGGI DEL NOSTRO AMATO BORGO

CON LA POESIA IN BETTONESE E NON SOLO

AL CENACOLO DI BETTONA

10 NOVEMBRE 2024

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Se è piacevole poesia

anche un male porta via!

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Sì gremita era la sala

e volava la poesia,

e volavano le note.

C’era gente anche da fuori

li venuta a ritrovare

il passato…lì presente.

Carrellata di ricordi…

Personaggi sempre vivi

pur se andati, e pur da tempo…

Rifioriti son profumi

delle cose tanto buone:

torta al testo, la porchetta

e la torta col formaggio.

Hanno letto, e recitato

e cantato e anche suonato

bravi artisti e dilettanti,

tutti quanti di Bettona,

a conferma del talento

che il Bel Borgo dona, a caso…

Quanti abbracci! E che sorrisi

in quei volti rifioriti

pe’ un momento tanto bello

per cui vanno ringraziate

le persone – tutte quante –

che al successo l’han portato

un evento che mancava

e di cui già c’è richiesta

di bissare…Ed anche più!

Io mi sono riportato

tutto quanto in cuore e in testa

e ringrazio caramente

chi da fuori è intervenuto,

chi ha pensato e organizzato,

chi alla grande m’ha ospitato,

ed ognun ch’era presente

e anche chi non ha potuto

per la grossa faticata

nel raccogliere le olive…

Mi chiedevano: “E di me…?

Ti ricordi? Quanto tempo!!...”

Tutti quanti ho ricordato,

al Cenacolo, e poi in giro…

Gran piacere ho anche avuto

nel conoscere qualcuno

che non conoscevo, ancora.

Un particolare grazie

vada a chi il bel ‘pensierino’ *

come bella improvvisata

mi ha lasciato per ricordo

della splendida giornata.

…………………………………………………………………………………………………………………………………............

PERO’: bacchettatina alle mani a chi durante le letture ha continuato a vociare, malgrado la platea fosse stata più volte richiamata a un cortese silenzio…Purtroppo e’ nella registrazione, e questo non darà buona impressione a chi ascolterà. Ma che me tocca dì…)

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*(la mattonella-ceramica di Deruta con dedica)

Armando Bettozzi da Bettona

14 novembre 2024

 

Tutte le reazioni:

34Leandra Zurlo, Maria Laura Centi e altri 32

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I doni – lattine olio (frantoio Ercolanetti poco prima di arrivare al piano per andare al Passaggio): da Tiziano/MariaGrazia, Antonella (ved. Massucci Franco, che abita nella casa sotto il campanile di S.Crispolto, che fu nostra per tante estati), e Mauro Fanini (amico di Giorgio, che cura la nostra cappella al Camposanto).  

MariaGrazia con i figli Ercolanetti al loro oleificio di Bettona

il saluto di Mauro Fanini a Giorgio che non ha potuto esserci –


Anche il saluto di Sandro Brizi (‘Schizzi’)- “Ciao, Gio’! Ci sei mancato…Ma abbiamo parlato di te…”


pei dintorni di Bettona con Donatella e Sandro Brizi:

Abbazia San Quirico, 

 


 





Area archeologica ‘Urvinum Hortense’ nei pressi di Collemancio



da ‘seidibettonase’-27 marzo 2025


Il 2024 è stato molto generoso con la mia poesia: mi ha portato a Aprile il 1° Premio al Concorso letterario Internazionale ‘L’Anfora di Calliope’ sez. poesia in lingua - a Erice; a Novembre mi ha voluto Ospite d’Onore a Bettona per la Serata poetica di lettura di mie poesie dal mio “Bettona tra immagini e poesia”, al Cenacolo di S. Crispolto, con omaggio ‘mattonella dedicata’ fatta fare artigianalmente a Deruta. (già citati più soppra).  A Novembre mi ha fatto avere il 1° Premio (sez. silloge inedita in lingua) al Premio Internazionale  ‘Dostoevskij’, indetto dalla Aletti edizioni.  Da poetare.it:

 

ARMANDO BETTOZZI

 

Al V PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE - 2024

Promosso da Aletti Editore

FEDOR DOSTOEVSKIJ

 

PRIMO CLASSIFICATO

Raccolta di Poesia inedita


da sito FB Aletti Editore – 23 agosto 2025

 (11) Facebook 




 

Armando Bettozzi: Primo Classificato al V Premio Letterario Internazionale FEDOR DOSTOEVSKIJ.2024.

Vi sono grato per questo riconoscimento che considero prestigioso anche in quanto nella Targa ricevuta appaiono i nomi di personaggi della cultura eccellenti come Hafez Haidar e Giuseppe Aletti – qui collaboratori e Presidenti della Giuria del Premio.

Inoltre, anche perché credo che ci siano stati numerosi concorrenti.

Speravo in un simile risultato? Forse un po’, visto i ‘Merito’ che mi avete rilasciato in più occasioni. Tra i vari altri riconoscimenti avuti ultimamente, c’è il Primo Premio al Premio Calliope, aprile 2024, dove – anche – figurava la presenza del già candidato al Nobel per la Letteratura Hafez Haidar.

E senza dubbio consiglierei la partecipazione ai Vostri Concorsi a chi ritenesse di aver scritto poesie meritevoli di attenzione, dovesse capitarmene l’occasione.

Farei anche notare la gratuità delle prove. E questo è anche un fattore che personalmente tengo assai in conto.

Ringrazio ancora per l’opportunità e per il davvero soddisfacente riconoscimento.

saluto molto cordialmente.

25 likes – 2 commenti – 2 condivisioni)

 

 


silloge di 36 poesie

 

1° Premio

 

 

al V Premio Letterario Internazionale

 Fedor Dostoevskij

novembre 2024

 

(sezione: Raccolta di poesia inedita)

 

 

Stagioni versate…

 dal cielo

 

 di

 

Armando Bettozzi

 

 

 

ANNUNCIO DI PRIMAVERA

 

Sento

e non è voce,

né suono.

E pure si sente

il silenzioso risveglio

che il fiore riveste di bello

e di nobili essenze pregna, e colora.

Sento la vita

che porta la terra

e l’aria la desta, con soffio leggero;

vita che sembra venire dal nulla,

cullata dal sole, e che dà meraviglia.

 

 

CALMA

(caducità del bello)

 

Che calma stamane…Ieri

s’è prosciugato il cielo,

e oggi è primavera. Sento l’upupa

nel suo ritmato dire qualche cosa,

chiedere, forse, chissà…

e le vocine più acute e festose

di uccellini indaffarati a essere contenti.

Non c’è vento, non c’è freddo

e non c’è caldo. Solo pace di natura,

che dentro il cuore mio si trasferisce e alberga.

Fosse così per tutto quanto il mondo

sarebbe il ritorno all’Eden…

ma non è previsto.

E presto o tardi, tutto questo incanto,

pure, passerà…

Come succede anche all’amore…che passa…

L’upupa richiama, tranquilla, scandisce la calma…

 

 

LA PRIMA ROSA

 

Ho visto la rosa, la prima che è nata;
iersera non c’era e stamane è sbocciata
su un ramo spinoso d’un vecchio roseto
che pur nell’orgoglio rimane discreto.

Di esser felice la rosa ha ben donde:
è bella e il profumo per l’aria diffonde
e un’ape richiama che vola e si posa
su lei e con lei si confonde e si sposa.

Ho visto una donna che prima non c’era,
è solo vestita di fiori di prato
e il cuore suo tutto ha di già riservato
a chiunque sa amarla: è la Primavera .         

 

 

SERA D’INCANTO

il tenero soffio del vento                    (2° Premio a Spessa Po, PV, “Sant’Agostino Spessa”, ago.2011)

                               (Menzione Giuria a Rorà, TO, “Myo-Sotis”, mar. 2012)

                               (Premiata a Avellino, “Città di Avellino”, giu, 2012)

Il tenero soffio del vento

è mano soave che passa e accarezza

i petali aperti a lusinghe amorose;

s’avanza leggiadro

e con sé ha il tepore d’un sole che scende

sul velo del mare,

o, anche - in un tempo -

laggiù, dietro il monte che s’ombra, in silenzio.

Solletica i fiori e i fili dell’erba,

e ogni foglia;

lambisce leggero, si ferma, riposa,

e riprende, e attraversa i capelli di lei,

che guarda lontano, sognando il suo sogno

più azzurro. La cinge - fruscia la veste -

confronta il profumo che sente, coi fiori,

ritorna a scherzare con lei, l’accarezza:

che sera d’incanto…che tenerezza!                          

 

 

COME TENERA E QUANTO VELLUTATA

(a Lisa)

 

Come tenera, e quanto vellutata

e sì vermiglia era quella rosa

appena còlta…E, pur s’era spinosa,

l’ho stretta tra le mani, e te l’ho data

 

come t’avessi - in quell’ora fatata -

dato il mio cuor, che ti sognavo sposa,

col respiro d’una giornata afosa…

ma tenera era invece, la serata…

 

Com’era verde, e tenero, anche il prato

nel favoloso incanto silenzioso

che sol l’intenso battere ritmato

 

avvertivam quel dì di primavera.

Incanto che a ridir appar lezioso…

Ma la favola…si faceva vera.


 

SERE DI PRIMAVERA

(a Lisa)

 

Quant’è bello nelle sere

d’una dolce primavera

dare baci pien d’ardore

alla bella che m’ispira!

Poi con lei star lì a pigrare

sopra l’erba del piacere

a scambiarci ogni premura

aspettando oltre l’aurora…

 

Mentre intanto il belvedere:

delle stelle il tremolare,

della luna il bel chiarore,

nel fissarlo fa stordire. 

 

Dopo, tutto si rischiara

con il ciel che si colora

finché il sol con la raggiera

scalda a nuovo ogni creatura.

 

Che delizia è ancor sognare

con intorno la natura

ed i palpiti sentire

e l’un l’altro compiacere!

 

Ma bisogna in sé tornare,

e alle cose del dovere

già in attesa d’ogni cura,

dopo le ore dell’amore.

 

Ma poi presto rifà sera

con ancora l’atmosfera

che più forte fa, e più vera,

l’attrazione, e il resto azzera.

 

 

ESTATE

           

Passa la vela

sul blu misterioso

come un pensiero che scorre…

 

Chiama con voce

di vento a raduno

ogni onda d’intorno, distratta

 

E culla, l’acqua

il luccichio dorato.

L’ombra si bagna

di nubi leggere

 

Pone la mano a visiera

la spiaggia

laggiù             

 

 

MIRAGGIO D’UN MERIGGIO D’ESTATE       (1° Premio a Collepasso, LE “Squarci quotidiani”, 2010)

                       

Pigro è il corpo

pigra è la mente

nell’ovattato silenzio del meriggio.

E l’occhio assonnato segue

ed insegue sogni disegnati in cielo

mutevoli e incantati.

Batte l’orologio tre colpi

e attacca la cicala la nenia antica, che,

sola, ha imparato chissà da quanto…e altro non sa.

E il tempo pare parcheggiato

tutt’intorno

e pur se l’orologio aggiunge un colpo

nulla di nulla cambia

e pure il sonno esita, mi prende…s’interrompe,

ché un passare d’uccelli lo distrae.

E guardo…continuo a guardare

un sogno che invento pigramente

a mano a mano:

il solo segno che ancora sono qui, ad aspettare… 

Quando poi l’azzurro si tramuta

in un tenero rosa, poi rosso sullo sfondo

il tempo mette il timbro e passa il giorno.                

E l’ingranaggio impietoso mi risucchia

e nel vortice suo incandescente

mi ritrovo a pulsare, costretto, e senza sogni.

 

 

BELLA COME L’ESTATE

 

Bella come l’estate

quando l’estate è bella

coll’onde fiorite di bionde sirene

o more o rosse ninfe di mare

e spiagge solcate da forme di donna

soffiate dal vento;

quando morbide pelli velate

dal bronzeo colore - che il sole spennella

e nel caldo suo abbraccio accomuna

in pensieri di ozioso piacere -

indugiano offrendo a chi vuole,

sogni di giorni d’estate.

                 

                                                     

LA CONCHIGLIA DEL MARE

 

La conchiglia del mare

ha con sé

il suono dei venti

e dell’onde;

e dell’acque profonde

conserva

segreti e misteri,

che soltanto

racconta         

a chi sa sognare.

E il canto soave

d’una sirena

che lì si nasconde

incanta chiunque

la sappia ascoltare,

quella voce suadente,

che viene dal mare.

 

 

L’ESTATE BREVE DELLE CICALE

 

Frinendo appassionate, le cicale,

intente a idolatrare il loro sole,

si vann’offrendo a lui in sacrificio

lasciandosi bruciare.

 

 

LE COCCINELLE SUL FILO DI GRANO     (1° Premio a Rosignano-Solvay, LI “Città di Rosignano”, giugno                                                                                        2012)(e Premio “IL Saggio-Città di Eboli”, luglio 2012)

Dietro ogni spiga del grano dorato

nascosta è una virgola di cielo.

Scorre sullo stelo,

il passo frettoloso

di estive coccinelle in fila indiana.

 

S’arrampicano e giungono su in cima

una dietro l’altra, ordinate.

Sorprese e incantate,

lo guardano, quel sole,

come lì giunto fosse solo allora,

 

nascosto, prima, dal bosco ombroso e fitto

di gambi lunghi e snelli.

 

Per nulla impensierite dal tragitto,

sotto le elitre preziose d’arte,

le alette tenerelle

ardon per la voglia di tuffarsi

là dove ancora dormono le stelle,

e avvicinar la fonte incandescente

nel fuoco azzurro, come uccelli in volo.

 

Fan come la chimera speranzosa

fa, salendo come fumo d’incenso

nel grande spazio della cattedrale:

sale fine colonna e sempre più

si spande e riempie il vuoto

e l’improfuma,

e va a lambire

i vetri colorati dove il sole

entra col raggio polveroso e pare

del ciel la grazia e la benedizione.

 

 

STELLE FILANTI

la notte di San Lorenzo

 

S’affettava, il silenzio, da spalmare

su nuvole argentate dalla luna;

distese in ciel, così, come laguna;

un cielo scuro e fondo più del mare.

 

Un gracidare intenso, all’improvviso,

per l’aria andava sparso, senza meta…

Pareva, l’aria, diventarne lieta…

E della luna, dolce fu il sorriso.

 

Più respirava, il cielo, e più brillava…

S’apriva a luminose scie ariose…

veloci…E, forse pe’ essere giocose,

sparivano ad ogni occhio che guardava.

 

Con quell’allegro scivolar di stelle

sembrava il ciel giocarci a rimpiattino.

Ognun voleva leggerci il destino,

e i suoi desii rimetteva a quelle.

 

Mentre lassù roteavano leggere,

le mani si stringevano, e gli abbracci

sembravano legare a mo’di lacci

i sogni coi destini e le chimere…

 

 

LE FORMICHE

(Pace e Carestia)

( Piccolo grande esempio

contro le tante scelleratezze dell’ uomo)

 

Le formiche in processione

come in preda a un’ossessione

vanno e vengono in gran fretta

ché l’inverno…non aspetta!

C’è il caveau che è semivuoto

e che va riempito in toto

di cibarie…e non parole!

per se stesse e per la prole.

Solo quello è il gran tesoro

altro che le bombe e l’oro!

E perciò tutte a sgobbare:

non si può filosofare:

non c’è tempo…e il tempo stringe,

ché il colore già si stinge

dell’estate che c’è stata;

la cicala…è già crepata…

E in quell’ordine impostato

che nessuna ha mai cambiato

non c’è guerra, né violenza:

unica arma è la pazienza

e la unicità d’intenti:

piccolezze, ma…vincenti!

E così, secondo il piano

è riempito tutto il vano

d’ogni cosa che gli piace

da mangiare in santa pace…

Con la puzza sott’al naso

l’uomo parla…parla a caso…

così, Pace sfugge via…

e troneggia…Carestia.

 

 

LE  LUCCIOLE                                          (4°Premioa Bassiano, LT, dic. 2005)


C’è un tremolio di punti luminosi

che van tarlando il velo della notte,

leggeri, come in preda a una nevrosi;

si smorzano, e la notte li ringhiotte;

galleggiano nell’aria calda e nera;

si riaccendono di colpo un po’ più in là,

facendo rischiarare l’atmosfera;

son cinque…dieci…e poi un’infinità…

E vanno sparpagliandosi là attorno 

dalla campagna coltivata a grano.

Col cuore che gli batte c’è un bimbetto  

che è lì co’ una speranza dentr’ al petto :

che vadano a finirgli nella mano

per rischiarar la strada al suo ritorno.

                                   

 

TRADIZIONE

(Ferragosto sull’aia)

 

Ci sta per l’aia un misto di profumi
di fieno, stalla, arrosti, fiori e…gonne;
c’è sulla tavolata il vino a fiumi
con tutto il ricettario delle nonne.

C’è attorno un’aria bella di magia,
e quella luna accesa tra le foglie
di pioppi e querce antiche, e l’armonia
dei grilli, stanno a stuzzicar le voglie

non solo mangerecce dei paesani.                         
Un altro goccio e via con la mazurca,
nel mentre tutti battono le mani
col rosso in faccia tipo mela annurca.

Dei giovani si sentono ispirati…
si filano, si prendono per mano…

cominciano a sentirsi innamorati;

e co’ una pesca ognuno, piano, piano,                

finiscono infrattati dietro al fieno:

si rubano l’un l’altro un primo bacio

e poi un altro fino a farne il pieno,   

che via si porta il buon sapor del cacio…

Poi tornano per far l’amore assieme

col dolce al cioccolato, crema e panna:

galeotta cena ! In cuor gli ha messo un seme…

È amore…! È amore…! Il cuore non s’inganna ! 

La pupa in carrozzella non ha sonno:
si tira su con quella capoccetta…
e poi sorride a tutti in braccio a nonno,
contenta per la vita che l’aspetta.

Così, pure stavolta, Tradizione,
ha messo assieme tre generazioni
per una cena ch’è una devozione,
con nonni, nipotini…e canti e suoni…
E fra un sorsetto, un mozzico e un accordo,
per ogni mente semina un ricordo.

 

 

GIORNO DI TREBBIATURA

 

Nel giorno di sole e d’aria sbarazzina

la polverosa pula svolazzante

entra negli occhi, e in quel preciso istante

escon le lacrime, e il pugno li strofina.

 

E torna, così, e soltanto, resta, il bello

d’una giornata che è la grande festa

che alla fatica, dà…ma non l’arresta,

che già aspetta, la cantina, il vin novello.

 

Canta il motore della trebbia, e il forcone

balla, e suda, il contadino, felice

e pe’ogni chicco in cuor suo benedice

il cielo, mentre s’ingrossa ogni covone.

 

Sull’aia gioiosa vengono a portare

il desinar, le donne, ai contadini

come la chioccia fa coi suoi pulcini,

col vino buono, che aiuta a sopportare…

 

Più tardi incomincia a uscire dal camino,

un buon profumo -  e a spandersi d’intorno -

dell’arrosto umettato co’olio e vino

(lo starnazzo è più fioco), dell’oca al forno.

 

S’accende, più tardi, il luccichio di stelle,

e in mezzo al silenzioso tramestio,

ci sta chi cerca di vederci Dio

per ringraziarlo di tante cose belle.

 

 

FINE ESTATE

 

Poi piove…

viene il temporale

e chiude gli ombrelloni.

Il sole perde il round,

passa la mano,

sorpreso…

Impotente, la spiaggia,

si risente,

e aspetta altre occasioni

sola e silenziosa…

Sfoglia ricordi un vento ancora caldo,

e mette a nudo

sogni durati un palpito di cuore…

 

 

PRELUDIO AUTUNNALE                       (5° Premio “Racconti e Poesie d’autunno”, 2010)

(vento di Ferragosto)

 

Là, dietro lo scuro telone

s’è andato a nascondere il sole,

e il vento che ormai è padrone

fa quel che gli piace e che vuole.

 

E sbatte furioso ogn’imposta

e fischia pei spenti camini;

volteggia qual furia scomposta

su siti lontani e vicini.

 

E soffia e sballotta ogni cosa

ed anche i pensier che carpisce

e neanche un momento riposa

e gli alberi scuote e ferisce.

 

E spazza le strade e i giardini,

e petali e foglie ammatassa,

e piovono gli aghi dai pini,

e il fulmine il cielo sconquassa.

 

Trasporta il lamento del mare

finché si disperde lontano

e poi incomincia a ululare                             

nell’aria ch’è densa, e fa strano!

 

Scarrozza roteando ogni dove

eppur – più di sempre – la vita

par ferma a aspettar…ma non piove,

e fuori una gatta è impaurita.                        

 

 

SETTEMBRE

                       

Tintinna

la pioggia

che cade copiosa

e il sole riposa

cullato

là sopra la coltre

di nuvole grigie

e sogna beato

la prossima estate,

le belle giornate…

E intanto, pian piano

si fa trasportare dal vento,

lontano…

E rotola e rotola…

e tutto si fredda:

anche un amore

da poco sbocciato…

 

 

CADUCHE FOGLIE …

Caduche foglie,

per voi è la fine.

Vi vedo tristi,

smorte, pallide.

In voi vedevo la vita

pochi giorni fa;

ora sembrate l’immagine della morte.

E cadete al soffio del vento,

e spogliate i rami,

e tappezzate invece

le strade dei viali.

Lentamente scendete

e poi risalite verso l’alto

al soffio del vento,

quasi non voleste

abbandonare i vostri rami;

e ricadete ancora

e vi posate in terra

oppure volate lontano.

Volate e andate a dire :

“E’arrivato l’Autunno”.

 

 

LA FOGLIA

 

Scende cullandosi come tra l’onde  

poi ad un tratto schizza all’in su,

s’avvita su e giù...fa un po’di manfrina,

ruzzola, scivola, fa un mulinello...

Cala e risale che sembrano l’ali

d’una farfalla che gioca col vento...

Si calma per poco, ma poi ci ripensa,

pare ch’è allegra...che sta a divertirsi...

e invece è già morta e...non se n’ è accorta!                                    

 

 

COLPISCE IL CUORE

 

Colpisce il cuore

Vedere nei prati

Fiori appassiti.

Cogli coi petali

Già avvizziti

Un sorriso ormai spento

Della natura.

Gocce di vita

Dal cielo cadranno

Com’a piangere

E dare speranza.

Mentre silente

La lucciola vaga        

Sospesa nell’aria

A portare un lumino.

 

 

L’ AMORE OLTRE…        (ai miei genitori)

 

(verso l’ultimo appuntamento

Al Campsanto di Bettona)

 

Con pena mai spenta

amorevolmente guarda

l’immaginetta ovale e mestamente

sorride

come a cercare il ritorno d’un sorriso

da questa

e da chi in quel marmo riposa, a cui

tutto il pianto possibile già ha donato.         

Mostra i crisantemi freschi

e accende il lumino, e più che le labbra

è il cuore a recitar l’orazione,

mentre la pena, in esso custodita,

incontra il giusto spiraglio verso quella pace

che ormai da tempo, è

la sua sola agognata mèta.

 

Sul cipresso, un pettirosso

svolazza chioccolando,

e a quello volge il viso e lo sguardo

e di nuovo sorride.

Un giorno si ritroveranno a chioccolare

insieme, pensa, e spera,

su quel cipresso che al cielo aspira

intanto che abbellisce:

“Questo tuo marmo

così tanto bianco,

così  tanto freddo”.

E teneramente lo accarezza,

come per scaldarlo.

 

 

MARCIA FUNEBRE

 

Passo…passo… lento…lento…

Lungo file di cipressi

Tra corone…tra lumini

E la musica seriosa

E le bocche silenziose….

Con il rosso intorno agli occhi

Con il nero in tutto il cuore

Va il corteo, dignitoso

Imbevuto di dolore.

Passo…passo…lentamente

Stan guardando dentro il vuoto

Occhi tristi…occhi stanchi

Per cercar di rivedere…

Va il pensiero a ritrovare

Un momento…una parola…

E la lacrima che cola

Calda e mesta lungo il viso

Fa brillar nello sconforto

La speranza di chi – il morto -

Vuol saperlo in paradiso.

 

 

I  COLORI D’AUTUNNO A BASSIANO       (1° Premio a Bassiano, LT, “Città di Bassiano”, dicembre 2009)

 

Lungo la via che sale su a Bassiano

quando l’autunno è pregno di colori

la tavolozza del pittore invidia

la maestria sua nel miscelare

intensità, chiarori e sfumature

e l’ombre delle fronde ed i riflessi

che il sole ancora tiepido spennella

sulle fronzute chiome profumate.

Sfilano i verdi, intensi e smeraldini

insieme ai grigi argentei degli ulivi

e i rossi nelle gamme più svariate

che sfumano in marrone e poi sul giallo.

E, leggiadro si fa quello scenario

quando, passando, un breve temporale

incorona la valle ed il suo cielo

con l’arco che ha i colori della pace,                        

e di sera - ogni volta che, leggera -

la luna filtra, e inventa i chiaroscuri.                        

 

 

IL TRAGUARDO FINALE

 

C’è, prima del profumo inebriante

del rosso o del dorato distillato,

quello dei grappoli attaccati ai rami

che l’aria e il sole hanno colorato,

e prima ancora

l’acre profumo

grondato dalla fronte e dalle braccia

come linfa a far crescere le foglie

coi riccioli e i graspi sui filari.

Ci sono notti brevi e lunghi giorni

stampati a caldo e a freddo sulle zolle;

zolle indurite, zolle raffinate,

e solchi da difendere dal sole.

C’è il rischio e la paura

d’un male o di un assalto

d’un colpo basso che viene giù dal cielo

e occhi, ci sono, a vigilare in veglia.

C’è il premio in palio

che offre la natura

tra sinfonie di grilli e di cicale

a mitigare

lo sforzo e la fatica,

e come un libro aperto, le stagioni

che sanno le ricette antiche e nuove.

C’è il contadino,

e il cesto,

prima della botte, e della boccia in vetro

e del final traguardo

ch’è il buon bicchier di vino.                                               

 

 

INVERNO                                        (1° Premio a Erice – 14 aprile 2024)

                                                                               (Menzione Speciale di Merito–Cologna Spiaggia, ottobre2024)

Si porta via le foglie, e sfiora i fiori

il vento che sa ancor di fichi e vigne…

 

Le bacche dei cipressi solamente

tenacemente restano aggrappate,

come arroccate al ramo, mentre sfiora,

scolora, e sfoglia aiuole e campi, il vento,

con l’intento - che riuscirà – di avere

il belvedere rotto in tristi stecchi

qual vecchi sconsolati, oramai pronti…

 

Passati, poi, i freddi e i disadorni

giorni, ogni aurora tornerà fiorita.

E la vita…? Dalla fissa dimora,

in un’ora lontana, chi lo sa

se tornerà col sole a rifiorire…

se, del morire, passa, la stagione?

La ragione non sa…È cosa di Fede.

 

Si fa, il pensiero, di color del piombo,

e a Dio le ali chiede, per volare…

 

E in cuore esplode un grido col rimbombo.

 


CADE LA NEVE
(speranza di pace)

 

Cade la neve
come a livellare
con unico colore

il variopinto mondo.
E sfarfalla e
dondola lentamente e
senza ostacoli
pazientemente tesse la coltre bianca…
Come un segno…
Un segno da osservare…
Un sogno da avverare…

E poi la Pace
copre ogni mente…
Poi la Pace
è una cosa vera…
E poi la Pace
si stende e si spande e tutto avvolge
come un sogno tutto bianco…
come un' immensa epidemia benefica,
tutta bianca,
come i capelli dei vecchi.
E tutto il bianco, poi
a mano a mano si colora
con caldi nuovi colori
davanti agli occhi del mondo,
che riprende vita…
sotto un sole felice .


IL SILENZIO

 

Immagino e quasi mi par vero

quasi sembro palparlo

il silenzio

nel bosco di betulle infarinate.

                       

Soltanto un tonfo sulla morbida neve

scuote il pigro sostare d’un uccello infreddolito:

un frullio d’ali e nulla più.

Come nella notte di passione, un gemito.


        

LA PIOGGIA SULL’ASFALTO                          (2° Premio a Terrasini, PA, “I momenti del cuore” 2009)

                                                                                   (3° Premio a Rorà,TO, 2023)

Piove, oggi,

e le strade rimbalzan

le gocce 

che cadon copiose

ed allegre e boriose

scintillan battendo

l’asfalto

che luci fumanti

riflette,

quasi vibranti,

e ancora non smette

la pioggia

e la sua armonia petulante

costante risuona

ed il vento

la scuote,

e percuote,

la pioggia,

i cupi pensieri

di oggi, di ieri,

e come cascata

giù pei parabrezza

cola sferzata dai tergicristalli.

Piove su voci

che solcano mute,

l’aria a miriadi come le stelle,

che un dito pronuncia

e la bocca rinuncia,

e la lingua, e la mano

lo fan sempre meno,

mentre vien giù senza freno

la pioggia,

e la pioggia non bagna

i discorsi che fanno.

Lontano è il sereno,                          

e ancor piove sul fumo

inquinato e inquinante

che infesta il respiro,

che toglie il profumo.

E piove sul fuoco                                                                 

di eterni valori

e più piove, più scema

il suo bel divampare.

Ieri, la pioggia

cadeva cantando

sui colli, sui mirti,

sul fitto pineto;

portava allegria,                                                          

era come il sereno.

 

 

POVERO BAMBINELLO !                                      (Merito a Torino, “Il  Natale del poeta”, febb. 2013)

                                                                 (Menzione Speciale a Nola-Minori, NA.  “E adesso raccontami il Natale”, febb.2014)

Ogni volta a Natale il Bambinello

sembra chiedere a braccia e mani tese                                 

dai Presepi di casa e delle chiese

di esser preso in braccio, poverello!

           

Ma hai voglia a far quel sorrisetto bello!

Ché le persone ormai son tutte prese

da pranzi e da regali e da altre spese,

e resta là, col bue e il somarello.

 

Eppure non ci costerebbe niente

trovargli un angoletto in fondo al cuore…

Ma se non costa…piacerà  alla  gente?

 

Ancora Lui non perde la speranza,

e questo è il segno del suo grande amore:

ma guai pagarla questa noncuranza!

 

 

NATALE

(Babbo Natale per noi che bimbi più non siamo)

 

È il ritornar del tempo d’un bambino

coi sogni soffocati dal grigiore,

è il rotear di luci e fantasie,

di favole reali di quei giorni.

                                   

È il dire basta, è un modo di fermarsi

dal divenire grandi e disillusi

per cogliere un sapore mai scordato,

di quel ch’è andato, e vuoi sentire ancora.

                                   

È voglia di parlare a quell’amico

che mai nessuno ha visto, fuor che noi,

scomparso troppo presto, la cui traccia,

però è rimasta sempre in fondo al cuore.

  

UN SABATO D’INVERNO

A BETTONA


Schiacciato verso giù sembra oggi il cielo,

e le case sul colle a sorreggerlo

perché non venga a spiaccicarsi in terra.

Grigi su grigi, sbiancati…anneriti…

fermi…immobili, come tutto, in giro…

Anche verso valle…ove è già atterrato,

laggiù, verso l’orizzonte lontano…

punto da snelli, puntuti cipressi.

E il mezzogiorno che dà il campanile

pare un’anticipata ora serale,

e il rintoccare mi vien più distinto,

nell’intimo scenario, più raccolto,

nell’aria fredda, più densa, più attenta.

Né cinguettii s’odon, né motori…

in questo sabato di primo freddo,

di pace fredda, che, però, fa bene

ad un pensare…senza distrazioni.

 

 

NOTTE DI PAURA


È il vento

o sono l’anime percosse

che sibilano, fuori, un tale lamento

che cupo e ostile vola nella notte,

che quasi umane grida

sembrano, dolenti e minacciose?

Il vento, anche, percuote arbusti e rami e foglie

e tante ne distacca, e in turbinii violenti

travolge, e a destra e a manca sbatte e, a piacimento

schiaffeggia

con quel rabbioso sfogo che impaurisce.

Tremano i vetri e sbattono le imposte,

fischiano i camini,

tremano sospese le creature.

La notte pure, è cupa

e cupo è l’abbaiar d’un cane, che,

solo,

contrasta intimorito l’ulular che ingrossa

come mare in tempesta che sconvolge,

e si fondono e confondono, quelle voci oscure,

e sotto le coperte, le persone

si nascondono, e, in attesa… trattengono il respiro…


  

LA GIRANDOLA

 

Col tempo addosso appressano l’uscita

serenamente, senza far rumore,

forse uno struscio e il tic d’un bastone,

col peso di ricordi e di rimpianti.

Specchiarsi cercano negli occhi vispi

dei figli dei lor figli e ripagarli

con un sorriso senza gli orizzonti,

e una carezza ruvida e tremante…

Per non scordar quant’era liscia e ferma.

E per sentir la voce d’innocente

chiamarli, e dare il senso della vita.

E allora si riaccende, la partita…

Riascoltan d’una culla quei vagiti…

Si rivedon coi loro figli in braccio

E a dolci abbracci cedono un sospiro.

E son momenti belli da stampare

nel cuore e nella mente di chi vede,

di chi sente…Per mai dimenticare.

In fretta passa la malinconia

pensando al giro eterno della ruota

che è come una girandola che gira

e nel girare porta e lascia a terra

il nuovo che rinnova quel ch’è vecchio,

e quel ch’è vecchio prende e se lo porta

là dove nell’eterno è rinnovato…

 

 INDICE          

 TITOLO                                                                                                              PAGINA

 

- ANNUNCIO DI PRIMAVERA                                                                                  02

- CALMA (caducità del bello)                                                                                       “

- LA PRIMA ROSA                                                                                                       “

- SERA D’INCANTO (Il tenero soffio del vento)                                                        03

- COME TENERA E QUANTO VELLUTATA                                                            “        

- SERA DI PRIMAVERA                                                                                             04

- ESTATE                                                                                                                     “

- MIRAGGIO D’UN MERIGGIO D’ESTATE                                                            05

- BELLA COME L’ESTATE                                                                                         “

- LA CONCHIGLIA DEL MARE                                                                                06

- L’ESTATE BREVE DELLE CICALE                                                                        “

- LE COCCINELLE SUL FILO DEL GRANO                                                            “

- STELLE FILANTI (la notte di San Lorenzo)                                                            07

- LE FORMICHE (Pace e Carestia)                                                                              “

- LE LUCCIOLE                                                                                                          08

- TRADIZIONE (Ferragosto sull’aia)                                                                          09

- GIORNO DI TREBBIATURA                                                                                    “

- FINE ESTATE                                                                                                            10

- PRELUDIO AUTUNNALE                                                                                        “

- SETTEMBRE                                                                                                             11

- CADUCHE FOGLIE                                                                                                   “

- LA FOGLIA                                                                                                                12

- COLPISCE IL CUORE                                                                                                “

- L’AMORE OLTRE                                                                                                     13

- MARCIA FUNEBRE                                                                                                   “

- I COLORI D’AUTUNNO A BASSIANO                                                                  14

- IL TRAGUARDO FINALE                                                                                         “

- INVERNO                                                                                                                   15

- CADE LA NEVE                                                                                                          “

- IL SILENZIO                                                                                                              16

- LA PIOGGIA SULL’ASFALTO                                                                                  “

- POVERO BAMBINELLO!                                                                                        17

- NATALE                                                                                                                     18

- UN SABATO D’INVERNO A BETTONA                                                                  “

- NOTTE DI PAURA                                                                                                    19

- LA GIRANDOLA                                                                                                       19                   






CICALE a FORTE BRAVETTA

 

 


 

Abbarbicate a tronchi, e a rami, e a foglie,
via han scacciato l’imperante quiete

pe’ offrire al sole il lor cantar devoto

con tanta irrefrenabile passione.  

 

 Del breve star che ha lor concesso il cielo

nemmeno un po’ dev’esserne sciupato,

ché va adorato finché su risplende…

fintantoché c’è forza per lodare…

 

 Seppure – vuote - resteran le madie...

Che intanto – invece – rempion le formiche…

Chi ha preferito il canto alla fatica,

morrà tra un po’…Vivrà chi ha lavorato.

 

Poi ci saranno solo lievi suoni.

Quando dai rami di castagni e pioppi

e tigli e platani, foglie ingiallite              

cadran su quelle stese già, e insecchite.

 

 Sarà poi il vento, il direttor d’orchestra,

smucchiandole e facendole frullare

addosso le une alle altre, a trarne un suono

capace a richiamar … lontani accordi.

 

 

Armando Bettozzi





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4° classificato al Premio AlberoAndronico – Sala Protomoteca, Campidoglio, 16 aprile 2025 -

Sezione vernacolo per : “Li nasoni de Roma”   



da internet


Li nasoni de Roma

Ce n’èreno n casino tutti sparsi

pe strade, viali, vicoli e piazzette

pe spegn’er fòco ne li gozzi riarsi

che spèce quànn’è estate è ammasette!

 

Defàtti quarchiduno penzò bbène

de st’a piazzà qua e llà le colonnette

co quer nasone pe addorcì le pene

der fòco addosso…Propio benedette,

 

a colà ggiù dar naso – frescarella -

tant’acqua giorno e notte, quànn’er sòno

te pò anninnà com’ogni funtanella

ch’è ariposànte e fa scordà er frastono.

 

Ma – ar solito – viè er tempo a scombinà… 

E – p’oprì e chiude - ecco er rubbinetto,

pe n fà spregà (ch’è giusto!)…e sparambià.

Ma poi, pian, piano, guasi via de netto.

 

Però, ndove abbitàmo, pe fortuna,

de colonnette - fòr de n giardinetto

ne vedo da na parte ancora una,

ma sta lontano da ndo vado a lletto. 

 

Cusì…numme ciannìnno a sentì a scôre…     

Ma er fatto de sapé che sta llì attorno      

ôrtre che a bbéve m’arilègra er còre,

sapènno ch’è na rarità oggiggiorno.

 

Eh, ssì!...Basta a penzà a Roma sparita

E quànno - ancora…n po’ de sparizzione

la tròvi a ddì che nu è! tutta finita,

è aritrovà n tesoro…È apparizzione!                                                   


Armando Bettozzi  ago 2024




                         


 


  

  
 AUGURI PER GLI 83  AURE’ !!!                                                                    


 

“Bumma!”…”Bumma!”, faceva, ancor pupetto,

da Monte Mario per quei fuochi e spari,

che babbo gli mostrava – poveretto –

perché credesse - quei rumori amari -

un festeggiar di fuochi artificiali

e non quel che davvero succedeva

in quei momenti pazzi ed infernali,

che certo non capiva. E ci rideva.

 

Da allora son passati … un po’ di giorni

e quegli scoppi ancor stan crepitando.

Lontani, ma il tivvù - come contorni

sempre rimpiatta mentre stiam mangiando.

 

Ma tutto quanto questo era per dire…

Gli scoppi – oggi – noi, glieli facciamo

sonori e colorati … da ‘stordire’,

per dirgli: “Tutto il bene ti auguriamo!”

 

Avanti sempre, Aure’, a vedere il dopo

ché a conoscerlo è sempre un bello scopo!

E allora – dunque – bettozzon fratello -

avanti ci sta un tempo ancora bello!

 

Amando - 7 luglio 2025

 

(i piatti sono di Luisella Reali-da sua pag.fb)


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1° e 3° Premio al concorso Lorenzo il Magnifico 2025 - a Bargecchia di Massarosa, Viareggio (LU) – 1giu2025




"Fatica de campà" - Armando Bettozzi

In questa poesia, Bettozzi dipinge la vita come un’incessante salita, un percorso fatto di affanni e difficoltà inarrestabili. Il dialetto romano, con la sua schiettezza e musicalità, amplifica il senso di verità universale: vivere è una "fatica" che inizia dal primo vagito e termina nell’ultima fatica, quella della sepoltura. La struttura ritmica è robusta, scandita come i passi di un lavoratore stanco che arranca lungo la strada della vita. Ciò che colpisce è la consapevolezza malinconica, ma non disperata: c’è un’ironia amara, quasi un sorriso che si nasconde dietro il dolore. Bettozzi ci offre una riflessione spietata ma umanissima sulla condizione umana, esprimendo con forza che, nonostante tutto, la vita va vissuta con il coraggio di affrontare l’inevitabile.

(Ban Tartamo, da Poetare.it, 19 gennaio 2025)

"Fatica de campà" di Armando Bettozzi:

Con un tono ironico e riflessivo, l’autore esplora il concetto di fatica nella vita umana,  dalla nascita fino alla morte. La poesia mette in luce la pesantezza e la difficoltà dell’esistenza, ma con un linguaggio colloquiale che la rende ancor più vicina alla realtà quotidiana. La fatica diventa simbolo di un processo inevitabile, di un continuo confronto con la durezza della vita. La chiusura della poesia, con l’immagine del "straporto e sepportura", è tragica ma non priva di una riflessione profonda.

(Marino Spadavecchia, Poetare.it, 19 gennaio 2025)




La pioggia sull’asfalto
         

 

(3°Premio ‘Lorenzo il Magnifico’- Bargecchia di Massarosa – LU - 1 giugno 2025)

(3° Premio ‘Myo-Sotis’- Rorà, TO, 2023)

 

Piove, oggi,

e le strade rimbalzan

le gocce

che cadon copiose

ed allegre e boriose

scintillan battendo

l’asfalto

che luci fumanti

riflette,

quasi vibranti.

E ancora non smette

la pioggia

e la sua armonia petulante

costante risuona

ed il vento

la scuote,

e percuote

-la pioggia -

i cupi pensieri

di oggi, di ieri,

e come cascata

giù pei parabrezza

cola sferzata dai tergicristalli.

Piove su voci

che solcano mute,

l’aria a miriadi come le stelle,

che un dito pronuncia

e la bocca rinuncia,

e la lingua, e la mano

lo fan sempre meno,

mentre vien giù senza freno

la pioggia,

e la pioggia non bagna

i discorsi che fanno.

Lontano è il sereno,

e ancor piove sul fumo

inquinato e inquinante

che infesta il respiro,

che toglie il profumo.

E piove sul fuoco

di eterni valori

e più piove, più scema

il suo bel divampare.

Ieri, la pioggia

cadeva cantando

sui colli, sui mirti,

sul fitto pineto;

portava allegria,

era come il sereno.

 

Armando Bettozzi


Vista sul lago di Massaciuccoli




PRIMO PREMIO: TROFEO BORGO CASTELLO - a Calitri, AV – 3 agosto 2025





        Veduta panoramica di Bettona


Qui, dove il verde incombe

 

Qui, dove il verde incombe e fina è l’aria,

e vi trasuda quel sapor d’antico,

e vi concerta la torre campanaria;

 

dov’ è l’ulivo, e il granoturco e il fico,

e maturan filari zuccherini,

e cresce la macchia - d’arbusti intrico;

 

e gli alti cipressi, aguzzati e fini,

indirizzano al cielo una preghiera

tra i vialetti di fiori e di lumini;

 

e San Crispolto è - qual sacra bandiera -

lo sventolante orgoglio dei paesani

in processione, o in piazza per la fiera

 

ad ogni maggio, e giovani ed anziani

-almen per l’occasione avvicinati-

nell’intimo congiungono le mani,

 

è dove i primi albori son passati

avvolgendomi…col mio primo assaggio

del viver tra i momenti tramandati:

 

dei nostri padri ostentabil retaggio.


Armando Bettozzi 



“IL FIORE” par sia considerato un capolavoro.

 

I PREMI AVUTI DA

 

IL FIORE

 

(1° Premio a Bassiano, LT, “Città di Bassiano”, dic. 2006)

(1° Premio per il Lazio, a Tivoli, RM, “San Vincenzo”, 2006)

(Premiata a Chiesina Uzzanese, PT, “Il Fiore”, luglio 2007)

(2° Premio a Civitavecchia, RM “Città di Civitavecchia”, ott. 2007)

 (3° Premio a Quartu Sant’Elena, CA, “Premio Poesia dell’anno”, dic. 2009)

(2° Premio a Falconara Marittima, “Laudato sì, o mi’ Signore”, ott. 2010)

(Premiata a Castiglione Olona, VA, “Card. Branda Castiglioni”, lug. 2011)

(3° Premio a Ucria, ME, “Francesco Pinzone”,  giu. 2012)

(2° Premio a Firenze, “Dolce Stile Eterno”, nov. 2014)

 (3°Premio a Torino, “Poesia d’amore”, giu. 2025)

(Premio Speciale a Siderno, AV, “Città di Siderno”, ott. 2025)   



(il premio include 250 euro)



Altro riconoscimento da ALI – Torino – 2025


ARMANDO BETTOZZI

 DIPLOMA D’ONORE

AL 28° PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA

 TORFEO PENNA - D’AUTORE

 




 

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con Lisetta


    a Anguillara per una delle tante consulenze (commercialista, legale, fiscalista, immobiliarista...psicologa -  nel caso di una certa separazione in marzo 2026 -) che Lisa regala a chiunque ne abbisogni…lo chieda, o meno... (l’occasione: terreno di Enrica di cui ‘sbarazzarsi’ -  ottobre 2025).

a Lis a pel 31 ottobre 2025 

 

LISA…SALVAGENTE

(altro che Figaro!)

 

Tutti a cercarla…A chiederle aiuto!

“Dammi una mano, o mi sento perduto!”

Squilla il telefono nella giornata:

“Lisetta, cara!...Zietta adorata!”...

O chiama lei, per dire al fratello:

 “Così e cosà devi far… Senti, Lello!

Bada, può essere alzata di un po’

la tua pensione. Fa’ come dirò…!”…

Ma fallo adesso…o – almeno - al più presto!

Così – del far – lei gl’ innesta…l’innesto.

 

Di qua, mi chiaman…Mi cercan di là…

Son la Lisetta che tutto! sa far.

E basta un ‘grazie’…Non serve pagar:

è ’opzion – questa - che lei non ce l’ha.

 

Qualche parere di qualche avvocato,

viene alle volte da lei contestato,

come – pur – quel di chi ha altro mestiere                 

per le lacune che ha nel sapere…

Perfino quello, che immobiliaristi,

danno svelandosi gran casinisti.

     

“Aiuto, Lisa! Aiutami a vendere

casa…garage…terreno…E a rendere

le mie sostanze un pochin più fruttuose,

con quelle tue facoltà favolose!”

 

Di qua, mi chiaman…Mi cercan di là…

Son la Lisetta che tutto! sa far.

E basta un ‘grazie’…Non serve pagar:

è opzion – questa - che lei non ce l’ha.

 

“Ecco! Ho di già controllato le carte. 

Ma, queste…vedo…son solo una parte…

Ci manca questo…quest’altro…e ancor, quello!

Chi ti fa i conti t’ha fatto un macello!

Ché quella spesa lì, è condominiale!                                                                                    ./…

 

 Sì! T’accompagno. Ma porta il verbale!”


Pure un consulto ai nipoti studenti

dà la zia Betta e glel’offre di cuore. 

E anche un ‘aiuto’ – se son promettenti,

e sol – se invero – si fan tanto onore!  

 

Pare la casa de…la levatrice:

squilli di qua…e su e giù…e per di là…

Parenti…amiche…Ché – ormai - ben si sa:

se può, li aiuta, e un ‘no’, mai! glielo dice.

 

Lei mai si nega…Lei corre di qua…

Pensa…ragiona…e risolve di là

Àltro che chiacchiere...e fare salotti!  

Lei ama far!,,,Se ne cale… dei…’dotti’.

 

Di qua, mi chiaman…Mi cercan di là…

Son la Lisetta che tutto! sa far.

E basta un ‘grazie’…Non serve pagar:

è opzion – questa - che lei non ce l’ha.

 

Grazie, Lisetta. Ti devo anch’io, tanto!

Averti accanto è un piacere ed un vanto.                                   

C’è – in più – che il tempo t’ha poco toccata

e t’amo ancora. Non! solo - ‘t’ho - amata’.                             Armando Bettozzi – 31 ottobre 2025

 

 Lisa… Salvagente (altro che Figaro!)” – Armando Bettozzi

Una ballata ironica e affettuosa, degna della miglior tradizione del romanesco bonario e domestico.

Bettozzi trasforma il quotidiano in teatro, con orecchio musicale e spirito popolare: il ritmo del refrain (“Di qua, mi chiaman… Mi cercan di là…”) è un motivo da operetta sociale, dove la protagonista, Lisetta, diventa angelo del disbrigo e del buon senso.

Il tono è burlesco, ma sotto vi scorre un sentimento vero: la gratitudine per una figura femminile che incarna la carità pratica, la concretezza dell’amore domestico.

Nel finale, la dichiarazione d’amore (“t’amo ancora. Non solo t’ho amata”) trasforma la caricatura in un ritratto umano tenerissimo, in cui ironia e sentimento si fondono in perfetta misura.

Un piccolo capolavoro di poesia “parlata”, alla maniera di Trilussa o Aldo Fabrizi. (Ben Tartamo, Poetare.it, nov2025)

 




A ME STESSO




davanti al mio fotoritratto da piccolo

 

Fanciullo, io 

                                                    

Di quell’età sì giovane e fatata

che in tanta tenerezza ancor mi tiene

guardandomi fanciullo, mi sovviene

la tua fisionomia dimenticata.

 

Che serietà e che sguardo delicato

su quella fronte nobile e pulita,

cogli occhi quasi tristi…Un’infinita

dolcezza, specchio dell’amor donato

 

da chi pe’amor m’ha avuto e che ho riamato…

E ora èccomi: io son quel che sei tu,

bambino, ora noi siamo a tu per tu:

tra te e me c’è il tempo che è passato,

                                                                    

c’è il mondo che ci ha entrambe attraversato

col male che s’insinua, la malizia,

che è il tarlo che ci scava e che ci vizia…

Ma grazie a te fin qui mi son salvato.

 

Ed eccoci che siamo qui a specchiarci

in questa ineludibile simbiosi:

la tua malinconia su me tu posi,

da me riflessa, al nostro ritrovarci.

   

Bettona, io ero allor tra le tue mura -

la casa dove è nato anche mio padre - 

                         e quell’abbraccio tuo e di mia madre                         

forgiato m'han la vita mia futura.


   Armando Bettozzi

    4 Marzo 2012

 

 





all'autore,

pseudo poeta e pseudo musicista

 

Autosonetto

 

  Era un Agosto di estate passata…

Splendeva forte il sole, e la calura

gonfiava chicchi e acini a misura.

Dei lor profumi l’aria era impregnata.

 

N’era - la terra – orgogliosa, dotata  

di frutti pronti già alla mietitura,

e la vendemmia - ai colli ed in pianura.

Però cercava anche altro…E fu appagata...

 

Spuntò da un cavolo un dì un bambinello,

che una mamma raccolse e portò in casa:

lì, sulla piazza del paese bello.

 

Cresceva bene, ma una gran mania

gl’iniettaron l’ortica e la cerasa:

pungente mix che induce alla poesia.

 

E il melodiar di pioggia e temporale,

e il cinguettare, e della stalla i suoni,

impresso gli hanno un dono musicale:

suonar la fisa e scrivere canzoni.

 



 Armando Bettozzi

10 agosto 2020







da internet


sonetto a me stesso


Poeta di concetto


Son stato un impiegato di concetto.

‘Poeta di concetto’, pure, sono.

Ho in odio quei che mancan di rispetto;

di chi si dice buono, son più buono.

 

Combatto chi … governar vuole e è inetto:

bugie ne canto, e falli, e lo canzono.

L’informazion di parte la rigetto.

Cui mai, finché potrò, sarò io prono.

 

Ché son patriota, e amo il mio paese.

E libero, lo voglio, e rispettato.

Amo il buon senso e no il politichese.

 

La mia famiglia amo, e il mondo intero.

Che nel bisogno vero va aiutato.

Rispetto chi rispetta il mio pensiero.



Armando Bettozzi

marzo 2021





in multiplo stile


I’ mi son un …

 

 

 I’ mi son un(o) che

quànno che me gira

qual serpe velenosa mi rivolto.

 

Da niun poter i’ voglio ch’io sia avvolto

e ove ‘l vento tira

n ce pò portàcce a mme!

 

Ché pur tra i lacci libero mi sento

in de sta libbertà…libbera a stento,

che guidar mi fa da ogni ‘movimento’.

 

Blandir non amo, e neanche chi blandisce

donde all’uno e all’altro gli s’appaga

la vòja de la fanaticheria.


Il che non sia quantunque cosa ria

quei pone in piaggeria

che pò confônne, e c’è a chi lo stordisce.

 

 

Armando Bettozzi – marzo 2022



Per il 10 agosto 2025


mio schizzo

 

 

Compleanno

 

Lemme, o svelto, vien l’evento

d’una festa ch’è fissata

proprio in quella stessa data

del gioioso accadimento.

 

Quando inquieto e assai scontento

coi vagiti dai ‘l saluto.

Ma poi ridi risoluto

a ogni grato complimento.

 

Certo!,,,In fondo sei contento

di iniziare la partita

e veder com’è la vita.

Iniziata quasi a stento.

 

Poi vai in cerca d’una via

che ti possa soddisfare…

Ma … per qui devi arrancare…

ché non c’è la funivia.

 

Per lì, affronti la discesa…

Problematico è frenare

e potresti ruzzolare,

tanto è ripida e scoscesa.

 

Se la cerchi, puoi trovare

-pur se costerà fatica -

la via piana e senza ortica.

Ma la devi meritare!

 

Or. son qui arrivato, oggi

pe’ un percorso accidentato

che ho comunque superato

co’ anche … celestiali appoggi.

 

Tappa, tappa, son qui giunto:

oggi n’ho contate otttanta.

Ma la via non par sì tanta…

E il suo iter … non è al punto

 

Armando Bettozzi – 10 agosto 2025




Il 8 Ottobre 2025 06:00:34 UTC ARMANDO BETTOZZI <armando.bettozzi@gmail.com> ha scritto:

UNO  SPECIALISSIMO AUGURIO A GIORGIO PER GLI 82 CHE OGGI FESTEGGIA SEPPUR CON VARI ACCIACCHI ADDOSSO.

 

 

 Per l’8 ottobre 2025

 

 

GIORGIO x 82

 

 

Ti guardo in faccia, e ad abbassare gli occhi

non sarò io, ma tu! Ché alla tenzone

-che a tuo favor parrebbe ‘ai paraocchi’ -

sarò, invece, io! a dare una lezione…!...

 

La spunterò! Malgrado abbian, le carte

quei segni oscuri…E da oggi, ogni domani

mi troverai a recitar la parte

di quei che vince e ottiene il battimani.

 

A ottantadue, fin qui sono arrivato

per me e chi m’ama, e tutto quel che vale.

E non per te…indegno ritrovato!

Di già m’aspetta il prossimo Natale!

 

E non soltanto…Che anche l’altro ancora

la mia Speranza già l’ha programmato.

E non soltanto! ... E aurora dopo aurora

lì, vò diretto…pur sì malandato.

 

 

 

Armando – 8 ottobre 2025

 

 

CON TANTI ABBRACCI E BACI ESTESI A TUTTE E A TUTTI.


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MA – PURTROPPO – GIORGIO NON CE L’HA FATTA


Giorgio Bettozzi saluta parenti e amici

 








Epitaffio

Pittore e Attor di bella voce e aspetto,

e generoso cuore,

e intelligenza viva e pien d’ardore,

tenuto ha la famiglia e il Borgo in petto.

 

Un pensiero

 

Or sei di certo in un mondo migliore

(di questo qui che miglior mai sarà),

dove l’azzurro che è bello di già,

quel bell’azzurro degli occhi tuoi belli

più risplendente e brillante farà.

 

12 novembre 2025

Armando cogli altri  fratelli, la sua famiglia, e i famigliari tutti.

 

 

Ciao, ragazzi…

 

Qualche altra lettura di Giorgio:

https://www.youtube.com/watch?v=ke-OwBCSAxg

https://www.youtube.com/watch?v=VZRmlnrKBCs

 

 Un saluto e un abbraccio a Tutte e Tutti voi.

 

Armando.

COSÌ, IL MESSAGGIO AGL’IFADIANI - (MOLTITUDINE DI CONDOGLIANZE RICEVUTE).

Lo stesso messaggio con titolo: “Giorgio saluta tutti gli amici di Bettona” su ‘seidibettonase’ – oltre 50 risposte - e agl’indirizzi mail in possesso, di vari bettonesi – varie telefonate e mail seguite - Prima ancora – era stato inviato a Daniela, Ilaria, fratelli, e altri Bettozzi. (Hanno chiamato anche alcuni che hanno visto su internet: come Carlo Bettozzi da Parma, Roberto Luci da Villa Rosa (Alba Adriatica)… 


Quel che segue è in una mail a tutti i Bettozzi…giorno del funerale: 14 novembre 2025:


QUESTA È L'ULTIMA APPARIZIONE DI GIORGIO SULLA SCENA DI QUESTO MONDO.

ADESSO NE FARÀ DI BELLE ...LASSÙ

 

Fissatore d'ogni evento su foto, certamente avrebbe gradito anche questa.

 

 

 L’ ultima  benedizione

 

 


 

L’odore dell’incenso seguitava

a spandersi intorno al catafalco

ad ogni sbuffo di nuvole leggere

al ritmato cantilenar di catenelle.

 

Silenzio. In quel momento neanche un canto

nemmeno un pianto; solo, sottovoce,

il mesto pregar del prete, il tintinnio,

e il leggero frusciar dei paramenti sacri.

 

E ancor così, durante l’aspersione

tutt’intorno, con gocce d’acqua santa.

E il cuore, stanco, era come ipnotizzato,

affascinato, forse…forse consolato.

 

E c’eran tanti fiori…e le candele

con le fiammelle dritte verso il cielo.

Come a una festa, ma senza il festeggiato:

ed è a questo pensier che il cuor si ribellava!

 

 

Con un abbraccione a Tutte e a Tutti.

 

Armando - 14 novembre 2025


A GIORGIO, IL PRIMO DI NOI QUATTRO A…VOLARE VIA, HO SCRITTO ANCHE TESTO E MUSICA DI:

 

"Ninna nanna per un fratello artista".

(per la sua…prima festa del 23 aprile - 2026)


 Ninna nanna…

Ninna nanna…

Dormi…dormi…

Dormi, Gio’.

 

Dormi,

dormi fratello mio caro

per troppo tempo l’insonnia

tanto t’ ha fatto soffrir.

 

Ora sei

con mamma e babbo,

tra mille stelle in cielo,

e fra gli angeli e i santi,

e non senti più male.

 

Dormi

e non aver

timore mai

che noi di te ce ne scorderemo: no….

 

In mezzo a noi

sempre sarai

coi film tuoi, ed i quadri tuoi belli..

 

(modulazione solo musicale)

 

Ninna nanna…

Ninna nanna…

Dormi…dormi…

Dormi, Gio’.

 

Sogna

di te, la dolce Beatrice

che scendi a stare con lei,

e poi ritorni lassù.

 

Or, lassù

quella tua voce

tanto piaciuta in terra

piacerà pure tanto

ad ogn’angelo, e santo.

 

Dormi

Non t’appenar

sei sempre qui

con quella voce e quegli occhi belli.

 

In mezzo a noi

sempre sarai

com’eri: pien di premure. Ancora.

 

(modulazione solo musicale)

 

Ninna nanna…Ninna nanna…

Dormi…dormi…

Dormi, Gio’.

 

 

Armando - aprile 2026





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A TUTTI QUELLI CHE CI RIENTRANO GIÀ, E CON L'AUGURIO  A CHI GIÀ NON C' È, DI ARRIVARE A RIENTRARCI 







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Così inizia la mia raccolta di poesie socio-politiche. Che fa riferimento solo all’anno 2024  (almeno fino a tutto dicembre ‘24). Raccoglierle tutte è impossibile: sono migliaia.  


“L’Autorità”

 

L’Autorità è quella cosa obbrobriosa

che se non c’è, il disastro , c’è, e totale.

E quella gente con questo omertosa

responsabile  ne è … in via solidale.  

 

 Armando Bettozzi

9 marzo 2023

 




 

Come un testamento…                                                    libera pedagogia



Attento, ragazzino! …

 

 

Non credere e non cedere a chi insegna

che non sei maschio, pur col tuo pipino.

Diversamente - un dì – tu! il tuo destino

farai – comunque - da persona degna.

 

Escludili! stregoni e fattucchiere.

Artefice sii tu della tua vita.

Lo bevan loro, il…‘fluido’ dal bicchiere

di certa ideologia che tutto trita.

 

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Se invitano: “In ginocchio!” ché hanno ucciso

qualcuno di colore (e mai! va fatto) -

ma non lo fan per un che ha chiaro il viso,

decidi tu se è giusto o non lo è affatto.

 

Costruisci da te solo l’equilibrio

che ben fa stare il chiaro con lo scuro,

che in parità fa stare di sicuro,

o il suo contrario – crea - ch’è squilibrio.

 

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Se è uso il tuo presepe fare in casa

e qualcheduno azzarda: “Non lo fare,

ché gli ‘altri’ offende …”, tu non l’ascoltare!

E “Buon Natale!” dillo a tutti a spasa.

 

Così, senza vergogna. È tuo diritto!

Non farlo non vuol dir ‘buon’accoglienza’…

Vuol dire sol piegarsi a un’ingerenza

che impor ti vogliono, e ti voglion zitto!

 

------------------------------------------------------------------

 

Che sia a guidarti solo il tuo buonsenso,

non far che mai l’annacqui qualcheduno

ch’è in cerca solamente di consenso,

pien di se stesso…e gli altri son …nessuno.

 

Non fare parte mai d’un ‘gregge’ stolto,

al seguito di mistificazione

-nel ‘dire’ - o nel ‘non dir’- con falso volto -

ma attento fai la tua valutazione.

 

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Rispetta le figure dello Stato,

se le sue leggi fanno rispettare

(loro! in primis). Non farti abbindolare

da false verità, che fan mercato.

 

Non ti nutrir di false libertà.

Ne esiste solo una, e è limitata

da quella di altri in questa società.

E in più – ricorda: lei va meritata.

 

------------------------------------------------------------------

 

Non credere allo slogan che racconta

“Giustizia – qui – è per tutti quanti uguale”.

Ché solo lo è in teoria…Ché invece è un’onta

l’ideologismo dentro il tribunale.

 

È questo, che fa diventar sleale

la legge ch’è pendente da una parte…

Così diventa spesso un gioco a carte

in cui sovente vince il criminale.

 

------------------------------------------------------------------

 

Pretendi che la storia vera sia

la sola ch’è reale e perciò, vale.

E no quella adattata con malia

e ideologia - di cui assai s’avvale.

 

Che a proprio uso, usa, e anche consumo

per starsene al potere, pur falsando,

per darla a bere a chi … campa di fumo,

e a tutto crede, e dice ‘sì’ a comando.

 

-------------------------------------------------------------------------------


La droga fuga, ché è un brucia-cervello.

Non c’è ‘leggera’ buona da passare.

E da chi spaccia, mai fatti fregare,

né da pasticche, polvere e spinello.

 

Statisticheggian tutto e anche di più….

Però, la droga no, seppure esonda,

su quanti morti fa di ‘prima’, o ‘sponda’

per tutto lo ‘stivale’ in giù e in su.

 

------------------------------------------------------------------------------

 

Di quel ‘corretto politicamente’

fai tuo soltanto il buono…se ce n’è.

Quel che ha buonsenso, cioè. Diversamente

non lo badare, ché non fa per te.

 

Che resti in mano a chi si fa esaltare

da insegna-menti, che son dedicate

ad inventare strane e imponderate

risoluzioni, tanto per strafare.

 

-------------------------------------------------------------------------

 

Trascinatori e follower insani

non li degnare neanche d’uno sguardo.

Son tutti da ignorar senza riguardo.

Non prestar loro gli occhi, né le mani.

 

Gli strombazzanti rapper fuga e ignora

che per voialtri sono una rovina.

Via tutto quello che il cervello inquina,

con loro affondi nella ‘morta gora’.

 

-------------------------------------------------------------------------

 

Sii sempre e solamente tu…te stesso,

ché scimmiottare non ti porta a niente,

ti rende - più di quei - ancor più fesso.

Fai i loro giochi…e gratuitamente.

 

Il virtuale usalo soltanto

per rilassarti un po’ un’oretta al giorno.

Ma vivi la realtà, guardati intorno,

reagisci al nulla, e ciò sarà il tuo vanto.

 

--------------------------------------------------------------------------

 

A chi della bugia ne fa mestiere

da teleschermi…social…quotidiani…

e stanno ad aspettarsi i battimani,

il tuo deciso ‘clic’ fagli temere.

 

Di chi l’Italia svende e chiede il voto

c’è solo un modo per cacciarlo via:

tu, non votarlo mai … e così sia!

Ché vinceranno solo un … grande vuoto.

 

--------------------------------------------------------------------------

 

Protagonista sii della tua vita.

Rispetta ognuno, se tu vuoi rispetto.

La stima - darla a ognun non sei costretto:

riservala  a persona ‘garantita’.

 

Fa’ quel che puoi pe’ ognun che ami e t’ama.

Affidati al buonsenso ed ai valori,

non accettar che vengan …fatti fuori

da chi annullarli vuole e, contro, trama


Armando Bettozzi – febbraio 2022





 

Cara Poesia

 

 Nel tristo lieto andar, cara Poesia,

dai vicoli del borgo al vasto mondo

m’hai sostentato e dato compagnia,

con amoroso verso, oppur d’affondo.

 

Sciogliendo nebbie, e colorando grigi,

riempiendo vuoti, mitigando pene…

chiedendo mai per tali tuoi servigi,

qual vero amico, amico suo sostiene.

 

Hai dato voce e sfogo ai miei pensieri:

a Amore dando amore, e fustigando

i manipolatori e i masnadieri,

e insulse inverecondie. Verseggiando.

 

Son grato a chi l’innesto ha praticato

del gene, in me, che attende alla poesia.

Insieme, lei e ‘l mio amore senso han dato

al viaggio mio in questa vita mia.

 

Armando Bettozzi – 12 febbraio 2023








Dal fondo buio in su la luce arranco

spargendo versi sopra un foglio bianco.

a.b. 6 novembre 2022 + aggiornamenti/a inserimento anni successivi



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Trovato casualmente su internet: una mia poesia tra quelle di poeti internazionali. C’era stata per alcuni anni anche un’analoga lista di grandi con solo una mia poesia, oltre quelle…Cominciava con una di Tragore.  

Poesie che ci piacciono!

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Argomento: Poesie che ci piacciono!

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·        

Cavalieri della Fantasia

Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita."

William Shakespeare

circa un mese fa

·        

Cavalieri della Fantasia Poiché l'alba si accende, ed ecco l'aurora,
poiché, dopo avermi a lungo fuggito, la speranza consente
a ritornare a me che la chiamo e l'imploro,
poiché questa felicità consente ad esser mia,

facciamola finita coi pensieri funesti,
basta con i cattivi sogni, ah! soprattutto
basta con l'ironia e le labbra strette
e parole in cui uno spirito senz'anima trionfava.

E basta con quei pugni serrati e la collera
per i malvagi e gli sciocchi che s'incontrano;
basta con l'abominevole rancore! basta
con l'oblio ricercato in esecrate bevande!

Perché io voglio, ora che un Essere di luce
nella mia notte fonda ha portato il chiarore
di un amore immortale che è anche il primo
per la grazia, il sorriso e la bontà,

io voglio, da voi guidato, begli occhi dalle dolci fiamme,
da voi condotto, o mano nella quale tremerà la mia,
camminare diritto, sia per sentieri di muschio
sia che ciottoli e pietre ingombrino il cammino;

sì, voglio incedere dritto e calmo nella Vita
verso la meta a cui mi spingerà il destino,
senza violenza, né rimorsi, né invidia:
sarà questo il felice dovere in gaie lotte.

E poiché, per cullare le lentezze della via,
canterò arie ingenue, io mi dico
che lei certo mi ascolterà senza fastidio;
e non chiedo, davvero, altro Paradiso.


Paul Verlaine

circa un mese fa

·        

Cavalieri della Fantasia E’ come una marea

E’ come una marea, quando lei fissa su me
i suoi occhi neri,

quando sento il suo corpo di creta bianca e mobile
tendersi a palpitare presso il mio,
è come una marea, quando lei è al mio fianco.

Disteso davanti ai mari del Sud ho visto
arrotolarsi le acque ed espandersi
incontenibilmente
fatalmente

nelle mattine e nei tramonti.

Acqua delle risacche sulle vecchie orme,
sulle vecchie tracce, sulle vecchie cose,
acqua delle risacche che dalle stelle
s’apre come una rosa immensa,
acqua che va avanzando sulle spiagge come
una mano ardita sotto una veste,
acqua che s’inoltra in mezzo alle scogliere,
acqua che s’infrange sulle rocce,
e come gli assassini silenziosa,
acqua implacabile come i vendicatori
acqua delle notti sinistre
sotto i moli come una vena spezzata,
o come il cuore del mare
in una irradiazione tremante e mostruosa.

E’ qualcosa che dentro mi trasporta e mi cresce
immensamente vicino, quando lei è al mio fianco,
è come una marea che s’infrange nei suoi occhi
e che bacia la sua bocca, i suoi seni, le mani.

Tenerezza di dolore e dolore d’impossibile,
ala dei terribili
che si muove nella notte della mia carne e della sua
come un’acuminata forza di frecce nel cielo.

Qualcosa d’immensa fuga,
che non se ne va, che graffia dentro,
qualcosa che nelle parole scava pozzi tremendi,
qualcosa che, contro tutto s’infrange, contro tutto,
come i prigionieri contro le celle!

Lei, scolpita nel cuore della notte,
dall’inquietudine dei miei occhi allucinati:
lei, incisa nei legni del bosco
dai coltelli delle mie mani,
lei, il suo piacere unito al mio,
lei, gli occhi suoi neri,
lei, il suo cuore, farfalla insanguinata
che con le due antenne d’istinto m’ha toccato!

Non sta in questo stretto altopiano della mia vita!
E’ come un vento scatenato!

Se le mie parole trapassano appena come aghi
dovrebbero straziare come spade o come aratri!

E’ come una marea che mi trascina e mi piega,
è come una marea, quando lei è al mio fianco!

Neruda

circa un mese fa

·        

Cavalieri della Fantasia Il cuore del poeta

Non è blu, o bianco
il cuore del poeta,
né rosso o nero o viola:
più d’un arcobaleno è variopinto.
Stilla gocce di miele
e lacrime preziose
esulta al rintocco di gaie campane
sente la pioggia cadere
e disegna nell’aria voli
leggeri di rondine
o cupo rimane pensoso a cercare…
a capire…a soffrire…
nell’affannarsi del giorno che va,
e inquieto osserva
il girar della ruota…che ruota…che ruota…
E il passato è il presente e il futuro è il passato…
ed in sé tutto assorbe: è una spugna di mare.
E si gonfia…e si gonfia…e si gonfia…
Bacia l’aurora che porta la vita
vede invisibili ombre
parla ai fiori e ascolta il vento
e ad occhi aperti guarda il sole e sogna…
Mangia emozioni e si ribella al fato
dell’uomo sull’uomo.
Sanguina
per l’amore che muore,
e piange col pulcino che pigola, solo.

Armando Bettozzi

circa un mese fa

 

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RICONOSCIMENTI 

SU GOOGLE HO ANCHE TROVATO QUANTO SEGUE: 


Google

 

Armando Bettozzi


è un artista italiano, noto principalmente come poeta, nato a Bettona (PG), che ha ottenuto numerosi riconoscimenti letterari in concorsi nazionali di poesia e letteratura, vincendo premi per la sua scrittura in diverse città italiane, affermandosi come una figura attiva nel panorama poetico e culturale italiano, come evidenziato dai suoi successi dal 2006 al 2016. 

Punti Chiave:

·         Origini: Nato a Bettona, un borgo medievale vicino ad Assisi, in Umbria.

·         Focus Artistico: Si dedica principalmente alla poesia, ottenendo consensi e premi in vari concorsi letterari.

·         Riconoscimenti: Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il "Premio Città di Bassiano", "Liberarte", "Poesie in barca a vela", e premi speciali per la poesia ironica.

·         Attività Culturale: La sua partecipazione e vittoria in concorsi in diverse regioni (Lazio, Puglia, Sicilia, Calabria, Piemonte, Campania) dimostrano una presenza attiva nel panorama culturale italiano

In sintesi, Armando Bettozzi è un poeta umbro che ha costruito una solida reputazione attraverso la partecipazione e la vittoria in concorsi letterari, diventando una figura riconosciuta nel mondo della poesia italiana. 



E ANCHE QUESTO:


overview armando bettozzi artista

 

Armando Bettozzi

 

 è un poeta e artista italiano contemporaneo, noto principalmente per la sua produzione letteraria in versi e il suo legame con la cultura romana e umbra. 

Biografia

·         Origini: Nato il 10 agosto 1945 a Bettona, un borgo medievale in provincia di Perugia.

·         Formazione e residenza: Si è trasferito a Roma in giovane età, dove ha compiuto gli studi e dove risiede stabilmente.

·         Attività culturale: È una figura attiva nel panorama culturale della Capitale, collaborando con testate e associazioni locali come "Voce Romana". 

Stile e Tematiche

L'opera di Bettozzi si distingue per un approccio eclettico che spazia dalla riflessione esistenziale alla critica sociale:

·         Poesia Dialettale e Lingua Locale: Scrive poesie sia in lingua che in dialetto (romanesco e umbro), partecipando a iniziative per la salvaguardia dei dialetti locali.

·         Impegno Civile e Politico: Molte sue composizioni nascono come reazione a fatti di cronaca o eventi politici (es. elezioni, crisi migratorie, grandi opere come la TAV), spesso condite con sarcasmo e disincanto.

·         Temi Religiosi: Ha esplorato temi legati alla fede e alla spiritualità, pubblicando versi su figure religiose o momenti sacri (es. la Resurrezione).

·         Memoria e Radici: La sua poetica richiama spesso i ricordi d'infanzia in Umbria e il legame profondo con la terra d'origine e la famiglia. 

Riconoscimenti e Pubblicazioni

Le sue opere sono state pubblicate su portali letterari e antologie dedicate alla poesia contemporanea come Poetare.it e LaRecherche.it. Ha inoltre partecipato a eventi artistici multidisciplinari, come testimoniato dalla sua presenza in portali di promozione culturale come Messinaweb

 

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ALTRE VERSIONI SEMPRE SU INTERNET:

 

https://www.google.com/search?q=overview+armando+bettozzi+artista&sca_esv=a23961d46812ec7b&aep=10&prmd=ivns&sxsrf=ANbL-n6AebvPIwvso1D9AHWGRFYGOpXtSw:1770420852512&source=lnms&fbs=ADc_l-ZANp2e_QKCXb27elGbVDkVtYrvHDDMkm2KkfwlZ2f9RmOIN-M0T4-BcFxMUAF6j93C_bvFMjZN-3jFWA4Q2hR4dh-Ohz_

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GOOGLE

 

ARMANDO BETTOZZI

 

 

AI Overview

Armando Bettozzi è un autore e poeta italiano noto per la sua produzione poetica in dialetto romanesco e in lingua, spesso intrisa di satira politica, riflessioni sociali e una visione del quotidiano "tragedia"

. La sua opera si distingue per un tono diretto, a tratti pungente e polemico, volto a commentare fatti di cronaca e costume. 

Ecco una panoramica della figura artistica di Armando Bettozzi basata sui risultati disponibili:

·         Stile e Tematiche: Le poesie di Bettozzi trattano il "quotidiano far che il tempo mena". Spesso utilizza il dialetto per dare voce a una critica sociale sentita, commentando temi come la politica italiana ("Malgrado...!" del 2010), la religione, e avvenimenti di cronaca nera o sociale.

·         Approccio Poetico: Si definisce un "poeta di concetto". La sua poesia è frequentemente descritta come uno "squarcio" sulla realtà, a volte dissacrante, che risponde "a tono a chi ce fa incazzà".

·         "Un fatto, una poesia": È il filone principale della sua produzione recente (disponibile su siti come Poetare.it), in cui ogni poesia nasce da un episodio specifico, un fatto di cronaca o una notizia.

·         Legame con il Territorio: Oltre al romanesco, mostra un legame con la cultura umbra (es. "Evòja te a cercà...!").

·         Contesto: È presente su diverse piattaforme letterarie online (Poetare, LaRecherche.it, Cantiere Poesia) e il suo lavoro è talvolta citato in contesti di poesia dialettale romana. 

In sintesi, Armando Bettozzi è un artista che utilizza la parola scritta come strumento di osservazione critica e immediata della società italiana contemporanea. 

 



overview armando bettozzi artista

Armando Bettozzi

 è un artista poliedrico, noto principalmente come poeta dialettale, con un forte legame con la cultura romana e umbra. 

Profilo Artistico

·         Poesia Dialettale: È un prolifico autore di versi sia in lingua italiana che, soprattutto, in dialetto romanesco. La sua produzione si caratterizza per una spiccata "vis polemica", attraverso la quale commenta l'attualità politica e sociale, assumendo spesso il ruolo di "fustigatore" dei costumi contemporanei.

·         Tematiche: Accanto ai toni satirici e civili, Bettozzi esplora una vena contemplativa e nostalgica. Descrive con sensibilità i paesaggi della natura, i profumi e i colori delle strade, con un'attenzione particolare alle sue radici, come dimostrato nel volume dedicato al suo paese natale, Bettona.

·         Arti Visive: Viene descritto come un "delicato pittore di immagini"… 

Opere e Pubblicazioni

Le sue poesie sono diffuse attraverso numerosi canali digitali e riviste culturali:

·         È presente su portali dedicati come Poetare.it e Cantiere Poesia.

·         Ha pubblicato per testate come Voce Romana e Il Rubino di Assisi.

·         Tra le sue pubblicazioni di rilievo figura il volume amarcord "Bettona, tra immagini e poesia" (2015-16). 

L'opera di Bettozzi è stata oggetto di apprezzamento da parte della critica per la sua capacità di unire il rigore formale della poesia a una comunicazione diretta e popolare. 

Nota di disambiguazione: Armando Bettozzi non va confuso con Armando Bertozzi, noto batterista e didatta jazz. 

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https://www.google.com/search?q=overview+armando+bettozzi+artista&sca_esv=a23961d46812ec7b&aep=10&prmd=ivns&sxsrf=ANbL-n6AebvPIwvso1D9AHWGRFYGOpXtSw%3A1770420852512&fbs=ADc_l-ZANp2e_QKCXb27elGbVDkVtYrvHDDMkm2KkfwlZ2f9RmOIN-M0T4-BcFxMUAF6j93C_bvFMjZN-3jFWA4Q2hR4dh-Ohz_CYKMkT3GgOziIXbN2vIdypyGSxmyjmZB7X1oYUW6ya8oaAhg7yb0kcOXcL0g7qEsNubhnqcynUasFTUVdhNfGIIC6w14PCBOg-FSAs1GE&sa=X&ved=2ahUKEwiQ5KyEhMaSAxWj0QIHHZfkFagQ0NsOegQIAxAA&biw=1745&bih=846&dpr=1.1&udm=50&ntc=1&mstk=AUtExfBzwW9G_GTtY6I0R_lfaJfZTPPPsYhQOtwks5L5s-LQyUYSR_p_TGz8lMirDpi2pLiL7XYSYCod1iRtu1edsfcUuVZp9V78eIgzfysxZGxDyfDYjGIdWOTyU2ORRyOwvhEJL0MYrha_HRMTKIR7g-YAZr_QPYsIMxAciQ6qAfOq4z1LcXGd5PvRKLv9VrXnDi0x7vmIIy65xrKhR5KD2Gf7PNs3QxtIobSdLPJKnx1srqert3hjxLW3Sg&csuir=1

 

overview armando bettozzi artista

Armando Bettozzi

 è un prolifico autore e poeta italiano contemporaneo, noto principalmente per la sua produzione letteraria caratterizzata da un forte impegno civile, l'uso del dialetto e una vena ironica e disincantata. 

Profilo Artistico e Tematiche

  • Poesia Dialettale e Civile: Bettozzi si distingue per le sue poesie in dialetto (romanesco e umbro-bettonese), utilizzate per commentare fatti di cronaca, politica e costume sociale. Le sue opere sono spesso raccolte in portali dedicati alla poesia come Poetare.it e LaRecherche.it.
  • Stile: Il suo approccio è quello di un "poeta di concetto", capace di mescolare rime classiche con riflessioni filosofiche sulla modernità, spesso criticando l'anormalità dei tempi correnti o celebrando le tradizioni locali, in particolare quelle legate a Bettona.
  • Riconoscimenti: Ha ricevuto numerosi premi speciali in concorsi letterari nazionali, tra cui il "Premio Speciale Poesia Ironica" a Firenze e premi alla cultura a Roma e Mattinata. 

Nota: Non va confuso con Armando Bertozzi (batterista jazz)


Fin qui, quanto riportato da Google. Tanto per avere un quadro un po’ più ampio si può aggiungere che


Armando Bettozzi ha ottenuto al dicembre 2025 oltre cento premi podio, e altrettanti importanti riconoscimenti in concorsi nazionali-internazionali di poesia per tutta Italia, isole comprese. Tra i più recenti: Primo Premio Dostoevskij (Aletti 2025, Roma, per la Silloge di poesie in lingua “Stagioni versate dal cielo”; Primo Premio Lorenzo il Magnifico 2025, Bargecchia di Massarosa, Viareggio per poesia in romanesco; Primo Premio all’Anfora di Calliope 2024, Erice, per poesia in lingua. In novembre 2024 è stato Ospite d’Onore a Bettona per una serata poetica indetta per la lettura di sue poesie contenute nel suo volume “Bettona tra immagini e poesia”, dedicato al suo paese natale.

Alcune sue poesie sono state tradotte in romeno, e pubblicate in riviste culturali, principalmente Voce Romana, e Il Rubino, di Assisi.

Inoltre sono pubblicate in una quantità di Antologie poetiche anche con codice isbn.

Il suo libro "Pagine critiche sulle opere di Giorgio Carpaneto" ed. on line Il mio libro, si trova in diverse importanti biblioteche romane incluse quella della Sapienza, e la Vallicelliana in C.so Vittorio Emanuele, Roma.

La sua “Foibe 2005” è stata recitata e commentata in più manifestazioni per le celebrazioni del Giorno del Ricordo, come riportato su internet.

Sul sito Poetare.it si trovano anche sue prose. Tra cui "Romoletto che voleva volare", Premio Speciale a Rustica Romana Lingua 2011.

Come compositore ha al suo attivo anche un' "Ave Maria", che è stata suonata in varie chiese romane inclusa quella dei SS Apostoli.

"Amore non c'è fretta" è stata presentata con successo al Primo Festival Enogastronomico di San Miniato, nei '70s.

Dice di lui Sandro Bari, giornalista, scrittore, saggista, direttore delle Riviste Culturali Voce Romana e Roma Tiberina, Armando Bettozzi, prolifico e infaticabile versificatore in lingua e in dialetto romano, fustigatore – con la sua inesauribile vis polemica - delle invereconde attualità politiche, si mostra molto spesso come poeta contemplativo, nostalgico, delicato pittore delle immagini della natura e del paesaggio ma anche del colore dei muri e delle strade, descrittore dei profumi e dei rumori, dei suoni e delle voci, delle facce e delle anime.

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